venerdì 20 settembre 2024

Tim Ingold e le linee che ci collegano alla natura








Lions Panel, nicchia con cavallo. Grotta di Chauvet, Vallon-Pont-d'Arc, Francia

Tim Ingold e le linee che ci collegano alla natura

Design e architettura in movimento: panta rei

10 GIUGNO 2024, 

Nel mondo del design e dell'architettura, l'approccio proposto dall’antropologo Tim Ingold rappresenta una svolta radicale nel modo in cui comprendiamo e interagiamo con il nostro ambiente. Ingold, attingendo agli insegnamenti dell'Ontological Turn in antropologia, propone una visione in cui le linee che collegano l'umano (cultura) al non umano (natura) non sono statiche o unidirezionali, ma sono invece in costante movimento, creando una rete di relazioni viventi e respiranti. Questa visione trasforma radicalmente il ruolo della natura nel processo creativo, elevandola da semplice sfondo o materiale a parte attiva e intenzionale nel dialogo del design.

Tim Ingold è un antropologo britannico contemporaneo, le cui opere hanno avuto un profondo impatto su diverse discipline, tra cui l'antropologia, la geografia, l'arte, il design e l'architettura. Nato nel 1948, Ingold ha trascorso la maggior parte della sua carriera accademica esplorando le intersezioni tra ambiente, cultura e percezione umana, cercando di capire come queste dimensioni si intreccino nella vita quotidiana. Ha esplorato una vasta gamma di argomenti, tra cui la percezione dell'ambiente, le pratiche di abitazione, l'etnografia del camminare, la manualità, e la relazione tra umani e non-umani.

Il suo lavoro è caratterizzato da un interesse per i processi piuttosto che per le strutture statiche, sottolineando il flusso, il movimento e la formazione continua delle relazioni sociali e materiali. Per l’autore britannico, il camminare è un'attività fondamentale che connette le persone con l'ambiente. Nei suoi studi, considera i percorsi non solo come tracce fisiche, ma come intrecci di storie, apprendimenti e relazioni. Ad esempio, in The Perception of the Environment, esamina come i cacciatori e i raccoglitori si muovono nel paesaggio, interpretando segni e tracciando percorsi che riflettono una profonda connessione con il loro ambiente.

Ma di una realtà in movimento si parla fin dall’antichità in Asia Minore, a Efeso per esempio attraverso i pochi frammenti di Eraclito.

Eraclito di Efeso, filosofo presocratico attivo intorno al 500 a.C., è una figura enigmatica nella storia della filosofia occidentale, noto principalmente attraverso frammenti e testimonianze secondarie, dei suoi scritti non resta quasi nulla. La sua filosofia è spesso riassunta nella celebre frase Panta rei (tutto scorre), sebbene questa formulazione precisa non appaia nei frammenti sopravvissuti. La sua dottrina centrale sostiene che il cambiamento costante e il divenire sono le caratteristiche fondamentali dell'universo.

Eraclito sosteneva che tutto è in uno stato di flusso perpetuo, sottolineando l'importanza del movimento e del cambiamento come realtà essenziale dell'essere. Contrariamente ai filosofi eleati, come Parmenide, che negavano il cambiamento e sottolineavano l'unità e l'immobilità dell'essere, Eraclito credeva che l'unicità dell'essere risiedesse proprio nella sua capacità di mutare. Questa visione dinamica dell'universo suggerisce che anche le entità che appaiono stabili sono in realtà soggette a un processo di trasformazione costante.

Nella sua opera De rerum natura, ispirata anche all’opera di Eraclito, il poeta e filosofo romano Lucrezio ha esposto le teorie atomiste di Leucippo e Democrito in versi, enfatizzando l'incessante movimento e trasformazione degli atomi che compongono il mondo. Questi filosofi presocratici, noti per la loro teoria atomista, sostenevano che l'universo fosse composto da atomi in eterno movimento nel vuoto, portando a cambiamenti continui nelle forme e nelle aggregazioni di materia.

Ingold vede la natura non come un oggetto da dominare o manipolare, ma come un soggetto con cui entrare in relazione, ascoltare e da cui imparare. Questa relazionalità tra umano e non umano apre nuove possibilità per il design e l'architettura, spingendoci a considerare non solo come costruiamo nel mondo, ma anche come il mondo costruisce sé stesso attraverso di noi. In questa visione, ogni atto creativo diventa un dialogo, un'interazione in cui sia gli umani sia la natura sono coinvolti in un processo di co-creazione.

Uno degli aspetti fondamentali del lavoro di Ingold è l'esplorazione della "linea" come concetto chiave per comprendere il mondo. Nella sua visione, le linee non sono semplicemente tracce o segni, ma vie di movimento e crescita attraverso le quali si intrecciano le vite degli esseri umani e degli altri enti.

Questa riflessione sulle linee lo ha portato a esaminare pratiche come il disegno, la scrittura, il camminare e il tessere, tutte viste come modalità di coinvolgimento e conoscenza del mondo. Ingold introduce il concetto di "linee" per descrivere i percorsi attraverso i quali la vita si snoda e si intreccia. Questo concetto si estende oltre i percorsi fisici per includere anche traiettorie di pensiero, relazioni sociali e scambi culturali. Secondo Ingold, la vita non è composta da punti fissi (come le stazioni o le tappe lungo un percorso) ma da linee in continuo movimento e interazione. Questo approccio enfatizza il processo e il flusso piuttosto che gli stati o gli oggetti definiti.

