venerdì 23 febbraio 2024

Il bianco nei racconti di Isaac B. Singer

 

Il bianco nei racconti di Isaac B. Singer

di Matteo Moca

December 13, 2021


Nel Talmud Babilonese, nel trattato Megillah, è scritto che «tutti i canti si scrivono nero su bianco e bianco su nero», a sottolineare proprio la natura duale di ogni testo e le prospettive ermeneutiche che questo apre. Lo studioso di cultura ebraica, David Banon, riflettendo proprio sulla natura di questi spazi bianchi, scrive che tutte le grandi narrazioni non consentono un accesso diretto al significato, soprattutto a causa dell'emergenza ermeneutica che può nascere da ogni luogo del libro, quindi anche dagli spazi bianchi, portatori di non-detto, «riserve di senso» che il testo nasconde. Se gli spazi bianchi figurano allora come inviti all'interpretazione proprio attraverso il non-detto che suggeriscono, ci sono alcuni testi in cui questo meccanismo sembra rappresentare una chiave privilegiata per addentrarsi tra i suoi risvolti più significativi. La letteratura per l'infanzia pare particolarmente adatta alla messa in prova di questo meccanismo interpretativo perché è vero che i testi funzionano come narrazioni adatte alla costruzione di immaginari per i bambini, ma, quando la letteratura per l'infanzia è costruita da grandi creatori e raccontatori di storie, sono proprio questi spazi bianchi a presentarsi agli occhi del lettore adulto, capace, talvolta, di muoversi con maggior profondità tra le pieghe del testo. Questo è ciò che accade per esempio con la raccolta di racconti per bambini Zlateh la capra e altre storie di Isaac Beshevis Singer (pubblicata in una nuova versione adesso da Adelphi con la traduzione di Elisabetta Zevi, che coordina l'edizione adelphiana di tutte le opere dello scrittore, nella collana “I cavoli a merenda” e con le evocative illustrazioni in bianco e nero di Maurice Sendak, un altro autore americano nato da genitori ebrei polacchi), una raccolta capace di rivolgersi a lettori di ogni età e, soprattutto, incubatore di molti dei temi fondamentali dell'opera di Singer. Possiamo seguire, per esempio, le storie di un giovane uomo convinto di essere morto e curato da un medico con un metodo particolarmente teatrale (Il paradiso degli sciocchi), di un gruppo di governanti anziani sciocchi e incapaci di comprendere ciò che la natura riserva all'uomo spaventandosi del furto della luna o dello scioglimento della neve (La neve a Chelm), di bambini mai stanchi di ascoltare storie e poco vogliosi di dormire che vengono spaventati con la storia di un diavolo (La storia della nonna) o di un piccolo bambino capace di fronteggiare il diavolo e sua moglie la diavolessa pur di salvare la propria famiglia (Lo scherzo del diavolo). Molte delle storie sono ambientate durante Channukkah, la festa delle luci (una festa che rievoca la ribellione dei Maccabei contro Antioco IV deciso a inserire nel tempio di Gerusalemme alcuni idoli e costringere gli ebrei ad adorarli), che ricorda quando l'olio della lampada che ardeva perennemente di fronte all'Arca durò miracolosamente otto giorni, una ricorrenza gioiosa che proprio per questo è considerata una festa per i bambini. Nei lumi della lampada che per gli otto giorni della festa viene accesa, nella luce soffusa che questa emana e che sfuma i contorni degli oggetti e delle persone, si situano i racconti di questa raccolta, tutti sospesi in un mondo straordinario che abita i confini tra il sonno e la veglia, tra l'incredulità e la fiducia nel valore, negli insegnamenti e nella verità delle storie. Ma il bianco che abita queste storie è la cornice invisibile che li avvolge e che rimanda al resto dell'opera romanzesca di Singer: nella sua introduzione lo scrittore, nato in Polonia nel 1901 e poi costretto, poco più che trentenne, ad abbandonare l'Europa per gli Stati Uniti in cerca di libertà e salvezza, partendo proprio dalla meraviglia dei bambini (per il «tempo che passa») che si chiedono dove «vanno a finire i nostri ieri, con le loro gioie e i loro dolori», lascia emergere i confini della sua opera e la sua profonda fiducia nelle forme del racconto:

lunedì 19 febbraio 2024

Catalina González / Deserto

 


Catalina González


Catalina González Restrepo

DESERTO


Dell’infanzia

il suono del dondolo

la paura di scivolare

e l’inclinazione per la vertigine

Le dita come pietre cadono


Quanti mondi ho perso?


