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sabato 25 aprile 2026

L'arte di Michelangelo Pistoletto

 



Michelangelo Pistoletto, La formula della Creazione - Terzo Paradiso, Giardini della Reggia di Monza, Italia. Ph Marco Beck Peccoz
Michelangelo Pistoletto, La formula della Creazione - Terzo Paradiso, Giardini della Reggia di Monza, Italia. Ph Marco Beck Peccoz


L'arte di Michelangelo Pistoletto

La contemporaneità della storia alla "UR-RA, Unity of religions, Responsibility of Art" di Monza

19 FEBBRAIO 2026, 

Entrare oggi alla Reggia di Monza significa confrontarsi non solo con un luogo carico di storia e stratificazioni simboliche, ma con una domanda urgente che attraversa il nostro tempo: quale responsabilità può ancora assumere l’arte di fronte alle fratture del mondo contemporaneo? 

giovedì 14 agosto 2025

Artemisia tra storia e leggenda / La forza e la lotta di una pittrice singolare

 

"Giuditta che decapita Oloferne", olio su tela, 1620 circa, Artemisia Gentileschi, Galleria degli Uffizi di Firenze, Italia
"Giuditta che decapita Oloferne", olio su tela, 1620 circa, Artemisia Gentileschi, Galleria degli Uffizi di Firenze, Italia


Artemisia tra storia e leggenda

La forza e la lotta di una pittrice singolare

15 APRILE 2025, 

La figura di Artemisia Gentileschi è diventata popolare in Italia anche grazie al film francese del 1997 (molto fedele alla sua biografia) a lei dedicato, Artemisia. Passione estrema di Agnès Merlet dove una giovanissima Valentina Cervi interpreta la geniale artista. Il sottotitolo del film identifica alla perfezione la caratteristica principale della pittrice: una passione estrema, infinita per la pittura, ma anche per il suo modo di affrontare la vita. Come spesso accade per i grandi artisti, anche la vita di Artemisia è offuscata da tante lacunosità, da dubbi, incertezze ed ipotesi. 

mercoledì 13 agosto 2025

L'iconografia unica di Georgia O'Keeffe


Georgia O'Keeffe con cappello nero, contro lo stipite di una porta di legno - fotografia di Alfred Stieglitz, Metropolitan Museum of Art, New York, Usa
Georgia O'Keeffe con cappello nero, contro lo stipite di una porta di legno - fotografia di Alfred Stieglitz, Metropolitan Museum of Art, New York, Usa

L'iconografia unica di Georgia O'Keeffe

Fiori, deserti e teschi. Artista e musa: il percorso di un’artista che ha ridefinito il modernismo americano e sfidato le convenzioni di genere

10 LUGLIO 2025, 

Georgia O'Keeffe, pittrice statunitense di straordinaria originalità, è considerata una delle figure più emblematiche dell'arte moderna americana. La sua produzione artistica, caratterizzata da una sensibilità unica e da una visione audace, ha sfidato le convenzioni e aperto nuove strade all'espressione creativa. 

domenica 10 agosto 2025

Fango, acqua, arte / La Romagna e la prestigiosa capacità di sognare attraverso le opere di quattro artisti

 


Ercole Drei, Talia, 1955 circa, marmo, Courtesy Galleria Baroni, (credits Sergio Golia)
Ercole Drei, Talia, 1955 circa, marmo, Courtesy Galleria Baroni, (credits Sergio Golia)


Fango, acqua, arte

La Romagna e la prestigiosa capacità di sognare attraverso le opere di quattro artisti

27 GENNAIO 2024, 

Fango, acqua, arte sono tre parole cardine, fondanti la romagnolità, sono parole estremamente evocative, nel bene e nel male, della storia di una terra e delle persone che la abitano, nonché della creatività come espressione di questo connubio di elementi, creatività che caratterizza il popolo che la abita e che si invera nelle sue produzioni. 

martedì 17 settembre 2024

La Femme Industrielle Un Secolo di Donne nell’arte e nella tecnica a Torino




Regina di Maggio, 1900 Art Print by Margaret Macdonald Mackintosh


La Femme Industrielle

Un Secolo di Donne nell’arte e nella tecnica a Torino

10 FEBBRAIO 2024, 


L'Art Nouveau è stato un movimento artistico che ha fiorito alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo in Europa, noto per il suo stile ornamentale, organico e spesso ispirato alla natura. Sebbene il movimento sia stato in gran parte dominato da artisti uomini, ci sono state alcune donne notevoli che hanno lasciato un'impronta indelebile, alcune nate e cresciute nella città italiana industriale per eccellenza, Torino città molto legata al suo territorio regionale, in cui si inseriscono valenze turistiche di fama mondiale.

