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mercoledì 27 maggio 2026

Delia del Carril / La terra del poeta

 

Delia del Carril insieme al marito Pablo Neruda (a destra) ed Erich Honecker nel 1951
Delia del Carril insieme al marito Pablo Neruda (a destra) ed Erich Honecker nel 1951


Delia del Carril, la terra del poeta

Storia di una donna rimasta nell’ombra e di una poesia che trovò terra

23 FEBBRAIO 2026, 


Amore fondativo e silenzioso nell’esilio di Pablo Neruda.

La diplomazia portò Pablo Neruda lontano come un fiume che non sceglie la propria voce. L’Oriente gli insegnò il silenzio, ma fu la Spagna repubblicana a consegnargli il sangue delle parole. A Barcellona e poi a Madrid, sotto il cielo teso degli anni Trenta, indossò l’abito del console come si indossa un’ombra necessaria, mentre la poesia gli cresceva dentro, scura e inevitabile.

mercoledì 4 settembre 2024

Pablo Neruda e le sue case


Isla Negra, Cile. La camera da letto di Pablo Neruda, con vista sull’oceano
Isla Negra, Cile. La camera da letto di Pablo Neruda, con vista sull’oceano


Pablo Neruda e le sue case

Vita ed opere di un costruttore seriale

28 LUGLIO 2023, 


Si dice che quando si desidera molto e troppo a lungo una cosa, se questa finalmente si verifica non può che deluderci. Questo è un po’ quel che mi accadde visitando le case di Pablo Neruda in Cile.

Grande ammiratore di Neruda in gioventù, avevo sempre sognato una visita alla mitica Isla Negra, la sua residenza sul Pacifico in cui tante delle sue opere avevano visto la luce. Tale sogno poté infine avverarsi, grazie ad un viaggio di lavoro a Santiago del Cile.

Prima delusione: contrariamente al suo nome, Isla Negra non è un’isola. È il nome di fantasia (ormai entrato nella topografia ufficiale) dato da Neruda alla località sulla costa cilena dove decise di costruire la sua residenza. 

Seconda delusione: all’interno della casa si mescolano cose sublimi, quali le antiche polene dei velieri o gli oggetti di arte orientale acquisiti (oggi si direbbe trafugati?) dal poeta nel corso delle sue missioni diplomatiche in Asia, con vera e propria paccottiglia – apribottiglie, portaceneri in plastica, sottobicchieri di cartone per la birra, souvenirs per turisti, ombrelli. Un po’ come nella sua poesia?

Terza delusione: perché il poeta, potendo attingere alla sua vasta e multiforme opera, decise di trascrivere sul muro di casa proprio la banalotta “Oda al vino” tratta dalle sue Odas elementales?

Ma ecco che, dopo aver dato sfogo a queste recriminazioni da amante tradito, mi ravvedo ed entro senza altri preamboli in argomento. E parlerò non soltanto di Isla Negra, ma anche delle altre case di Neruda da me visitate in Cile: la Chascona di Santiago e la Sebastiana di Valparaiso (alla morte del poeta, tutte e tre sono state riunite in una fondazione e trasformate in altrettanti musei aperti al pubblico).

In generale va detto che Neruda appartiene alla categoria dei costruttori e degli accumulatori seriali, come Victor Hugo (la casa di Place des Vosges, Hauteville House a Guernesey) e D’Annunzio (La Capponcina, il Vittoriale). Fra i tre, D’Annunzio è forse quello dal gusto più sicuro, Neruda quello esteticamente più incerto, ai limiti del Kitsch.

La sua smania di costruire case, di essere architetto, fu una costante che lo accompagnò fino alla morte. Come disse Delia del Carril, la sua seconda moglie in un’intervista: «Pablo era un costruttore. Doveva costruire case». E le sue case si moltiplicano, crescono nel tempo e si impregnano di un'aria nerudiana che le rende uniche. Inoltre, come per Hugo e D’Annunzio, ad ogni costruzione corrisponde una determinata fase della sua poesia.

Nel recensire nel 1936 il suo capolavoro Residencia en la tierra un altro Premio Nobel cileno, la poetessa Gabriela Mistral disse che «Neruda è un mistico della materia», dando così probabilmente la migliore definizione della sua intera opera. Ecco che case e versi scaturiscono da un unico movimento del cuore e della mente, dalla sensualità e dal contatto fisico con le cose materiali.

