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lunedì 9 maggio 2016

Simone De Beauvoir e Jean-Paul Sartre / Gli amanti del Café de Flore


Simone De Beauvoir e Jean-Paul Sartre

Simone De Beauvoir 

e Jean-Paul Sartre

Gli amanti del Café de Flore

29 APR 2016
di
ANNA VITIELLO

La sua morte ci separa. La mia morte non ci riunirà. È così; è già bello che le nostre vite abbiano potuto essere in sintonia così a lungo
Non sappiamo se possiamo definirla ''storia d'amore'' quella tra Jean-Paul Sartre e Simone De Beauvoir, “gli amanti del Café de Flore'' ma certo è che i due erano legati visceralmente l'uno all'altro, in un sodalizio amoroso ma soprattutto intellettuale, culturale e politico. Un legame indissolubile tra due personalità a quei tempi carismatiche, rivoluzionarie e anticonformiste e che, tutt'oggi, fanno ancora discutere.
Ci troviamo in Francia, in un periodo davvero difficile del Novecento europeo, in un periodo in cui spesso accade che ci si schieri a fianco di un partito condividendo idee alle volte anche diverse, vuoi per convenienza, vuoi perché la confusione era talmente grande che portare avanti il proprio ideale era una sfida contro il tempo.
Simone De Beauvoir (Parigi, 9 gennaio 1908-Parigi, 14 aprile 1986), di buona famiglia, studia alla Sorbona, viene abilitata all'insegnamento di filosofia e verso la fine degli anni venti conosce Jean-Paul Sartre, al quale resta legata per tutto il resto della sua vita. Entrambi influenzati dalle stesse idee politiche, scrivono per la stessa rivista, Le Temps Modernes insieme ad altri intellettuali dell'epoca, sposando ogni causa con uguale fervore, e partecipano attivamente a ogni forma di rivolta che li vede coinvolti in prima linea (come nel caso del Maggio Francese, evento in cui marciano assieme ai manifestanti), come individui inseriti in quel preciso contesto che alcuni esistenzialisti vogliono chiamare ''umano''.
Due facce della stessa medaglia la De Beauvoir e Sartre, due intellettuali. Da una parte, una donna concreta che mira ad arrivare al lettore attraverso la sua opera. Dall'altra, un filosofo con la “f” maiuscola fermo e concentrato sulle sue idee, intransigente e, per certi versi, più astratto. Sesso, angoscia, felicità, libertà e una politica esemplare sono i temi affrontati e i punti cardine della loro riflessione. La letteratura d'impegno politico della Beauvoir se rischiava di sembrare non sempre di facile comprensione e fruibile da chiunque, era sostenuta dal suo agire quotidiano, in difesa delle donne e in quella che è definita una vera e propria lotta contro il maschilismo radicato, in difesa della libertà individuale che ogni donna deve prendere coscienza di avere.
Simone De Beauvoir tiene famosissimi discorsi e lezioni sulla condizione della donna, crede nel riscatto, nella trasformazione della società e nelle potenzialità che risiedono nell'essere umano, a prescindere dal sesso e dal corpo. La sua opera più famosa Il secondo sesso la consacra come madre assoluta del femminismo e, in questo, sempre sostenuta dall'unica persona in grado di completarla: Jean-Paul Sartre. In un rapporto di tacito accordo e consenso, i due sembrano invincibili e inseparabili, animati dallo stesso spirito di ribellione, certi della costanza dei loro sentimenti, uniti da un filo sottile che li svincolava anche da ogni responsabilità nei confronti dei vari amanti che minavano il loro saldo equilibrio. Una coppia a confronto, dunque, che probabilmente avrebbe meritato di più e che la Francia può difendere con orgoglio, ben oltre le feroci critiche.
E non è certo sulle differenze che possiamo cogliere l'immensità di questi due grandi intellettuali che, tenendosi per mano, si sono prodigati per ''preparare l'avvenire'', bensì su una sincronia perfetta tra due anime allineate.
Anna Vitiello
Ho cominciato a scrivere all'età di sei anni. Da quel momento in poi, non mi sono più fermata. Ho sempre ritenuto che la scrittura, oltre che una dote, sia uno strumento potentissimo e una grandissima opportunità di veicolare le idee. La mia esperienza sul web è iniziata nel lontano 2004. Ho collaborato, in questi anni, con diversi blog e testate online, occupandomi prevalentemente di cultura, eventi e letteratura e diventando, nel frattempo, membro di alcune associazioni culturali e club letterari.
Nel 2011, alcuni miei scritti sono stati selezionati e pubblicati nell'antologia "Di tanta rabbia"e, nel 2012, ho preso parte alla kermesse artistica “La metamorfosi di Calliope”, presso il Convitto Nazionale di Napoli. Inoltre, ho collaborato e collaboro con Domenico Ruggiero, fotografo e responsabile della DiVision Lab Fotografia, che ho affiancato per un lavoro realizzato con l'attrice Jun Ichikawa.
Laureata in Lettere presso l'Università Federico II di Napoli, ho studiato per un determinato periodo alla Sorbona e, attualmente, mi dedico a quella che resta la mia grande passione, scrivere. I miei pensieri e i miei scritti sono spesso contaminati e influenzati dalla cultura dell'Est Europa, luoghi e popoli che continuo a indagare e studiare per una naturale attrazione, senza dimenticare mai le mie radici e Napoli, la mia città.