Nella transizione verso la prima società industriale alla fine del XIX secolo, la posizione delle donne è stata caratterizzata da un intricato intreccio di cambiamenti e sfide. Questa fase di sviluppo economico e sociale, guidata dall'industrializzazione, ha portato a una serie di trasformazioni significative nella vita delle donne, spesso accompagnate da restrizioni e disuguaglianze.

Una delle trasformazioni più evidenti è stata l'espansione delle opportunità di lavoro per le donne nelle fabbriche e nelle industrie emergenti. Le donne sono diventate un elemento fondamentale della forza lavoro, specialmente nelle industrie tessili, contribuendo in modo sostanziale alla crescita economica. La donna industriosa. La donna industriale.

Tuttavia, queste opportunità di lavoro spesso presentavano condizioni difficili e insalubri, con retribuzioni inferiori rispetto ai loro colleghi. Ciò ha contribuito a perpetuare una disuguaglianza salariale di genere che persisteva in molte sfere dell'occupazione. Parallelamente a queste sfide economiche, le donne affrontavano limitazioni significative nei loro diritti civili e politici. Erano spesso escluse dalla partecipazione politica e dalla possibilità di voto, privandole così di una voce nelle decisioni che influenzavano le loro vite. Le leggi matrimoniali dell'epoca conferivano ai mariti il controllo legale sui loro matrimoni, compresa la custodia dei figli. Questo rifletteva un'ideologia dominante che relegava le donne principalmente al ruolo tradizionale di mogli e madri.

Tuttavia, nonostante queste sfide, il XIX secolo ha assistito alla nascita di movimenti per i diritti delle donne in molte parti del mondo. Donne coraggiose si sono organizzate per cercare di ottenere migliori condizioni di lavoro, diritti politici e miglioramenti nella loro vita domestica. Questo periodo ha segnato l'inizio di un'importante lotta per i diritti delle donne, con l'obiettivo di gettare le basi per un cambiamento significativo nelle condizioni delle donne nella società.

Il movimento Arts and Crafts scozzese, un ramo del più ampio movimento Arts and Crafts europeo, ha avuto un impatto significativo sulla produzione artistica e artigianale della Scozia alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo. Questo movimento promuoveva la rinascita dell'artigianato tradizionale e la creazione di oggetti d'arte di alta qualità. Tra le figure di spicco di questo movimento, ricordo Margaret Macdonald Mackintosh (1864-1933), designer artista, che è stata una figura chiave insieme a suo marito, Charles Rennie Mackintosh, anch'egli un rinomato architetto e designer. Insieme, hanno creato alcune delle opere più iconiche dell'Art Nouveau scozzese. L’eco di questo movimento arrivava attraverso le riviste internazionali in casa degli artisti piemontesi.

Il lavoro di Margaret Macdonald Mackintosh era caratterizzato da un approccio delicato e simbolico all'arte e al design. Le sue creazioni spaziavano dalla progettazione di mobili e lampade all'arte tessile e alla lavorazione dei metalli. Ciò che ha reso il suo lavoro distintivo è stata l'incorporazione di elementi simbolici e naturali nelle sue opere, spesso ispirati alla natura, ai miti e alla spiritualità. Le sue influenze artistiche erano ampie e variate, comprendendo l'Art Nouveau europeo, l'Estetismo e persino l'arte giapponese, che era diventata di grande ispirazione per molti artisti dell'epoca. Margaret Macdonald Mackintosh era nota per la sua capacità di creare opere che combinavano l'aspetto funzionale dell'arte e dell'artigianato con una profonda espressione artistica.

Il movimento Arts and Crafts non è stato solo un'importante corrente artistica ed estetica ma ha anche avuto un aspetto di lotta civile e sociale, partendo dall’ambiente domestico, che il lavoro e l’arte emancipano a luogo pubblico. Questo aspetto era spesso sottolineato dalle donne che, all'interno del movimento, cercavano di trasformare l'artigianato e l'arte applicata in uno strumento di espressione delle proprie idee politiche e sociali.