Nel sogno di incontrare nel miraggio

un cactus senza spine,

di amare senza ferirsi,

trovo uno specchio nella stanza di fronte


ma è vuoto.


*


Catalina González

DESIERTO


De la infancia

el sonido del mataculín,

el miedo a resbalar

y la afición por el vértigo.

Los deseos como piedras que caen.


¿Cuántos mundos he perdido?


En el sueño de encontrar en el espejismo

un cactus sin espinas,

de querer sin herirse,

hallo un espejo en la habitación del frente


pero está vacío.





giovedì 8 febbraio 2024

Auguri a Isabel Allende: l’autrice de «La casa degli spiriti» compie 80 anni

 

Isabel Allende


Auguri a Isabel Allende: l’autrice de «La casa degli spiriti» compie 80 anni


di ALESSANDRA COPPOLA

Il 2 agosto festa per la scrittrice cilena. Il successo, la tragedia della figlia, i matrimoni: una vita «d’amore e ombra» segnata anche dalle vicende politiche del suo Paese

domenica 21 gennaio 2024

Marian Engel / ORSO

 



Marian Engel

ORSO

“La strada correva verso nord. Lei la seguì. Nel punto più in alto c’era una specie di Rubicone. Lo attraversò e iniziò a sentirsi libera. Sempre più a nord, accelerò verso i monti, piacevolmente stordita.”

Stufa di sentirsi la spettatrice della sua vita, l’introversa Lou accetta l’incarico che il Direttore le propone: andare in un’isola del Grande Nord canadese per catalogare una biblioteca donata all’Istituto dalla famiglia Carey. Conosciuta per il suo proverbiale senso del dovere, Lou è certa di terminare il lavoro prima dell’estate.
Immersa in un ambiente selvaggio, lontana dal panorama urbano che le è familiare, non appena mette piede sull’isola fa una scoperta a cui non è preparata: dietro alla casa, in un capanno, vive un orso. Con il passare dei giorni, complice la solitudine, tra lei e l’orso nasce una strana relazione, intima, inquietante e ambigua.
Nonostante lo scandalo che seguì alla sua pubblicazione, Orso ha vinto il Governor General’s Literary Award ed è considerato uno dei migliori – e più controversi – romanzi della letteratura canadese. Pubblicato nel 1975 e celebrato da Robertson Davies, Margaret Atwood e Alice Munro Orso è un romanzo delicato e trasgressivo, un’autentica parabola del ritorno alla natura.

Un romanzo insolito e meraviglioso.
– Margaret Atwood
***

Marian Engel (1933-1985) è una delle scrittrici più rappresentative della letteratura canadese della seconda metà del Novecento. Dopo gli studi passa un lungo periodo della sua vita in Francia e negli Stati Uniti. Tornata a Toronto, esordisce nel 1968 con il romanzo No clouds of glory. Nel 1982 è stata insignita dell’Ordine del Canada.


LA NOUVA FRONTIERA







giovedì 14 dicembre 2023

Posters / Strange Days / 1995

Official theatrical poster.



Posters
Strange Days
Stranhos Prazeres
1995

Strange Days è un film di fantascienza del 1995 diretto da Kathryn Bigelow e prodotto e scritto da James Cameron.

Il film, considerato da molti un noir postmoderno, colpisce per la sua visione distopica del futuro e per l'ambivalenza morale di molti dei suoi protagonisti..