In questa prospettiva di linee, il “tessere” è un altro concetto fondamentale per illustrare come gli individui e le comunità intreccino insieme elementi diversi della loro esistenza per creare il tessuto della vita sociale e culturale. Questo processo non è statico ma dinamico, con nuovi fili che si aggiungono, si intrecciano e si modificano nel tempo. Il tessere simboleggia la costruzione attiva e continua della vita, della conoscenza e delle relazioni attraverso l'interazione.

Ingold vede l'antropologia non solo come uno studio accademico ma come una pratica viva, che coinvolge un dialogo costante tra l'osservatore e l'oggetto di studio, tra il pensiero e l'azione. I suoi laboratori e seminari sono esempi concreti di come queste idee vengano messe in pratica, offrendo nuovi modi di conoscere, insegnare e interagire con il mondo. Stimola al fare esperienze per rientrare in contatto con le linee della natura, incoraggiando gli studenti a esplorare le connessioni tra disegno, scrittura e percezione dell'ambiente. Tra forma e materia, tra progetto e artefatto.

Questi laboratori sono spazi in cui la teoria delle "linee" viene messa in pratica, con i partecipanti che imparano attraverso il fare, tracciando linee fisiche, corporali e metaforiche per esplorare la loro relazione con il mondo. Lo studioso stimola i giovani e promuove progetti che attraversano i confini disciplinari, riunendo artisti, antropologi, architetti per esplorare temi come il paesaggio, l'abitare e il fare.

Per esempio, accompagnò degli studenti di design sulla spiaggia per costruire cesti di vimini guidati da un’artigiana del mestiere. Voleva spiegare come forma e materia si incontrano. Soprattutto ricordare loro che la forma non è un a priori all’artefatto prodotto, ma un intreccio delle intenzioni di entrambi, del creatore e della materia, in dialogo tra loro, la creazione è un’orchestra di linee di tutto quello che partecipa alla trasformazione della materia in artefatto che, una volta creato muterà nel corso del tempo intrecciandosi con altre linee.

I ragazzi inginocchiati a mani nude sulla spiaggia, al freddo, intrecciarono i filari orizzontali dei vimini a fatica, il materiale era resistente e il vento storceva gli elementi verticali piantati nella sabbia che davano la forma al cestino, la forma cambiava secondo le raffiche del vento controllate dall’abilità delle mani dell’artigiano. Quella resistenza dei vimini a farsi intrecciare è quella che lo rende forte una volta Cestino. La materia attraverso le sue proprietà suggerisce come essere lavorata.

L’autore è anche conosciuto per il suo contributo alla "antropologia oltre l'umano" o "ecologia delle vite". Proprio in questo contesto, analizza le relazioni reciproche tra umani e non-umani, sottolineando come queste interazioni configurino le società e gli ambienti. La sua ricerca mette in discussione la dicotomia tradizionale tra natura e cultura (paradigma ilomorfo), proponendo invece una visione più integrata e relazionale dell'essere nel mondo. Attraverso il suo concetto di "fare", Ingold si è interessato particolarmente alle modalità con cui le persone si impegnano attivamente con il loro ambiente.

Le considerazioni di Ingold sugli artigiani e i saperi dell'arte sono centrali in questa discussione. Egli sostiene che gli artigiani, con la loro intima conoscenza dei materiali e dei processi, incarnano un modo di essere al mondo che è profondamente radicato nel fare. Questo "fare" non è un semplice atto di produzione, ma è un modo di conoscere, un modo di stabilire un rapporto dialogico con il mondo. Gli artigiani non impongono la loro volontà ai materiali; piuttosto, ascoltano, rispondono e collaborano con essi. Questo approccio al fare richiede una sensibilità e una apertura al "linguaggio" dei materiali e delle forme della natura.

L'importanza del fare, nel contesto dell'arte e dell'architettura, diventa così un atto di partecipazione attiva nel mondo, un modo di conoscere che è incorporato e situato. Questo processo non solo porta alla creazione di oggetti o strutture, ma contribuisce alla continua trasformazione del nostro ambiente e della nostra relazione con esso. Per Ingold, quindi, fare arte o architettura non è semplicemente un atto di espressione individuale, ma un modo di intrecciare ulteriormente le linee che connettono l'umano al non umano.

Conclusioni

L’approccio di Tim Ingold al design e all'architettura ci invita a ripensare il nostro posto nel mondo e il modo in cui interagiamo con esso. Sfida la concezione tradizionale del design come atto di imposizione umana sulla natura, proponendo invece una visione collaborativa in cui umani e non umani lavorano insieme nella creazione di un mondo condiviso. Questo richiede un cambiamento non solo nelle nostre pratiche, ma anche nel nostro modo di pensare, un riconoscimento che siamo parte di un tessuto più ampio di vita, in continuo movimento e dialogo. Ingold ci mostra che attraverso l'atto del fare, possiamo imparare a percepire la natura da dentro il processo, non come un oggetto esterno, ma come un partner vitale nel nostro viaggio creativo.

