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martedì 19 febbraio 2019

Peter Lindberg / Pirelli 2017




Penélope Cruz vuelve al Calendario Pirelli. Hace 10 años que la actriz española apareció en el famoso almanaque, que en aquella ocasión fue firmado por Inez y Vinoodh.

Peter Lindberg

 Pirelli 2017




Nicole Kidman

Robin Wright

Robin Wright

Julianne Moore.

Julianne Moore
Lupita Nyong'o


Uma Thurman 

 Jessica Chastain 

Jessica Chastain
Kate Winslet

Nicole Kidman
Nicole Kidman

Penélope Cruz 

Penelope Cruz


Robin Wright

Uma Thurman
Uma Thurman


Léa Seydoux,

Alicia Vikander

Zhang Ziyi

Rooney Mara

Helen Mirren

sabato 16 febbraio 2019

The Cal 2017 firmato Peter Lindbergh / «Niente nudo e ritocco. La bellezza non è commerciale»

Nicole Kidman, Uma Thurman, Julianne Moore y Robin Wright

The Cal 2017 firmato Peter Lindbergh: «Niente nudo e ritocco. La bellezza non è commerciale»

Svelati i nomi delle 15 dive protagoniste del nuovo calendario Pirelli: Robin Wright, Alicia Vikander, Nicole Kidman, Zhang Ziyi, Julianne Moore, Uma Thurman

di Michela Proietti
29 agosto 2016


Alicia Vikander


Le foto scattate a Robin Wright in Times Square sono, secondo lo stesso Peter Lindbergh, uno dei lavori migliori della sua carriera. «Le considero tra le immagini più belle che ho scattato fino ad oggi. Mentre la rincorrevo tra la gente di New York, pensavo: sto facendo una pazzia, non funzionerà. Lei era spaventata, io incerto del risultato: quando le ho riviste, la sera stessa, ho capito di aver prodotto foto incredibili». Immagini intense, che raccontano la filosofia del Cal Pirelli 2017: comunicare la bellezza senza spogliare le donne. E senza ritoccarle. Robin Wright è una delle 15 star scelte dal fotografo tedesco per la nuova edizione di un calendario che è forma e contenuto: esserci vuol dire non solo essere belle. «Il valore aggiunto, stavolta, è l’intimità profonda che ho con ognuna di loro. Sono la mia piccola famiglia e ho voluto che mi usassero per sentirsi a loro agio e darsi completamente all’obiettivo», spiega Lindbergh negli Spring Studios di Tribeca, dove ha appena fotografato Lupita Amondi Nyong’o. Scattato tra maggio e giugno, tra New York, Londra, Los Angeles, Le Touquet e Berlino, ha già un record prima di uscire: dopo il 1996 e il 2002, è la terza volta di Lindbergh con Pirelli. «Per me hanno modificato la legge! Nessun fotografato può fare più di due Cal, per una questione di estro creativo: ma sono riuscito a spiegare che a volte basta semplicemente cambiare punto di vista».


Nicole Kidman



Da Berlino a Los Angeles

L’attrice svedese Alicia Vikander è stata fotografata a Berlino. «La amo immensamente, per come riesce ad abbandonarsi: si perde, e a quel punto tu puoi entrare dentro di lei, per poi risvegliarla. Lei è in trance». Per Penelope Cruz, Julianne Moore, Uma Thurman, Rooney Mara e Jessica Chastain il set è stato allestito a New York. Le pose di Nicole Kidman e Zhang Ziyi sono state catturate a Los Angeles. Neppure un’italiana tra i 15 talent. «Se avessi dovuto scegliere una donna per Paese allora avrei detto Monica Bellucci. Ma non ho usato alcun criterio di appartenenza, né di razza né di età». La bellezza matura nel Cal 2017 è quella di Charlotte Rampling e Dame Helen Mirren, fotografate a Londra, set anche per Kate Winslet e Lea Seydoux. Infine un cameo, dedicato stavolta a Anastasia Ignatova, fotografata a Le Touquet, a nord di Parigi. «Il risultato è opposto a quel codice di bellezza terribile che si vede in giro: donne perfette e orrende contemporaneamente, che hanno tolto ogni segno dal volto e dal corpo. Sono sicuro che tra 100 anni, quando le persone vedranno cosa era per noi la bellezza, penseranno che eravamo pazzi».

