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martedì 15 ottobre 2019

Dacia Maraini / Se amando troppo


Dacia Maraini
SE AMANDO TROPPO


se amando troppo
si finisce per non amare affatto
io dico che
l'amore è una amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di inchiostro
fra ricci di vento
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte
lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me

Dacía Maraini
Se amando troppo
Poesie 1966-1998
Rizzoli, 1998




Dacia Maraini / Diluvio Dolce



Andrea Torres Balaguer

Dacia Maraini

DILUVIO DOLCE

Ho in mente un diluvio dolce
una leggera caduta di sassi
forse quell’uccello chiaccherino
che ieri mattina si è fermato sul ramo
sotto la finestra
con le mie scarpe da suora
su per salite ventose
io ti chiedo solo di essere te
non quegli altri che ti innamorano
tanti vestiti appesi
tanti colletti flosci
sotto il lume un uomo legge
seduto con le mani in grembo
l’insegna dei tabacchi
butta una luce quadrata
il passo cauto del gatto sull’asfalto
aspetto che torni l’uomo
che ho amato un milione di anni fa.


Dacia Maraini / Macanza di memoria


Makoto Saito

Dacia Maraini
MANCANZA DI MEMORIA

La mia mancanza di memoria è rifiuto
della storia. Perdo me stessa e non
ricordo come né quando mi sono persa.






martedì 30 aprile 2019

Dacia Maraini / I 5 libri più belli


Dacia Maraini


Dacia Maraini: i 5 libri più belli

Oggi parliamo di Dacia Maraini, grande scrittrice apprezzata sia in Italia che all'estero, conosciuta per le sue opere di prosa ma anche di poesia, saggistica e drammaturgia, nelle quali affronta, in particolare, temi sociali legati all’infanzia e alla vita delle donne.Nata a Fiesole nel 1936, all'età di due anni la piccola Dacia, insieme ai genitori, lascia l'Italia fascista alla volta del Giappone. L'8 settembre 1943, la famiglia, che si rifiuta di riconoscere la Repubblica di Salò, viene reclusa in un campo di concentramento a Tokyo. Questa dura esperienza segnerà molto la giovanissima Maraini e verrà rievocata, molti anni dopo, in diverse sue poesie.Al termine della guerra, la Maraini rientra in Italia con i familiari per stabilirsi dapprima a Bagheria, in Sicilia, presso i nonni materni (e proprio i giorni di Bagheria saranno ricordati nell'omonimo memoir, uno dei molti capolavori di questa autrice). Successivamente vive a Roma, dove dall’inizio degli anni Sessanta comincia a dedicarsi alla narrativa e incontra Alberto Moravia, romanziere già affermato che sarà il suo compagno fino al 1983.Il romanzo d'esordio di Dacia Maraini è La vacanza, pubblicato nel 1962: si tratta del primo di una lunga serie di successi. Sempre negli anni Sessanta la Maraini sviluppa un forte interesse anche per la drammaturgia che la porterà nel 1973 a fondare il Teatro della Maddalena, tutto al femminile, e a comporre più di trenta opere teatrali, tra cui una celebre Maria Stuarda.La Maraini vince il Premio Campiello nel 1990 con La lunga vita di Marianna Ucrìa e il Premio Strega nel ’99 con una bella raccolta di racconti, Buio. Dal 2014 è candidata al Nobel per la Letteratura.
Per farti conoscere meglio le sue opere ti proponiamo quelli che secondo noi sono i 5 libri più belli di Dacia Maraini: questi 5 libri davveronon possono mancare nella tua biblioteca.

1) La lunga vita di Marianna Ucrìa  

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11 €9.35 €
Il libro ci porta nel Settecento, a Palermo. Marianna, ragazza sordomuta del nobile casato degli Ucrìa, è costretta, ancora tredicenne, ad andare in sposa a uno zio. Ma la sua vita silenziosa sarà appunto lunga e densa di avvenimenti ed emozioni. In questo romanzo Dacia Maraini ci regala, oltre alla sua scrittura magnifica, una profonda riflessione sulla condizione delle donne e su quella umana in generale. Da leggere tutto d'un fiato.

