lunedì 20 aprile 2026

Enki Bilal

 

Enki Bilal

Enki Bilal

Nato a Belgrado, si trasferisce a Parigi all’età di nove anni. Nella capitale francese frequenta la Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti e si fa presto notare vincendo un concorso della rivista di fumetti Pilote, fondata tra gli altri da René Goscinny e Jean-Michel Charlier. Dal 1972 al 1973 continua a collaborare con Pilote, pubblicando alcune illustrazioni e la sua prima storia, Le bol maudit, di cui realizza i soli disegni.
Dal 1980 lavora a quella che poi diventerà una delle sue opere più importanti e note, La fiera degli immortali, primo volume della Trilogia Nikopol di cui è autore di disegni e testi, a cui seguiranno La donna trappola nel 1986 e Freddo equatore nel 1992.[2] Periodicamente si interessa anche alla regia cinematografica dirigendo i film, Bunker Palace Hotel nel 1989, Tykho Moon nel 1996 e, nel 2004, Immortal Ad Vitam tratto dalla Trilogia Nikopol (in particolare da Freddo equatore), film con cui vince due premi all’European Film Awards 2004.
Nel 1998 pubblica Il sonno del mostro, primo volume di una nuova trilogia, in seguito divenuta una tetralogia, pubblicato in Francia da Les Humanoïdes Associés e in contemporanea in altri 12 paesi, tra cui il Giappone. Nel 1999 Fayard pubblica Un secolo d’amore, realizzato con Dan Franck e nel 2000, su testi di Pierre Christin, esce per Dargaud il volume illustrato Il Sarcofago. 

Wikipedia

sabato 18 aprile 2026

Piera Ventre / I racconti delle case


I racconti delle case

di Debora Lambruschini

Cos’è una casa?

Una geografia da cui ci siamo discosti, certo, ma che non smette di esistere, fantasma, e quella stretta inconfessabile che ci punge e che continua a farci male quando seguitiamo a immaginarla.

Il mio amore senza casa. L’ombra del mio amore senza casa.

(“Il mio amore senza casa”, p. 22)

 

La casa del prete di campagna e quella al limitare di ogni cosa della misteriosa Zelinda, che porta con sé un segreto e una domanda sospesa lungo tutto l’arco della narrazione, in una crescente tensione; la dimora di famiglia, custode di un passato ormai perduto, che una stanza dopo l’altra estromette i suoi abitanti; le camere abitate di inquietudini, assenze e oggetti da catalogare minuziosamente, una realtà perturbante scossa da un dettaglio, un’increspatura; la stanza, opprimente, quasi una prigione, per sottomettere l’io femminile; l’antica dimora, custode di segreti e colpe, protezione e gabbia dorata in ugual misura, la narrazione claustrofobica di una scrittrice abituata a muoversi fra stanze antiche, ricolme di oggetti, un isolamento più o meno volontario dal mondo fuori; stanze abitate da oscure presenze, forse suggestioni o forse davvero espressioni del sovrannaturale, che si stringono sempre più intorno ai protagonisti, ne rivelano vizi e debolezze, paure profonde; la casa, come rifugio loro malgrado, da un pericolo incombente, eppure proprio fra tali mura potrebbe celarsi il pericolo; la claustrofobia dell’ambiente domestico sempre più disturbante, il senso di minaccia impossibile da identificare chiaramente e, per questo, ancor più inquietante.

venerdì 17 aprile 2026

Le gemme letterarie di Sarah Orne Jewett: un ritratto

 