Il disegno, diceva l'artista Paul Klee, è come portare a spasso una linea. Prova tu stesso. Prendi una matita in mano e lasciala posarsi su un foglio di carta. Mentre la punta entra in contatto con la carta, inizia a comparire una linea. E continua fino a che, con un leggero movimento del polso, permetti alla punta di sollevarsi di nuovo. Quello che rimane sul foglio è la traccia di un gesto manuale. A seconda di come hai mosso la mano e le dita, può curvarsi, torcersi o formare anelli, in un senso e nell'altro. Ma non sarà mai perfettamente dritta. Allo stesso modo, nessuno cammina mai in linea retta, come si può vedere dalle tracce di impronte su una spiaggia sabbiosa. C'è una differenza, ovviamente, tra camminare e disegnare, poiché camminando ogni passo fa un contatto separato con il terreno. Mentre il movimento del corpo è continuo, il modello delle impronte ha un ritmo pulsante intermittente. Solo quando molti piedi sono passati dalla stessa via si forma un sentiero ininterrotto. Ma il sentiero, come la linea tracciata dal disegno, si torce e gira. Così fa anche la vita stessa. La vita continua, proprio perché non viene vissuta in questo punto o in quello, ma è piuttosto in cammino da un luogo all'altro. È nelle deviazioni che succede tutto. Ecco perché le storie che raccontiamo, delle nostre vite e di quelle altrui, girano anch'esse intorno. Dobbiamo girare anche noi, per seguirle.

(Lines, Tim Ingold)




Rendering futuristico urban oasis
Rinoceronte. Grotta di Chauvet), Vallon-Pont-d'Arc, Francia
Rendering futuristico urban oasis
Dettaglio mani della grotta di Chauvet, pitture rupestri, Vallon-Pont-d'Arc, Francia
Rendering futuristico urban oasis
Mani della grotta di Chauvet, pitture rupestri dal film di Herzog, Vallon-Pont-d'Arc, Francia
  1. Rendering futuristico urban oasis
  2. Rinoceronte. Grotta di Chauvet), Vallon-Pont-d'Arc, Francia
  3. Rendering futuristico urban oasis
  1. Dettaglio mani della grotta di Chauvet, pitture rupestri, Vallon-Pont-d'Arc, Francia
  2. Rendering futuristico urban oasis
  3. Mani della grotta di Chauvet, pitture rupestri dal film di Herzog, Vallon-Pont-d'Arc, Francia



MEER





 

giovedì 19 settembre 2024

Design e natura nella visione di Paola Antonelli




Wasya la città del futuro nella savana, midjourney art (dettaglio)


Design e natura nella visione di Paola Antonelli

Curatrice del Dipartimento di architettura e design del MOMA di New York

10 MAGGIO 2024, 


Nel 2019, la XXII Triennale di Milano ha presentato Broken Nature: Design Takes on Human Survival, una mostra curata da Paola Antonelli, da 20 anni curatrice al Museum of Modern Art di New York. Questa esposizione ha rappresentato un momento cruciale nel campo del design, ponendo un'attenzione particolare sulle interazioni tra umanità e ambiente naturale. L'intento era di esplorare e mostrare come il design potesse contribuire a riparare il rapporto spesso problematico tra gli esseri umani e il loro ambiente. Paola Antonelli è una curatrice di fama mondiale nel campo del design e dell'architettura. Attualmente ricopre il ruolo di Senior Curator al Dipartimento di Architettura e Design del Museum of Modern Art (MoMA) di New York e Direttore di Ricerca e Sviluppo. È nota per il suo impegno nel collegare il design con vari aspetti della vita quotidiana e per aver promosso il design come potente strumento di cambiamento sociale e ambientale. Antonelli ha curato numerose mostre influenti, compresa la XXII Triennale di Milano, e ha collaborato a progetti come "Design Emergency".

"Broken Nature" ha messo in luce l'importanza del design sostenibile, mostrando come possa essere utilizzato per creare prodotti, architetture e sistemi funzionali e sostenibili. Questo approccio mira a ridurre l'impatto ambientale, promuovendo al contempo la rigenerazione dell'ambiente. Il tema centrale della mostra era l'esplorazione del rapporto tra umanità e natura, con l'obiettivo di evidenziare come questo legame sia frequentemente compromesso e di proporre modi per ristabilire un'armonia attraverso un design responsabile.

La mostra ha presentato un'ampia varietà di progetti innovativi, che spaziavano dall'architettura bioclimatica ai materiali sostenibili, dalla moda etica alle tecnologie ambientali. Questi progetti non solo mostravano il potenziale del design nel rispondere a specifiche sfide ambientali, ma anche la sua capacità di influenzare positivamente la società e l'ambiente.

Con la partecipazione di designer, architetti, accademici e artisti provenienti da tutto il mondo, "Broken Nature" ha sottolineato un approccio globale e multidisciplinare alla questione della sostenibilità. La mostra è stata una piattaforma per discussioni e riflessioni su come riparare il nostro rapporto con la natura e costruire un futuro più sostenibile, evidenziando il ruolo cruciale del design nell'affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. La visione di Antonelli e la sua capacità di portare alla luce queste tematiche cruciali hanno reso "Broken Nature" un punto di riferimento nella storia del design contemporaneo, stimolando una nuova consapevolezza sulla responsabilità del design nel mondo moderno.

Nel suo "A Siphonophore Manifesto", incluso nella mostra "Broken Nature" della Triennale di Milano, Brad Fox si ispira all'esplorazione marina di William Beebe, Otis Barton e Gloria Hollister del 1930. Utilizzando una capsula subacquea, hanno esplorato gli oceani fino a profondità record. Fox risponde a una domanda della storica della scienza Katherine McLeod, basandosi sui log delle immersioni della bathysphere tra il 1930 e il 1934, vicino all'isola di Nonsuch, nell'arcipelago delle Bermuda. Questo articolo esplora la complessità dei sifonofori, creature marine simili a colonie, in cui ogni individuo contribuisce in modo unico alla sopravvivenza dell'intera entità. Questo modello di cooperazione sfida la nostra nozione di individualità e suggerisce un parallelo con la natura umana, dove diversi elementi lavorano insieme per il funzionamento del corpo. Il testo invita a considerare una visione meno competitiva e più unitaria della vita, riflettendo sulla nostra interconnessione e sulle potenziali lezioni da apprendere dall'ecosistema dei sifonofori.