lunedì 6 luglio 2015

Isabel Preysler / La perla di Manila che ha conquistato Vargas Llosa

Isabel Preysler / Vargas Llosa
1986


Isabel Preysler, la perla di Manila
che ha conquistato Vargas Llosa

Il premio Nobel lascia la compagna di una vita per l’ex moglie di Julio Iglesias. E la storia conquista le copertine dei settimanali di gossip

di Elisabetta Rosaspina

6 luglio 2015



Il tempo di festeggiare le nozze d’oro con Patricia, e via in luna di miele con Isabel: il 79 enne Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura nel 2010, ha lasciato la moglie dopo 50 anni; e, il mondo ispanico, a bocca aperta. Dall’olimpo delle lettere e dai manifesti elettorali delle presidenziali peruviane del 1990, lo scrittore è passato alla copertina patinata di Hola!, informatissimo settimanale spagnolo di pettegolezzi che ha spiattellato a puntate la ghiotta notizia del suo amore crepuscolare con l’affasciante «Perla di Manila», Isabel Preysler, 64 anni, origini filippine, ex moglie di Julio Iglesias. Meglio identificabile dalle nuove generazioni come la mamma di Enrique Iglesias.




Anche i premi Nobel, insomma, talvolta perdono la testa e si ritrovano nel bel mezzo di una commedia sentimentale, decisamente più a disagio che nelle loro austere biblioteche o in un’aula accademica. Tallonato dai fotografi, Vargas Llosa ha tenuto botta per alcune settimane: a un party londinese sponsorizzato da Porcelanosa, l’azienda di ceramiche di cui è storica testimonial Isabel, ospite per l’occasione del principe Carlo, la coppia non è passata inosservata. Lui, impettito nel suo smoking ed estasiato come un ragazzino, accanto a lei, già più disinvolta e impassibile. 
Ma quando sono stati di nuovo intercettati a Madrid, pochi giorni dopo, al termine di un pranzetto a due, e poi sorpresi, mano nella mano, durante una romantica scappata a Lisbona, anche per il fantasioso autore di «Pantaleon e le visitatrici» è diventato difficile accampare scuse. E ha finalmente ammesso che, ebbene sì tra loro c’è una relazione e «va a gonfie vele». 

Poco pratico, forse, di come funzioni la macchina del gossip, Vargas Llosa probabilmente non si aspettava che i cronisti si scatenassero a caccia della legittima consorte, ormai evidentemente ex, dei figli dell’uno e dell’altra e di altri parenti di secondo e terzo grado per avere il maggior numero possibile di dettagli sulla nuova, clamorosa love story. 
C’è da dire che, in Spagna, è forse più famosa Isabel Preysler di Mario Vargas Llosa, almeno sotto i caschi dei parrucchieri, dove le riviste a disposizione aggiornano settimanalmente la biografia di colei che mollò nel 1979 l’infedele Julio Iglesias, sorda alle sue promesse di ravvedimento e ai suoi struggenti «se mi lasci non vale», per sposare il marchese di Griñón, Carlos Falcó; e, dopo il divorzio, Miguel Boyer, già ministro dell’Economia nel governo di Felipe Gonzalez. Vedova da nove mesi, Isabel Preysler ha ripreso la vita di società soltanto qualche settimana prima che i giornali fiutassero il nuovo, ghiotto affaire. 
«Ci siamo conosciuti a Saint Louis, nel Missouri, nel 1986 - ha ricordato Isabel - quando, in occasione di una serie di conferenze che lui teneva all’Università George Washington, lo intervistai proprio per la rivista Hola!». Che non ha faticato a ritrovare nel suo archivio foto e testo di quell’incontro galeotto, sì, ma a scoppio ritardato. Le due coppie, Mario e Patricia Vargas Llosa, e Isabel e Miguel Boyer, avevano infatti continuato a frequentarsi amichevolmente in questi trent’anni, senza segnali di variazioni nei reciproci sentimenti. 
Che cosa sia accaduto recentemente se lo chiede di sicuro anche Patricia Vargas Llosa che, il 30 maggio scorso, ha ricevuto le felicitazioni del parentado per le nozze d’oro con Mario, durante una festa in famiglia fotografata e divulgata via twitter dall’ignara nuora della coppia.

CORRIERE DELLA SERA