Penelope Cruz


«Il talento seduce di più»

Uma Thurman in dolcevita color panna, Robin Wright con il cappotto blu: la scelta di non scoprire la bellezza va in questa direzione. «Abbiamo ancora bisogno del nudo? Credo di non aver mai guardato le gambe di una donna, tantomeno di una modella: mi interessa quello che posso tirare fuori da lei». Nel 1996 in California, a El Mirage Desert, per Pirelli ha fotografato un cast di supermodelle «e fu molto facile, naturalmente». Nel 2002, ai Paramount Studios di Los Angeles, fu addirittura noioso. «Donne magnifiche in costume, uno spettacolo per gli uomini. Però quando ho deciso di firmare per la terza volta The Cal ho cercato delle attrici, ma non da film di James Bond». Il talento lo seduce più della bellezza, forse perché il suo lo ha scoperto in ritardo. «Non ho la classica storia dell’enfant prodige che a 8 anni aveva già un rullino in mano. Sono cresciuto nel deserto culturale, in una fattoria di Duisburg bonificata dai libri. Domenica ho portato i miei figli al Louvre e ho capito che stavo facendo una cosa davvero utile per loro».

Charlotte Rampling


La bellezza flessibile

Prima di diventare uno dei fotografi più pagati del mondo ha fatto il disegnatore di finestre in Svizzera, ha lavorato di notte e accettato impieghi part-time. Ha anche pensato di voler fare l’etologo: aveva già 27 anni quando è diventato assistente fotografo. «Berlino è la città che mi ha aperto gli occhi: vedevo i musei, le gallerie, ero improvvisamente folle dei violenti colpi di pennello di Van Gogh». Accumulatore seriale, ha deciso di non collezionare nulla. «Non possiedo nè quadri, nè foto. Devi avere molto tempo per essere un collezionista e tutto sommato per me, una fotocopia vale quanto un’originale. Sono interessato all’immagine tout court». L’idea di bellezza realista ha accompagnato la sua intera carriera. «Lo confesso, ho pensato di usare il potere del Cal per combattere la bellezza commerciale, quella che mi rivolta. Il rischio è che la gente cominci a credere che la bellezza sia quella ritoccata». L’estetica che rappresenta il Lindbergh-pensiero è quella di Meryl Streep, «non bella, ma con vette di intensità altissime. Se avessimo avuto più intimità, l’avrei voluta nel cast». C’è poi il concetto di bellezza flessibile, la migliore. «Cindy Crawford ne è l’esempio: siamo più vicini oggi di quando lei era all’apice. Non accettava di essere diretta, diceva: io sono Cindy, non serve altro. Non era flessibile e questo la rendeva meno bella». La bellezza non è mai un mezzo, è un fine, persino sui social. «Uso Instagram per regalare vecchie foto, ma anche per dire cose importanti. Qualche mese fa ho chiesto ai miei 350 mila follower: dove sei, chi sei? La gente non mi ha risposto non con un like, ma con pensieri veri, e l’ho trovato straordinario».




domenica 24 maggio 2015

Uma Thurman / Non mi piaccioni i bebè

Uma Thurman
Uma Thurman: 

“Non mi piacciono i (partner) bebè”


Dopo tre figli e la fine di una relazione l'attrice è tornata al lavoro. Con noi parla di bellezza che sfiorisce e di flirt con ragazzi più giovani: “È una parte che mi chiedono sempre sul set, ma nella vita non mi interessa”. Anche se... La carriera e gli amori 

di Alessandra Venezia - 17 febbraio 2015
Uma Thurman con Quentin Tarantino nel 2014Uma Thurman con Quentin Tarantino nel 2014
In questi ultimi tempi se ne è stata un po’ in sordina, Uma Thurman (il suo ultimo film, Nymphomaniac: Vol I di Lars Von Trier, è del 2013). Dopo la nascita di Luna, due anni e mezzo fa - il padre è il businessman francese Arpad Busson, con cui Uma ha ufficialmente concluso una relazione di sette anni - l’attrice 44enne ha voluto passare più tempo anche con Maya e Levon (17 e 13 anni), nati dal matrimonio con Ethan Hawke, per prendere un attimo di respiro. «Ho avuto una bambina e mi sono regalata una pausa, ora mi sento piena di energia, pronta a tornare sulla scena» esclama. 


