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giovedì 13 ottobre 2022

Il poeta barbadiano Kamau Brathwaite lascia dietro di sé un retaggio linguistico

Il poeta barbadiano Kamau Brathwaite legge la sua poesia “Calypso” presso l'Università della Virginia nell'aprile 2008. Schermata tratta da un video di YouTube caricato da RJ Ramazani.

Il poeta barbadiano Kamau Brathwaite lascia dietro di sé un retaggio linguistico

Kamau Brathwaite leaves behind a legacy of language (Kiss)

 

Lo stimato poeta barbadiano Kamau Brathwaite [it], la cui voce unica è stata universalmente riconosciuta parte integrante del canone della letteratura delle Indie occidentali del dopoguerra, è morto il 4 febbraio 2020 all'età di 89 anni.

Nato Lawson Edward Brathwaite, la sua evoluzione in Kamau Brathwaite – quell'abbinamento deliberato del suo nome africano, assegnatogli in un secondo momento, con il suo cognome britannico – è la rappresentazione dello spazio da lui creato per far convivere questi due mondi. Il suo lavoro, noto per la sua innovativa “creolizzazione” del linguaggio, è stato fondamentale per aiutare a forgiare un senso di identità regionale [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] nel doloroso periodo successivo a schiavitù e colonizzazione. Accanto a scrittori come Derek Walcott e V.S. Naipaul [it], Brathwaite ha contribuito a dare voce ai Caraibi per raggiungere il mondo intero.

Ha esordito attraverso l'audace rivista letteraria Bim di Frank Collymore, la quale ha permesso al lavoro di scrittori emergenti di essere divulgato assieme a quello di autori più affermati nelle Indie occidentali. Il blog Memo from La-La Land suggerisce:


Ma se fu l'incoraggiamento di [Frank] Collymore a mantenere viva la vena poetica in Brathwaite, fu il periodo da lui trascorso nella Gold Coast (l'odierno Ghana) dal 1955 al 1962, a costruire l'immagine vivida nella sua mente della stretta relazione tra gli africani e le esperienze dei Caraibi. A mio avviso, la ricerca permanente di Brathwaite si basa sul presupposto che la cultura caraibica è intrinsecamente connessa alla cultura africana, non per mezzo di una connessione eterea o genetica, ma attraverso una trasformazione attiva delle norme sociali che ha avuto luogo per oltre tre secoli di schiavitù […]

In una regione in cui, dopo decenni, esiste ancora un dibattito sull’uso dell'inglese “corretto” rispetto alla espressione sovraccaricata “dialetto”, Brathwaite ha coniato il termine “lingua nazione”, che ha definito “il tipo di inglese parlato dalle persone deportate nei Caraibi, non l'inglese ufficiale di adesso, ma la lingua degli schiavi e dei lavoratori, i servi che vennero introdotti “.

La sua difesa intelligente e amorevole di questo ibrido, non solo utile a fini linguistici, ma come parte integrante dell'identità caraibica, ha ispirato molti altri scrittori delle Indie occidentali, tra cui Sam Selvon [it] e Louise Bennett. Inoltre, ciò che fece fu accrescere il valore della tradizione orale della regione, attraverso la quale molte usanze africane furono mantenute e tramandate nel corso del commercio transatlantico di schiavi [it].

Come espresso dall'utente di Facebook Tara Inniss-Gibbs:


Leggere Kamau è ciò che di più vicino esiste al mettere nero su bianco l'intensa emozione sia del trauma che dell'amore, per una lingua che non è la tua.

Memo from La-La Land inoltre spiega:


Brathwaite afferma attraverso la sua poesia che l'oralità – la parola – è re. […] Ad esempio, nel 1992 Brathwaite pubblicò una selezione di poesie, principalmente dalle sue prime due trilogie, “The Arrivants” (1972) e “Other Exiles”, (1975), se non fosse che in questa fase aveva scoperto i vantaggi di lavorare su un computer. Ciò ha portato allo sviluppo dei suoi testi “Syncorax video style”, che è un altro modo per descrivere l'uso di vari stili e dimensioni dei caratteri durante tutto il libro. I cambiamenti avvengono sia all'interno di una poesia che da una poesia all'altra e lo spettacolare effetto grafico si presta a essere scartato come capriccio estetico o inno alle meraviglie della tecnologia. Al secondo esame, tuttavia, diventa evidente che le innovazioni grafiche sono, in effetti, inserite per evidenziare, riprodurre, la naturale enfasi e modulazione che riguardano il discorso caraibico.

