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giovedì 25 febbraio 2021

I primi 21 libri da leggere nel 2021

 

da Unsplash

I Migliori Libri

I primi 21 libri da leggere nel 2021


Conferme, esordi e ritorni inaspettati di un anno di romanzi e di saggi che potrebbe essere ricordato come uno dei migliori


Dario Ronzoni
1 Gennaio 2021

Nell’incertezza dei primi mesi del 2021 qualche punto fermo c’è: tantissimi libri in uscita. Molti sono interessanti e ogni tanto svetta pure un capolavoro. In traduzione o meno, sono opere che vale la pena leggere, grazie a nomi noti che ritornano, qualche esordio e diverse conferme.

Si comincia con un esordio: “Un cazzo ebreo”, di Katharina Volckmer (La Nave di Teseo), è un flusso di pensiero continuo, irriverente e dissacrante in cui la protagonista passa da sogni di sesso con Hitler (!) al senso di isolamento provocato da una società oppressiva nella sua normalità.

Il 13 gennaio Iperborea propone “Il Guardiano”, di Peter Terrin, uno degli scrittori più importanti della letteratura belga ma in lingua olandese. Racconta la storia di due uomini che, in un universo feroce e alienato, cominciano una lenta discesa agli inferi…

.. cioè più o meno dove ci troviamo noi. Lo spiega Luca Ricolfi che con “La notte delle ninfee” (La Nave di Teseo) mette in fila ritardi, errori e dolori di una pessima gestione dell’emergenza (quella italiana). Il sottotitolo, indicativo, è “Come si malgoverna un’epidemia”.

Imperdibile è anche “Chiaroscuro”, anche questo un esordio, di Raven Leilani (in Italia per Feltrinelli), una storia di formazione, un romanzo di sesso e sentimento, una indagine contemporanea dei conflitti di classe e razza. Il tutto attraverso gli occhi di Edith, 23enne afroamericana in subaffitto a Brooklyn.

Marsilio esordisce con “Le ripetizioni”, romanzo di Giulio Mozzi che racconta, con una scrittura avvolgente, le avventure di Mario, personaggio bizzarro a metà tra la verità e la finzione, in cui il vero tratto di stranezza è proprio il totale disinteresse a distinguere tra le due.

Sellerio comincia il nuovo anno con Alicia Giménez-Bartlett e la sua “Autobiografia di Petra Delicado”, libro in cui la poliziotta di Barcellona diventa la protagonista della narrazione, spostando l’attenzione dal caso di indagine alla propria esistenza. Nello stesso giorno verrà pubblicata anche la nuova traduzione, a cura di Tommaso Pincio del classico di George Orwell, “Millenovecentottantaquattro” classico sul totalitarismo, la dittatura del pensiero e l’infelicità umana. Da leggere di nuovo.

Il 19 gennaio Mondadori fa uscire “Una storia americana”, di Francesco Costa: il giornalista del Post, esperto di Stati Uniti, fa il punto della situazione dopo quattro anni di Trump, un anno incredibile come il 2020, e le elezioni più assurde della storia americana. Per dare un saluto informato alla nuova presidenza di Joe Biden e Kamala Harris.

Della scrittrice canadese Miriam Toews sarà possibile leggere, con 20 anni di ritardo, uno dei suoi libri più belli: “Swing Low” esce il 20 gennaio (marcos y marcos) e racconta la tragedia vissuta dall’autrice di fronte al suicidio del padre. Riesce a essere profondo e leggero insieme.

Il 21 gennaio Feltrinelli pubblica “In Inverno”, di Karl Ove Knausgård, il secondo capitolo della serie delle stagioni. Sono meditazioni, pensieri e riflessioni che accompagnano l’attesa da parte dello scrittore, della nascita della figlia.

Di Joyce Carol Oates, sempre La Nave di Teseo pubblicherà “Rischi di un viaggio nel tempo”, distopia originale, romanzo di fantascienza con storia d’amore, nel quale andare nel passato è utilizzato come punizione. È quella che subirà la protagonista, idealista e ribelle, che sarà mandata in un campo di riabilitazione di 80 anni prima.

A metà tra gennaio e febbraio Einaudi pubblica la traduzione dell’ultimo libro di Don DeLillo, uscito a ottobre negli Stati Uniti. “Silenzio” racconta la storia di un blackout tecnologico in occasione del Superbowl 2022, con tutte le riflessioni che ne seguono.