"Broken Nature portrait #3: Accurat—The Room of Change" è un altro progetto presentato alla XXII Triennale di Milano, "Broken Nature", realizzato dallo studio di data science, design e sviluppo Accurat. Il lavoro, uno dei quattro commissionati direttamente per la mostra, esplora la complessità del concetto di "cambiamento" in un mondo iper-connesso e in rapida evoluzione. Attraverso una "data tapestry" artigianale, il team di Accurat visualizza le interconnessioni tra fenomeni globali e locali, prospettive collettive e individuali, accogliendo i visitatori e definendo il tono per l'intera esposizione.

Nell'articolo di Marco Valsania sul Sole 24 ore del 18 aprile 2023, Paola Antonelli discute il ruolo dei designer nell'affrontare le emergenze ambientali e sociali. Durante il Salone del Mobile di Milano 2023, Antonelli sottolinea l'importanza della circolarità e dell'economia sostenibile come risposte alla crisi ambientale. Parla anche del suo progetto "Design Emergency" con Alice Rawsthorn, che esplora il contributo del design nelle sfide globali, e delle discussioni su come i rifiuti possano diventare nuovi materiali.

Fino al 20 gennaio del 2024 al 3 piano del MOMA, la mostra curata da Paola Antonelli Emerging Ecologies: Architecture and the Rise of Environmentalism esplora il modo in cui gli architetti statunitensi hanno risposto alla crisi ambientale degli anni ‘60 e ‘70. L'esposizione traccia la storia alternativa dell'architettura, concentrandosi sui designer che hanno fatto della natura il fulcro del loro lavoro, tra cui R. Buckminster Fuller e Beverly Willis. La mostra, curata da Carson Chan e altri, combina una varietà di lavori, dal disegno architettonico ai modelli, e riflette su come questi possono aiutare ad affrontare la crisi climatica attuale. Inoltre esplora come l'ambientalismo abbia influenzato l'architettura americana attraverso cinque temi: lo sviluppo di strumenti per il monitoraggio ambientale, la creazione di ecosistemi autosufficienti, esperimenti alternativi contro il consumismo dannoso, progettazioni che facilitano l'interazione tra umani e altre specie, e l'estetica dell'architettura ecologica. Questi temi rappresentano un percorso che mette in luce diverse strategie e filosofie nell'ambito dell'architettura sostenibile.

Questi esempi di architettura multispecie attenta alla relazione tra gli umani e altre specie, provengono dal pensiero de-strutturalista degli anni 60 quando antropologi come Descola e Viveiros de Castro studiando l’Amazzonia cercano di eliminare la categoria rigida del binomio natura-cultura nell’analisi delle società umane, tipica di teorici come Lévi-Strauss. Questa nuova disciplina prende il nome di Etnografia multispecie in stretta relazione con l’Antropologia situata che studia non solo i viventi ma anche i non viventi, il mondo delle cose e delle idee.

L'etnografia multispecie è un campo di studio che esplora le relazioni e le interazioni tra esseri umani e il mondo, considerando animali, piante e altri organismi come soggetti attivi. Questo approccio amplia il concetto di comunità e società includendo diverse forme di vita e mira a comprendere come queste interazioni influenzino le culture umane e viceversa. L'etnografia multispecie esamina come le specie coabitano, collaborano e interagiscono in modi che possono rimodellare il nostro approccio all'ambiente e alla sostenibilità. Eduardo Viveiros de Castro, antropologo brasiliano, è noto per il suo lavoro sul "perspectivismo amerindio", che sostiene che i nativi americani vedono esseri umani e animali come fondamentalmente simili, differenziandosi principalmente nella loro percezione spirituale e fisica del mondo. Questo approccio enfatizza come diverse culture e specie possano avere prospettive radicalmente diverse sulla realtà, sfidando le concezioni occidentali di natura e cultura.

I filosofi francesi, Deleuze e Guattari, nel loro lavoro Mille Piani introducono il concetto di "rizoma", una struttura non gerarchica e non lineare che rappresenta la complessità delle relazioni e delle connessioni. Questo concetto si allontana dalle strutture tradizionali e categoriali, proponendo un modello aperto e multiplo di interpretazione del mondo. Questa idea è influente nell'etnografia multispecie, poiché offre un modo di pensare che trascende le divisioni rigide tra umani e non umani, enfatizzando una rete di relazioni interconnesse.

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Mille Piani è un testo filosofico che indaga la natura attraverso una teoria della molteplicità, cercando di comprendere la realtà nella sua interezza. Il libro si propone come un classico della filosofia, nonostante la sua innovatività e la distanza dalle accuse di mancanza di rigore. Si concentra sulla molteplicità anziché sull'unità, sfidando le concezioni filosofiche tradizionali che pongono al centro l'Uno, e rivela la frammentarietà intrinseca del reale, che non si conforma a un ordine totalizzante. Il “rizoma”, è un modello di pensiero che si oppone al concetto dell'Uno. A differenza dell'albero che procede verticalmente e dicotomizza la realtà, il rizoma opera orizzontalmente e si estende in molteplici direzioni.