Le prime tre raccolte di poesie di Brathwaite – “Rights of Passage”, “Masks” e “Islands” – pubblicate in rapida successione nel 1967, '68 e '69, gli valse il riconoscimento globale e il plauso della critica. In seguito furono ripubblicati come “The Arrivants“. La sua trilogia successiva – “Mother Poem” (1977), “Sun Poem” (1982) e “X/Self” (1987) – ha anche approfondito questioni di identità.

Una volta che la sua scomparsa è stata annunciata sui social media, i netizen locali hanno iniziato a condividere i loro ricordi. Pubblicando le parole della sua poesia “Calypso”, l'artista multimediale e curatrice delle Barbados, Annalee Davis ha dichiarato su Facebook:


Ricordo la sua lezione alla Frank Collymore Hall di molti anni fa – quella bellissima cadenza nella sua voce, un ritmo che poteva provenire solo dalle Barbados e un modo davvero unico di usare la sua stessa lingua che onorava ciò che siamo. […]

Il suo uso della lingua nazionale e l'ampiezza del lavoro che ha prodotto lasciano un segno indelebile su tutti noi e so che le persone nei Caraibi e la sua diaspora piangeranno la sua morte come faremo alle Barbados.

Il primo ministro del paese, Mia Mottley, ha reso omaggio a Brathwaite definendolo come “senza dubbio uno dei titani della letteratura e delle arti post-coloniali”, mentre il George Padmore Institute lo ha descritto come “un terzo del trio pan caraibico di fondatori dell'influente Caribbean Artists Movement “(gli altri due sono John La Rose di Trinidad e Andrew Salkey, con sede in Giamaica).

Candace Ward, utente di Facebook, ha affermato che “l'influenza di Brathwaite sul [suo] lavoro come studiosa dei Caraibi è stata profonda”, mentre l'accademico Bartosz Wójcik ha ricordato la sua gentilezza. Il professore Kenneth Ramchand ha ricordato l‘imponente contributo di Brathwaite:


Kamau era versatile e sempre interessante. Ha scritto un libro molto importante sulla creolizzazione, ha discusso ampiamente sul “linguaggio della nazione”, che ha dimostrato brillantemente nella sua poesia, e che è stato la principale influenza nella scoperta delle potenti tradizioni popolari e orali della regione. Il suo lavoro e le sue teorie si nutrivano dei legami sotterranei tra i Caraibi, l'Africa e la diaspora africana, ed era particolarmente sensibile alla musica, ai ritmi e alle immagini della cultura afroamericana. […] Non ho mai esitato nella mia ammirazione verso il suo fervente interesse per la nostra cultura e società, la sua manifestazione della propria terra natia, Barbados, come radice e simbolo luminoso così come l'incessante sperimentazione formale nel suo verso. È confortante sapere che come Walcott e [Wilson] Harris non si sia perduto, poiché è rimasto nella coscienza della nostra civiltà.

Kamau Brathwaite era anche un accademico e un rispettato insegnante; ha studiato al Pembroke College dell'Università di Cambridge e ha conseguito un dottorato di ricerca conferito dall'Università del Sussex. Ha ricevuto entrambe le borse di studio Guggenheim e Fulbright e ha pubblicato molti libri sulla cultura e l'identità africane.

Il periodo trascorso in Ghana come ufficiale dell'istruzione ha influito notevolmente sulla sua comprensione dell'esperienza nera. Alcune delle sue importanti opere accademiche includono “Folk Culture of the Slaves in Jamaica” (1970), “Afternoon of the Status Crow”, (1982) e “History of the Voice”, (1984), in cui ha presentato le sue teorie sulla lingua nazionale. Ha anche lavorato come insegnante presso l'Università di New York e l'Università delle Indie occidentali.

Ben noto nel mondo letterario, Brathwaite è stato il vincitore internazionale del Griffin Poetry Prize nel 2006, per la sua raccolta “Born to Slow Horses“. Ha anche vinto il Neustadt International Prize for Literature (1994), la Gold Musgrave Medal for Literature [en] dall'Institute of Jamaica (2006), la Medaglia Robert Frost dalla Poetry Society of America (2015) e il premio per la poesia PEN / Voelcker Award for Poetry (2018) .