Il ricamo, e molti altri mestieri tessili, sono stati un mezzo attraverso il quale le donne potevano esprimere le loro opinioni e partecipare attivamente alla lotta civile dell'epoca restando a casa. Molti gruppi di donne, attraverso le reti professionali si supportavano a vicenda, si influenzavano. Il lavoro domestico, pur godendo di scarsa considerazione sociale, era vitale per l’economia familiare, ed era spesso legato a saperi artigianali che si tramandavano di generazione in generazione.

All'inizio del XX secolo, sia la Scozia che il Piemonte stavano vivendo profondi cambiamenti sociali ed economici legati all'industrializzazione. In Scozia, l'industrializzazione aveva portato a una crescita delle città e a una maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro, specialmente nell'industria tessile. Questo cambiamento aveva contribuito a una maggiore consapevolezza delle questioni di genere e all'organizzazione di movimenti femminili per i diritti delle lavoratrici.

Nel Piemonte, l'industrializzazione stava trasformando l'economia, con la crescita delle industrie tessili e manifatturiere. Questo periodo ha coinciso con l'Esposizione Internazionale di arte decorativa moderna del 1902, tenutasi a Torino, che ha avuto un impatto significativo sulla diffusione del Liberty e delle arti applicate in Italia ma soprattutto di inserire Torino nel discorso artistico europeo. La crescita economica e la nuova classe borghese avevano bisogno di una nuova estetica. Il Liberty offriva alle donne artiste e artigiane l'opportunità di esprimere la propria creatività attraverso il design, la moda e le arti decorative. Ecco alcuni esempi:

Maria Calvi Rigotti (1874-1938) è stata una pittrice attiva tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo a Torino. Maria si diploma in fisica e matematica nel 1896 a Valenza (AL) ma attratta dal disegno entra all’Accademia Albertina di Torino dove incontra Annibale Rigotti. Si sposano nel 1900. Insieme, a casa loro, tra progetti e ricami, creano un salotto di discussione e riflessione sull’arte e l’architettura a cui partecipano Casorati, Fontana e il giovane Sartoris. Maria si dedica principalmente a ricami, ispirata da Ruskin e da Margaret Macdonald, crea cuscini e ornamenti da tavola dalle geometrie particolari, floreali molto stilizzate e con accento orientale, caratterizzanti il Liberty di Torino e di Annibale di quegli anni. Partecipa alle Esposizioni di Torino, Milano e, alle primi Biennali di Arti Decorative di Monza dal 1925 al 1933.

Nel contesto piemontese molte donne intraprendenti crearono arte in fabbrica, nell’era industriale la donna si industriava in maniera artistica. La femme industrielle. La Lenci è stata una celebre azienda italiana di produzione di bambole e prodotti tessili, fondata a Torino nel 1912 da Elena Scavini. Le bambole Lenci sono diventate iconiche per il loro design innovativo e l'uso di tessuti di alta qualità. Le bambole Lenci erano spesso vestite con abiti Liberty, incorporando elementi decorativi tipici di questo stile. La Lenci ha contribuito in modo significativo alla diffusione dell'estetica Liberty in Italia e all'estero attraverso le sue creazioni, diffondendo i prodotti tessili piemontesi in tutta Europa.

Le Esposizioni Internazionali di Arte moderna e poi di Arti Decorative svolsero un ruolo fondamentale nella promozione dell'arte applicata e nella divulgazione di innovazioni tecniche in Europa e in tutto il nord Italia durante il periodo del Liberty: erano celebrazioni dell'arte, della tecnica, vetrine del design e della cultura internazionale, salotti per incontri e conoscenze, erano illuminate in modo grandioso e hanno contribuito a definire e diffondere il carattere arte&artigianato dell’epoca, dove anche le donne vincevano premi e prendevano lavori importanti.

Ecco alcune importanti esposizioni dell’epoca: Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna del 1902 a Torino: Questa esposizione ebbe luogo a Torino e fu una delle prime a evidenziare il Liberty italiano. L'evento era incentrato sulla promozione delle arti decorative e applicate, con particolare enfasi sul design industriale. L'Esposizione del 1902 a Torino ospitò numerose opere e progetti di artisti e designer scozzesi, austriaci, inglesi, francesi tutti esponenti dell’Art Noveau. Questa esposizione ha contribuito a definire lo stile e a consolidare l'importanza del design e delle arti decorative in Italia.

Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Monza 1923-1925 (poi Biennale di Monza): Questa esposizione, la prima biennale di arti decorative, si tenne a Monza nel 1923. Questo evento ha messo in luce le tendenze artistiche dell'epoca, inclusa l'influenza del Liberty. La Biennale di Monza del 1925 ha contribuito a consolidare l’arte decorativa come forma di espressione tra l’arte e l’artigianato, in tutte le sue tipologie, come uno delle principali fonti di stile, mettendo in mostra opere d'arte, design e creazioni decorative di alto livello.