Trama

Ambientato a Los Angeles durante gli ultimi giorni del 1999, il film segue le vicende di Lenny Nero, un ex-poliziotto che vive spacciando clips per il "filo-viaggio", sulle quali vengono registrate esperienze altrui come realtà virtuale, che includono input sensoriali, come vista, udito, tatto ed olfatto, e che, tramite un lettore SQUID (Dispositivo Superconduttore a Interferenza Quantica), possono essere rivissute da chiunque. Essendo un progetto federale caduto sul mercato nero, questa tecnologia è considerata illegale. Tick, il fornitore principale di Nero, cerca di vendere una clip che mostra una rapina fallita a un ristorante cinese, e Lenny alla fine la compra a prezzo ridotto.

Nel frattempo la prostituta Iris è braccata da due poliziotti, Burton Steckler e Dwayne Engelman, che riesce a seminare nella metropolitana. Steckler cercando di prenderla per i capelli, le strappa dalla testa il dispositivo SQUID. Nero cerca di rintracciare la sua ex-fidanzata Faith con il supporto dei suoi due migliori amici, l'esperta in combattimento e guardia del corpo Lornette "Mace" Mason (la quale è segretamente innamorata di Nero e disapprova il suo spaccio di clips) e l'investigatore privato Max Peltier. Mentre Nero e Max stanno bevendo insieme in un bar, Iris arriva, getta la propria clip nell'auto di Nero attraverso il tettuccio e fugge quando vede la polizia nelle vicinanze. La macchina di Nero, posteggiata in divieto di sosta, viene però rimorchiata prima che egli abbia la possibilità di trovare il dischetto di Iris e leggerlo.

Qualche ora dopo Nero riceve un "black jack" (nomignolo per le clips contenenti uno snuff movie) anonimo, nel quale è registrato il brutale stupro e l'omicidio di Iris. Nero avverte Faith di ciò che è successo, cercando anche di allontanarla dal suo nuovo fidanzato, il discografico Philo Gant, ma senza successo. Nero e Mace scoprono che le morti registrate nei dischetti sono collegate all'omicidio sotto copertura del controverso rapper Jeriko One, il quale teneva discorsi pubblici contro lo stato di polizia. Nero, Mace e Max scoprono che Tick è stato "fuso", venendo forzatamente esposto ad input sensoriali con segnali SQUID troppo amplificati. Nero sospetta che l'omicida di Tick sia lo stesso che ha ucciso Iris e teme che Faith sia la prossima. Nero e Mace si confrontano con Faith e le parlano della morte di Jeriko, e Faith rivela loro che Philo monitorava le azioni di Jeriko e aveva assunto Iris per spiarlo.

A pochi minuti dalla mezzanotte che sancirà l'arrivo dell'anno 2000 Nero e Mace riescono ad infiltrarsi nella grande festa di capodanno all'hotel Bonaventure, dove Philo farà da presentatore per i pezzi grossi della città. Prima di entrare nella suite di Philo, Nero affida a Mace il dischetto con le prove dell'omicidio di Jericko, da affidare al commissario Palmer Strickland. Una volta entrato nella stanza di Philo trova un'altra clip, che mostra Faith venire stuprata, e poco dopo rinviene il cadavere di Philo, ucciso nello stesso modo di Tick. L'assassino si rivela essere Max, che improvvisamente entra nella suite e spiega a Nero di aver architettato un piano perfetto, in cui le morti di Iris, Tick e Philo, a cui spara con la pistola di Nero, sembreranno frutto della mano di Nero, che a breve verrà ucciso da Max. Nero però, grazie all'intervento di Faith, uccide Max facendolo cadere dal balcone.

Nel frattempo Mace viene inseguita da Steckler e Engelman, i quali aprono il fuoco nella sua direzione, colpendo dei civili. Mace riesce ad avere la meglio e li ammanetta ad un'impalcatura, ma viene a sua volta disarmata e arrestata da altri poliziotti, che iniziano a picchiarla. Il gesto selvaggio fa insorgere i presenti, i quali aiutano Mace, scatenando una rissa. Il commissario Strickland giunge sul luogo e ristabilisce l'ordine, ordinando poi l'arresto dei due agenti. Engelman però si suicida sparandosi alla testa, mentre Steckler viene ucciso dai colleghi prima che possa sparare a Mace. Faith viene arrestata, mentre Nero e Mace si baciano tra la folla che festeggia il nuovo millennio.