Per quanto i suoi scritti accademici abbiano raccontato l'esperienza caraibica post-colonizzazione, tuttavia, è nella poesia di Brathwaite dove viene immortalata l'immaginazione sia della regione che del mondo. Nelle parole dell'utente di Facebook Richard Drayton:

Era come un poeta/sciamano il cui nome risuonerà per sempre ogni volta che il popolo caraibico cercherà di dare un senso a se stesso.

GLOBAL VOICES

mercoledì 5 ottobre 2022

Intervista a Roger Robinson, vincitore dell'edizione 2019 del premio T.S Eliot per la poesia

 


Roger Robinson, vincitore del premio Eliot per la poesia nel 2019. Foto Naomi Woodis, usata con permesso.


Intervista a Roger Robinson, vincitore dell'edizione 2019 del premio T.S Eliot per la poesia

Il 13 gennaio 2020, il poeta britannico originario di Trinidad Roger Robinson [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] ha vinto il Premio Eliot per la sua raccolta di poesie dal titolo “A portable Paradise”. Il premio rende onore “alla migliore raccolta di nuovi versi pubblicata per la prima volta nel Regno Unito o nella Repubblica d'Irlanda”.

I giudici hanno elogiato il lavoro di Robinson per “aver trovato, nell'amarezza dell'esperienza di tutti i giorni, continue prove di una vita dolce”.

L'opera consta di cinque sezioni, ognuna delle quali termina con un poema che esplora il tema del paradiso, con argomenti che spaziano dal tragico incendio della Grenfel Tower [it] di Londra fino allo scandalo di Windrush. Sono presentati in modo coraggioso, schietto e onesto anche problemi di migrazione, razzismo, identità e disuguaglianza.

Forse è il pizzico di dissenso, o forse l'accenno di spavalderia a spingere i lettori curiosi a vedere dove vanno a parare i poemi di Robinson; in ogni caso, egli ha un'abilità rara nel collocarsi al centro delle cose e a immergersi nelle stesse. Tuttavia rimane un fidato osservatore. Le parole di Robinson sono un balsamo per l'amarezza della vita. La raccolta compassionevolmente riconosce in ognuno di noi l'umanità, tenuta insieme da un tono quasi riverente di dignità, persino nell'impotenza.

Sono entrato in contatto con Robinson poco dopo la sua vittoria e abbiamo chiacchierato via mail riguardo alla vittoria del premio, alla raccolta in sé e riguardo al perché l'empatia sia così importante.

Janine Mendes-Franco (JMF): Congratulazioni! “A Portable Paradise” è un'opera davvero importante. Aveva già davanti agli occhi il premio o la vittoria è giunta come una felice sorpresa?


Roger Robinson (RR): Non guardo mai ai premi, ma questo lo apprezzo. Cerco sempre di fare arrivare i poemi alle persone piuttosto che provare a vincere un premio, sebbene la vittoria mi stia facendo conoscere ad un range più ampio di lettori.

JMF: É interessante come lo stesso Eliot fosse nativo degli Stati Uniti ma scelse di vivere e lavorare in Inghilterra. Lei, al contrario, è nato in Inghilterra e dopo essere tornato a Trinidad da bambino ha deciso alla fine di stabilirsi nel Regno Unito. Ha mai pensato a queste somiglianze e al perché, ad esempio, Trinidad potrebbe essere un buon luogo per la formazione e l'Inghilterra potrebbe essere migliore per la creazione di opere?


RR: Mmmmm, interessante. Penso che Il Trinidad sia un buon posto per la creazione, ma l'Inghilterra è buona per il commercio e l'accesso all'editoria internazionale.

JMF: Il Guardian ha descritto Lei come un “British-Trinidadian dub poet“. Si identifica con questa definizione? Come spigherebbe la poesia dub a chi non ha mai ascoltato questo genere o non ha mai ascoltato una performance orale? 

RR: Ho inciso alcuni album in dub. Penso che altri mi abbiano definito un poeta dub, ma non necessariamente mi considero in questo modo. Per me la dub è quella poesia influenzata di ritmi del reggae con particolare attenzione alla classe operaia.