Fino a Gennaio 2024 si può visitare la mostra a Palazzo Sforzesco dedicata ai 100 della Biennale di Monza, che fu dopo il 1933 portata a Milano e divenne la Triennale d’Arte di Milano. Il 19 maggio 1923 inaugurava alla Villa Reale di Monza la prima Mostra Biennale Internazionale delle Arti Decorative, un'esposizione che ha segnato la storia delle arti applicate e del design a Milano e in Italia. A questa seguirono altre due esposizioni a cadenza biennale, nel 1925 e nel 1927, poi a partire dal 1930 la cadenza divenne triennale e a partire dal 1933, con la V Triennale, la mostra venne spostata a Milano, nel Palazzo dell'Arte appositamente costruito dall'architetto Giovanni Muzio, che è tutt'oggi sede della Triennale di Milano.

Sempre a Torino, Carol Rama, una delle artiste italiane più riconosciute a livello internazionale, incomincia negli anni trenta a dipingere da autodidatta soggetti dalla fisionomia semplificata. Esegue acquerelli nei quali donne nude, talvolta coi corpi amputati degli arti e su letti di contenzione o sedie a rotelle, esprimono un esplicito erotismo. Animali, protesi ortopediche, dentiere, scarpe, parti anatomiche (falli, braccia, piedi, lingue) animano questi dipinti sfrontati, tanto anacronistici per l'epoca da risultare inaccettabili (la sua prima personale nel 1945 fu bloccata, le opere sequestrate).

Nei primi anni Settanta Carol Rama, legata alla galleria La Bussola di Torino, inizia ad utilizzare camere d'aria di biciclette, di moto e di automobili ritagliate ed applicate sulla tela creando un particolare personalissimo cromatismo. Il quadro 'La guerra e' astratta' (1971) gomme e fili di rame su tela, e' un valido esempio di questa fase con il forte contrasto cromatico delle gomme nere ed arancio impreziosito da ciuffi di fili di rame. Le gomme, come amava chiamarle lei, accumulate una sull'altra o anche da sole, spesso usurate riparate rattoppate, creano una superficie viva, pittorica, con un effetto visivo e tattile simile alla pelle umana.

Oggi, le artiste industriose continuano a giocare un ruolo significativo nell'arte e nell’arte applicata italiana, riflettendo le sfide e le opportunità dei tempi moderni. Il Museo Internazionale delle Donne Artiste (MIDA) a Ceresole d’Alba, nel Piemonte, è un primo esempio importante, un modo per diffondere e far conoscere artiste già rinomate, a cui dovrebbero seguire molti altri eventi di scoperta e valorizzazione degli artisti e artigiani sparsi nel territorio. Questo museo presenta una collezione permanente di opere di artiste di diverse epoche e discipline, dimostrando il contributo unico dell'universo femminile nell'ambito delle arti. Sempre in questa Torino dal passato industriale, negli anni 90 emerge una figura che usa diverse tecniche per esprimere un pensiero-sensazione “marginale”:

Con la coda dell'occhio (1993-1994) Con la coda dell’occhio è un progetto sul margine della città – ho fotografato gli scarti, soprattutto i bordi, le zone periferiche e non interessanti, talvolta proprio nel centro della città. La periferia osservata dall’altezza dell’occhio del bambino. È un lavoro sulla percezione: la percezione disattenta, non intenzionale, senza direzione, non razionale.

Marina Ballo Charmet è un’artista nata il 26 giugno 1962 a Torino. Il suo lavoro spazia tra diverse discipline artistiche ed è caratterizzato da una profonda riflessione sulla relazione tra il corpo, lo spazio e il tempo. Il lavoro di Marina Ballo Charmet è noto per l'esplorazione di tematiche complesse e profonde, spesso attraverso l'uso di diverse tecniche artistiche. Alcuni dei temi centrali del suo lavoro includono la dimensione temporale, la fugacità, la vulnerabilità del corpo umano e la relazione tra l'individuo e il suo ambiente.

Uno dei suoi progetti più conosciuti è "Corpo e Spazio", in cui utilizza il corpo umano come elemento centrale delle sue opere. Attraverso la fotografia, la scultura e altre forme d'arte, esplora come il corpo interagisce con lo spazio circostante e come questo rapporto possa cambiare nel corso del tempo. Questo progetto riflette il suo interesse per il concetto di tempo e la sua influenza sulle esperienze umane.