Come dice un altro importante poeta cileno, Raul Zurita «…è questo legame con la materia -in ciò che è più irriducibile, più tattile e metafisico, più immediato e resistente - che costituisce il filo conduttore, attraverso le sue molteplici metamorfosi e mutamenti, di tutta la scrittura di Neruda».

Come per la poesia, Neruda coltiva uno stile proprio anche nell’architettura. Grande ispiratrice è la natura - in particolare l’Oceano - che suggerisce line architettoniche ondulate e senza angoli e un grande uso del legno e della pietra. E le sue case crescono, come in natura, e per usare le sue parole, «come le persone e gli alberi». Ad Isla Negra il legno usato per le travi, i tavoli e gli interni è quello recuperato dal mare.

L’arredamento degli interni permise a Neruda di dar sfogo al suo collezionismo compulsivo. Ancora come D’Annunzio e Victor Hugo, Neruda affastellava gli oggetti più curiosi e disparati, comprati nei mercatini delle pulci e dagli antiquari: carte geografiche, carillon, cavalli a dondolo, cannocchiali, conchiglie, denti di capodoglio, navi in bottiglia. Oltre che a pezzi scelti, come le antiche polene dei velieri; o gli oggetti d’antiquariato che si era procurato a Colombo, Batavia (Giava), Rangoon e Singapore quando vi aveva abitato negli anni Trenta, da console del Cile, assieme alla prima moglie Maria Antonieta Haagenar .

Una vera e propria ossessione furono le polene, ad ognuna delle quali attribuisce un nome: la Medusa, la Sirena, la Maria Celeste, la Novia, la Cymbelina, la Bonita, la Micaela…

Jorge Edwards, l’importante scrittore cileno recentemente scomparso, nella sua fondamentale biografia di Neruda Adios, poeta… dedica un intero capitolo a questa sua patologica ansia di accumulazione. Scrive che Neruda «era un collezionista nato, incorreggibile, che dedicava molte ore a questa inclinazione… Il collezionismo di Neruda inizia con la sua stessa opera poetica... che mostra una costante tendenza alla litania, all'enumerazione, all'accumulo di metafore».

Ma veniamo concretamente alle case, una per una e in ordine cronologico di costruzione, cominciando da Isla Negra, la preferita dal poeta e quella che lo rispecchia di più.

Isla Negra

Il luogo è magnifico, con l’oceano che muggisce e s’infrange incessantemente sulle rocce nere, ed alte araucarie (l‘albero simbolo del Cile) avvolte dalla nebbia marina. Luogo eminentemente propizio alla creazione letteraria del poeta, che infatti vi visse a lungo e decise di esservi sepolto.

In cerca di una casa, il poeta giunse su questa costa, allora molto selvaggia, a cavallo, nel 1937. Intuì subito che lì, il confronto con gli elementi gli sarebbe stato fonte costante d’ispirazione. Scrive in proposito nel suo libro Una casa en la arena: «ho sentito come una fitta, questo odore di inverno marino, un misto di boldo e sabbia salata, alghe e cardo».

Delia del Carril raccontò come quella che era inizialmente una casetta in pietra andò trasformandosi negli anni in un palazzo, in un museo, con tanto di torre da cui scrutare il mare.

Ad Isla Negra, il mare è il grande protagonista. Scrive Neruda, sempre in Una casa en la arena: «L’Oceano Pacifico debordava dalla mappa. Non si sapeva dove metterlo. Era così grande, disordinato e azzurro che non ci stava da nessuna parte. Per questo lo lasciarono davanti alla mia finestra». 

E ancora sull’oceano:

«Non legatelo. Non rinchiudetelo. Sta ancora nascendo. L'acqua si schianta sulla pietra e i suoi infiniti occhi si aprono per la prima volta. Ma si richiudono, non per morire, ma per continuare a nascere».

Tipico della produzione riconducibile a Isla Negra il libro di poesie Maremoto. Il titolo allude alla natura del Cile, caratterizzata dalla tragica frequenza di terremoti ed eruzioni vulcaniche che da sempre ne martellano la geografia. Il maremoto è preceduto da un movimento dell'oceano che si ritrae per chilometri e chilometri, lasciando sul bacino asciutto tutta la moltitudine delle sue specie: alghe, molluschi, pesci, stelle marine. Saranno questi frutti del mare ad essere celebrati da Neruda in queste poesie. Due esempi fra tutti, quella sul riccio di mare: «…il riccio è come il mondo: rotondo, fragile, nascosto: umido, segreto e ostile: il riccio è come l'amore» ; e quella sul polipo «oh testimonianza viscerale, ramo di lampi ghiacciati, capo di una monarchia di braccia e presentimenti; nuvola plurale di pioggia nera».