È un sistema aperto, caratterizzato dalla sua capacità di connettere punti diversi in modi non lineari. Il rizoma rappresenta un approccio non gerarchico e decentralizzato alla conoscenza e alla realtà, enfatizzando la molteplicità e l'interconnessione. I principi del rizoma in Mille Piani includono la connessione e l'eterogeneità, dove ogni punto può collegarsi a un altro in vari modi, la molteplicità e la rottura asignificante, dove un rizoma può spezzarsi e continuare in nuove direzioni. Vi è anche il principio di cartografia, dove il rizoma agisce più come una mappa esplorativa che un modello rigido. Questi principi ridefiniscono la struttura tradizionale del pensiero, proponendo un approccio più fluido e decentralizzato.

Un esempio determinante di questa visione che vuole stimolare tutti i sensi nella lettura della città urbanizzata è stato Il modello della Città dei 15 minuti di Carlos Moreno, valorizzato durante la pandemia del Covid 19, enfatizza la prossimità e la fruibilità dei servizi urbani. Anne Hidalgo ha promosso questo modello a Parigi durante la sua campagna elettorale del 2020, dove già esisteva un elevato grado di accessibilità a servizi essenziali. Alcune critiche sottolineano che oltre alla vicinanza dei servizi, è cruciale considerare la qualità urbana e la sostenibilità. La sfida include la gestione della densità urbana e la riduzione della cementificazione, essenziali per un futuro urbano sostenibile.

Gilles Boeuf è un biologo e professore di fisiologia ambientale all'Università Pierre e Marie Curie di Parigi, noto per il suo lavoro sulla biodiversità e per le sue riflessioni su come questa interagisca con le aree urbane. Boeuf distingue tra "natura", che comprende tutti i sistemi esistenti, e "biodiversità", che si riferisce alla parte vivente della natura, nata su un substrato minerale. Egli sostiene che la biodiversità non sia limitata a un semplice inventario di specie, ma includa tutte le relazioni tra gli esseri viventi e con il loro ambiente. Questo concetto è particolarmente rilevante per comprendere le questioni ecologiche in un mondo in rapida urbanizzazione.

Boeuf sottolinea come l'umanità, ormai principalmente urbana, debba mantenere una relazione con questa biodiversità. Sottolinea che la distruzione della biodiversità è causata da vari fattori, tra cui la distruzione degli ecosistemi, l'inquinamento generalizzato, l'eccessivo sfruttamento delle risorse, la diffusione di specie invasive e i cambiamenti climatici. Sottolinea l'importanza di comprendere che non esistiamo a fianco della natura, ma ne siamo parte integrante. Ogni volta che danneggiamo la natura, danneggiamo noi stessi.

Nel contesto urbano, Boeuf evidenzia il ruolo chiave di architettura e urbanistica nel creare spazi per la vita e il benessere, integrando la biodiversità nelle città. Ad esempio, menziona come l'architettura possa facilitare l'installazione di orti urbani sui tetti e facciate ricoperte di vegetazione, che possono ospitare molte specie impollinatrici e contribuire alla qualità dell'aria e alla riduzione delle disuguaglianze sociali. In sintesi, il lavoro di Boeuf sottolinea l'importanza di un dialogo tra società civile, scienziati e pianificatori urbani per ristabilire un equilibrio con la natura, cercando il benessere piuttosto che la sola ricchezza.

Oggi è rilevante il crescente numero di azioni ribelli di giovani attivisti che si stanno facendo portavoce di un cambiamento significativo nella relazione tra l'uomo e l'ambiente. Questi giovani, ispirati e motivati dalla necessità di un pianeta più sano e sostenibile, stanno spingendo per un nuovo modo di interagire con la natura. Essi incarnano la crescente consapevolezza dell'umanità sulla necessità di riconnettersi con il mondo naturale, non solo per il benessere dell'ambiente, ma anche per la nostra stessa sopravvivenza e qualità della vita.

Questa tendenza sottolinea un cambiamento di paradigma nella società contemporanea, dove la connessione con la natura non è più vista come un lusso, ma come una necessità vitale. Gli spazi verdi urbani, le politiche ambientali sostenibili e il crescente interesse per uno stile di vita più ecologico sono esempi di come questo bisogno di riconnessione si stia manifestando in azioni concrete.



Dettagli esposizione: Emerging Ecologies: Architecture and the Rise of Environmentalism, Museom of Modern Art, New York
Llareta #0308-2B31 (Up to 3,000 years old; Atacama Desert, Chile), from The Oldest Living Things in the World by Rachel Sussman, https://triennale.org/eventi/broken-nature
Dettagli esposizione: Emerging Ecologies: Architecture and the Rise of Environmentalism, Museom of Modern Art, New York
Broken Nature portrait #3: Accurat—The Room of Change
Dettagli esposizione: Emerging Ecologies: Architecture and the Rise of Environmentalism, Museom of Modern Art, New York
Broken Nature portrait #3: Accurat—The Room of Change
  1. Dettagli esposizione: Emerging Ecologies: Architecture and the Rise of Environmentalism, Museom of Modern Art, New York
  2. Llareta #0308-2B31 (Up to 3,000 years old; Atacama Desert, Chile), from The Oldest Living Things in the World by Rachel Sussman, https://triennale.org/eventi/broken-nature 
  3. Dettagli esposizione: Emerging Ecologies: Architecture and the Rise of Environmentalism, Museom of Modern Art, New York
  1. Broken Nature portrait #3: Accurat—The Room of Change
  2. Dettagli esposizione: Emerging Ecologies: Architecture and the Rise of Environmentalism, Museom of Modern Art, New York
  3. Broken Nature portrait #3: Accurat—The Room of Change



MEER






mercoledì 18 settembre 2024

Bari e New York / verso città “giuste, verdi e sane”






Lo skyline di una città che unisce la modernità dei grattacieli alla sostenibilità e vivibilità di un grande spazio verde

Bari e New York: verso città “giuste, verdi e sane”

L'equità come guida per il futuro urbano

10 MARZO 2024, 

Premessa: In un’intervista a Ricky Burdett, noto urbanista britannico presente alla Biennale di Architettura 2023, risalta che l'attuale realtà urbana sia lontana dalla visione di città ideali. Molte delle città in crescita oggi sono carenti dal punto di vista verde, promuovono disuguaglianze sociali e minacciano la salute dei loro abitanti.