JMF: Non è una coincidenza che la musica abbia giocato un ruolo così importante. Lei ha una band (King Midas Sound), ha fatto registrazioni e video musicali, e mentre tutta la poesia ha un ritmo. la Sua ha invece una musicalità che rimane al lettore. Come ha fatto a concentrare la sua arte verso qualcosa di così unico e autentico?


RR: Non lo so. So solo che scrivo riguardo a ciò che mi interessa in un determinato momento e che sono fedele ai miei interessi. Non penso che fosse qualcosa di pianificato. L'affinamento dell'arte arriva attraverso il godimento dei rigori della pratica.

JMF: É audace raccontare la verità quando la verità è difficile da trovare. Alcuni Suoi lavori sono un misto tra giornalismo e poesia. Per Lei è importante che le Sue raccolte vengano lette da chi vede la verità in modo diverso?


RR: Penso di aver scritto esattamente per come sono, quindi le mie verità emozionali sono più audaci di me. Per me non è importante che le persone leggano la verità, quanto piuttosto che sviluppino e pratichino l'empatia. Sarebbe più importante.

JMF: C'erano delle verità a cui credeva a Trinidad (immagino fosse il suo punto di riferimento per il paradiso) che non ha cambiato una volta tornato nel Regno Unito? Se è così, la poesia ha contributo a colmare questa mancanza? Che cosa le ha fatto pensare all'idea che il paradiso fosse mobile?


RR: Ho iniziato a pensare che il paradiso potesse essere mobile perché volevo che lo fosse e perché mia nonna è andata in Inghilterra e ha portato la maggior parte dei suoi 11 figli in Inghilterra grazie ai soldi che ha fatto cucendo abiti. I suoi figli erano il suo paradiso.

In Inghilterra invece sono diventato un artista internazionale.

JMF: Numerosi poemi in questa raccolta presentano il supporto della fede in qualcosa di più grande- un paradiso più duraturo se Vuole. Cosa ha cercato di raggiungere con questo?


RR: Volevo che le persone capissero il potere della preghiera durante i loro momenti traumatici

JMF: L'eroe di molti dei suoi poemi è il meno fortunato in generale e il migrante nello specifico. In che modo e fino a che punto l'esperienza dei meno fortunati caratterizza la Sua scrittura? 


RR: Mmmmm… Non posso dirlo perché ci sono troppo vicino, comunque sono sicuro che la mia scrittura ne venga influenzata. Voglio dire, quando sono arrivato in Inghilterra ho vissuto nei condomini, quindi ero consapevole di vivere in uno di questi. Penso che questo mi abbia fatto vedere le cose in modo diverso.

JMF: Verrà in Trinidad quest'anno per il Bocas Lit Fest? Sarebbe interessato a entrare in contatto con altri scrittori dei Caraibi?


RR: Si, verrò a Bocas e senz'altro voglio incontrare altri scrittori. Poeti originari dei Trinidad come Andre Bagoo, Shivanee Ramlochan e Muhammad Muvakil si stanno guadagnando il riconoscimento a livello mondiale, quindi mi farebbe piacere confrontarmici quando sarò lì.

JMF: Chi L'ha influenzata maggiormente?


RR: Poeti come Kwame Dawes, Linton Kwesi Johnson e Sharon Olds. Persone come Muhammad Ali. Musicisti come David Rudder, Brother Resistance e Bunji Garlin.

JMF: La poesia in Trinidad e Tobago non arriva proprio a tutti, nonostante si intrecci a tutto quello che riguarda la Soca [it], la Rapso e altre performance orali che ricordano la tradizione della Kalinda [arte marziale]. In un certo senso tutto questo è poesia. Perché pensa che la poesia sia un mezzo potente?


RR: Penso che sia potente perché aiuta a praticare l'empatia e permette alle persone di osservare chi è vulnerabile. Senza vulnerabilità e empatia si è inumani.

JMF: Qualche suggerimento per i poeti regionali?


RR: Continuate a scrivere!! Qualsiasi cosa gli altri dicano non fermatevi.

JMF: Di cosa è più orgoglioso riguardo alla raccolta?


RR: Non ho lasciato niente indietro. Ho rinunciato a tutto.

GLOBAL VOICES

sabato 1 ottobre 2022

I Caraibi rispondono alla complicata eredità della regina Elisabetta II

La regina Elisabetta II durante le celebrazioni per il suo 80° compleanno alla Cattedrale di St. Paul, Londra, Inghilterra. Foto di Michael Gwyther-Jones su Flickr, CC BY 2.0.