La Chascona

È la casa di Santiago, costruita fra una vegetazione lussureggiante sulle pendici del monte San Cristobal che domina la capitale. Qui Neruda visse gli amori clandestini con Matilde Urrutia prima che diventasse la sua terza e ultima moglie.

La costruzione iniziò nel 1953 quando la sua relazione con Matilde, di vent’anni più giovane, era già nota a tutti, tranne naturalmente che a Delia.

Essendo inizialmente destinata ad alcova per gli incontri con l’amante, prima sorsero la camera da letto ed il soggiorno, poi, dopo la separazione da Delia nel 1955, la cucina, la sala da pranzo, il bar - altra costante delle sue abitazioni - e la biblioteca. Neruda pretese, con logica da poeta, che l’abitazione, anziché alla città sottostante, guardasse alla Cordigliera sul retro.

La Sebastiana

La Sebastiana si trova a Valparaiso, abbarbicata sulla collina sovrastante il grande e pittoresco porto. Il poeta la volle, come disse in una poesia ad essa dedicata, costruita “interamente d’aria”, nel 1959.

Neruda sente un fascino precoce e viscerale per Valparaiso - la città dalle funicolari colorate - che, vista di notte dall’alto appare come una vaga miriade di fosforescenze sullo sfondo dell’oceano.

Il poeta volle dare alla Sebastiana un aspetto navale, sostituendo alcune finestre con oblò e facendo entrare l’Oceano dalle grandi vetrate, in modo che la luce inondasse tutte le stanze e soprattutto lo studio con la scrivania in legno grezzo e le consunte poltrone in pelle. Anche qui, abbonda la paccottiglia.

Nell’avviarmi alla conclusione del mio pezzo, mi accorgo di essere forse stato un po’ troppo severo con il mito (infranto?) della mia gioventù e le sue debolezze. Cerco quindi di riparare.

Neruda è un grande scrittore. Nel 1971 ricevette il Premio Nobel per la letteratura, ed è il poeta sudamericano più amato e famoso del Novecento. Basterebbe il suo libro Residencia en la Tierra - che recepisce e trascende le esperienze del simbolismo e del surrealismo - per consacrarlo come una delle vette della poesia moderna, assieme a T.S. Eliot, Montale, Valery o Garcia Lorca. Gli si perdonino quindi l’eloquenza enfatica e la facilità di molta della sua produzione successiva, gli scivoloni politici (le odi a Stalin…), le cadute di gusto, la retorica e la propaganda. 

Fino a poco tempo fa Neruda era molto popolare in tutto il mondo per la facilità/felicità torrenziali di molta della sua produzione e il suo carattere istrionico. Non c’era quasi giovane innamorato che non si fosse sdilinquito sui Veinte poemas de amor y una cancion desesperada o terzomondista che non si fosse sentito battere forte il cuore alla lettura del suo Canto general. Grazie anche al sostegno che sempre ricevette dall’intellettualità internazionale di sinistra, Neruda riuscì ad oscurare la fama dell’altro (e forse più) grande poeta cileno del Novecento, Vicente Huidobro.

Oggi temo che non sia più così. Si tende a mettere Neruda nello stesso calderone di altri, assai meno validi scrittori sudamericani quali Isabel Allende, Luis Sepulveda o Paulo Coelho, immersi tutti in quella melassa “buonista”, “esotista” e “politically correct” in cui invariabilmente si cade quando si parla di America Latina. Pronto per essere declamato ai matrimoni o ai funerali. Ma questi sono i tempi in cui viviamo.



***


Isla Negra, Cile. Casa-museo di Pablo Neruda. In primo piano la barca e, a sinistra, il campanile
Isla Negra, Cile. Polena e bar nella casa-museo di Pablo Neruda
Isla Negra, Cile. Vista dalla spiaggia della casa-museo di Pablo Neruda
Isla Negra, Cile. Una delle famose polene
Isla Negra, Cile. Casa di Pablo Neruda, esterni con scala e mosaico
Isla Negra, Cile. La tipica paccottiglia nerudiana
  1. Isla Negra, Cile. Casa-museo di Pablo Neruda. In primo piano la barca e, a sinistra, il campanile
  2. Isla Negra, Cile. Polena e bar nella casa-museo di Pablo Neruda
  3. Isla Negra, Cile. Vista dalla spiaggia della casa-museo di Pablo Neruda 
  1. Isla Negra, Cile. Una delle famose polene
  2. Isla Negra, Cile. Casa di Pablo Neruda, esterni con scala e mosaico
  3. Isla Negra, Cile. La tipica paccottiglia nerudiana






giovedì 16 novembre 2023

Pablo Neruda / Qui ti amo

 




