martedì 3 novembre 2026

Emma Reyes / Non sapevamo giocare a niente 2


Emma Reyes


NON SAPEVAMO GIOCARE A NIENTE. EMMA REYES

Agosto 11, 2015

Non sapevamo giocare a niente. Emma Reyes
Sur. La mia copia.
"Non sapevamo giocare a niente" di Emma Reyes pubblicato da Sur è una raccolta di lettere che la pittrice colombiana ha scritto dal 1969 e nel corso di molti anni all'amico giornalista German Arciniegas. Emma Reyes racconta la propria infanzia a partire dai tre anni, attraversando i sentimenti e i luoghi di una vita che appare inaccettabile. L'estrema povertà a Bogotà, i viaggi scomodi e difficili attraverso il Paese, una famiglia creata soltanto da lei e da sua sorella, l'abbandono e la crudeltà degli adulti, la rigidità dell'educazione in convento. Emma Reyes racconta il suo vissuto di bambina e ragazzina e lo fa costringendo il lettore a scenari e sentimenti sui quali si vorrebbero chiudere gli occhi, ma riuscendo a trattenerci a sé con uno stile felice, del tutto discosto dal contenuto di dolore. Lettera per lettera si segue una piccola bambina dagli occhi storti, nel suo non avere nulla, nel contatto continuo con lo sporco del mondo e dell'anima umana, si scoprono con lei le sue capacità, per prima quella di amare, e poi le doti artistiche. Il racconto è infantile e oggettivo, come se ammettesse che quello fu il passato e per quanto duro è già stato, è chiuso ed è parte della persona che si è diventati. Emma Reyes insegna a far pace con ciò che è capitato, i toni di rabbia sono esclusi anche dagli eventi più inaccettabili, il libro è reso unico dalla voce di una bambina cresciuta che sa guardare con stupore e ricordare con minuziosi particolari il corso della propria vita.

Il tono della Reyes mi ha ricordato quello di Romain Gary in "La vita davanti a sé": con la stessa forza si consente ai bambini di essere osservatori attenti e di innamorarsi della vita nonostante tutto.
Emma cresce in modo duro, a volte spietato, e racconta tutta la ferocia che ha conosciuto, ma per lei quella era la normalità, quelle le cose del mondo e le viveva come erano e le racconta come sono state. Potente la descrizione dei rapporti con gli altri bambini, dalle scene ambientate nella discarica di Bogotà, al piccolo neonato di cui, ancora lei stessa in età da asilo, si prende cura, fino all'arrivo in convento. Emma dipinge inoltre in modo istintivo e ombelicale il rapporto con la sorella, con cui divide ogni attimo, con la quale si scambia amore, abbracci e unione.

"Non sapevamo giocare a niente" è un libro ricco di particolarità: la forma epistolare, l'essere l'unica opera letteraria della pittrice, la capacità di creare tra il lettore e la Emma bambina un sottile cavo d'acciaio che lega e impedisce di lasciare il racconto anche quando sembra insopportabile, perché è Emma stessa ad accettare tutto ad essere in pace col passato e ce lo dice in ogni modo fino quasi a farsi invidiare per quella forza infantile e invincibile.

Iniziare a leggere questo libro significa finirlo. 

Titolo: Non sapevamo giocare a niente 
Autore: Emma Reyes
Traduzione: Violetta Colonnelli
Editore: SUR 

Anno: 2015
Prezzo: 15.00 euro



lunedì 2 novembre 2026

Emma Reyes / Non sapevamo giocare a niente 1

 




Emma Reyes
Non sapevamo giocare a niente

"Non sapevamo giocare a niente" è la storia, tenera e nostalgica insieme, della travagliata infanzia di Emma Reyes, racchiusa in ventitré lettere che la pittrice scrisse, a partire dal 1969, al suo amico Germán Arciniegas. Emma racconta la storia di una bambina senza padre né madre, frutto di una relazione proibita, tra abbandoni e scoperte, preghiere e paure. Un viaggio che la porterà da una misera stanzetta a una casa coloniale, da una bottega del cioccolato a un convento di clausura. Con un tono bizzarro e ingenuo e con l'ironia di chi si è lasciato tutto alle spalle, l'autrice affronta il proprio passato trasformandolo in un feroce e avvincente romanzo. Prefazione di Tiziana Lo Porto.