Da non perdere anche “Sembrava bellezza”, ultima opera di Teresa Ciabatti (esce per Mondadori), l’autrice toscana che i lettori hanno cominciato ad amare nel 2017 quando arrivò seconda al premo Strega con “La più amata”.

Hervé Le Tellier, scrittore, poeta e linguista francese ha vinto nel 2020 il Premio Goncourt per il suo “L’anomalia”, romanzo straniante ambientato (a metà) su un volo Parigi-New York. In Italia lo pubblica La Nave di Teseo. Tra i personaggi, oltre a un serial killer malato e una montatrice con problemi sentimentali, compaiono anche Macron, Trump e Xi Jinping.

Il 14 febbraio ecco per Fazi “Cuori vuoti” romanzo della tedesca Juli Zeh ambientato in un 2025 apocalittico (post-Brexit, post-Trump e post-Frexit) dove la Germania è sconvolta da una crisi finanziaria globale, attraversata da migrazioni di massa e segnata dal trionfo di un movimento ultrapopulista.

Uno dei primi eventi globali è, il 16 febbraio, la pubblicazione di “Come evitare il disastro climatico” di Bill Gates. Il libro è, più che una denuncia, un manuale da seguire per evitare il disastro ambientale. Il celebre imprenditore e filantropo americano fa il punto di decenni di studi sul tem e individua alcune strategie per salvarsi. Esce in contemporanea mondiale il 18 febbraio, in Italia lo pubblica La Nave di Teseo.

Di Matteo Codignola, editor autore e traduttore, esce per Adelphi “Cose da fare a Francoforte quando sei morto”, una commedia ambientata alla Fiera di Francoforte, sorta di «festa mobile vagamente esoterica, dove, in un tintinnio di calici, e a volte in un fruscio di lenzuola, signore e signori molto lungimiranti decidono cosa il pubblico dovrà comprare e leggere (soprattutto, comprare) nei dodici mesi successivi».

A fine febbraio (il 25) è attesa l’uscita, per Guanda, di “L’ultima estate”, dello scrittore egiziano (naturalizzato statunitense) André Aciman. Il romanzo sarà una riflessione su una storia di turismo e amore ambientato sulla costiera amalfitana.

Il 28 febbraio Il Mulino celebra l’anniversario dantesco pubblicando “Le donne di Dante”, di Marco Santagata, esimio dantista morto nel 2020. Il libro è un’indagine sulle figure femminili che hanno accompagnato, in forma immaginaria e in modo concreto, la vita del celebre poeta.

Il 2 marzo tutti aspettano, in contemporanea mondiale, l’uscita del nuovo romanzo di Stephen King, “Later”. Per l’Italia sarà pubblicato da Sperling & Kupfer. La trama raconta la storia di un ragazzino dalle doti uniche e figlio di madre molto bella ma in difficoltà.

31 marzo: c’è “Made in Sweden” di Elisabeth Åsbrink, pubblicato da Iperborea. Un libro per capire la Svezia, la natura, l’anima sociale, le storie dei suoi grandi personaggi come il biologo Linneo, gli Abba, Zlatan Ibrahimović e Ingmar Bergman.

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mercoledì 20 gennaio 2021

Il muro / Il romanzo di John Lanchester è la summa delle paure del 2019, eppure racconta anche come siamo adesso

I Migliori Libri

Il muro

Il romanzo di John Lanchester è la summa delle paure del 2019, eppure racconta anche come siamo adesso


Lo scrittore inglese ha collezionato nel suo libro le ansie che agitavano l’Occidente fino a ieri: Brexit, immigrazione, clima. Ma, senza volerlo, ne è scaturito il ritratto dell’umanità ostaggio del virus

 

Dario Ronzoni

7 Maggio 2020


In un futuro abbastanza vicino il mondo sarà sconvolto dal “Cambiamento”, gli spostamenti tra Stati diventeranno illegali e l’Inghilterra, per difendersi dalle acque e dagli stranieri, costruirà “il Muro”, una gigantesca struttura in cemento che si snoda lungo tutta la sua linea di costa, si mangia le spiagge (che restano solo nella memoria dei più anziani) e cancella le scogliere.

Tutti i giovani saranno obbligati a svolgere lungo i suoi bastioni il servizio militare. Turni massacranti di vedetta sotto la pioggia e nel vento, di giorno e notte, armati fino ai denti. Obiettivo: impedire l’ingresso clandestino degli Altri, figure minacciose che vengono dal mare. Se falliscono, la punizione per i soldati è durissima: essere abbandonati in mare.