Pablo Neruda

Qui ti amo 


Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s’affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.




sabato 23 settembre 2023

Pablo Neruda / Il tuo sorriso

Julia Brinkfrau

 


Pablo Neruda

Il tuo sorriso 

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amore mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchina
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.




venerdì 28 ottobre 2022

Durante la Guerra Fredda, gli intellettuali latinoamericani hanno trovato rifugio nella Praga comunista

 

Lo scrittore brasiliano Jorge Amado, suo figlio (il quarto a partire da sinistra) e il giornalista e drammaturgo ceco Jan Drda (il primo a partire da sinistra), a Dobříš, in un castello della Repubblica Ceca utilizzato come residenza per scrittori cechi e internazionali, in 1950. Foto tratta dall'archivio di Paloma Amado, usata dietro autorizzazione.

Durante la Guerra Fredda, gli intellettuali latinoamericani hanno trovato rifugio nella Praga comunista

Prima della COVID-19, Praga veniva visitata ogni anno da milioni di turisti in cerca di birra a basso costo e architettura mozzafiato [en]. Però, negli anni 50, la capitale dell'allora Cecoslovacchia attraeva una platea di viaggiatori molto diversa: gli intellettuali di sinistra di tutto il mondo, curiosi di vedere com'era la vita sotto il regime socialista.

Molti di quei turisti politici arrivavano dall'America Latina, includendo giganti letterari come Jorge Amado [it, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] e Gabriel García Márquez. Questo passato condiviso, dimenticato da tempo, sta tornando lentamente ad essere riscoperto e rivalutato in Repubblica Ceca. 

Mentre si svolgeva la Guerra Fredda, sia l'Occidente che l'Unione Sovietica erano impegnati in intense attività propagandistiche per dimostrare la superiorità dei propri sistemi politici e socio-economici, solitamente rivolgendosi a destinatari in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. Ed entrambe le parti ritenevano l'arte un mezzo efficace per trasmettere il messaggio.

Nell'URSS, la Società di tutte le Unioni per le Relazioni Culturali con i Paesi Esteri, oppure VOKS [en], che sta per la sua abbreviazione in russo, aveva la missione di invitare pubblici intellettuali e scrittori da tutto il mondo non solo in Unione Sovietica, ma anche in altri paesi socialisti, riguardo ai quali questi venivano incoraggiati a scrivere

La Cecoslovacchia, una nazione che si è unita al Blocco Orientale nel 1948 dopo che il suo Partito Comunista aveva orchestrato un colpo di stato, rappresentava una delle possibili destinazioni. Oltre a Jorge Amado e Gabriel García Márquez, il paese accolse scrittori da Argentina (Raúl González Tuñón), Brasile (Graciliano Ramos), Cile (Ricardo Latcham, Pablo Neruda), Cuba (Nicolás Guillén) e Messico (Efraín Huerta, Luis Suárez). Alcuni viaggiavano soli, altri facevano parte di delegazioni più numerose.

Dunque Praga diventò in quei tempi un polo culturale di sinistra, radunando sia gli scrittori progressisti  nascenti che quelli affermati, come il turco Nazım Hikmet e il sovietico Ilya Ehrenburg.

Pablo Neruda, in effetti, potrebbe aver tratto il suo nome d'arte dallo scrittore, poeta e giornalista ceco del XIX secolo Jan Neruda (il poeta cileno era nato come Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto). Lui non lo ammise mai, ma le foto che lo ritraggono mentre passeggia per via Neruda a Praga, o in posa davanti a ristoranti e pub con il nome “Neruda”, offrono terreno fertile per la speculazione.

Michal Zourek, foto usata dietro autorizzazione.