Alcuni dei materiali che utilizza nelle sue opere includono vetro, specchi, e altri elementi trasparenti, che contribuiscono a creare un senso di fragilità e trasformazione nelle opere stesse.

In conclusione, la storia delle donne nell'arte e nella tecnica, della donna industriosa, industriale è una narrazione di resilienza e sfida alle norme sociali di ogni tempo. Attraverso le epoche e gli stili, le donne industriali hanno contribuito in modo significativo all'evoluzione dell'arte e della tecnica, spesso lottando per ottenere il riconoscimento che meritavano. Oggi, le artiste contemporanee e le artigiane continuano questa tradizione, esplorando nuovi territori e contribuendo in modo significativo al panorama artistico e tecnologico internazionale.


Ricamo di Maria Calvi, ispirato ai lavori di Margaret Macdonald, Archivio Architetti Rigotti
Margaret MacDonald Mackintosh, I tre profumi, 1912
Ricamo di Maria Calvi, ispirato ai lavori di Margaret Macdonald, Archivio Architetti Rigotti
Margaret MacDonald Mackintosh, 900 circa
Ricamo di Maria Calvi, ispirato ai lavori di Margaret Macdonald, Archivio Architetti Rigotti
Margaret MacDonald Mackintosh, 900 circa
  1. Ricamo di Maria Calvi, ispirato ai lavori di Margaret Macdonald, Archivio Architetti Rigotti
  2. Margaret MacDonald Mackintosh, I tre profumi, 1912
  3. Ricamo di Maria Calvi, ispirato ai lavori di Margaret Macdonald, Archivio Architetti Rigotti
  1. Margaret MacDonald Mackintosh, 900 circa
  2. Ricamo di Maria Calvi, ispirato ai lavori di Margaret Macdonald, Archivio Architetti Rigotti
  3. Margaret MacDonald Mackintosh, 900 circa




MEER





lunedì 2 settembre 2024

La fotografia come forma d’arte / Dialogo tra fotografia e pittura impressionista

 

Fotografia. Il "Photo club" di Parigi e il "Photo Secession" a New York alimentarono un dibattito contro la riduzione della fotografia a mero strumento di riproduzione della realtà ma a favore piuttosto della capacità del mezzo di esprimere i sentimenti e le doti creative del fotografo


La fotografia come forma d’arte

Dialogo tra fotografia e pittura impressionista

27 MAGGIO 2024, 

Volete che vi dica quale sarà presto la più fedele opera d’arte? La fotografia, quando sarà capace di rendere i colori, cosa che avverrà assai presto. Secondo voi sarebbe intelligente sudare mesi e mesi per raggiungere la stessa illusione di realtà che si può ottenere con una ingegnosa piccola macchina?

(Paul Gauguin, intervista per “Echo de Paris”, 1895)

Il movimento fotografico pittorialista, che si sviluppò dalla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento fino alla metà degli anni Dieci del Novecento, vide un grande numero di amateur organizzarsi in circoli come il Photo club di Parigi e Photo Secession a New York.

Si dedicarono alla pubblicazione di bollettini e riviste, organizzarono concorsi e saloni di arte fotografica, crearono un tessuto di scambi internazionali e alimentarono un dibattito contro la riduzione della fotografia a mero strumento di riproduzione della realtà ma a favore piuttosto della capacità del mezzo di esprimere i sentimenti e le doti creative del fotografo.

Nel periodo a cavallo del secolo la pratica fotografica divenne tecnicamente più semplice e accessibile e contestualmente il mercato dei suoi utenti si allargò: il Pittorialismo, valorizzando le qualità materiche e poetiche dell’immagine, la manipolazione e la sperimentazione di tecniche, pigmenti e supporti, contro l’idea di istantaneità e di meccanicità che si andava affermando, costituì una risposta a questo stato di fatto.

La preoccupazione che i pittorialisti costantemente esprimeranno nei loro scritti non è dissimile da quella che troviamo al centro della riflessione del filosofo idealista Benedetto Croce, il quale esprime il suo dubbio sulla artisticità della fotografia nell’Estetica, saggio del 1902.

Analoga posizione contro la meccanicità della fotografia aveva assunto John Ruskin negli anni Settanta dell’Ottocento, dopo un primo momento di entusiasmi per il nuovo mezzo.

