domenica 10 maggio 2020

L’ombra dello scorpione / Su 7 Stephen King contro la paura del virus, che immaginò nel ‘78

L'ombra dello scorpione. Ediz. integrale (Tascabili): Amazon.es ...

Su 7 Stephen King contro la paura del virus, che immaginò nel ‘78

Nel libro «L’ombra dello scorpione», 42 anni fa, descriveva l’America piegata da una pandemia. Ora sul magazine anticipa un brano della sua nuova raccolta di racconti. Con 7 domani troverete anche una mascherina filtrante gratis

di Luca Mastrantonio
7 maggio 2020 (modifica il 8 maggio 2020 | 00:19)





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È strano sentirsi dentro una storia di Stephen King, anche perché le storie di King, come quelle di tutti gli scrittori, finiscono. E invece è da mesi che a tanti è tornato in mente L’ombra dello scorpione, libro in cui King nel 1978 immaginava un’America messa in ginocchio da un virus. Per questo salutiamo il nuovo lavoro, Se scorre il sangue, con un paradossale brivido di sollievo: con i suoi incubi il maestro dell’horror quotidiano ci può aiutare ad esorcizzare le nostre paure più profonde. Nella raccolta che Sperling&Kupfer manda in libreria il 12 maggio, e di cui anticipiamo un brano nel numero di 7 domani in edicola, c’è un ragazzo che riceve un messaggio dal telefono di un morto, la California nel caos per il crollo di Internet, un reporter assetato di sangue, uno scrittore che fa un patto con il diavolo...
«Ho chiamato il cellulare di un amico morto»

Il brano che abbiamo scelto è tratto dal racconto Il telefono del signor Harrigan e mette a nudo l’osmosi fisica e metafisica tra vita reale e digitale. L’idea, rivela King, è nata da un film in cui «un tizio aveva così tanta paura di essere sepolto vivo che si faceva installare un telefono nella cripta» e ha continuato a frullare nella sua mente di ragazzino: un telefono che squillasse nel regno dei morti. «A distanza di anni — risponde King alla domanda su come nascono le sue storie — dopo che un mio caro amico era morto all’improvviso, ho chiamato il suo cellulare solo per sentirne la voce ancora una volta. Invece di trarne conforto, mi sono spaventato a morte». E noi con lui, perché manipola come nessun altro i «punti di pressione fobica» del lettore, attivandone l’immaginazione. Le paure condivise non fanno meno paura, ma si possono combattere assieme. Per il lancio del libro, sul suo canale YouTube, King ha letto qualche pagina dal divano sotto la riproduzione di un Hopper («il santo protettore del distanziamento sociale»), dopo essersi tolto dal volto una protezione azzurra con squali bianchi, a ricordarci l’importanza delle mascherine (con 7 domani troverete anche una mascherina filtrante gratis e, in tutte le edicole tranne quelle lombarde, un Tricolore).
Paola Perego e gli attacchi di panico

Nel magazine un’intera sezione è dedicata a come far fronte agli attacchi di panico: gli psichiatri sentiti da Daniela Natali ci aiutano a leggerli e prevenirli, e Paola Perego (intervistata da Renato Franco) offre la propria testimonianza, raccontando della sua difficile convivenza con la malattia fin da quando aveva 16 anni. Il genetista Edoardo Boncinelli ci esorta a non diventare schiavi della paura, mentre lo psicoterapeuta Raffaele Morelli racconta (a Michela Proietti) l’errore di volerci diversi da quello che siamo.
Su 7 Stephen King contro la paura del virus, che immaginò nel ‘78
I volti delle tribù indiane

Il portfolio è un viaggio nel tempo, attraverso gli scatti di Matika Wilbur, nativa americana che ha immortalato i volti di ciò che resta delle tribù indiane che abitavamo il continente prima che arrivassero i coloni. Le rughe profonde dei loro visi sono i sentieri delle lacrime della loro gente. Lo spazio, invece, è protagonista della sezione moda. Uno spazio doppiamente variabile, poiché sempre in movimento: quello delle borse, oggetto porta oggetti, simbolo di consumo o di potere, di identità, di libertà, in un continuo gioco di dentro e fuori, come recita il titolo della mostra (ne scrive Gian Luca Bauzano) al Victoria & Albert Museum di Londra: Bags: Inside Out.



CORRIERE DELLA SERA



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