Il Council on Urban Initiatives è stato creato per affrontare questa sfida complessa riunendo attori provenienti da diverse aree disciplinari e settori, allo scopo di sviluppare un approccio olistico alla gestione urbana. L'obiettivo principale è di fornire una visione tridimensionale delle città, considerando aspetti sociali, ambientali ed economici. In questo contesto, Burdett sottolinea che non esiste un modello di città ideale preconfezionato; piuttosto, il compito principale è quello di porre domande, promuovere la ricerca e incoraggiare l'innovazione nel campo dell'urbanistica. Questo approccio riflette un impegno costante per la riflessione critica e la ricerca di soluzioni innovative al fine di costruire città più eque, verdi e sane per il futuro.

Ricky Burdett e il suo lavoro con il Council on Urban Initiatives cercano di promuovere città “giuste, verdi e sane”. Questo richiede un approccio interdisciplinare che comprenda aspetti sociali, ambientali ed economici per creare città che siano inclusive, sostenibili e favorevoli alla salute.

A Venezia, il 31 agosto, Burdett è montato sul palco del Teatro Piccolo Arsenale per moderare il simposio Governare, progettare ed educare per il futuro delle città, con Mariana Mazzucato e Lesley Lokko. L’appuntamento fa parte della programmazione di Carnival, iniziativa nata in seno alla Biennale Architettura 2023 per approfondirne i temi, con tavole rotonde, proiezioni, talk, performance.

Il Council on Urban Initiatives è una piattaforma di ricerca e di advocacy nata nel 2021 che sostiene gli attori internazionali, nazionali e locali a realizzare un cambiamento trasformativo verso un futuro urbano verde, giusto e sano. Organizzato da UN-Habitat, dall'UCL Institute for Innovation and Public Purpose (IIPP) e da LSE Cities, il Consiglio è composto da sindaci, accademici e professionisti ed è copresieduto da Ricky Burdett e Mariana Mazzucato.

Burdett è convinto che le città debbano essere costruite pensando al verde e alla natura come parte integrante della loro struttura. Il suo lavoro si basa sull'idea che il verde non debba essere un semplice accessorio, ma un elemento fondamentale nella progettazione urbana. Secondo Burdett, le città devono essere sostenibili dal punto di vista ambientale, socialmente inclusive ed economicamente vivibili.

Mariana Mazzucato è docente di Economia dell'innovazione e del valore pubblico presso l'University College di Londra, dove è direttrice e fondatrice dell'UCL, Institute for Innovation and Public Purpose. Il suo lavoro mette in discussione il pensiero ortodosso sul ruolo dello Stato e del settore privato nel guidare l'innovazione; su come il valore economico venga creato, misurato e condiviso; e su come le politiche che modellano il mercato possano essere progettate in modo "orientato alla missione" per risolvere le grandi sfide dell'umanità. È vincitrice di premi internazionali, tra cui il John von Neumann Award 2020 e il Leontief Prize 2018 per l'avanzamento delle frontiere del pensiero economico.

Uno dei concetti chiave del lavoro di Mazzucato è che lo Stato dovrebbe svolgere un ruolo attivo e imprenditoriale nell'innovazione economica, investendo in progetti di ricerca e sviluppo ad alto rischio che il settore privato potrebbe essere riluttante a sostenere. Ha sostenuto che la collaborazione tra il settore pubblico e privato è essenziale per affrontare sfide complesse come il cambiamento climatico, la salute pubblica e l'innovazione tecnologica.

In uno dei suoi articoli pubblicati sul suo sito web, The inclusive entrepreneurial state: collective wealth creation and distribution - marzo 2023, affronta il tema della distribuzione della ricchezza generata da un'economia e come questa dovrebbe essere distribuita. Le argomentazioni, sia di natura morale che economica, su chi debba avere diritto a cosa, cercano spesso di collegare le ricompense alle contribuzioni, per motivi di equità ed efficienza. Tuttavia, la quantificazione di queste contribuzioni dipende dalla teorizzazione stessa di esse. Di conseguenza, teorie diverse su come si crea il valore possono essere utilizzate per giustificare distribuzioni molto diverse di reddito e ricchezza.

E molto importante questo articolo per capire che la contribuzione alla creazione di valore da parte dello Stato, cioè le diverse componenti del settore pubblico, è stata teorizzata in modo problematico. L’autrice afferma che sottostimare il contributo dello Stato ha comportato un sovrastimare il contributo di altri attori, con conseguenze sulla distribuzione complessiva di reddito e ricchezza. Ha inoltre significato che non sia stato realizzato appieno il potenziale dello Stato nel promuovere sia la crescita basata sull'innovazione che quella inclusiva. Tuttavia, con un nuovo approccio alle politiche e, in generale, al ruolo del settore pubblico nell'economia, ciò potrebbe essere possibile.

