Addio a David Hockney, il pittore che ha fermato l'acqua

La sua celebre serie dedicata alle piscine ha segnato l'arte contemporanea, ridefinendo il concetto di colore e di desiderio.

DI ANNACHIARA GAGGINO

Uno spruzzo d’acqua si solleva da una piscina azzurra sotto il sole di Los Angeles. Un momento che non dura più di qualche secondo ma fermato per sempre da  David Hockney. A Bigger Splash, 1967. Una tela in acrilico conservata al Tate Modern di Londra che raffigura una casa modernista di vetro e acciaio. Una sdraio gialla. Un trampolino. E quella fontana di acqua bianca, assurda e meravigliosa, che sfida la logica del tempo dipinto. Il nuotatore non c'è: è già sotto la superficie. O forse non è mai esistito. Ciò che resta è il gesto puro: l'impatto, la luce, il rumore che non si sente ma si immagina. Hockney ha capito prima di chiunque altro che la pittura poteva contenere il paradosso: raffigurare il movimento catturando l'istante successivo alla sua scomparsa.