2) Bagheria  

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10 €7.5 €
Se ancora non lo conosci devi assolutamente rimediare: Bagheria è l’incantevole racconto degli anni dell’infanzia vissuti dalla Maraini nella villa Valguarnera, presso i nonni materni, in Sicilia. Dopo i due anni di prigionia in Giappone, Dacia arriva con la famiglia a Bagheria, cittadina nei pressi di Palermo dove scoprirà le sue origini. Attraverso i ricordi di bambina, la scrittrice racconta i colori, i sapori, gli odori di questa terra. Ma anche la crudeltà della mafia e le ingiustizie che ricadono - la gran parte delle volte - sulle donne.

3) Chiara di Assisi  

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11 €9.35 €
Cerchi qualcosa di anticonformista? Non perdere questo libro, una storia di libertà, la libertà di scegliere e di non possedere: la storia di Chiara di Assisi, la santa che in un’epoca in cui le donne non avevano la facoltà di prendere decisioni autonome, disobbedisce. Colpita dal gesto di Francesco di spogliarsi davanti al vescovo, Chiara si ribella al suo destino già scritto di matrimonio e di ricchezza, e decide di seguire con coraggio la chiamata alla povertà e al silenzio.

4) La grande festa  

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16 €8 €
Se sei alla ricerca di un romanzo dai toni più intimi e riflessivi, questo è fatto apposta per te. Tra i libri più belli di Dacia MarainiLa grande festa raccoglie i ricordi dell’autrice, che attraverso la magia della scrittura ridà vita alle persone che le hanno segnato l’esistenza: il compagno Alberto Moravia, la sorella Yuki, il padre Fosco e molti altri tornano in pagine sincere e gonfie di sentimento. Come in Bagheria ti troverai di fronte ad un ritratto autobiografico, a tratti onirico, il cui scopo è quello di festeggiare le persone amate attraverso parole che sanno rievocare e al tempo stesso consolare.

5) Il treno dell'ultima notte  

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11 €9.35 €
L'ultimo libro che vogliamo consigliarti è un romanzo a carattere storico. Amara è una donna coraggiosa, spinta da un forte passione per la ricerca della verità. Aspirante giornalista, vuole trovare Emanuele, l’amico di infanzia disperso ad Auschwitz. Amara lo cerca tra archivi e documenti di biblioteche. Siamo nel 1956 e attraverso un viaggio nell’Europa dell’Est che si intreccerà con la rivolta ungherese, l’autrice ciracconta l’olocausto e la guerra visti dagli occhi di uno straordinario personaggio femminile.

L'ultimo libro di Dacia Maraini: Tre donne  

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18 €15.3 €
L'ultimo libro di Dacia Maraini è Tre donne, che illumina i percorsi nascosti e gli equilibri impossibili del desiderio, li fotografa con un taglio inedito che ne coglie le delicate sfumature in tutte le età della vita. Ogni donna è una voce, uno sguardo, una sensibilità unica e irripetibile. Lo sono anche Gesuina, Maria e Lori, una nonna, una madre e una figlia forzate dalle circostanze a convivere in una casa stregata dall'assenza prolungata di un uomo...



lunedì 22 aprile 2019

Chiara di Assisi / Elogio della disobbedienza



Dacia Maraini

Chiara di Assisi

Elogio della disobbedienza


È la storia di un incontro, questo libro intimo e provocatorio: tra una grande scrittrice che ha fatto della parola il proprio strumento per raccontare la realtà e una donna intelligente e volitiva a cui la parola è stata negata. Non potrebbero essere più diverse, Dacia Maraini e Chiara di Assisi, la santa che nella grande Storia scritta dagli uomini ha sempre vissuto all'ombra di Francesco. Eppure sono indissolubilmente legate dal bisogno di esprimere sempre la propria voce. Chiara ha dodici anni appena quando vede "il matto" di Assisi spogliarsi davanti al vescovo e alla città. È bella, nobile e destinata a un ottimo matrimonio, ma quel giorno la sua vita si accende del fuoco della chiamata: seguirà lo scandaloso trentenne dalle orecchie a sventola e si ritirerà dal mondo per abbracciare, nella solitudine di un'esistenza quasi carceraria, la povertà e la libertà di non possedere. Sta tutta qui la disobbedienza di Chiara, in questo strappo creativo alle convenzioni di un'epoca declinata al maschile. Perché, ieri come oggi, avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa, anche attraverso un silenzio nutrito di idee. In questo racconto, che a volte si fa scontro appassionato, segnato da sogni e continue domande, Dacia Maraini traccia per noi il ritratto vivido di una Chiara che prima è donna, poi santa dal corpo tormentato ma felice: una creatura che ha saputo dare vita a un linguaggio rivoluzionario e superare le regole del suo tempo...

