venerdì 15 novembre 2019

Andrea Camilleri e il rumore della vita

Andrea Camilleri e il rumore della vita 

Una volta che abbiamo idealmente provato a portare Andrea Camilleri su un’isola deserta, costringendolo al gioco di indicare un libro, un film, una musica da portare con sé, si è sottratto per principio: “Finire su un’isola deserta non mi piacerebbe per niente. A me piace sentire la vita… In un’isola deserta neanche a peso d’oro”. Un’altra volta ha raccontato di quando si era rifugiato in una casa sul Monte Amiata perché si trovava circondato da ragazzini chiassosi mentre provava a lavorare: dopo qualche giorno se n’era tornato a Roma di corsa; lassù, nel silenzio, non era riuscito a scrivere neanche una riga.
In tutto quello che Camilleri scriveva c’era il rumore della vita. Quella che scorreva intorno a lui, oggetto di un’inesauribile curiosità. Quella che si agitava dentro di lui, depositata nella sua memoria. La prima sembrava non finire mai, ma era la seconda a crescere sempre più, giorno dopo giorno e anno dopo anno, via via che il fisico e poi i sensi si facevano più deboli. Ma la memoria che gli lasciava stampati in mente, indelebili, eventi e incontri, era in fondo figlia di una stessa inclinazione verso la vita, da attraversare intensamente, con cura e attenzione verso ogni suo momento. La sua fantasia e le sue storie nascevano così, con l’ammissione – sicuramente esagerata – di non saper inventare davvero nulla.
Ma da qui deriva anche la particolare umanità di Andrea Camilleri, quella che spiega ciò che sta accadendo in queste ore. Un’ondata di emozione e di affetti simile non può spiegarsi solo con il successo del più amato scrittore italiano: c’è qualcosa di più, un moto sentimentale e pubblico che riconosce in quella figura diventata così familiare una umanità larga, capace di accogliere (quasi) tutti. Tanto più sorprendente perché non nasceva da una forma di conformismo o di indulgenza verso i nostri connazionali come sono o dalla ricerca esasperata di consenso (verso cui il successo così tardivo lo rendeva se non immune particolarmente distante). E neanche da una proclamazione coerente di virtuosità ma semmai da una concezione così ampia di umanità da includere pacificamente qualche vizio (a cominciare – ma solo cominciare – dalle tante, troppe sigarette).
Colpisce che anche le più ferme e forti affermazioni politiche di Camilleri non hanno davvero diviso il suo pubblico – o l’hanno fatto in proporzioni del tutto diverse da quelle che oggi dividono politicamente gli italiani. Come se si riconoscesse un diritto particolare alla sua esperienza di uomo oltre che alla sua qualità di narratore. Mentre ogni pagina di Camilleri, almeno nel ciclo di Montalbano, sembrava conservare la leggerezza e il divertimento dell’investigazione, della lingua, della soluzione, ogni sua parola appariva distillata dal tempo. Nel senso della ricchezza più che in quello della saggezza, in una direzione che ormai non apparteneva più a nessuno ma coinvolgeva tutti (o quasi). Come se la sua autorità discendesse dalla sua capacità di adesione totale alla vita, con tutte le contraddizioni, i drammi, i piaceri inclusi – e dalla capacità di raccontarla. Così con Camilleri scompare un altro frammento del puzzle ormai rarefatto che teneva uniti gli italiani.

INTERNAZIONALE



giovedì 14 novembre 2019

Cesare Pavese / Tolleranza

A Blonde Woman, c.1520, Palma Vecchio, National Gallery

Cesare Pavese
Piove senza rumore sul prato del mare.
Per le luride strade non passa nessuno.
È discesa dal treno una femmina sola:
tra il capoto si è vista la chiara sottana
e le gambe sparire nella porta annerita.
Si direbbe un paese sommerso. La sera
stilla fredda su tutte le soglie, e le case
spandon fumo azzurrino nell’ombra. Rossastre
le finestre s’accendono. S’accende una luce
tra le imposte accostate nella casa annerita.
L’indomani fa freddo e c’è il sole sul mare.
Una donna in sottana si strofina la bocca
alla fonte, e la schiuma è rosata. Ha capelli
biondo-ruvido, simili alle bucce d’arancia
sparse in terra. Protesa alla fonte, sogguarda
un monello nerastro che la fissa incantato.
Donne fosche spalancano imposte alla piazza
– i mariti sonnechiano ancora, nel buio.
Quando torna la sera, riprende la pioggia
scoppiettante sui molti bracieri. Le spose
ventilando i carboni, dànno occhiate alla casa
annerita e alla fonte deserta. La casa
ha le imposte accecate, ma dentro c’è un letto,
e sul letto una bionda si guadagna la vita.
Tutto quanto il paese riposa la notte,
tutto, tranne la bionda, che si lava al matino.