Elenco

  • Ralph Fiennes — Lenny Nero
  • Angela Bassett — Lornette 'Mace' Mason
  • Juliette Lewis — Faith Justin
  • Tom Sizemore — Max Peltier
  • Michael Wincott — Philo Gant
  • Vincent D'Onofrio — Burton Steckler
  • William Fichtner — Dwayne Engelman
  • Glenn Plummer — Jeriko One
  • Brigitte Bako — Iris
  • Josef Sommer Palmer Strickland
  • Nicky Katt — Joey Corto
  • Richard Edson — Tick
  • Michael Jace — Wade Beemer
  • David Packer — Lane


WIKIPEDIA


U.S. one sheet advance poster (27″×41″).

British quad poster (30″×40″)


U.S. one sheet advance poster.





martedì 12 dicembre 2023

Julia Fox / Appuntamento serale

 



Julia Fox

APPUNTAMENTO SERALE


Ho incontrato Ye a Miami la sera di Capodanno ed è stato subito feeling. La sua energia è così divertente da avere intorno. Ha fatto ridere, ballare e sorridere me e i miei amici per tutta la notte. Abbiamo deciso di non perdere l'energia e di tornare a New York per vedere Slave Play. Il volo di Ye è atterrato alle sei, lo spettacolo era alle sette e lui è arrivato puntuale. Sono rimasta impressionata. Dopo lo spettacolo abbiamo scelto di cenare da Carbone, uno dei miei ristoranti preferiti. Ovviamente.

Al ristorante, Ye ha diretto un intero servizio fotografico per me mentre la gente cenava! L'intero ristorante l'ha apprezzato e ci ha applaudito mentre lo facevamo. Dopo cena Ye aveva una sorpresa per me. Sono ancora sotto shock. Ye aveva un'intera suite d'albergo piena di vestiti. Era il sogno di ogni ragazza che si realizzava. Sembrava un vero momento da Cenerentola. Non so come abbia fatto, o come abbia fatto a portare tutto lì in tempo. Ma sono rimasta così sorpresa. Chi fa cose del genere al secondo appuntamento? O qualsiasi altro appuntamento! Tutto tra noi è stato così organico. Non so dove andranno a parare le cose, ma se questa è un'indicazione per il futuro, mi piace il viaggio".

mercoledì 22 novembre 2023

Javier Marías / Tutti i racconti

 



Tutti i racconti, di Javier Marías

di Giordana Restifo

February 7, 2022

Il tempo è l’unica risorsa che abbiamo per poterci dire vivi, questi ultimi anni ce ne hanno dato conferma. Ad alcuni è sembrato che ci sia stato sottratto, ad altri che si sia cristallizzato. Per alcuni la locuzione hic et nunc ha perso di significato o ne ha acquistato uno nuovo: hereafter (da adesso in avanti, più avanti, in seguito, in futuro, nell’aldilà –tratto dal dizionario il Ragazzini 2021 Zanichelli). Javier Marías ci aveva indotto a una riflessione sul valore del tempo già dieci anni fa con il suo Gli innamoramenti (Einaudi, 2012), utilizzando proprio l’avverbio inglese hereafter.

È tornato a farcelo presente con Tutti i racconti (con le traduzioni di Valerio Nardoni, Glauco Felici, Maria Nicola, Paola Tomasinelli), una raccolta pubblicata dalla casa editrice Einaudi nel 2020, della quale è appena uscita la versione tascabile. Sono trenta i racconti che compongono il volume, suddivisi secondo il personale giudizio dell’autore madrileno in “accettati” («quelli di cui ancora non mi vergogno») e “accettabili” («quelli per i quali un po’ di vergogna la provo, anche se non troppa»); ventisei erano stati pubblicati in precedenza in Mentre le donne dormono (uscito in Spagna nel 1990, poi ampliato nel 2000, e in Italia nel 2014) e in Quand’ero mortale (uscito in Spagna nel 1996 e in Italia nel 2001), gli altri quattro, pubblicati anch’essi tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, diventati difficili da reperire, appaiono qui riveduti e, in certi casi, ampliati rispetto agli originali. Rimane fuori dalla raccolta una terza categoria, gli “inaccettabili” («si tratta per lo più di lavori preistorici, ovvero scritti o pubblicati intorno al 1968»), con la certezza, da parte dell’autore, che «è meglio, ve lo assicuro, che nessuno di questi testi riveda mai la luce (non tutti la videro)».