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sabato 20 aprile 2019

Intervista a Dacia Maraini / L'arte come fondamento della vita



Dacia Maraini
Giuseppe Moretti

INTERVISTA A DACIA MARAINI

L’ARTE COME FONDAMENTO DELLA VITA


10 dic 2016

Nata da una famiglia di scrittori, Dacia Maraini è destinata a seguire la medesima strada. Circondata da libri, la sua voglia di leggere e scrivere è cresciuta naturalmente: una nonna inglese, gran viaggiatrice, scriveva di viaggi; un padre, autore di libri sull’Estremo Oriente, scriveva sempre in sua presenza. Un’infanzia travagliata, contrassegnata dalla guerra, dai campi di concentramento giapponesi, dove la povertà e la fame sono alla base del vissuto quotidiano. La famiglia, una volta tornata dal Giappone si stabilisce in Sicilia, dove Dacia conosce per la prima volta la Mafia, sulle quali esprimerà le proprie impressioni e ricordi nel libro Bagheria.
Le sue prime righe però appaiono sul giornalino della scuola Garibaldi di Palermo, dove con le due sorelle frequenta il liceo, prima di trasferirsi a Roma dal padre. Da quel momento la sua scrittura ha un  crescendo. Nella capitale, l’autrice percorre i suoi primi passi nel mondo della letteratura italiana, pubblicando il primo romanzo La vacanza dove affronta il tema della gioventù in fase adolescenziale. Negli anni successivi seguono numerosi altri romanzi, in cui vengono trattati differenti temi. È doveroso citare i più fortunati: La nave per Kobe, in cui viene rievocata la sua esperienza nei campi di concentramento giapponesi; il sopracitato Bagheria, dove per la prima volta Dacia decide, dopo anni di rinvii, di parlare della sua Sicilia; e La lunga vita di Marianna Ucrìa, romanzo che vinse il Premio Campiello e che tratta delle problematiche di una giovane nobildonna sordomuta nella Sicilia del primo Settecento.
Inizialmente collaboratrice di diverse riviste, quali ParagoneNuovi Argomenti e il Mondo, decide di fondare assieme ad altri giovani la rivista letteraria Tempo di Letteratura. I suoi interessi però sono vari, così la vediamo occuparsi anche di teatro, fondando assieme ad altri scrittori il Teatro del Porcospino, e successivamente il Teatro della Maddalena, gestito e diretto solamente da donne, all’interno della quale scriverà la maggior parte dei testi teatrali rappresentati. Il suo interesse per il mondo femminile è talmente forte che decide di occuparsi di questo tema anche nei suoi libri, inizia così la sua lotta contro il femminicidio, contro le violenze e i soprusi verso le donne. Con maestria e affetto parla di grandi donne quali Chiara d’Assisi, Marianna Ucrìa ed anche di Mme Bovary, del suo rapporto d’amore-odio con il suo creatore, Gustave Flaubert.
Nella Roma della sua generazione, c’era la straordinaria possibilità di conoscere artisti di qualsiasi genere semplicemente bevendo un caffè al bar. Le arti in questi luoghi si scambiavano informazioni e si creava una sorta di commistione tra loro. In tutto questo reciproco scambio, cosa può dire di aver acquisito che abbia contribuito a modellare i suoi lavori?
Fino agli anni 70 c’è stato un sentimento della comunità degli artisti, i quali si incontravano, come ho più volte raccontato, nei caffè e nei ristoranti per conoscersi meglio, per solidarizzare, per parlare del più e del meno, senza nessuno scopo preciso che non fosse la gioia di sentirsi parte di un mondo povero ma pieno di idee e di progetti. A me ha insegnato che fra artisti è bene solidarizzare, non farsi la guerra e soprattutto non scivolare nella competitività che sembra regnare nei nostri giorni.
Al giorno d’oggi le persone vengono valutate dalla società a seconda di quanto possiedono e dalle conoscenze che hanno. Secondo lei, si può ancora credere nel diritto alla povertà come forma di liberazione interiore ma anche dai bisogni materiali, difeso da Chiara d’Assisi? E come potrebbe essere trasposto questo principio nella ‘modernità’?
La povertà è una parola ambigua, per molti significa miseria, per altri mancanza di benessere. Più che di povertà, parlerei di sobrietà, ovvero accontentarsi di quello che serve senza cercare il sovrappiù, senza pensare che la ricchezza dia felicità e serenità. Imitare Santa Chiara è impossibile. La sua era una povertà voluta fortemente, era un sacrificio severo, al limite dell’eroismo. Come ho detto, mi fermerei alla sobrietà e alla misura.
Il rapporto che aveva Flaubert con la sua Mme Bovary l’ha colpita talmente da portarla a scrivere un libro al riguardo. Egli insegue quel suo personaggio, tanto da identificarvisi e affermare «Mme Bovary c’est moi», ma ad un certo punto si accorge di essersi troppo immedesimato e ne prende le distanze con rabbia. Le è mai capitato di identificarsi in modo pericoloso ad uno dei suoi personaggi?
Sinceramente no. Mi sono spesso identificata con i miei personaggi, ma non me ne sono mai pentita. Il fatto è che Flaubert, con tutta la sua genialità, era prigioniero di una forma di misoginia che lo portava a disprezzare il personaggio che aveva troppo amato.
Quando creò il teatro delle donne, diede la possibilità a chi non aveva voce di farsi sentire. La parte creativa del Teatro della Maddalena venne appunto assegnata principalmente a donne. Da poche settimane si è conclusa la 73esima edizione del cinema di Venezia che ha ospitato tre registe italiane. Se pensa al presente, si può dire che le donne abbiano più spazio nel mondo teatrale e cinematografico, che non comprenda necessariamente la recitazione?