Ha girato da poco un film, Adam Jones, con Bradley Cooper, Jamie Dornan e Sienna Miller e ora appare sul piccolo schermo in The Slap (assieme a Peter Sarsgaard e Thandie Newton), la versione americana di una popolare serie televisiva australiana. Durante l’intervista è spiritosa, ciarliera, ma controllata. Sicura e decisa nelle risposte, a tratti scherzosamente enfatica, spesso ironica, e sì, con un fare da star, a dispetto di un look dimesso: una crocchia sbadata, niente trucco, calzoni al polpaccio e una giacchetta striminzita dal taglio classico. «L’ho rubata a Levon, mio figlio, ci scambiamo sempre i vestiti tra di noi, è una cosa che mi diverte». E sorride felice. Inutile precisare: è bellissima.



Perché questa serie televisiva?

Perché adoro Jon Robin Baitz, lo scrittore-produttore esecutivo di The Slap: lo trovo brillante, penetrante, onesto, umano e molto commovente. Potrei declamare anche l’elenco del telefono per lui (ride). 


Non l’annoia rimanere nello stesso personaggio per mesi? 

Cara, non c’è nulla che mi annoi più ormai ed essere coinvolti in otto episodi è piuttosto eccitante. Mi piace poi l’idea che questa serie vada su un netwok pubblico, la Nbc, e non su uno dei soliti canali a pagamento. 


Anuk, il suo personaggio, è una scrittrice televisiva di successo. Ci dica di più.

È una donna che sta attraversando un periodo molto difficile; ha una relazione problematica con la madre e vari conflitti seri da risolvere. Un ruolo intenso, molto emotivo. 


Il punto di partenza della serie- un adulto dà uno schiaffo a un bambino aggressivo di fronte ai suoi genitori- è argomento di polemiche. Lei che cosa ne pensa? 

Non mi va di giudicare, ogni caso è diverso e ogni bambino è diverso. Parecchi ragazzini faticano a integrarsi socialmente e qui c’è un adulto che non riesce a controllarsi: è una bufera, tutto si scatena in pochi minuti. In ogni caso trovo ingiusto trattare così un bambino che ha bisogno di disciplina e affetto. Ma succede spesso, non crede? 


Lei ha mai dato una sberla ai suoi figli?

No, e non colpirei neppure un adulto. Comunque non ho mai avuto problemi di disciplina o difficoltà a comunicare con i ragazzi, sono intelligenti e aperti. E molto spiritosi. 


Luna, la sua piccola, è nata dieci anni dopo Levon. È stato difficile ricominciare da capo?

Folle, ma lei è così carina, così carina. Maya e Levon, all’inizio, erano un po’ perplessi, ma ora che la nostra piccola tiranna è qui siamo davvero una famiglia. Io consulto febbrilmente Google per accertarmi che certe reazioni--mordicchiare, graffiare—non siano preoccupanti: ok, Google dice che è normale, bene… 


Luna ha una sequela di nomi: Rosalind Arusha Arkadina Altalune Florence…

Lo so che cosa sta per chiedermi: perché tutti quei nomi per quella povera bambina? Li ha voluti il padre (ride), è parte del suo retaggio culturale. Noi tutti comunque la chiamiamo Luna, lei di quella sfilza di nomi non sa nulla, poveretta: è il primo delitto di cui è stata vittima (ride). 

In The Slap entra in scena flirtando con un ragazzo molto più giovane di lei. Una donna col suo toy boy: che cosa ne pensa?

A dire la verità non sono un’esperta in materia. È vero, mi è capitato parecchie volte di fare quella parte sullo schermo - me lo propongono sempre - e non mi dispiace affatto. Ma sfortunatamente non mi accaparro partner tra i “bebè”, anche se è un gusto che spero di sviluppare col tempo (ride).


Lo sa, vero, che sto per rivolgerle la fatidica domanda suKill Bill 3? 
No, la prego. Ho chiesto a Quentin (Tarantino, ndr) di dichiarare ufficialmente alla stampa che quel film non si farà mai, ma lui, figurarsi… Se poi insisto mi dà della manipolatrice (ride). Adesso, poi, niente da fare, lui sta girando un altro film; ne ho letto la sceneggiatura, ed è un capolavoro. 




