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domenica 5 febbraio 2017

Emmanuelle Riva / Pazza di libertà

Emmanuelle Riva

Emmanuelle Riva

Pazza di libertà

Emmanuelle Riva e Sheila Concari. Copyright ILANIDRAC
Emmanuelle Riva e Sheila Concari. Copyright ILANIDRAC
17 DIC 2015
di
FRANCESCA JOPPOLO


In testa non ha serpenti, ma i capelli corti di un grigio luminoso li porta gentilmente ritti e scomposti; pensa che non sempre la piega a modino del parrucchiere sia il meglio per una donna. Con quest’acconciatura birbante, che dona molto al suo viso e al suo temperamento, nel 2013 ha ritirato il César vinto per il ruolo di Anne in Amour di Haneke, monsieur César, l’ha chiamato nel discorso di ringraziamento che sfuggiva a ogni convenzione: “Il film si intitola Amour. Non è l’amore, né un amore, ma Amore, un terzo personaggio, per me è il nome di una persona”.
E così pettinata, con citazione vaghissima del gusto punk, si è presentata alla cerimonia degli Oscar dove era candidata, ancora per Amour. Elegante, moderna, come coloro che sono sempre moderni perché vivono il tempo presente a tutte le età. Emmanuelle Riva, senza serpenti mitologici sulla testa, ma con i capelli gentilmente ritti, a ottantotto anni si è trasformata nella Medusa, la creatura che attrae, pietrifica con gli occhi e ferma il tempo.
Al Centro culturale Il Funaro di Pistoia, luogo diverso da tutti, l’attrice francese di Hiroshima mon amourThérèse Desqueyroux (Coppa Volpi 1961 per la migliore interpretazione femminile), KapòGli occhi, la boccaFilm Blu e di tanto teatro, ha letto, nella sua lingua, Medusa suite, un suggestivo poema di Sheila Concari, attiva fra Parigi e la Toscana, autrice anche dei conturbanti video. Il pubblico di questa serata, unica data in Europa, ha taciuto, è stato immobile sulle poltroncine, pietrificato, non dallo sguardo della Medusa, ma dalla grandezza dell’interprete, benedetta oltretutto da una voce fresca, di quarantenne.
“Sviene,

d’amore non amore.

A-m-o-r-e
quella parola non abbastanza sognata,
sfiorita troppo presto.
Per un lungo momento trasuda l’onta”.

Emmanuelle Riva e Sheila Concari si sono conosciute nel 2009. Dalla loro intesa è nata questa nuova produzione, Medusa suite, un lavoro che l’autrice non può spiegare, ammesso che ci sia qualche cosa da capire: “In fondo l’autore desidera che anche l’ascoltatore sia perduto nelle spire di questa medusa, così come più volte lui stesso vi si è perso, per poi ritrovarsi e perdersi ancora. In questa storia “non storia” si incrociano animali acquatici ed umani, divinità e mostri, si mischiano acqua e lacrime, amore e odio, memoria ed oblio”.
Emmanuelle, non si fa chiamare madame, e Sheila, togliamo il madame anche a lei, solo Sheila, sono state cinque giorni in residenza artistica al Funaro, diventando habitué della caffetteria, dove hanno cenato anche dopo lo spettacolo con una dozzina di persone fra le quali una giornalista che, incantata dallo splendore delle commensali, non è stata giornalista; nemmeno una domanda. Per fortuna nel pomeriggio aveva fatto il suo mestiere Giuseppina Manin del Corriere della Sera alla quale Emmanuelle ha detto : “Con Sheila ci siamo incontrate per un lavoro radiofonico su Dora Maar, la fotografa amante di Picasso. Tra noi si è creata una sintonia speciale che ci ha portato a ragionare sulla femminilità e la sessualità, la maternità e il suo rifiuto, la metamorfosi e i suoi turbamenti. Come Sheila, anch’io non ho mai desiderato avere figli. Tanto meno sposarmi. Ho avuto i miei legami, s’intende. Ma gli obblighi di una famiglia non facevano per me. Il mio grande amore è stato un altro, il teatro. Il teatro è esigente, ti chiede tutto. L’ho sposato e gli sono stata fedele. Non ho avuto casa né famiglia, ma la libertà sì. E io sono pazza di libertà”.
La giornalista che non ha fatto domande questa libertà l’ha vista e percepita sedendo di fronte a Emmanuelle, accanto a un’amica cinefila che l’ha amata come lei. Ghiottissima del passato di carote servito in ampie ciotole dalle quali, con leggerezza di uccellino disinvolto, l’attrice ha attinto più volte, grata e quasi sorpresa dei complimenti per la sua carriera, naturale nell’essere Emmanuelle e non la primadonna della tavolata. Emmanuelle interessata alle vite degli altri, senza smancerie, con una affettuosità selettiva, se qualcuno le sembra horrible, lo dice. Gli altri sono fondamentali per lei, si capisce. Nella serata dei César Emmanuelle disse che intende il mestiere di attore come un’espressione di solidarietà, che da piccola cantava in un coro e amava cantare in un coro. Aggiunse che forse era una sua debolezza volere la vicinanza degli altri. E’ una forza, invece. E nessuno può rubarle la scena.
Francesca Joppolo
Nata e cresciuta a Roma, vive fra Firenze e la Sicilia. Giornalista professionista ha lavorato per quindici anni alla Nazione, ha collaborato, tra l’altro, con Uomini e BusinessArte ServiceIn the worldNaturart. Ha pubblicato NugaeGli occhiali dalla A alla Z. For your eyes, only? con Alessandra Albarello (Logos) e Fate silenzio, per carità.



