
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía
«I have a Rosalía hangover»: comincia così la recensione di un concerto di Rosalía firmata dalla grande poetessa Anne Carson pubblicato sulla London Review of Books. Un testo lungo 1283 parole in cui l’autrice di Autobiography of Red, 76 anni, racconta l’esperienza di aver assistito alla data a Chicago del tour dell’album LUX. Oltre a essere scioccata dal fascino e dal talento della cantante, e dalla facilità con cui è in grado di «sedurre ventimila persone ogni sera», Carson osserva con grande stupore il comportamento del pubblico intorno a lei. In particolare, sembra molto stupita dalle grida isteriche dei fan, che descrive così: «Stanno in piedi e strillano. Fatemelo ripetere. Per tutte le due ore del concerto ognuna di queste persone (eccetto C. e me) si alza dal proprio posto e strilla senza fermarsi. Non ho mai sentito un suono simile».
Nonostante l’inquinamento sonoro dei fan, Carson sembra essere riuscita comunque a godersi il concerto e innamorarsi di Rosalía, come dimostra quando scrive: «La voce è una meraviglia. È un luogo comune che il flamenco richieda una voce adulta; la sua voce, in qualche modo ancora luminosa come quella di un’adolescente, potrebbe passare da meravigliosa a miracolosa in pochi anni. Si alza sopra il martellamento folle dell’impianto audio come una freccia d’argento sparata nello spazio, e loro urlano, e lei si alza, e loro urlano, e lei si alza. Un’adorazione totale si riversa verso di lei dalle sedute».
Se la voce della cantautrice la entusiasma, Carson è invece un po’ scettica sul contenuto delle sue canzoni: «I testi, in molte lingue, vengono proiettati su uno schermo sopra il palco. Da dove sono seduta riesco a vedere solo metà dello schermo. Molte sembrano metafore azzardate tradotte con Google Translate, ma non sono la giudice migliore. Di sicuro è tutto meglio in originale». A dir la verità non la convince troppo neanche il modo in cui Rosalía mescola «il meccanismo della canzone pop e l’emozione mistica tradizionale». E non le è troppo chiaro nemmeno il senso di andare a un concerto per dover guardare la cantante e i ballerini negli schermi giganti perché a occhio nudo non sono che dei puntini lontanissimi.
Eppure Carson continua a spendere parole molto belle per descrivere la popstar e i sentimenti che suscita: «Pretendiamo eroismo dai nostri intrattenitori. Vogliamo che si sacrifichino fino a un certo grado estremo di impegno. Nessuno può cantare così forte, eppure lei lo fa. Nessuno può ballare così duramente e a lungo, ma lei continua.Nessuno può sopravvivere a un’adorazione così intensa, ma siamo noi a uscirne strizzati come spugne mentre la guardiamo, il cuore che batte forte, leggermente impauriti di cosa verrà dopo». E ancora: «La invidio? Certo che sì. A 33 anni è l’incarnazione del glamour e della forza femminile. Sa mettere il broncio, posare, parodiare la propria seduttività – questo è il nuovo femminismo. Mi affascina. A differenza di Björk, che scompare dalla femminilità rifugiandosi in altre specie, Rosalía va più a fondo nel femminile stesso, scavando dentro di esso, oltre le mutilazioni del flamenco, fino a un luogo di potere dove si sente nuova, e poi butta indietro la testa e ride come una vela nel vento».
Un amore, quello di Carson per Rosalía, che però non impedisce alla sua attenzione di tornare, alla fine, a concentrarsi sui ventimila fan della popstar e sul loro comportamento: «Il pubblico di Rosalía: in generale non traggo alcun conforto da queste persone. A volte, assistendo a una grande esibizione, il pubblico sviluppa un cameratismo, la sensazione di essere tutti qui insieme a remare su e giù tra le onde di questo genio. Qui niente del genere. Qui ognuno è innamorato singolarmente di Rosalía, occupato a immaginare la propria vita con lei, le sue private salvezze». Adesso noi sogniamo una rubrica in cui Anne Carson recensisce tutti i più grandi concerti delle star della musica pop contemporanea: Bad Bunny, Sabrina Carpenter, Olivia Rodrigo, ecc.

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