Il nostro mondo è in costante evoluzione, e con esso, le nostre città. Il rapido sviluppo urbano delle ultime decadi ha portato a un aumento della densità abitativa e all'espansione delle aree urbane, con conseguenze significative sulla qualità della vita. In questo contesto, emergono voci di architetti e urbanisti che sognano città "giuste, verdi e sane", spingendoci a ripensare il modo in cui progettiamo e viviamo i centri urbani. Ma come si può trasformare questa visione in realtà quando non esiste un modello di città ideale? La risposta sta nell'innovazione e nella collaborazione. Molti architetti e urbanisti stanno sperimentando nuovi approcci per rendere le città più verdi e vivibili. E non è un fenomeno limitato a una specifica regione; è un movimento globale. In Italia il "Parco Centrale", a Bari, progetto G124, a cura del gruppo di lavoro fondato nel 2013 da Renzo Piano ne è un esempio visionario e trainante.

Questo progetto ha trasformato un'ex area industriale in un parco pubblico di 1.2 milioni di metri quadrati, ricco di alberi, laghi artificiali e percorsi pedonali. È diventato un luogo di incontro per la comunità locale, dimostrando che le città possono essere ripensate per includere la natura. Il G124 è nato con l'obiettivo di migliorare le periferie urbane, sfruttando l'energia e il coinvolgimento dei residenti. Per il 2022, sono stati selezionati tre luoghi simbolo in diverse città italiane, tra cui Bari, al fine di trasformarli in spazi vitali e socialmente attivi.

Nel quartiere San Paolo di Bari, l'area scelta per il progetto è uno spazio aperto vicino a via Altamura. Questo intervento si integra con la strategia di rigenerazione del quartiere San Paolo, puntando a creare spazi per la socializzazione e a rafforzare i legami di comunità.

Il protocollo di intesa sottolinea la collaborazione tra il Politecnico di Bari e il Comune di Bari e avvia il coinvolgimento attivo delle comunità locali nel processo di trasformazione di questo spazio urbano. Il progetto G124 prevede anche il coinvolgimento di quattro giovani laureati, finanziati dallo stipendio di Renzo Piano, che lavoreranno a stretto contatto con la comunità per definire le linee guida dell'intervento. L'obiettivo principale è trasformare questi spazi vuoti in piazze vitali, promuovendo nel contempo azioni di rinverdimento e demineralizzazione. Questa missione si basa sull'idea di coinvolgere attivamente la comunità e di far emergere l'energia locale già presente, creando nuovi spazi di vita apprezzati e curati dalla comunità stessa. La trasformazione dei luoghi fisici è quindi accompagnata da una crescita delle relazioni umane e della coesione sociale.

Il progetto G124 si concentra non solo sulla trasformazione fisica degli spazi, ma anche sulla creazione di una comunità più coesa e consapevole dei beni comuni. Questo approccio mira a dare nuova vita ai luoghi attraverso il coinvolgimento attivo dei residenti e la produzione di nuova bellezza che stimoli il desiderio di prendersi cura dell'ambiente circostante.

A livello internazionale, il "High Line" di New York è un altro esempio riuscito di recupero urbano verde a favore della città. Questa ex ferrovia elevata è stata trasformata in un parco pubblico lineare, con giardini, sentieri e spazi per l'arte pubblica. Ha non solo rigenerato un'area urbana trascurata ma ha anche ispirato progetti simili in altre città.

L'architettura visionaria dello studio Diller Scofidio + Renfro ha trasformato una dismessa linea ferroviaria in un vibrante spazio verde nel cuore di New York. La High Line, inaugurata inizialmente nel 2009 e successivamente ampliata, è un parco pubblico unico situato su un'ex ferrovia sopraelevata, che si estende per circa 2,5 chilometri attraverso la città. Questo progetto ha rivoluzionato la prospettiva dei cittadini newyorkesi sulla loro metropoli, trasformando un'infrastruttura ferroviaria inutilizzata destinata alla demolizione in un'oasi urbana amata da milioni di visitatori ogni anno.

La High Line è diventata un simbolo di rinascita urbana, grazie all'ingegnosa visione di trasformare uno spazio abbandonato in un'opportunità di rinnovamento. La su storia affonda le radici negli anni '30 quando fu costruita come ferrovia industriale, ma alla fine fu abbandonata a causa dell'evoluzione dei mezzi di trasporto. Nel 2003, nonostante le sfide finanziarie, il progetto di trasformare questa ferrovia in un parco prendeva forma. L'aumento previsto dei prezzi delle case nella zona circostante avrebbe dovuto coprire i costi del progetto, consentendo alla città di procedere con la sua realizzazione.

La High Line è un esempio straordinario di come la visione, la collaborazione e il coinvolgimento della comunità possano trasformare un'infrastruttura urbana dismessa in un luogo di bellezza, cultura e vitalità, dimostrando che anche gli spazi dimenticati possono essere rigenerati per il bene di tutti i cittadini. L'architettura verde non riguarda solo i parchi o le aree pubbliche. Gli edifici stessi stanno diventando sempre più sostenibili. L'uso di materiali ecologici, la progettazione bioclimatica e l'adozione di tecnologie innovative stanno cambiando il volto delle città. Ad esempio, il "One Angel Square" di Manchester, progettato da 3DReid, è uno degli edifici più sostenibili al mondo, con un'ampia copertura fotovoltaica e un sistema di ventilazione naturale. Angel Square è stata progettata per ridurre del 50% il consumo energetico rispetto all'attuale complesso di Manchester di The Co-operative e dell'80% le emissioni di carbonio. Ciò comporterà una riduzione dei costi operativi fino al 30%.