Di attrici ce ne sono sempre state. Quello che mancava quando abbiamo fondato la Maddalena era la presenza di drammaturghe e di registe. Allora esisteva solo Franca Valeri che scriveva per il teatro, ma non veniva presa sul serio, la consideravano una attrice comica e basta, mentre oggi le si riconosce anche un grande talento di autrice. Noi abbiamo fatto un teatro in cui si dava spazio alle donne perché si esprimessero in prima persona come registe e come drammaturghe. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Tante registe sono nate e cresciute nel mondo del cinema e del teatro. Non so quanto abbia contribuito il teatro della Maddalena alla moltiplicazione delle donne nel mondo dello spettacolo, ma certo qualcosa ha fatto in questo senso.
Suo padre, in Giappone, per dimostrare il suo valore si tagliò un dito e lo gettò in faccia agli aguzzini, riuscendo in tal modo ad avere una prigionia meno crudele per lei e la famiglia. Quale può essere considerato il suo gesto estremo? Quel momento in cui decise di prendere in mano la sua vita e di essere ciò che voleva, superando gli orrori della sua infanzia?
Mio padre conosceva molto bene la storia e la cultura giapponese tradizionale e questo gli ha permesso di agire entrando in profondità nella mentalità dei poliziotti guardiani del campo di concentramento. Il taglio del dito, chiamato yubikiri, appartiene alla tradizione samurai e crea nel nemico una obbligazione e inoltre è un atto di coraggio che impone al nemico un certo rispetto. Non a caso i poliziotti che non avevano mai risposto alla richiesta di più cibo per le bambine (tre figlie di sette, cinque e due anni), dopo lo yubikiri ci hanno portato una capretta che faceva due o trecento grammi di latte al giorno. Quel latte ci ha salvato la vita.
Lei è nata in una famiglia di scrittori, dunque prima di tutto lettori. In un’intervista affermò che ha imparato a scrivere proprio perché aveva letto molto: come mai le due cose sono così legate? Perché c’è questo rapporto indissolubile tra le due, che porta una persona a non poter scrivere se prima non è stato lettore?
In tutte le arti è così. Non basta il talento ma ci vuole conoscenza e preparazione. Pensi alla musica: nessuno penserebbe che, dotato di una buona voce ed essendo intonato, potrebbe andare a cantare l’Aida sul palcoscenico. Con la letteratura nasce l’equivoco di chi pensa: io parlo e quindi scrivo. Senza capire che come nelle altre arti, fra il parlare e lo scrivere c’è una grande differenza. Il talento è un fatto naturale, l’arte, come dice la parola stessa, è un artificio ed ha bisogno di conoscenza e preparazione.
Noi riteniamo che la filosofia sia la spinta, il motore di ogni nostra azione e quindi di ogni professione, essendo riflessione e ricerca di senso. Nel suo mestiere ritiene che la filosofia possa avere un ruolo importante?
Nel senso che dice lei, ovvero la filosofia intesa come motore di “ogni riflessione e ricerca di senso”, certo che è importante per la scrittura.  Ma direi che è qualcosa di più della pura filosofia, addirittura un modo di pensare, di riflettere e di interpretare la realtà che comprende tutta la cultura di un popolo.
Coscienti del fatto che non si possa riassumere l’essenza di un’autrice di così grande talento e forza interiore in queste poche righe, si può solo arguire che nella vita, sono proprio le esperienze più dolorose a plasmarci e farci diventare le persone che siamo. Dacia Maraini dall’esperienza del campo di concentramento non si è lasciata affondare come una nave nella tempesta, bensì il suo carattere si è temprato e in un certo modo rafforzato. Forte di questo doloroso evento e con un bagaglio culturale letterario degno di nota, ha saputo ricavarsi uno spazio nel mondo come pochi sarebbero stati in grado. Parte importante nella scena artistico-culturale italiana degli anni ’30, ha portato avanti con fermezza, agendo in prima persona, le sue idee per poter migliorare la condizione della donna nel suo paese, esprimendosi attraverso la poesia, la saggistica, il teatro e la narrativa. Un’autrice che ha un rapporto speciale con i suoi personaggi, che passano nella sua vita, alle volte congedandosi, altre volte soffermandosi. Sono proprio i personaggi che le fanno compagnia «prendendo un the», come sostenuto da lei stessa in un’intervista passata, che sono degni di essere raccontati, che chiedono in prima persona che la loro storia venga scritta. Grazie alle sue riflessioni possiamo concludere con l’idea che sia fondamentale la lettura alla base della scrittura, poiché chi legge diventa a sua volta scrittore, identificandosi nella storia e personalizzandola con il proprio vissuto. Ma soprattutto che la scrittura sia importante poiché, dato che il pensiero di per sé si dissolve, è importante poterlo fissare, poterlo divulgare.
Laura Cogo
Laura Cogo. Classe 1991, di origine padovana, dopo aver studiato lingue al liceo prosegue gli studi linguistici conseguendo la laurea triennale in Lingue, Letterature e Culture Moderne in terra natia. Segue poi il suo cuore iscrivendosi alla magistrale in Editoria e Giornalismo a Verona, concentrandosi sul curriculum editoriale, sperando di trovare il suo posto in mezzo ai libri. Cassiera e grafica a tempo perso, è inguaribilmente ossessionata dalla cucina, dai libri, dai cervi e da un bel bicchiere di vino.
[La fotografia-ritratto dell’autrice è realizzata da Giuseppe Moretti]
Nota: Questa intervista ci è stata rilasciata dall’autore in occasione di Pordenonelegge.