Global Voices ha parlato con Michal Zourek, un accademico ceco che si è concentrato sullo studio dei legami tra il Blocco Orientale e l'America Latina. Zourek, autore del libro pubblicato nel 2018 “Československo očima latinskoamerických intelektuálů 1947-1959” (“La Cecoslovacchia attraverso gli occhi degli intellettuali latino-americani dal 1947 to 1959″, che è stato pubblicato anche in spagnolo), spiega cos'ha motivato questi intellettuali ad accettare un invito del genere [cs]: 


 In America Latina c'erano svariati di regimi autoritari che reprimevano in massa i diritti umani, sostenendo che c'era bisogno di eliminare le forze sovversive di sinistra. Questo è il motivo per cui gli artisti latino-americani a favore dell'ideologia comunista ricevevano sostegno materiale e morale dall'Europa dell'est. Per quanto riguarda le testimonianze dei loro viaggi, i testi scritti negli anni '40 e '50 sono generalmente ricchi di entusiasmo. È evidente che certi aspetti [delle società socialiste] hanno fatto una buona impressione a quegli intellettuali provenienti da paesi in via di sviluppo, in particolare lo stato della scena culturale nell'Est Europa. Ci sono molte menzioni riguardo all'alta qualità di opere teatrali, scuole, infrastrutture e biblioteche comunali, e riguardo all'alto livello di educazione della popolazione.

Zourek prosegue spiegando come Praga e Mosca rappresentassero un luogo sicuro per far sì che quegli intellettuali potessero mettersi in contatto tra loro e incontrarsi. “Non era raro che famosi intellettuali provenienti dall'America Latina si incontrassero per la prima volta nell'Est Europa” afferma Zourek. “Nei loro paesi d'origine questo non era possibile, perché i governi autoritari e anti-comunisti del posto semplicemente non lo permettevano”.

L'Europa dell'Est, sostiene Zourek, ha giocato un ruolo fondamentale nella letteratura latino-americana — se non fosse stato per il movimento internazionale comunista, probabilmente la mitica generazione di scrittori degli anni '60 non sarebbe stata così influente, tantomeno in Occidente. “Fu pubblicato un numero elevatissimo di copie delle opere degli autori in questione [in ceco, polacco o russo], numero molto più alto rispetto alle copie pubblicate nella loro lingua madre. Tutto questo accadde dietro la Cortina di Ferro”, ha affermato.

Busto di Pablo Neruda nel centro di Praga. Foto di Kenyh tratta da Wikipedia, utilizzato dietro licenza CC BY-SA  3.0.

Una terra promessa?

Quando visitavano Praga o altri luoghi in Cecoslovacchia, gli intellettuali di sinistra, che erano soprattutto uomini, venivano trattati come dei VIP: risiedevano in hotel di lusso, non sostenevano alcuna spesa e avevano libero accesso a guide bilingue, ricevevano remunerazioni per i loro scritti e infine facevano tradurre le loro opere in ceco e slovacco.

Coloro ai quali venivano messe a disposizione delle residenze per scrivere alloggiavano per lunghi periodi di tempo, in particolare, nel castello di Dobříš [cs], sede dell'unione degli scrittori cecoslovacchi dagli anni '40 agli anni '90. Alcuni sono rimasti nel castello anche più a lungo, in quanto avevano ottenuto asilo politico.

Come ci spiega Zourek [cs]:


Questi scrittori si facevano pagare le spese di viaggio e durante il loro itinerario, studiato nei minimi dettagli, veniva offerto loro di vedere soltanto gli aspetti più ideali della vita locale. In cambio, gli ospiti stranieri avrebbero diffuso le loro impressioni positive tramite diari di viaggio, articoli e convegni. Questo fenomeno del “turismo politico” è stato l'elemento chiave della propaganda Sovietica, una strategia ben pianificata, che iniziò subito dopo la rivoluzione russa del 1917. Un ruolo di primo piano fu assegnato agli intellettuali che l'Unione Sovietica voleva avere al proprio fianco, per poterli usare in seguito nello scontro ideologico con l'Occidente.

Jorge Amado (a sinistra) e Nicolás Guillén (a destra) sulla strada per la Cina in una stazione ferroviaria dell'URSS, gennaio 1952. Foto dall'archivio di Paloma Amado, usata dietro autorizzazione.