La sua cifra è inconfondibile anche nella forma breve: enigmi, tradimenti, trame e situazioni oscure, inganni e menzogne, richiami al passato e alla nera storia della Spagna.
Leggendo le sue opere aleggia sempre una sensazione plumbea, come se da un momento all’altro la situazione potesse ulteriormente peggiorare; non sempre, però, il lettore scoprirà cosa succederà, perché, come spesso accade anche nei suoi romanzi, il finale non è chiaro, definitivo, la storia non si conclude (si vedano, tra gli altri, i racconti La canzone di Lord Rendall, Una notte d’amore, Un immenso favore e In viaggio di nozze, anche se, per quanto riguarda quest’ultimo, una soluzione potrebbe trovarsi nelle pagine del romanzo Un cuore così bianco – Einaudi, 1999).


Eros e Thanatos

 

«Wise men say only fools rush in
But I can’t help falling in love with you
Shall I say Would it be a sin?
If I can’t help falling in love with you

Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you
».


Prendi la mia mano, prendi anche la mia vita intera
recita una delle canzoni d’amore più famose e cult, che ha fatto battere il cuore di donne e di uomini a tutte le latitudini. L’amore è davvero quel sentimento tenero, da sogno, che cantava il Re del rock? Non poter fare a meno della persona amata e, quindi, donarvisi completamente?
Lungi dal voler essere questo un trattato psicologico, sociologico o filosofico sull’amore, d’altronde di romanticismo analizzato, sviscerato, studiato, ne è piena la storia della letteratura e della musica. Anche Erich Fromm, per citarne uno, ha provato a indirizzarci. Con il suo L’arte di amare (Il Saggiatore, 1975), l’autore tedesco instilla più di un dubbio sull’innamoramento e sugli innamorati che «scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine». Ben prima di Fromm, un poeta mondano che risponde al nome di Ovidio, ci ha lasciato un prontuario di tattiche di corteggiamento e seduzione (L’arte di amare, BUR, 2004), dal quale emergono, oltre a un certo maschilismo segno dei tempi (passati o presenti?), velati consigli erotici, attitudini e propensioni alla promiscuità (per le quali venne additato come peccatore e maestro di peccato e, successivamente, mandato in esilio). Nulla a che vedere con gli amori di Javier Marías, anche se qualche punto in comune con il poeta dal sesso in testa non v’è dubbio che ci sia: le loro opere sono pregne di una certa dose di cinismo (un esempio nella raccolta di racconti sono Meno scrupoli o Un senso di cameratismo); riconoscono che la sensualità dovrebbe essere allusiva, utilizzare il linguaggio dei gesti, degli sguardi (il romanzo Così ha inizio il male, Einaudi, 2015), invece di essere esplicita; infine, entrambi hanno intuito che in amore, talvolta, è il sadismo a farla da padrone e, così, ci si ritrova a provare piacere per il dolore dell’amante.
Si potrebbero definire degli acuti interpreti delle debolezze umane.
I personaggi dell’autore spagnolo, come nei romanzi anche nei racconti, sono mossi sovente da passioni disdicevoli, da invidie e vendette (persino autolesioniste come in Gualta), da un erotismo che facilmente sconfina nel feticismo, da tradimenti e labili lealtà (Alla corte del re Jorges), da ossessioni e manie (L’eredità italiana). Amori più umani, quindi, più verosimili rispetto a quelli romantici di Elvis Presley (il paragone è sorto leggendo il racconto Malanimo – un omaggio da parte di Marías per il cantante – comparso per la prima volta nel 1996, successivamente in edizione limitata nel 1998 per i tipi di Plaza y Janés, diventato da parecchi anni introvabile e ora riproposto nella raccolta). Anche se, a dire il vero, la melodia di Can’t help falling in love è basata su un’antica romanza del XVIII secolo intitolata Plaisir d’amour, il cui testo originale ripete senza tregua per gli amanti: «Plaisir d’amour ne dure qu’un moment, chagrin d’amour dure toute la vie» (La gioia dell’amore non dura che un momento, la pena d’amore dura tutta la vita – poiché l’ingrate Sylvie ha lasciato l’innamorato per un altro uomo).
 L’altro grande macro tema ricorrente nelle opere di Marías è quello della morte che convive con quello dell’amore - vanno di pari passo più che in contrasto. Oltre che per morte naturale (come nel triste racconto Quello che disse il maggiordomo o nel romanzo Domani nella battaglia pensa a me), i personaggi muoiono uccisi da un amore estremo (nel racconto Sangue di lancia) o talmente interessato da superare il limite tra pensare di compiere un omicidio e compierlo (nei racconti Quand’ero mortale e Il medico di notte o nel romanzo Gli innamoramenti). C’è anche la morte ordita da personaggi insospettabili e che pensano di poter «sapere nientemeno che l’ordine della morte» (Mentre le donne dormono). Un evergreen che si accompagna a quello dell’esistenza di fantasmi. Presenze che tornano dal passato per sconvolgere la vita di chi li percepisce (Le dimissioni di Santiesteban, Non più amori o Saranno nostalgie – questi ultimi due sono essenzialmente lo stesso racconto riadattato), che si sentono vive pur essendo riconosciute come morte:

 

Pensavo, vedevo, sentivo, dunque esistevo, dunque vivevo, e il giorno dopo mi avrebbero sepolto. Lottai per muovermi, ma non potei. Allora mi resi conto che ero morto, che dopo la morte non c’era nulla, e l’unica cosa che mi restava era di restare chiuso nella mia tomba per sempre, senza respirare, però vivendo; senza occhi,
però vedendo; senza orecchie, però sentendo
.
(da La vita e la morte di Marcelino Iturriaga, scritto dall’autore a quattordici anni, nel 1965).

 

 

Tutto torna (a Shakespeare)

In molti di questi racconti tornano (che non siano mai andati via?) i personaggi conosciuti nei romanzi di Javier Marías. Amati, detestati, o non considerati, sono presenti e ci dimostrano come nulla sia cambiato nel corso del tempo. C’è Luisa, colei che resta viva, c’è quel matto di Custardoy, che vive di eccessi e di arte (quella di arrangiarsi), e poi c’è lui, lo sfacciato Ruibérriz de Torres, intrallazzino di professione con una volontà da truffatore. Tutti loro, certo insieme ad altri, prendono parte alla piece di Marías e, come nelle opere di Shakespeare, tanto caro all’autore spagnolo, si muovono districandosi tra amori incompresi, non corrisposti, attenuati, sesso che «è il posto più sicuro» perché «si controlla l’altro, lo si tiene immobile e in salvo» (dal racconto Meno scrupoli), suicidi, morti violente, imbrogli e scoperte.
In Shakespeare e in Marías, Eros, dio dell’amore fisico e del desiderio, e Thanatos, figlio della Notte e dell’Erebo e fratello del Sonno, si mescolano fino a creare un tutt’uno, nel quale sono imprescindibili il dolore, l’inquietudine, le perplessità, le apparizioni in forma di presenze spettrali, le convinzioni del passato. Da questo amalgama scaturisce un senso di turbamento che costringe il lettore, o lo spettatore, a interrogarsi sulle primordiali questioni esistenziali. E quando, se non ora?
Non è un caso se nell’incipit di questo articolo è presente quell’avverbio usato da Shakespeare in una delle sue tragedie più note per indicare la reazione che provò Macbeth all’annuncio della morte di sua moglie, poi ripreso dall’autore spagnolo.
Ci interrogheremo, rifletteremo, ci struggeremo. E quando, se non ora? Hereafter.