Alfred Stieglitz fu una figura importante di artista e intellettuale, fondatore a New York della Galleria 291 e della prestigiosa rivista Camera Work, pubblicata dal 1903 al 1917. Attraverso le sue varie attività fece conoscere non solo la migliore fotografia pittorialista internazionale ma anche la grande pittura europea.

Passarono per la Galleria 291 da Paul Cézanne a Vincent van Gogh da Pablo Picasso a Francis Picabia, la storia affidò a Stieglitz il compito di portare a maturazione la poetica pittorialista e di promuoverne poi, attraverso il dibattito e le scelte stesse del fotografo, a metà anni Dieci, il superamento.

Per questo la figura di Stieglitz, grande innovatore si può considerare già appartenente al Novecento più che all’Ottocento. In tutta la sua opera di fotografo e organizzatore culturale ha sottolineato sempre l’appartenenza della fotografia al mondo dell’arte, una questione che si fece più evidente a cavallo del secolo ma che molti pittori assunsero spontaneamente già in tutto il secondo Ottocento, periodo che costituì un vero e proprio laboratorio di esperienze.

I pittori preraffaelliti, a cui fecero riferimento molti fotografi inglesi dell’età vittoriana fra cui Julia Margaret Cameron, utilizzarono fotografie per la realizzazione dei loro scenari. Eugène Delacroix utilizzò la fotografia nel suo lavoro, fotografò egli stesso e si adoperò per farla entrare nei Salon parigini, ritenendola una benedizione per l’arte, in quanto esercitava il pittore a osservare luci ed ombre. La prima mostra degli impressionisti rifiutati al Salon del 1874 venne ospitata nell’atelier del famoso fotografo francese Nadar.

Il metodo di lavoro degli impressionisti fu per molti aspetti fotografico; la scelta di dipingere en plain air, e non nel chiuso dello studio, l’importanza attribuita alla percezione e alla registrazione del carattere transitorio della luce e dell’ombra, l’osservazione del mutare dei colori al variare della luce, la volontà di fissare la realtà del movimento in scene istantanee, la libertà di variare il punto di vista e il taglio della scena, la predilezione per i soggetti di vita contemporanea, sono tutti modi di affrontare la realtà che erano molto simili a quelli dei fotografi.

Edgar Degas apparve particolarmente vicino alla nuova visione suggerita dalla fotografia, per la quale nutrì una vera passione: traeva alcuni soggetti, le danzatrici, da immagini fotografiche, fotografava egli stesso e così come il pittore americano Thomas Eakins studiò il movimento dei corpi, quello dei cavalli in particolare, grazie all’aiuto delle sequenze realizzate all’epoca da Eadweard Muybridge.

La fotografia aveva in sostanza rivelato a Degas e a Monet «la distanza che esiste tra percezione e realtà».1

Saranno proprio i temi fondamentali della percezione e del movimento ad entrare dentro la fotografia, mutandone la natura e proiettandola vigorosamente nel nuovo secolo, esattamente nel cuore della rivoluzione delle avanguardie artistiche.

Note

1 Krauss R., 2006, Teoria e storia della fotografia, Milano, Bruno Mondadori.


***


Alfred Stieglitz fu una figura importante di artista e intellettuale, ha sottolineato sempre l’appartenenza della fotografia al mondo dell’arte
Impressionisti. Il metodo di lavoro degli impressionisti fu per molti aspetti fotografico; la scelta di dipingere "en plain air", e non nel chiuso dello studio, l’importanza attribuita alla percezione e alla registrazione del carattere transitorio della luce e dell’ombra, l’osservazione del mutare dei colori al variare della luce...
Fotografia. A fine Ottocento la pratica fotografica divenne tecnicamente più semplice e accessibile e contestualmente il mercato dei suoi utenti si allargò
Galleria 291 a New York. Passarono per la Galleria 291 da Paul Cézanne a Vincent van Gogh da Pablo Picasso a Francis Picabia
Il "Pittorialismo", valorizzava le qualità materiche e poetiche dell’immagine, la manipolazione e la sperimentazione di tecniche, pigmenti e supporti, contro l’idea di istantaneità e di meccanicità
Pittura. Tutto il secondo Ottocento costituì un vero e proprio laboratorio di esperienze
  1. Alfred Stieglitz fu una figura importante di artista e intellettuale, ha sottolineato sempre l’appartenenza della fotografia al mondo dell’arte
  2. Impressionisti. Il metodo di lavoro degli impressionisti fu per molti aspetti fotografico; la scelta di dipingere "en plain air", e non nel chiuso dello studio, l’importanza attribuita alla percezione e alla registrazione del carattere transitorio della luce e dell’ombra, l’osservazione del mutare dei colori al variare della luce...
  3. Fotografia. A fine Ottocento la pratica fotografica divenne tecnicamente più semplice e accessibile e contestualmente il mercato dei suoi utenti si allargò
  1. Galleria 291 a New York. Passarono per la Galleria 291 da Paul Cézanne a Vincent van Gogh da Pablo Picasso a Francis Picabia
  2. Il "Pittorialismo", valorizzava le qualità materiche e poetiche dell’immagine, la manipolazione e la sperimentazione di tecniche, pigmenti e supporti, contro l’idea di istantaneità e di meccanicità 
  3. Pittura. Tutto il secondo Ottocento costituì un vero e proprio laboratorio di esperienze