Da qui parte “Il muro”, romanzo distopico dello scrittore inglese John Lanchester, pubblicato in Italia per Sellerio, uscito in originale nel lontano 2019. Quest’ultimo aspetto, va detto subito, si vede. Perché seguendo i pensieri e la narrazione di una recluta, James Kavanagh, vengono raccolte in una sola narrazione quelle che erano le ansie dell’Occidente – fino a ieri.

C’è la Brexit, riflessa nell’isolamento estremo della Gran Bretagna, addirittura esteso a livello alimentare. C’è il muro, eco ingigantita della propaganda di Donald Trump e delle varie barriere erette in Europa (Bulgaria, per esempio). Ci sono gli immigrati e la sostituzione etnica, che avviene con l’espulsione del soldato inefficiente e l’assimilazione dello straniero – che però potrà al massimo diventare un Aiutante, cioè uno schiavo.

C’è la crisi demografica, racchiusa nella categoria dei Figliatori, persone strane la cui missione inspiegabile (a che pro mettere al mondo altre persone?) garantisce particolari esenzioni. E c’è, come si intuisce, il Climate Change, il grande “Cambiamento”, spartiacque tra due epoche ormai irriconciliabili, evento senza ritorno, cesura tra le generazioni (i genitori si sentono in colpa, i giovani li disprezzano).

Mancano, oltre alla pandemia (ma all’epoca non agitava il sonno di nessuno), gli incubi più orwelliani del genere: il potere totalitario (l’Inghilterra è governata da una sorta di oligarchia non ufficiale, ironica forma di continuità) e, più di moda, la sorveglianza tecnologica. Anzi, a questa Lanchester sceglie di dedicare appena un cenno, cioè l’obbligo di microchippare tutti i cittadini (il particolare promette bene, ma viene abbandonato subito).

Risultato: non c’è nessun percorso di ribellione, men che meno una conversione alla “Fahrenheit 451”, di Ray Bradbury. Il nuovo mondo, per quanto brutale e disumano, è irreversibile.

È in questa assenza di scenari alternativi che si muove l’umanità sfocata dei protagonisti. Racchiusi dal muro, a un tempo metafora grigia e dura realtà, scelgono di adattarsi. Anzi, metà del libro è dedicata alle fatiche spese per sopportare e resistere al freddo e alla pioggia, all’assimilazione della disciplina, alla pazienza.

Per questa fatalista accettazione delle cose, forse l’antecedente letterario più esatto è “Robinson Crusoe”, ma in negativo. In entrambi i casi viene premiata la capacità di adattamento: sul Muro chi sa adeguarsi vince. Chi aspetta non viene punito. Chi riesce a sopportare la noia supera la prova.

Ma a differenza dell’isola del naufrago, qui non serve agire, progettare, immaginare. Occorre annullarsi: «Impari a tenerti a galla. Diventi completamente apatico; non ti sforzi più di far passare la giornata, ma lasci che sia la giornata a far passare te», dice il protagonista.

E così, in questa semi-realtà spietata ma non minacciosa, dove l’autorità non è pervasiva ma resta rigida e lo stato delle cose non lascia possibilità diverse, che Lanchester, senza volerlo, ha tratteggiato la distopia che non si immaginava. Quella della quarantena. Anche qui c’è una forza maggiore che stravolge la quotidianità, è irreversibile (non c’è fase 3 che tenga: anche dopo il vaccino il mondo sarà diverso) e non offre possibilità di ribellione – che non siano autodistruttive – o redenzione – che non siano tardive.

E se i problemi che agitavano il 2019 (e che costituiscono la materia su cui è sorto il libro) appaiono oggi ridimensionati, cambiamento climatico a parte, quello che cambia è solo il fondale.

Anche il nostro, a suo modo, è un nuovo mondo. E anche noi ci siamo entrati sapendo di poter fare soltanto due cose: resistere, aspettare, adattarsi. Come sul Muro.