Le gemme letterarie di Sarah Orne Jewett: un ritratto

di Debora Lambruschini

January 17, 2022

Le piccole comunità. La vita quotidiana. Il linguaggio vernacolare. La dignità delle persone. Il rapporto intimo con la natura e la ciclicità delle cose. La rappresentazione non stereotipata del femminile. Il mondo letterario che si dispiega nei racconti di Sarah Orne Jewett fa appiglio su molte delle mie personali “ossessioni” e, una storia dopo l’altra, colpisce il dialogo che intercorre fra queste pagine e moltissime delle narrazioni dell’epoca, da Mark Twain a Henry James o, ancora, Emily Dickinson e Louise May Alcott, per restare al solo nord America fra Otto e Novecento. Eppure di questa scrittrice molto apprezzata dai signori di cui sopra e dal pubblico suo contemporaneo, il lettore di oggi non ha sentito molto parlare, non fuori dai circuiti accademici almeno, schiacciata dal peso del tempo e di una tradizione che ha fagocitato tutto il resto. Da un paio d’anni tuttavia, l’editore Mattioli 1885 ha avviato un attento lavoro di recupero dell’opera di Jewett, di cui ha pubblicato due piccole raccolte di racconti: Il Natale di Betty Leicester e La vigilia di Natale di Mrs Parkins, e il suo romanzo più celebre (Deephaven, che arriverà in libreria proprio a inizio febbraio): ora, non lasciamoci fuorviare dal richiamo al Natale con cui le due raccolte sono state proposte, perché le storie in esse contenute sono piccole gemme che poco o nulla hanno a che fare con le strenne natalizie che affollano gli scaffali nel mese di dicembre. Certo, alcuni racconti sono ambientati nel periodo natalizio, ma la loro valenza letteraria va oltre i confini temporali o commerciali. E basta una manciata di pagine per rendersi conto che, dietro l’apparente semplicità delle storie, si rivela una più complessa stratificazione e conoscenza dell’indole umana e dell’ambiente da cui scaturiscono, il New England in cui ha l’autrice trascorso tutta l’esistenza (nacque a South Berwick nel 1849 e vi morì nel 1909), la vita di provincia e la quotidianità dei piccoli villaggi di pescatori e contadini che influenzarono tanto profondamente la sua scrittura.

giovedì 16 aprile 2026

Il bianco nei racconti di Isaac B. Singer



Il bianco nei racconti di Isaac Bashevis Singer


di Matteo Moca

December 13, 2021

Mel Talmud Babilonese, nel trattato Megillah, è scritto che «tutti i canti si scrivono nero su bianco e bianco su nero», a sottolineare proprio la natura duale di ogni testo e le prospettive ermeneutiche che questo apre. Lo studioso di cultura ebraica, David Banon, riflettendo proprio sulla natura di questi spazi bianchi, scrive che tutte le grandi narrazioni non consentono un accesso diretto al significato, soprattutto a causa dell'emergenza ermeneutica che può nascere da ogni luogo del libro, quindi anche dagli spazi bianchi, portatori di non-detto, «riserve di senso» che il testo nasconde. Se gli spazi bianchi figurano allora come inviti all'interpretazione proprio attraverso il non-detto che suggeriscono, ci sono alcuni testi in cui questo meccanismo sembra rappresentare una chiave privilegiata per addentrarsi tra i suoi risvolti più significativi. La letteratura per l'infanzia pare particolarmente adatta alla messa in prova di questo meccanismo interpretativo perché è vero che i testi funzionano come narrazioni adatte alla costruzione di immaginari per i bambini, ma, quando la letteratura per l'infanzia è costruita da grandi creatori e raccontatori di storie, sono proprio questi spazi bianchi a presentarsi agli occhi del lettore adulto, capace, talvolta, di muoversi con maggior profondità tra le pieghe del testo. Questo è ciò che accade per esempio con la raccolta di racconti per bambini Zlateh la capra e altre storie di Isaac Beshevis Singer (pubblicata in una nuova versione adesso da Adelphi con la traduzione di Elisabetta Zevi, che coordina l'edizione adelphiana di tutte le opere dello scrittore, nella collana “I cavoli a merenda” e con le evocative illustrazioni in bianco e nero di Maurice Sendak, un altro autore americano nato da genitori ebrei polacchi), una raccolta capace di rivolgersi a lettori di ogni età e, soprattutto, incubatore di molti dei temi fondamentali dell'opera di Singer. Possiamo seguire, per esempio, le storie di un giovane uomo convinto di essere morto e curato da un medico con un metodo particolarmente teatrale (Il paradiso degli sciocchi), di un gruppo di governanti anziani sciocchi e incapaci di comprendere ciò che la natura riserva all'uomo spaventandosi del furto della luna o dello scioglimento della neve (La neve a Chelm), di bambini mai stanchi di ascoltare storie e poco vogliosi di dormire che vengono spaventati con la storia di un diavolo (La storia della nonna) o di un piccolo bambino capace di fronteggiare il diavolo e sua moglie la diavolessa pur di salvare la propria famiglia (Lo scherzo del diavolo). Molte delle storie sono ambientate durante Channukkah, la festa delle luci (una festa che rievoca la ribellione dei Maccabei contro Antioco IV deciso a inserire nel tempio di Gerusalemme alcuni idoli e costringere gli ebrei ad adorarli), che ricorda quando l'olio della lampada che ardeva perennemente di fronte all'Arca durò miracolosamente otto giorni, una ricorrenza gioiosa che proprio per questo è considerata una festa per i bambini. 