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sabato 31 ottobre 2026

Attraverso lo specchio orientalist / Intervista all'artista marocchina Lalla Essaydi

Essaydi

Lalla Essaydi, Harem #2, 2009. 71 × 88 in 180.4 × 223.5 cm.


Attraverso lo specchio orientalista: intervista all'artista marocchina Lalla Essaydi


L'artista marocchina Lalla Essaydi, 64 anni, è conosciuta per le sue fotografie sfavillanti e multidimensionali che, nonostante la loro semplicità, catturano e gestiscono magistralmente la complessità delle strutture sociali, l'identità femminile e le tradizioni culturali.

giovedì 29 ottobre 2026

Lucio Dalla / Caruso

https://youtu.be/lY5QR5yfql4?si=YhtiCZ6TshXRc-Vq

CARUSO


https://youtu.be/O-fClovhoUE?si=KgKNBVVpdogcSMvx

CARUSO


https://youtu.be/0Z_H6PI6Z28?si=z4HDPZRrvF2QPUUt




Lucio Dalla
CARUSO


Qui dove il mare luccica

E tira forte il vento

Su una vecchia terrazza

Davanti al golfo di Surriento


Un uomo abbraccia una ragazza

Dopo che aveva pianto

Poi si schiarisce la voce

E ricomincia il canto


Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint′ 'e ′vvene sai



Vide le luci in mezzo al mare

Pensò alle notti là in America

Ma erano solo le lampare

Nella bianca scia di un'elica


Sentì il dolore nella musica

Si alzò dal pianoforte

Ma quando vide la luna uscire da una nuvola

Gli sembrò più dolce anche la morte


Guardò negli occhi la ragazza

Quegli occhi verdi come il mare

Poi all'improvviso uscì una lacrima

E lui credette di affogare


Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint′ ′e 'vvene sai


Potenza della lirica

Dove ogni dramma è un falso

Che con un po′ di trucco e con la mimica

Puoi diventare un altro


Ma due occhi che ti guardano

Così vicini e veri

Ti fan scordare le parole

Confondono i pensieri


Così diventa tutto piccolo

Anche le notti là in America

Ti volti e vedi la tua vita

Come la scia di un'elica


Ma sì, è la vita che finisce

Ma lui non ci pensò poi tanto

Anzi si sentiva già felice

E ricominciò il suo canto



Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint′ 'e ′vvene sai


Te voglio bene assaje

Ma tanto tanto bene sai

È una catena ormai

Che scioglie il sangue dint' 'e ′vvene sai




giovedì 22 ottobre 2026

Irving Penn / Donne


The Twelve Most Photographed Models
NY 1947
Irving Penn
DONNE
Lisa Fonssagrives wearing a bicorne skimmer by Lilly Daché
Vogue, February 15, 1950


Freckles


martedì 13 ottobre 2026

Anne Carson / Città dell’apostolo




Anne Carson
Città dell’apostolo





Dopo la tua morte.
Era ventoso ogni giorno.
Ogni giorno.
Opposto a noi come un muro.
Noi andammo.
Urlando da una parte all’altra.
Lungo la strada era inutile.
Gli spazi tra.
Noi diventarono difficili sono.
Spazi vuoti e ancora
Sono solidi e neri.
E più dolorosi come spazi.
Tra i denti.
Di una donna che tu.
Conoscevi anni fa.
quando era bellissima i nervi fluivano in lei come l’incendio di un palazzo.



lunedì 12 ottobre 2026

Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía

 



Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía


4 Settembre 2026

«I have a Rosalía hangover»: comincia così la recensione di un concerto di Rosalía firmata dalla grande poetessa Anne Carson pubblicato sulla London Review of Books. Un testo lungo 1283 parole in cui l’autrice di Autobiography of Red, 76 anni, racconta l’esperienza di aver assistito alla data a Chicago del tour dell’album LUX. Oltre a essere scioccata dal fascino e dal talento della cantante, e dalla facilità con cui è in grado di «sedurre ventimila persone ogni sera», Carson osserva con grande stupore il comportamento del pubblico intorno a lei. In particolare, sembra molto stupita dalle grida isteriche dei fan, che descrive così: «Stanno in piedi e strillano. Fatemelo ripetere. Per tutte le due ore del concerto ognuna di queste persone (eccetto C. e me) si alza dal proprio posto e strilla senza fermarsi. Non ho mai sentito un suono simile».