MEER




lunedì 31 luglio 2023

Intervista a Barbara Berardicurti / Folgorata dalla magia dell’Africa

 

To be free


Intervista a Barbara Berardicurti

Folgorata dalla magia dell’Africa

9 GENNAIO 2016, 


Sono riuscito a conoscere l’Africa grazie a Barbara e alle sue opere. A dire il vero entrando nel suo studio, sembra di trovarsi in una di quelle abitazioni coloniali a ridosso delle zone selvagge che in alcuni film ci raccontano storie di epoche passate, ma ancora attuali; forse sono i soggetti trattati e i colori usati che sembrano ingannare l’occhio e con esso anche la mente, ma guardando i quadri di Barbara mi sembra di sentire gli odori, i suoni e le sensazioni di quei posti lontani, magari anche le voci, poche parole sussurrate con un accento che ai nostri giorni diremmo "etnico", o meglio un chiacchiericcio indefinito che sembra provenire da dietro la tela, come se nascosto vi fosse un mondo. Ci accomodiamo sul divano, una limonata in una brocca rende tutto più reale, e le parole iniziano a volare, io inizio a scrivere sulla mia agendina…


Lo studio di Barbara
Ciao Barbara, ho visto le tue opere, raccontami chi sei, da dove arrivi?

Mi chiamo Barbara Berardicurti. Nasco in un paese di montagna in Abruzzo. A 6 anni mi trasferisco a Roma con la mia famiglia e tutt’oggi vivo in questa splendida, ma caotica città. Ho viaggiato moltissimo in tutto il mondo, Ripetutamente in Africa, e ho sviluppato nei confronti di questa terra un rapporto molto particolare.

Vedo che hai fatto cose interessanti, raccontami dell’altro, sono molto curioso...

Ho studiato molto le correnti artistiche che si sono avvicendate soprattutto in Europa. Con particolare riguardo alla mia terra nativa: l’Italia, culla di artisti di grande pregio e spessore. Ho fondato insieme ad altri pittori contemporanei varie associazioni culturali e ho esposto in varie parti d’Italia, ma soprattutto a Roma, nelle piazze del centro storico. Ho gestito per 4 anni, sempre con amici artisti, una galleria d’arte in Via Giulia, strada storica di Roma. Nel 2014 ho partecipato alle fiere di Padova e Genova.

Belle esperienze, ma come ti sei avvicinata all’arte?

L’arte mi ha accompagnato da quando ero piccola. Il mio primo quadro ad olio l’ho fatto a 14 anni e rappresenta l’ambiente contadino dell’Abruzzo. Posso dire che l’arte è nata con me e mi ha accompagnato fino ad oggi in un percorso disseminato di colore. Nata come autodidatta, ho maturato poi l’esigenza di affinare alcune tecniche e ho frequentato per 4 anni un atelier di pittura gestito dal maestro Giovanni Crisostomo. Mi sono quindi avvicinata ancor di più a questo mondo studiando il nudo e disegno dal vero. Successivamente ho frequentato l’Istituto Europeo di Design e ho conseguito il diploma di illustratrice, imparando a utilizzare tutte le tecniche, aerografo, acrilico, acquerello, tempera a gouache e sperimentando vari materiali.

Dimmi a cosa ti ispiri quando fai arte?