Ma la sfida rimane: come possiamo rendere queste iniziative la norma e non l'eccezione? La risposta sta nella collaborazione tra governi, comunità locali, architetti e urbanisti. È necessario un impegno condiviso per ridefinire il futuro delle nostre città. In questo processo, l'architettura e l'urbanistica devono svolgere un ruolo guida per stimolare la partecipazione della comunità, divertendo, coinvolgendo, emozionando o terrificando.

Nel mondo dell'architettura e dell'urbanistica, questo approccio dimostra un crescente movimento di pensiero che va oltre il concetto di città "verde" per abbracciare un ideale più ampio: città "giuste, sane e verdi". Questo approccio mette al centro l'equità, che integra i tre valori in un'unica visione del futuro urbano.

Città Giuste: L'idea di una città "giusta" abbraccia il senso di comunità e la tolleranza verso il multiculturalismo. Architetti come Francis Keré, originario del Burkina Faso o, il teorico Christopher Alexander, hanno enfatizzato il ruolo dell'architettura nella creazione di spazi inclusivi. Per Keré, le strutture architettoniche dovrebbero riflettere le tradizioni locali e promuovere la partecipazione della comunità nella progettazione. Questo approccio è cruciale in un mondo sempre più diversificato, dove la convivenza pacifica delle culture è fondamentale per il futuro delle città.

Città Sane: Il concetto di città "sana" si basa su criteri economici e sociali. L'economista Amartya Sen ha sottolineato l'importanza di misurare la prosperità di una città non solo attraverso il PIL, ma anche considerando aspetti come l'accesso all'istruzione, alla sanità e l'uguaglianza di opportunità. In questo contesto, città come Amburgo in Germania hanno adottato approcci innovativi. Affittando piccoli pezzi di terra ai residenti, la città ha promosso l'agricoltura urbana e il co-housing, creando spazi in cui le persone possono vivere insieme e coltivare il senso di comunità.

Città Verdi: Le città "verdi" sono progettate in modo sostenibile, prendendo ispirazione dalla natura stessa. Nella scuola di Boston, il MEDIA LAB del MIT ha sostenuto l'uso di principi biomimetici già dagli anni 70, imitando i processi naturali sta immaginando città efficienti, autorigeneranti e adatte al clima. Questo approccio è visibile in progetti di costruzione che imitano gli ecosistemi naturali per il raffreddamento, l'illuminazione e la gestione delle acque piovane.

Tuttavia, la sfida principale è rendere queste città "giuste, sane e verdi", accessibili a tutti. Qui entra in gioco la teoria dell'economista camerunese Achille Mbembe sull'"economia animista". Mbembe sostiene che, in un mondo con risorse limitate, dobbiamo abbracciare una visione più condivisa delle risorse, considerandole come beni comuni. Questo concetto si riflette nell'idea che "c'è spazio per tutti" nelle città del futuro. Significa che l'equità deve guidare l'allocazione delle risorse e la progettazione degli spazi, garantendo che nessuno venga escluso dalla visione di città "giuste, sane e verdi".

In conclusione, il futuro urbano non può essere limitato alla creazione di città verdi. Dobbiamo aspirare a città che siano giuste per tutte le comunità, sane per tutti i residenti e verdi per tutto il pianeta. Questa visione richiede un cambiamento radicale nella progettazione urbana e una nuova mentalità basata sull'equità e la condivisione. Solo allora potremo costruire città in cui "c'è spazio per tutti" e in cui il futuro sia sostenibile per le generazioni a venire.


Amartya Syen, l'economista premio Nobel che ha sottolineato l'importanza di misurare la prosperità di una città considerando l'accesso all'istruzione, alla sanità e l'uguaglianza di opportunità
High Line, New York, Stati Uniti d'America. Un esempio di riuscito recupero urbano verde a favore della città
Renzo Piano, il celebre architetto italiano fondatore del gruppo di lavoro del progetto "Parco Centrale" di Bari
High Line, New York, Stati Uniti d'America. . Questa ex ferrovia elevata è stata trasformata in un parco pubblico lineare, con giardini, sentieri e spazi per l'arte pubblica
Diébédo Francis Kéré, l'architetto originario del Burkina Faso che ha enfatizzato  il ruolo dell'architettura nella creazione di spazi inclusivi
High Line, New York, Stati Uniti d'America. Un esempio straordinario di come anche gli spazi dimenticati possono essere rigenerati per il bene di tutti i cittadini
  1. Amartya Syen, l'economista premio Nobel che ha sottolineato l'importanza di misurare la prosperità di una città considerando l'accesso all'istruzione, alla sanità e l'uguaglianza di opportunità
  2. High Line, New York, Stati Uniti d'America. Un esempio di riuscito recupero urbano verde a favore della città
  3. Renzo Piano, il celebre architetto italiano fondatore del gruppo di lavoro del progetto "Parco Centrale" di Bari
  1. High Line, New York, Stati Uniti d'America. . Questa ex ferrovia elevata è stata trasformata in un parco pubblico lineare, con giardini, sentieri e spazi per l'arte pubblica
  2. Diébédo Francis Kéré, l'architetto originario del Burkina Faso che ha enfatizzato il ruolo dell'architettura nella creazione di spazi inclusivi
  3. High Line, New York, Stati Uniti d'America. Un esempio straordinario di come anche gli spazi dimenticati possono essere rigenerati per il bene di tutti i cittadini




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