I Caraibi rispondono alla complicata eredità della regina Elisabetta II

scritto da Janine Mendes-Franco
tradotto da Giada Pierri

La regina aveva celebrato il suo Giubileo di platino all'inizio di quest'anno. Nell'ambito dei festeggiamenti, il duca e la duchessa di Cambridge, il principe William e sua moglie Catherine, si erano imbarcati per un tour caraibico ed erano stati accolti con qualche resistenza per questioni ancora irrisolte legate alla colonizzazione. In Belize, ad esempio, la comunità Q’eqchi Maya aveva organizzato delle proteste per i diritti sulla proprietà fondiaria degli indigeni, mentre in Giamaica la gente chiedeva [it] delle scuse da parte della famiglia reale britannica per il ruolo svolto nella tratta transatlantica degli schiavi.

Anche la questione dei risarcimenti era in cima alla lista. Nel 2015, l'ex primo ministro britannico David Cameron si rifiutò di discuterne, consigliando ai giamaicani di “superare la schiavitù.” Si impegnò, invece, a costruire una nuova prigione sull'isola: oltre al danno, anche la beffa. Tuttavia, durante il tour per il Giubileo della regina, il principe William si è fermato [it] appena prima di chiedere scusa.

Nella regione, una storia così carica di tensione ha lasciato molti a cercare di raggiungere un sottile equilibrio tra il riconoscimento di una vita dedicata al dovere e al servizio, e la lotta con un’eredità che ha inflitto la sua parte di dolore.

In un thread di un gruppo Facebook dedicato alla storia, il Museo Virtuale di Trinidad e Tobago di Angelo Bissessarsingh, i membri hanno ricordato che Elisabetta II si è comportata “con grazia e dignità”, ha fatto “tanto per il paese e per il Commonwealth” e ha svolto i suoi doveri di regina “fino alla fine.”

Solo due giorni prima di morire, la regina ha portato a termine quello che sarebbe stato il suo ultimo dovere istituzionale, nominando formalmente il quindicesimo ministro del suo lungo regno. Mark Edghill, trinidadiano, le ha reso omaggio su Facebook:


Possa adesso riposare in pace, dopo aver onorato la sua promessa di dedicare la sua intera vita come regina al servizio del Regno Unito e del Commonwealth. Impegnata nel dovere, nella tradizione e nei protocolli. Simbolo e pilastro di forza e stabilità in tutto il mondo. Ha superato decenni di cambiamenti culturali, di sviluppo e di progressi tecnologici. Davvero la fine di un'era!

I governi regionali hanno accolto la morte della regina in moltissimi modi:

Oggi, la presidente di Barbados, Sua Eccellenza l'Onorevole Dama Sandra Mason, ha porto le sue condoglianze a Sua Maestà il Re Carlo III per la morte della sovrana, Sua Maestà la Regina, a nome del governo e del popolo di Barbados.

La banca centrale di Trinidad e Tobago ha esaminato “la profonda eredità della regina attraverso la storia della moneta di Trinidad e Tobago”, mentre in Giamaica (dove la regina era capo di Stato) è stata annunciata una giornata di lutto nazionale per il 18 settembre, avvertendo che gli eventi celebrativi non avranno luogo.

Dalla Guyana, l'autore Ruel Johnson ha detto chiaramente:


Nel 1954, due anni dopo la salita al trono della regina Elisabetta II, un giovane poeta, appena un anno più giovane della sovrana ventisettenne, venne condotto in prigione per aver protestato contro il dominio dell'Impero britannico sul piccolo Stato coloniale sudamericano in cui era nato, la Guyana britannica. La foto [che accompagna il post di Johnson] mostra quel poeta, Martin Carter (con gli occhiali), detenuto insieme a Cheddi Jagan, allora leader della lotta all'indipendenza dall'impero di Sua Maestà.

Quel movimento sarebbe stato accolto con violenza dal governo della Corona, con lo schieramento di truppe britanniche in quel minuscolo luogo che oggi conosciamo come Guyana.