Come ho già detto, ho viaggiato molto e sono stata folgorata dalla magia dell’Africa, fonte di grande ispirazione anche per i miei dipinti. Ogni artista penso porti con sé, come background, tutto ciò che è stato fatto nel passato, e penso che ognuno di noi quando si esprime con il colore o con il segno o con la materia, realizzi opere che contengono il proprio vissuto, la propria conoscenza sia dell’arte che della letteratura, con un quid in più che viene dalla nostra creatività, dalla tecnologia, dal mondo in continua evoluzione.

Cosa senti quando fai arte?

Sento il pennello che scorre alla ricerca di qualcosa di più che a volte arriva e a volte no. Sento il colore e la materia che prendono forma e sto bene, ma poi quasi subito sono insoddisfatta e penso che si può fare di più.

Ti definisci legata a qualche corrente artistica, a qualche stile contemporaneo, o ad altro?

Come già ho detto, io penso che con il passato di grandi artisti che abbiamo avuto, soprattutto in Italia, il legame ci sia, anche se non palese, e si esprime senza volerlo con le conoscenze che abbiamo ormai impresse nel dna.

Perché sei un’artista?

Essere artista per me è un concetto, e come tale, è di difficile percezione. Cerco di essere soprattutto me stessa e metto molto del mio essere nelle opere che faccio, ma c’è ancora molto da imparare.

Quali sono le tue migliori opere?

Il mercato del lunedì a Djenne
Il custode della biblioteca a Nouakchott
To be free

Parlaci di queste tue creazioni...

Il mercato del Lunedì a Djennè
È un quadro grande 1 metro x 2. Rappresenta il mio amore per il colore, l’odore, il sudore, che emana la terra nella quale ci sono le nostre radici, magia, colore, calore. Esplosione di sensazioni irripetibili, che ho cercato di trasferire nel dipinto.
Il custode della Biblioteca
Polvere, lume di candela, un uomo vestito di niente, che tutti i giorni si reca in questa splendida, apparentemente povera, ma ricca biblioteca dove sono custoditi libri antichi e pieni di polvere che emanano odori di una cultura passata e diversa. La polvere del deserto che si insinua negli angoli della biblioteca lasciando che il tempo logori quelle pagine antiche ricche di cultura che resta e resiste alle difficoltà oggettive del luogo e che si tramanda di padre in figlio. Il perpetuarsi della vita attraverso la cultura del libro.
To be free
La situazione delle donne in alcune parti dell’Africa è ancora oggi tragica. I tempi tecnologici e moderni mi hanno indicato un altro modo di esprimere il mio amore anche attraverso la denuncia. Una ragazza divisa in due che con speranza cerca di gridare la sua voglia di vivere.

La tecnica, i colori, le scelte dei soggetti?

Uso soprattutto olio, i colori sono i colori caldi che da sempre formano la mia tavolozza. I soggetti vengono dai miei viaggi e dalle mie letture.

Dove vorresti arrivare, come vedi il tuo futuro?

Il futuro è al massimo domani. E domani arriva presto. Così ho aggiunto un piccolo tassello in più al puzzle della vita.

Cosa ti piace di te, da artista?

La mia lealtà, autocritica, creatività, curiosità e voglia di imparare.

Cosa non ti piace di te, da artista?

Qualche volta voglio avere ragione a tutti i costi, sono intransigente e rompiscatole, e qualche volta troppo rigida.

Che reazioni ha avuto il pubblico fino ad ora?

Ogni artista ha il suo pubblico che apprezza ciò che fa e che esprime. Quindi se parliamo di questo pubblico sicuramente reazioni positive. Poi c’è una parte di pubblico al quale non piacciono in particolare i soggetti dei miei quadri e questo pubblico anche se può apprezzare la tecnica non apprezza il genere.

Quale è stato il riconoscimento più gratificante?

Tanti anni fa ho partecipato a un concorso dove non conoscevo nessuno, né artisti, né giuria. Sono arrivata quarta su un totale di 100 artisti. Mi ha fatto molto piacere.

Ti ringrazio, sei stata molto disponibile, è stato un piacere conoscerti e conoscere il tuo mondo, la tua arte.


Giuseppe Del Buono

Giuseppe vive tra Londra, Barcellona e Napoli, cura ed organizza eventi artistici e collettive per artisti emergenti, lavorando sempre molto e con passione e collaborando con altri professionisti curatori d'arte e collezionisti d'arte principalmente contemporanea. Le tre città in cui vive, anche se differenti per diversi e molteplici aspetti, hanno qualcosa che le accomuna profondamente, la frenesia creativa ed operativa che si vede cosi come nel centro della City, anche nelle Ramblas de Barcelona e sul golfo di Napoli.


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