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DRAGON

2020 / Best books of the year / Best fiction of 2020

John Lanchester Q&A / “I’d like to be the kind of rich person who doesn’t do much”

Il muro / Il romanzo di John Lanchester è la summa delle paure del 2019, eppure racconta anche come siamo adesso


giovedì 31 dicembre 2020

Buone letture / I libri da salvare del 2020


I Migliori Libri

Buone letture

I libri da salvare del 2020

 

In un anno dominato da pandemia ed elezioni americane, ecco quello che è valso la pena leggere (e trattenere) tra capolavori, buone proposte e piccole gemme


DARIO RONZONI

31 Dicembre 2020


Nonostante le chiusure, i ritardi e le difficoltà, il 2020 è stato un anno buono per i libri che sono usciti. Tanti belli, alcuni capolavori, molti meritevoli di menzione. Una classifica non saprebbe rendere giustizia, la varietà è tanta e i temi toccati (ad esempio l’ondata di volumi sulla pandemia) impone di scegliere secondo altre modalità. Questi allora sono i libri che, per ragioni diverse, hanno reso migliore un anno piuttosto complicato.

Cominciamo dalle certezze. “Ragazzo italiano” (Feltrinelli), di Gian Arturo Ferrari, è un libro pre-pandemia. Uscito a febbraio, ha rispettato tutte le promesse. Romanzo avvincente, affresco storico, un po’ biografico, ha tenuto insieme due storie di due famiglie di due Italie, quando il Paese era ancora diviso (o meglio: quando il Paese era diviso su cose diverse e forse più serie).

Entrato in corsa per il premio Strega, è arrivato alla finale, per cedere a “Il colibrì” di Sandro Veronesi, uscito nel 2019. A fargli compagnia si segnala Valeria Parrella, che dopo “Almarina” del 2019 ha pubblicato “Quel tipo di donna”, storia che sarebbe bello portarsi anche nel 2021, perché con il pretesto di un viaggio narra la bellezza e l’intensità della sorellanza.

Meno convincente è stato “Riccardino”, l’ultimo libro di Andrea Camilleri, uscito a un anno dalla morte dello scrittore. La sua pubblicazione ha movimentato il periodo estivo, ha richiamato nelle librerie riaperte da poco i fan del commissario Montalbano ma, nonostante la doppia edizione, è risultato un racconto dal sapore beffardo e, forse perché scritto già da qualche anno, un po’ anacronistico. In ogni caso, per i collezionisti è il tassello che completa il quadro, chiude un ciclo e un pezzo di vita. Di Montalbano ci saranno soltanto nuovi sceneggiati televisivi.

Sellerio aveva qualche tempo prima pubblicato anche “Il muro”, libro di John Lanchester di tutt’altra profondità. Nato per essere una metafora della Brexit e dell’immigrazione, è riuscito a rappresentare, raccontando le lunghe veglie dei guardiani dei confini, anche la fissità ansiosa del primo lockdown.

Prima di affrontare il tema del Covid, su cui sono stati scritti migliaia di libri, vanno ricordati i “Momenti trascurabili, volume 3”, di Francesco Piccolo, uscito a maggio. Libro smilzo che conserva l’ironia e la leggerezza dei due precedenti, conforta e consola snocciolando in serie, appunto, piccoli momenti (che, si sa, non è per niente facile cogliere. Figurarsi descrivere).

A questo si aggiunga “Cabaret Italia” di Edmondo Berselli, raccolta uscita a ormai dieci anni dalla morte dello scrittore giornalista, «di Modena ma inglese», uno bravo davvero, di intelligenza divertita e implacabile, che forse non ci meritavamo.

A chiudere la triade va messo anche “Il libro dei giorni migliori”, manuale di autodifesa dal degrado scritto da Mattia Feltri, direttore dell’Huffington Post: raccoglie in antologia i suoi Buongiorno. Un ritratto dell’Italia e degli italiani degno di Alberto Arbasino.

Il 2020 è da ricordare anche perché è l’anno in cui gli editori hanno deciso di contravvenire ogni logica e non pubblicare l’autobiografia di Woody Allen. “A proposito di niente” è uscito allora in Italia prima che altrove, grazie al buon senso di Elisabetta Sgarbi e de La Nave di Teseo. In America i redattori di Hachette, pur di non fiancheggiare il mostro, hanno lasciato gli uffici di New York per protesta. Il libro, come era ovvio, è divertente, esuberante e alleniano. Non a caso, ad aprile, è stato l’ebook più venduto.

Del resto La Nave di Teseo (e Baldini + Castoldi) hanno tenuto una buona compagnia per tutto l’anno, proponendo una nuova traduzione dell’”Ulisse” di James Joyce, pubblicando – per fare solo qualche esempio – “Civilizzazioni” di Laurent Binet, “Ho fatto la spia” di Joyce Carol Oates e “Gli uomini di Putin” di Catherine Belton.