Cesare Pavese /  “Lavorare stanca” (1931-1940)



mercoledì 13 novembre 2019

Hollywood e il sesso / Gli amori esagerati di Ava Gardner


Hollywood e il sesso: gli amori esagerati di Ava Gardner

di Paolo Valentino

9 LUGLIO 2013


Ebbe «solo» tre mariti. Ma cambiò amanti come si cambiano i vestiti. Oltre a una straordinaria attrice, fu per due decenni la «donna più irresistibile di Hollywood». Ai piedi di Ava Gardner caddero miliardari, registi, grandi scrittori, toreri e cantanti: Frank Sinatra e Howard Hughes, Clark Gable ed Ernest Hemingway, Dominguín e George C. Scott. Con altre celebrità duellò da pari a pari: di Humphrey Bogart disse che «era un bastardo», di Aristotele Onassis «un piccolo stronzo allupato».Nessun uomo riuscì a tenerle testa: troppo grande, sicura di sé, moderna ed emancipata rispetto al modello di donna cui lo Zeitgeist li aveva abituati. Prima di Ingrid Bergman, prima di Marilyn, prima di Liz Taylor, prima di Angelina, c’era Ava Gardner. Più di vent’anni dopo la sua morte, nel gennaio 1990, escono, piene di golose rivelazioni e giudizi fulminanti, le memorie postume dell’artista. Dettate nell’ultimo periodo della sua vita al giornalista Peter Evans, ora pubblicate con l’autorizzazione della famiglia, The Secret Conversations (edizioni Simon&Schuster) sono la trascrizione fedele delle conversazioni notturne della Gardner con l’ex corrispondente del Daily Express, deceduto nel 2012 poco dopo aver completato il libro.

È una galleria a tratti ironica e affettuosa, molto più spesso impietosa e senza peli sulla lingua. Ari Onassis ci provò disperatamente, la ospitò più volte sul celebre Cristina, ma la descrizione meno contundente che la diva gli dedica è quella di «un primitivo con lo yacht». «Provava continuamente a stupirmi, ma io stupivo lui». Fu sulla nave del miliardario greco che Ava Gardner incontrò Winston Churchill, col quale condivise una memorabile sbronza. Del primo marito, l’attore Mickey Rooney, sposato nel 1942 a 19 anni, racconta il vorace appetito sessuale, ma anche la latente pedofilia: lo lasciò dopo appena un anno, quando scoprì che aveva fra le sue amanti una quindicenne.
Poi fu il turno del jazzista Artie Shaw, un «prepotente» che le fece dare lezioni di scacchi da un maestro, salvo poi innervosirsi fino a diventare violento quando la moglie cominciò a batterlo. Il terzo e ultimo matrimonio fu quello con Frank Sinatra, «un dio arrogante, che puzzava di sesso»: sei anni, dal 1951 al 1957, nei quali la carriera della Gardner esplodeva, mentre «old blue eyes» sembrava alla fine. Finì con lui depresso e lei in fuga verso la Spagna, dove cominciò la storia d’amore con Ernest Hemingway. Da Papa imparò la passione per le corride, che l’avrebbe portata nelle braccia di Dominguín: «Una dolce follia».

Evans racconta che quando chiesero al torero se rimpiangeva di non averla sposata, questi rispose: «No, perché non mi avrebbe lasciato tempo per toreare». Poi vennero l’eccentrico miliardario Hughes, «un razzista puzzolente»; il regista John Huston, «lo adoravo, mi manca, nessuno mi conosceva come lui»; l’attore Robert Mitchum che le fece fumare una canna di hashish, e perfino, ma «siamo usciti una sola volta», il mafioso Bugsy Siegel, l’uomo che creò Las Vegas. Non mancano nel libro giudizi taglienti e gossip sulle colleghe:
Lana Turner? «Le piacevano i gangster, sul serio». Elizabeth Taylor? «Non è bella, è carina. Io ero bella». Grace Kelly? «Adorava le scommesse. Una volta abbiamo scommesso 20 dollari che Hyde Park fosse più grande del Principato. Lei diceva di no. Vinsi io. Mi mandò i dollari, un Magnum di Dom Perignon e un pacchetto di aspirine per dopo la sbornia. Mi conosceva bene». C’è un solo, strano silenzio, nelle conversazioni di Ava Gardner: manca la storia d’amore con Walter Chiari, consumata nel 1957 a Roma sul set de La Capannina. Finì presto, è vero. Si favoleggia che durante una cena nella quale l’attore aveva fatto una irridente imitazione di Frank Sinatra, da poco suo ex marito, la diva, sdegnata, si alzò, uscì e andò direttamente a Fiumicino, dove prese l’aereo per gli Stati Uniti.
Guarda il trailer de La contessa scalza, con Rossano Brazzi
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Guarda una serie di sequenze di Mogambo con Clark Gable
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L’Ava Gardner interpretata da Kate Beckinsale in The aviator
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martedì 12 novembre 2019

Patrizia Cavalli / Adesso che il tempo sembra tutto mio


Patrizia Cavalli

ADESSO CHE IL TEMPO SEMBRA TUTTO MIO




Adesso che il tempo sembra tutto mio
e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
adesso che posso rimanere a guardare
come si scioglie una nuvola e come si scolora,
come cammina un gatto per il tetto
nel lusso immenso di una esplorazione, adesso
che ogni giorno mi aspetta
la sconfinata lunghezza di una notte
dove non c’è richiamo e non c’è più ragione
di spogliarsi in fretta per riposare dentro
l’accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
adesso che il mattino non ha mai principio
e silenzioso mi lascia ai miei progetti
a tutte le cadenze della voce, adesso
vorrei improvvisamente la prigione.



lunedì 11 novembre 2019

domenica 10 novembre 2019

Howard Schatz / Donne

Howard Schatz, Underwater study

Howard Schatz
DONNE

Howard Schatz, Body Power 

Howard Schatz, Underwater study

Howard Schatz, Ballet

Howard Schatz, Ballet

Howard Schatz, Ballet

Howard Schatz, Pregnancy

Howard Schatz, Ballet



Howard Schatz, Ballet

Howard Schatz, Ballet


Howard Schatz, Ballet

Howard Schatz, Ballet



Michael Dweck and Howard Schatz, Underwater study

Howard Schatz, Pregnancy

Howard Schatz. Underwater study

Howard Schatz, Dance of Pascale LeRoy