giovedì 18 aprile 2019

Dacia Maraini / Storia di una donna controcorrente


Dacia Maraini

Dacia Maraini: storia di una donna controcorrente

Serena Fogli
13/07/2018


I viaggi si mescolano alle parole, la realtà diventa intreccio e la vita un romanzo. Stiamo parlando di Dacia Maraini, una donna controcorrente. Scrivendo, la Maraini afferma se stessa, rifiutando lo status quo e trovando in questo il motore che dà avvio all’indagine e la ricerca che poi confluisce, come un fiume in piena, tra le pagine delle sue opere.
Tra le più illustri e prolifiche romanziere italianeDacia Maraini è anche fra le più tradotte nel mondo. Sottile indagatrice dell’animo umano, nei suoi romanzi la scrittrice affronta spesso temi di matrice sociale, tanto che le sue pagine diventano un modo per riflettere sulla condizione umana.
Grande spazio è poi riservato alle donne, delle quali la Maraini indaga il ruolo all’interno della società. Le storie che prendono vita tra le pagine dei suoi romanzi sono spesso cupe, amare, talvolta violente. La reazione del lettore si traduce di sovente in una domanda semplice ma altrettanto eloquente: “perché?”. E la Maraini scrittrice e donna, così, raggiunge il suo intento: “C'è un "perché" nascosto in tutte le cose che conduce ad un altro "perché", il quale suggerisce un piccolissimo imprevisto "perché", da cui scaturisce probabilmente un altro, nuovissimo e appena nato "perché."