Di quel periodo, Carter avrebbe scritto:

“Questo è un periodo buio, amore mio,
Sulla terra brulicano gli scarabei bruni.
Il sole splendente è nascosto nel cielo
Fiori rossi piegano il loro capo in un terribile dolore.
Questo è un periodo buio, amore mio,
È la stagione dell'oppressione, del metallo scuro, e delle lacrime.
È la festa delle armi, il carnevale della miseria.
Ovunque i volti degli uomini sono tesi e ansiosi.
Chi viene a passeggiare nel buio della notte?
Di chi è lo stivale d'acciaio che calpesta l'erba sottile?
È l'uomo della morte, amore mio, l'invasore straniero
Che ti guarda dormire e che mira al tuo sogno.”

Conosci la tua storia. Ti hanno imbeccato con un'immagine attentamente curata di tazze di tè e focaccine e riverenze e corgi, mentre ciò che esiste è stato costruito sul sangue e sull'ingiustizia.

Il professore Richard Drayton, storico nato in Guyana ma che ha passato gran parte della sua vita nelle Barbados (il territorio caraibico più recente a diventare una repubblica [it]), ha messo a confronto Elisabetta II con il cantante americano Chuck Berry e il rivoluzionario cubano Fidel Castro [it], “tre vite che hanno segnato il mondo del XX secolo in modo molto diverso”:


Tutti e tre erano pietre miliari in un'epoca in cui un ordine mondiale razzista e antidemocratico, quel mondo dell'impero e di Jim Crow, del togliersi il berretto e dell'accettare lo status di disuguaglianza durato per secoli, era stato improvvisamente capovolto.

Sono nato in quella che era ancora una colonia britannica e, nei miei giorni di scuola elementare, gli eserciziari azzurri avevano sulla copertina il suo ritratto dell'incoronazione. Eravamo soliti disegnarle gli occhiali 👓, oscurarne il dente irregolare per creare un vuoto d'inchiostro nella bocca reale, e a volte ci aggiungevamo un paio di baffi. Questi atti di deturpazione non erano un impulso antimonarchico, ma certamente piccoli atti di ribellione contro le varie autorità delle quali sapevamo in qualche modo che lei era l'ancora.

Questo è ciò che verrà soppresso in questa stagione di emozioni di massa obbligate: per quanto benigna e benintenzionata fosse E2 in carne e ossa, di cui né io né voi abbiamo conoscenza concreta, l'altro corpo della regina, quello ufficiale, simboleggiava un diritto assoluto e antidemocratico derivato dallo status e non dal contratto. È sopravvissuta a Chuck e Fidel, ma era una custode del passato e loro, invece, ambasciatori del futuro.

Notando che “i motori mediatici delle multinazionali cercheranno di manipolare queste emozioni di massa, questa nuvola di sentimentalismo sul passato prodotta in maniera industriale, per plasmare il presente e controllare il futuro”,  Drayton ha avvertito:


Contro questa stregoneria avete bisogno di esercitare i vostri incantesimi apotropaici. Ogni qualvolta che nominano Liz, fondetela con Fidel e Chuck: saranno i suoi psicopompi che la scorteranno verso la libertà. Lasciatela libera di indossare la tuta da lavoro, di fumare sigarette e di camminare verso l'eternità.

L'attivista LGBTQ+ trinidadiano Jason Jones,  che vive nel Regno Unito, ha riassunto la valanga di reazioni in questo modo:


Quindi… un momento storico nelle nostre vite. Perdita. Odio. Frustrazione. Ammirazione. Fuoco. Siamo tutti contorti nelle nostre idee di cordoglio e rispetto.

Nonostante tutto, la trinidadiana Dionne Ligoure sostiene:


Dite quello che volete, è stata RISPETTOSA fino alla fine.

Intanto, Wayne LeBlanc, di una radio regionale, ha sottolineato:


Adesso la BBC prenderà tutta la programmazione di Networks to School mentre inizia la copertura mediatica del passaggio della regina Elisabetta II 🖤

La regina Elisabetta II riposerà in pace per 24 ore nella Cattedrale di St. Giles a Edimburgo, dove il pubblico potrà omaggiarla. La sua salma verrà poi trasportata in aereo a Londra, dove resterà fino al giorno del funerale, previsto tra 10 giorni nell'abbazia di Westminster.

[Nota dell'editor (10 settembre 2022, 3:54 PM AST): Una versione precedente di questo articolo faceva riferimento a una lettera scritta dai “membri di UNC.” L'articolo è stato corretto per cancellare questo riferimento erroneo.]

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