mercoledì 15 aprile 2026

Christa Wolf / Sismologia del linguaggio

 

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Christa Wolf 

Sismologia del linguaggio

di Anna Lo Piano

June 21, 2021

«Come accade la vita? È una questione di cui mi sono proccupata presto. La vita è identica al tempo che passa ineluttabilmente e tuttavia misteriosamente? Mentre scrivo questa frase, passa del tempo; contemporaneamente inizia – e passa – un minuscolo pezzo della mia vita. [...] Strano allora che non riusciamo a coglierla. Sfugge all’occhio che osserva, anche alla mano che annota diligente».

C. Wolf, Un Giorno all’anno. 1960-2000, e/o, Roma 2006

 

Come si fa a raccontare la vita? In che rapporto ci poniamo con il tempo, da che prospettiva? E con quale linguaggio possiamo fermare ciò che continuamente ci sfugge? Non c’è uno scritto di Christa Wolf dove queste domande non appaiano, a un certo punto, a interrompere la narrazione, chiedendo conto di ogni singola parola pronunciata, di ogni fatto descritto.

martedì 14 aprile 2026

La sacralità primordiale delle Tavole / L’origine quale necessità e sacrificio

 

Peter Paul Rubens, Cadmo e Minerva, olio su tela, tra il 1636 e il 1638, Museo del Prado, Madrid, Spagna
Peter Paul Rubens, Cadmo e Minerva, olio su tela, tra il 1636 e il 1638, Museo del Prado, Madrid, Spagna

La sacralità primordiale delle Tavole

L’origine quale necessità e sacrificio

14 APRILE 2026, 

Le nozze di Cadmo e Armonia furono l'ultima occasione in cui gli dèi
dell'Olimpo si sedettero a tavola con gli uomini. Ciò che accadde prima
e dopo di allora forma l'albero immenso del mito greco. 

(Roberto Calasso, Le Nozze di Cadmo e Armonia)

La tavola è luogo di incontro e di manifestazione. Luogo dove gli dei si mescolavano con gli eroi e con donne belle come ninfe. Momenti di pace e di armonia ma pure dimensioni rituali di passaggio dove il Fato poteva fare scherzi imprevedibili. 

domenica 12 aprile 2026

La Belle Époque tra storia e chimere / “Les italiens de Paris”

 

Federico Zandomeneghi, “Al Caffé Nouvelle Athènes”, dettaglio, 1885. Il pittore insieme a Susan Valandon, modella e pittrice essa stessa, nel luogo dove si incontravano gli impressionisti
Federico Zandomeneghi, “Al Caffé Nouvelle Athènes”, dettaglio, 1885. Il pittore insieme a Susan Valandon, modella e pittrice essa stessa, nel luogo dove si incontravano gli impressionisti