Essere diversa, essere se stessa: è forse questo quello che la scrittrice afferma con la sua opera e la sua vita. E' la curiosità il motore che aziona la Maraini scrittrice e donna, è il rifiuto dello status quo che mette in moto l'indagine, la ricerca e la riflessione.
Dacia Maraini e il viaggio, scoperta esteriore e interiore
Quando si parla della Maraini scrittrice non si può non nominare il viaggio e il concetto di scoperta. Come la scrittura, il viaggio è un’urgenza scolpita indelebilmente nei suoi geni. La nonna della scrittrice, Yoi Pawloska Crosse, decide di attraversare in solitaria la Persia e l’India agli inizi del ‘900, un periodo storico in cui alla donna era riservato un posto preciso all’interno della società, quello di angelo del focolare. D’altra parte, il padre stesso della Maraini, Fosco, scegliendo l’antropologia come professione, fa del viaggio il motore della sua professione.
"Il primo viaggio l'ho fatto che avevo un anno, su una nave, di cui non ricordo quasi nulla ma evidentemente ho assorbito questa esperienza marina."
Dacia Maraini viaggia che è ancora in fasce, su una nave che la traghetta, insieme alla madre e le sorelle in Giappone. Ma, nel 1943, all'indomani, dell'alleanza tra Giappone, Italia e Germania, l’intera famiglia viene rinchiusa in un campo di prigionia: un’esperienza che la segnerà profondamente.
Dal viaggio ancestrale di una nonna contro i dogmi sociali a quello del padre, è però probabilmente nell’età della maturità che il viaggio acquista, nella vita di Dacia Maraini, una dimensione concreta, nella quale la scrittrice, ormai donna, si riconosce pienamente: sono i viaggi con Alberto Moravia, di cui è innamorata, o con Pasolini, un amico fraterno e compagno di scorribande votate all’avventure a alla scoperta del diverso, dello sconosciuto. Scoprendo luoghi come l’Africa e la Cina, Dacia Maraini capisce il viaggio non è solo tangibile, ma anche interiore perché capace di modificare il vissuto e il mondo fino ad allora conosciuto, mondo che poi riversa tra le pagine dei suoi romanzi.
Dacia Maraini e Alberto Moravia, una relazione scandalosa
Siamo negli anni ’70 e Dacia Maraini incontra Alberto Moravia, di 29 anni più grande di lei. A parte la differenza d’età non ci sarebbe nulla di scandaloso nel loro amore, se non fosse che Moravia è sposato con la scrittrice Elsa Morante.
Negli anni della lotta e della contestazione, il divorzio non è un’opzione percorribile in Italia poiché lo Stato non ha ancora legiferato in merito. I due rimangono uniti fino al 1978 e quelli che vivono sono anni di amore intenso e ripetuti pettegolezzi: l’ambiente letterario mormora e i benpensanti si indignano.
Eppure Dacia Maraini non si lascia intimidire dalle costrizioni sociali, ma affronta la situazione a testa alta: emblema ne è una foto, ormai passata alla storia. Il bianco e nero non smorza l’intensità dell’immagine: Alberto Moravia e Dacia Maraini, insieme, sulla spiaggia di Fregene. Una testimonianza eloquente che trasmette su pellicola la forza di una coppia anticonformista. Talmente anticonformista che nel loro rapporto a due non manca neanche la presenza costante della moglie di lui, Elsa Morante, che spezza le antiche (ma sempre attuali) leggi che intrecciano amore e gelosia.
Dacia Maraini oggi
Dacia Maraini oggi: una donna e una scrittrice che continua a trasmettere su carta il suo mondo interiore. La sua ricerca intellettuale è costante e ha spaziato dal teatro alla pellicola cinematografica. Perché non si smette mai di essere, semplicemente, una donna controcorrente.