Un'eccezione interessante in questa visione e descrizione idealizzata è Gabriel García Márquez, Il premio Nobel Colombiano laureato in letteratura che visitò la Germania dell'Est, La Cecoslovacchia, la Polonia, l'Ungheria e l'URSS nel 1955 e nel 1957. Fece questo viaggio in parte da solo e, quando veniva invitato ufficialmente, trovava modi per aggirare il programma ufficiale, in modo tale da poter raccogliere informazioni per conto proprio. Nel suo libro, “De viaje por Europa del Este” [en] (“Viaggio attraverso l'Europa dell'Est”), Márquez fornisce una descrizione ch presenta molte più sfumature. Il primo capitolo del libro descrive la Germania dell'Est con termini poco lusinghieri, come nella scena in cui Márquez entra in un ristorante per fare colazione: “quello che le persone mangiavano a colazione era l'equivalente di un pasto intero nel resto dell'Europa [Occidentale] ed era molto più economico. Quelle persone, però, apparivano distrutte e amareggiate, mentre mangiavano porzioni enormi di carne e uova fritte senza alcuna gioia”. In un altro capitolo su Mosca, lo scrittore parla del taboo del culto della personalità di Stalin, citando la sua guida russa che dice: “Se Stalin fosse ancora vivo [morì nel 1953], saremmo vissuti nel Terzo Mondo. Stalin fu la figura più sanguinaria, rancorosa ed egocentrica nella storia russa.”

Gabriel García Márquez (primo a partire da sinistra) nella Piazza Rossa a Mosca, agosto 1957. Foto dall'archivio di Michal Zourek, usata dietro autorizzazione.

Un patrimonio riscoperto per il popolo ceco

In Cecoslovacchia, il comunismo terminò nell'autunno del 1989, e negli stati successori, ovvero Slovacchia e Repubblica Ceca, il passato socialista è solitamente ricordato come un periodo oscuro di violazione dei diritti umani, restrizioni di viaggio e obbedienza forzata verso Mosca.

Tale punto di vista determina l'approccio degli storici cechi e slovacchi verso gli intellettuali di sinistra che visitarono il paese durante quel periodo. Come Zourek, che ha studiato in Repubblica Ceca e in Argentina, osserva [cs]:


Durante i miei studi all'università, ho più volte sentito menzionare il fatto che Pablo Neruda e Jorge Amado fossero vissuti in Cecoslovacchia, ma non pensavo che questo fosse un fenomeno così importante e che entrambi i paesi avessero un legame del genere anche prima della Rivoluzione Cubana [1959]. Questo è forse dovuto al disprezzo con cui ci si riferisce a quegli autori [in Repubblica Ceca e Slovacchia]: molti li considerano idealisti, oppure i soliti idioti che, con le loro visite, sostenevano regimi impegnati in violenze e persecuzioni. La questione è certamente molto più complessa.

Mentre quegli autori sono stati a lungo celebrati nei loro paesi d'origine in America Latina, soltanto adesso la loro eredità sta risalendo in superficie nella storia della Repubblica Ceca. Il diario di viaggio di Marquez è stato tradotto in ceco per la prima volta ne 2018 (“Devadesát dnů za železnou oponou“) [cs], mentre gli altri rimangono in gran parte sconosciuti.

Zourek condivide la sua esperienza personale per spiegare perché il processo di rivalutazione è così difficile [cs]:


Subito dopo la scuola secondaria, ho visitato il Cile, dove l'università era piena di bandiere sovietiche, ritratti di Lenin, dove nelle librerie si vendevano le opere di Marx ed Engels. Pensavo che quell'ideologia fosse morta, e non riuscivo a capire come qualcuno potesse ammirare quelle idee criminali che limitavano la libertà di espressione, che impedivano alle persone di frequentare l'università, di realizzare i propri sogni. Questa posizione antagonista tra i due paesi nei confronti del comunismo è dovuta in gran parte alla diversa esperienza storica. Questo è il motivo per cui io penso che quando diamo un giudizio sul comunismo, dobbiamo separare noi stessi dalla nostra storia ed esperienza personale, che spesso non ci permette di vedere questo fenomeno transnazionale in tutte le sue diversità. Sfortunatamente, questa diversificazione ancora non si sta verificando per molti storici cechi. Non penso sia una sorpresa che le persone nei paesi in via di sviluppo siano più interessate alle politiche della Cecoslovacchia comunista che ai loro compagni in Repubblica Ceca. Questo è iniziato a cambiare leggermente negli ultimi anni e penso che sia grazie alla graduale rivalutazione del periodo comunista da parte del popolo ceco. Credo che negli anni a venire vedremo una serie di opere che dimostrano che la Cecoslovacchia comunista fece cose degne di nota nei paesi in via di sviluppo, che vennero per lo più abbandonate dopo il 1989, per esempio quelle nell'ambito della cultura.

GLOBAL VOICES

sabato 9 settembre 2017

Pablo Neruda / Ode al giorno felice

Duy Huynh

Pablo Neruda
Ode al giorno felice


Pablo Neruda / Oda al día feliz ( De otros mundos)



Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.

Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.

Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.