La Belle Époque tra storia e chimere

“Les italiens de Paris” e la loro arte nella Francia del XIX secolo

1 DICEMBRE 2025, 

Strade affollate dove circolano carrozze, omnibus e cavalli; grandi affiches che tappezzano i muri della città pubblicizzando prodotti e invitando i passanti a spettacoli teatrali e serate danzanti; un'atmosfera euforica di benessere e spensieratezza. E soprattutto le donne che, avvolte nei loro abiti di seta e taffetà, amano passeggiare sui boulevards accompagnate da eleganti gentiluomini. 

sabato 11 aprile 2026

Quaderni dei fari e dei mari




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Quaderni dei fari e dei mari


Di Debora Lambruschini

September 20, 2021

Nella prefazione alla raccolta Trash da poco pubblicata per minimum fax, Dorothy Allison a un certo punto afferma: “Perché scrivere? Per prendere parte al discorso. La letteratura è un discorso, un vivace appassionante scambio che sfida e amplia costantemente la nostra immaginazione”.
Ho pensato molto a quest’idea, semplice eppure fondamentale, della scrittura come parte di un discorso, di uno scambio continuo. Capita talvolta che si creino inaspettate connessioni fra i libri e che queste portino verso luoghi che non immaginavamo, spunti e riflessioni inaspettati.

giovedì 9 aprile 2026

La storia sbagliata del murale di Whistler

 

Rex Whistler, "The Expedition in Pursuit of Rare Meats", dettaglio, 1926, ristorante del Tate Britain, Londra, UK
Rex Whistler, "The Expedition in Pursuit of Rare Meats", dettaglio, 1926, ristorante del Tate Britain, Londra, UK


La storia sbagliata del murale di Whistler

Tra arte, accuse di razzismo e cancel culture: il caso che ha diviso l'Inghilterra

1 GENNAIO 2026, 


Questa è una storia sbagliata. Cominciò un centinaio di anni fa, precisamente nel 1926, ed è finita con fiumi d'inchiostro. Anzi, non è ancora finita. Successe allora che a un giovane pittore, Rex Whistler, fosse chiesto di decorare la sala da tè del seminterrato della Tate Gallery (oggi Tate Britain), un ambiente senza finestre, basso e grigio. 

martedì 7 aprile 2026

Lisa Kudrow / “Volevano farmi recitare in commedie romantiche, ma non sono affatto adorabile!"

 

Lisa Kudrow

Lisa Kudrow: "Volevano farmi recitare in commedie romantiche, ma non sono affatto adorabile!"

L'icona di "Friends" riprende per l'ultima volta il ruolo della disperata ma adorabile Valerie Cherish in "The Comeback". Insieme al co-creatore della serie, Michael Patrick King, parla con Adam White di angoscia esistenziale, del rifiuto della celebrità cinematografica e della voce di corridoio su "Friends" che fece infuriare i suoi agenti.


Adam White
Sábato 4 Aprile 2026

Nell'estate del 1994, sei attori in difficoltà, tutti con alle spalle esperienze ai margini della commedia televisiva, furono portati a Las Vegas con un aereo privato. Il regista James Burrows, un veterano delle sitcom con l'istinto comico di un maestro del clown e la saggezza di un profeta, li fece accomodare in un ristorante e condivise con loro qualcosa che suscitò un curioso misto di paura ed euforia. Quel momento, insistette, sarebbe stata l'ultima occasione in cui avrebbero potuto socializzare in pubblico senza che nessuno li notasse . Perché una volta che il loro nuovo show fosse andato in onda? Quello inizialmente intitolato Insomnia Cafe , poi Six of One , e infine – e immortalmente – Friends ? Dimenticatelo.