Oggi ha un’aria radiosa. Che cosa vorrebbe aggiungere alla sua routine, per renderla più piacevole?

L’esercizio fisico, quello cardiovascolare, e sono sincera, perché mi farebbe sentire meglio. E poi lavorare; mi sono immersa nel privato a lungo, adesso voglio concentrarmi sul mio lavoro. Perché è divertente e perché mi dà un gran piacere. 


Lei è sempre splendida, ma gli anni passano per tutti. Antidoti? 

Mi vuole chiedere come intendo affrontare la bellezza che svanisce? Glielo dico subito (ride): lo perderemo di sicuro questo nostro aspetto, lei e io, allora meglio sorridere. È una soluzione egualitaria, quindi giusta. C’è bellezza, però, anche nel sapere invecchiare. Lei per esempio ha un aspetto fantastico, ma non ha 12 anni: è una bella donna, una donna matura, e se si sforzasse di sembrare una ventenne apparirebbe davvero assurda.


CORRIERE DELLA SERA


giovedì 2 aprile 2015

sabato 14 febbraio 2015

Uma Thurman / Metamorfosis


Uma Thurman

Uma Thurman
METAMORFOSIS


Uma Thurman
(nata il 29 aprile 1970 ). 
E' un'attrice e produttrice cinematografica statunitense. È stata candidata all'Oscar per la sua interpretazione in Pulp Fiction. Uma è stata sposata con Gary Oldman dal 1990 al 1992, e con Ethan Hawke dal 1998 al 2005: la coppia ha avuto due figli: Maya Ray (8 luglio 1998) e Levon Roan (15 gennaio 2002). Il 15 luglio 2012 ha avuto la terza figlia dall'attuale compagno, Arpad Busson. E' nata a Boston il 29 aprile 1970.

Uma Thurman, 1990

Uma Thurman, 1988.

Uma Thurman 
Pulp Fiction, 1994.

venerdì 13 febbraio 2015

Quentin Tarantino / Pulp Fiction, vent'anni dopo è ancora un mito



Pulp Fiction, vent'anni dopo è ancora un mito

Al Festival di Cannes per celebrare il ventennale di una pellicola culto si è riunito il cast d'allora. John Travolta, Uma Thurman e Quentin Tarantino hanno dato spettacolo mimando il famoso ballo del film




Non era in concorso, ma è come se avesse vinto una seconda volta dopo laPalma d'Oro di vent'anni fa. Perché per celebrare l'evento, 'Pulp Fiction' è stato riproposto a Cannes e soprattutto John Travolta, Uma Thurman e Quentin Tarantino hanno dato spettacolo, applauditissimi.


Il Festival deve finire, giusto con le premiazioni, eppure ha vissuto una chiusura decisamente spettacolare grazie al regalo che hanno fatto tutti i protagonisti di un film diventato culto non appena uscito nelle sale.



Così Travolta, un po' imbolsito ma sempre atletico, insieme alla Thurman, statuaria e bellissima in giallo con generoso spacco, hanno mimato sul red carpet francese i mitici passo del loro ballo scatenato e a loro si è unito anche il regista (rigorosamente di nero vestito), consacrato realmente con quella pellicola dopo il successo che aveva già ottenuto con 'Le Iene'.

Una danza che ha fatto la felicità dei fotografi ed è stata acclamata dal pubblico, sorpreso per questo regalo inatteso. E la riproposizione di 'Pulp Fiction' anche a distanza di anni ha conservato tutta al sua freschezza e il genio di una storia che è stata evento, anche seTarantino ancora una volta ha voluto rendere omaggio al suo vero mito, Sergio Leone: “Ha fatto con il cinema d'azione un po' quello che io ho fatto con i polizieschi, è riuscito ad esprimere un cambiamento che era nell'aria. Come a me è capitata la fortuna di essere uno dei primi a fare film che erano una reazione alla repressione del cinema degli anni Ottanta, dove tutti i personaggi dovevano essere amabili e se c'era un cattivo doveva assolutamente redimersi entro l'ultimo quarto d'ora del film”.