venerdì 3 febbraio 2017

Emmanuelle Riva / «Io, la Medusa»l’attrice francese a Villa Medici


Emmanuelle Riva

Emmanuelle Riva: «Io, la Medusa»
l’attrice francese a Villa Medici

«Medusa suite» è lo spettacolo scritto e diretto da Sheila Concari, per la rassegna«I giovedì della Villa - Questions d’art» il 17 novembre ore 20,30

di Emilia Costantini
17 novembre 2016 | 07:28

«Sono felice di essere in Italia», sospira Emmanuelle Riva, la grande attrice e poetessa francese, che il 17 novembre sarà protagonista a Villa Medici del monologo «Medusa suite».
Emmanuelle Riva

«L’Italia è meravigliosa»
Si guarda intorno ammirata: «Sono venuta spesso a Roma, ma non ero mai stata ospite qui a Villa Medici: è meravigliosa!», esclama estasiata mentre allunga lo sguardo nei saloni e nel parco dell’Accademia di Francia. Lo spettacolo (ore 20,30), scritto e diretto da Sheila Concari (il testo è pubblicato da Mincione edizioni), fa parte della rassegna «I giovedì della Villa - Questions d’Art» e sarà preceduto (ore 19) dal concerto «White face» del Quartetto Béla. «Reinterpreto il mito di Medusa in chiave onirica - continua l’attrice - raccontando i destini incrociati del mostro dallo sguardo che pietrifica, del suo giustiziere Perseo e di sua madre Danae». L’assolo è diviso in quattro episodi, con un preludio e un epilogo: «Un testo poetico, evocativo, dove si descrive una metamorfosi, dall’orrore alla bellezza. La Medusa - aggiunge la Riva - è un personaggio mitologico, inventato dagli uomini, frutto dell’immaginazione umana. Ma qui vive un’altra vita».


Emmanuelle Riva

«Ho un cognome italiano»
Il rapporto di Emmanuelle con l’Italia è piuttosto stretto: «Ho un cognome italiano, Riva! E mio nonno era un muratore lombardo... Andò a vivere in Francia e sposò una francese. Una famiglia povera, la nostra», che però non ha impedito a Emmanuelle di intraprendere la carriera di attrice. «Ho iniziato in teatro», ricorda, poi il felice approdo al grande cinema, a cominciare da «Hiroshima mon amour» di Alain Resnais (1959)fino al recente e struggente «Amour» di Michael Haneke (2012) con Jean-Louis Trintignant. «Ma in Italia ho avuto la possibilità di lavorare con registi che mi hanno proposto ruoli diversi dal solito. Per esempio Antonio Pietrangeli con “Adua e le compagne” dove, insieme a Simone Signoret e Sandra Milo, eravamo delle prostitute che, dopo la chiusura delle case di tolleranza, si inventano di aprire un ristorante. Oppure Gillo Pontecorvo che mi volle nel film “Kapò”. Anche Federico Fellini mi propose un parte in “E la nave va”, ma poi non ebbi la possibilità di accettare il ruolo. Insomma, ho vissuto davvero un bel periodo nel cinema italiano».

Emmanuelle Riva

Una carriera ricca di premi
Una carriera anche ricca di premi e riconoscimenti (il César, il Bafta, la Coppa Volpi e la nomination all’Oscar per «Amour») che adesso ritorna al teatro. Eil prossimo 24 febbraio taglia il traguardo dei 90 anni. Sorride Emmanuelle e avverte subito: «Non festeggio i compleanni, ma so bene qual è la mia età. È il corpo che me la fa sentire, che me la ricorda costantemente. Il tempo corre e non sia mai come migliorare il rapporto con gli altri». E il pensiero va al recente, triste anniversario della strage parigina del Bataclan: «Stiamo attraversando il momento storico più tragico dell’umanità, in cui si sta concentrando tutto il male che è possibile fare. Non c’è giorno che non pensi a quanto è accaduto in Francia e a quello che purtroppo può ancora accadere. Non si trovano le parole giuste e quelle che dico possono apparire solo banali». La Francia è un paese accogliente: «Sì, ma mi chiedo quanto potrà durare questa accoglienza, spero a lungo. E mi chiedo anche a cosa possa servire l’arte in un contesto di morte come quello che stiamo vivendo. Ci vorrebbe più solidarietà e non solo a parole».