Robert Duvall
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| Robert Duvall |
Robert Duvall è morto a 95 anni. Con lui se ne va uno degli ultimi giganti della New Hollywood, la stagione del cinema americano, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, in cui una nuova generazione di registi-autori prese il controllo creativo degli studios, un attore che ha attraversato più di sessant’anni di cinema con uno stile sobrio e riconoscibile, dal Padrino ad Apocalypse Now.
Moltissimi i ruoli iconici del celebre divo Usa. Sei nomination come migliore attore non protagonista: il massimo premio arrivò nel 1984 per il ruolo di un semialcolizzato in «Tender Mercies»
Destino beffardo quello di Robert Duvall. Chi si ricorda il film per cui ha vinto un (meritatissimo) Oscar? Praticamente nessuno: il cantante semialcolizzato in cerca di riscatto di Tender Mercies - Un tenero ringraziamento che gli ha fatto conquistare il massimo riconoscimento cinematografico è rimasto nelle pagine delle statistiche.
Ma «l’odore del napalm di mattina» è entrato nella storia, diventato più celebre di chi l’aveva pronunciata (Duvall appunto, nei panni del tenente colonnello Kilgore in Apocalypse Now).
Forza dei social (e di tutto un sistema di moltiplicatori di popolarità) ma dannazione per la recitazione verrebbe da dire. E maledizione per chi, magari avendo poche battute a disposizione, cerca di trarre il meglio. Robert Duvall ha sempre fatto così, da quando fece capolino la prima volta da dietro la porta di Atticus Finch in Il buio oltre la siepe, a prendere timidamente un po’ del merito che meritava per aver salvato la vita alla piccola Scout.
Sono sei le volte che l’Academy l’ha nominato come non protagonista e sono sei le volte che l’ha lasciato a mani vuote: non un record ma quasi, anche perché a scavare nella memoria, i suoi ruoli non si dimenticano, a cominciare dal figlioccio di Vito Corleone in Il padrino.
Così come non si dimentica il medico bigotto di M.A.S.H. o il cinico detective di L’assoluzione o lo stanco cowboy di Terra di confine: tutti ruoli celebri e ottime performance, ma sempre vicino a un attore che finiva per lasciarlo in ombra, si trattasse di Marlon Brando, di Elliot Gould, di Robert De Niro o di Kevin Costner.
Forse si era consolato pensando che quei giganti dello schermo avevano voluto proprio lui al loro fianco, che cercavano qualcuno che fosse capace di stare al loro pari.
Ma poi, quando si tiravano le somme (e si assegnavano i premi), lui doveva fare un passo indietro, ritrovandosi spesso a mani vuote.
Il destino dei troppo bravi si potrebbe dire, o forse la loro maledizione.
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