Ma anche il premio Pulitzer 2020 “Non morire”, di Anne Boyer, un simpatico “Siete tutti perdonati” di Enrico Dal Buono, “Intervista alla sposa” di Silvio Danese e “Gli onorevoli duellanti” di Giorgio Dell’Arti. “Il teatro dei sogni” di Andrea De Carlo è uno dei più divertenti.

Dal canto suo Baldini + Castoldi replica con Giovanni Robertini “La solitudine di Matteo” e Gabriele Dadati che, con “La modella di Klimt” fa un viaggio nel tempo per raccontare la storia di un furto, di un ritrovamento e di un caso artistico.

È inevitabile, a questo punto, parlare dei due temi più sentiti dell’anno: la pandemia e le elezioni americane. La prima ha generato intere biblioteche, da cui scegliere i pochi volumi buoni è difficile se non impossibile. Tra le migliaia di riflessioni, spesso ombelicali o banali, si è distinto Paolo Giordano e il suo “Nel contagio” (Einaudi), si è rivalutato l’ormai classico “Spillover” di David Quammen (Adelphi), di cui sono (ri)usciti anche “L’albero intricato” e “Alla ricerca del predatore alfa”, insieme al brevissimo “Perché non eravamo pronti”. Paolo Di Paolo l’ha presa alla lontana, ha considerato il decennio in sé e ha scritto “Svegliarsi negli anni Venti”.

Degna di nota, insieme a un magnifico Bernard-Henri Lévy (“Il virus che rende folli”, sempre Nave di Teseo) anche la particolare operazione compiuta da Alessandro Baricco, che pubblica senza editori e senza distributori “Quel che stavamo cercando”, pamphlet online solo per smartphone in cui, come era ovvio, dice la sua (e come è altrettanto ovvio, c’entra il Game). Ma forse il libro più simpatico e dissacrante è quello di Giacomo Papi, “Happydemia” (Feltrinelli), in cui si immagina una pandemia duratura, e un mondo collassato sotto il peso di un infinito governo Conte (riconoscibilissimo).

Sull’America i libri sono usciti a tonnellate. Si dovrà essere drastici: “Twilight of Democracy”, di Anne Applebaum, dove denuncia la resa dei conservatori al populismo, è da tenere. Lo stesso vale per “Queste verità”, di Jill Lepore (in Italia uscito per Rizzoli). Il memoir anti-Trump di John Bolton, “The Room Where It Happened” è tra tutti quello più intenso per rigore e capacità di indagine, senza nulla togliere a “Rage” di Bob Woodward, con inedite lettere tra l’ormai ex presidente americano e l’omologo coreano.

Certo, il tema dell’anti-trumpismo, passate le elezioni, rischia di perdere appeal. La pietra tombale, forse anche per la mole, è stata appunto l’arrivo di “Una terra promessa” (Garzanti), la tanto attesa auto-biografia di Barack Obama, che ha reso chiaro (almeno nelle intenzioni) che la parentesi tra la sua presidenza e la prossima è stata chiusa.

Tra le perle del 2020, si vuole ricordare “Harvey” di Emma Cline (Einaudi), dove la scrittrice, a differenza dei redattori di Hachette, accetta di confrontarsi con il mostro (Weinstein, in questo caso), entra nella sua psiche e prova a ricostruirla, con pena ma non pietà. Merita anche “A Burning”, capolavoro di Megha Majumdar, affresco velocissimo di un’India moderna dove alla rigidità delle caste si sovrappone la durezza del mondo online.

Due menzioni speciali per Nadia Terranova, che ci ha regalato “Aladino e la lampada magica” (Orecchio Acerbo) e “Non sono mai stata via” (rueBallu) – oltre al nostro “K”, certo (compratelo).

Un’altra menzione va a “I cinocefali”, di Aleksej Ivanov (Voland), romanzo bizzarro e spettacolare, metà horror e metà politico, che arriva a smontare alcuni miti di provata resistenza del pensiero russo contemporaneo.


Anne Carson

Infine, un elogio per “Economia dell’imperduto” (Utopia editore), stupendo saggio di Anne Carson a metà tra poesia, economia e antropologia, scritto parecchi anni fa ma recuperato e pubblicato in Italia solo quest’anno, grazie a una nuova casa editrice coraggiosa.


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