lunedì 13 marzo 2017

D'Ivo per gioco / Una mostra antologica per l'artista Ivo Compagnoni



Opera astratta di Ivo Compagnoni

D'Ivo per gioco

Una mostra antologica per l'artista

 Ivo Compagnoni

Opera di Ivo Compagnoni
Opera di Ivo Compagnoni
18 GEN 2014 
di 
Sul panorama italiano si staglia sempre più in modo vivido un pittore della provincia di Brescia, Ivo Compagnoni. Nato a Bedizzole negli anni Sessanta, dipinge da quando era ragazzino. Amante del disegno, ma non del colore, ne ha appreso i segreti sperimentando l’uso della materia e osservandola, tanto da diventare padrone di tinte che sembrano trovare forma e vitalità nelle sue opere. Quest’anno, Ivo Compagnoni festeggia i quarant’anni di attività artistica, e lo fa da ragazzino divertito che nasconde bene l’emozione quando capisce che, visitando una sua mostra, la gente apprezza i suoi lavori. Osservare Ivo è facile, sia nella vita di tutti i giorni, che all’opera. Ha tutto dell’artista e niente. La pittura è il suo hobby e non intende che sia nient’altro che questo. È genuino, così come lo vedi, parla e dipinge.
Paesaggio di Ivo Compagnon


“Lascio parlare le mie opere”, afferma spesso. Ed è vero. Nella mostra antologica vista a Brescia, non per niente chiamata “D’IVO” giocando sull’uso dei segni grafici, sono state raccolte opere che appaiono completamente diverse l’una dall’altra, tanto che i più pensavano esponessero più artisti. E questo perché la ricerca pittorica del nostro deriva dal suo Io profondo, non da ricerche di mercato o da necessità di accontentare un committente. Ha prodotto ben oltre le mille opere, tante ne ha vendute, ma non ha mai cercato di apparire diversamente da quello che si sente. Suo merito è anche quello di sapere vivere la materia: il colore l’ha fatto suo, transitando per diverse tecniche, ma ha fatto suoi anche i supporti, tele e non solo; e carta di giornale, vetri, specchi, legni che compongono effetti cromatici o di rilievo tra i sintetici, in tecniche miste che, in realtà, sono creature che vivono di luce propria. Ogni lavoro è vivace, incorniciato o meno: con la cornice ha un dimensione propria, data dall’artista; senza cornice, come nella serie di quadri di ultima produzione, sembra che il lavoro s’involi verso un orizzonte tutto suo.
Opera astratta di Ivo Compagnoni

In questi ultimi lavori sono inseriti ad arte nidi di vespe o calabroni, ma anche la serie dei pesci ha riscosso grande apprezzamento del pubblico. Oppure le piante che avvolgono, abbracciano, vivono accanto all’uomo senza che questo se ne renda conto, e ne determinano il percorso di vita. Oscillanti tra la stilizzazione pittorica e un’originale costruzione scultorea, le opere di Ivo Compagnoni si differenziano da altre produzioni contemporanee per la strutturazione onirica che sta alla base del disegno su tela, quello che poi viene operativamente sviluppato sul quadro finito. Sulla tela, o su ogni altro supporto tecnico, anche per le opere di sintesi scultorea di recente produzione, si nota la traccia precisa di un disegno mentale che travalica il detto e il vissuto, per accaparrarsi di pezzetti di vita fissati sul supporto a mo’ di appunto, ma anche di ritaglio sul quale trovare una giustificazione esistenziale, un percorso a questo nostro contemporaneo incedere.

Paesaggio di Ivo Compagnoni

La recente sperimentazione di realizzazione di opere scultoree, testimonia di un ulteriore passo avanti del nostro, che espone così l’idea di una nuova dimensione, tridimensionale non per uso prospettico sulla tela, ma sfruttando l’origine dei materiali adoperati che forniscono quel quid in più e dietro al quale si è persa la ricerca personale di Ivo recentemente. Attraverso gli anni, passando dal Figurativo puro a un Astrattismo personalizzato tanto da diventare artistico appieno, senza tralasciare tracce di Cubismo, Dadaismo e di Divisionismo, per poi diventare post contemporaneo nell’utilizzo di materiali di riciclo e di recupero, poveri soltanto per il normale intendere, Ivo rimane carico di emozioni e di storie da raccontare, con un sorriso che emerge dal profondo. E infonde nella tela colore, immagini, sguardi. Ivo comprende la realtà, la interpreta e la regala a chi ha la fortuna di vedere le sue opere, ma non c’è giudizio in quello che fa, nessuna volontà di dare lezioni. Non è diventato “maestro”, anche se sa insegnare quanto ha appreso. Perché è negli occhi di chi guarda l’arte, anche se con Ivo la strada è facile da trovare e da percorrere.
Opera astratta di Ivo Compagnoni

Compagnoni non cerca nel suo lavoro artistico di sublimare qualcosa o di conoscere l’inscandagliato inconscio: si esprime per quello che sa e non perde per strada le sue origini, la sua voglia di fare. In un equilibrio proprio ben evidente nell’equilibrio che dà a ogni suo quadro. Lo stesso materiale di scarto che prende per riciclarlo in opere, non è visto come una missione per salvare il pianeta, ma è un approccio vero a tutto l’intorno con il quale si rapporta alla pari. Imparando tanto quanto riesce, anche senza saperlo, a insegnare. Conoscere Ivo Compagnoni attraverso le sue opere è come conoscere un nuovo amico, dal quale capisci subito che non vorresti separarti più. Ecco allora che l’Italia può vantare un nuovo astro nascente dell’Arte.



sabato 11 marzo 2017

Luoghi e personaggi della Grande Guerra / Conoscere il passato per costruire il futuro



Luoghi e personaggi della Grande Guerra

Conoscere il passato per costruire il futuro

Biplano Ansaldo SVA, Vittoriale.
Biplano Ansaldo SVA, Vittoriale.
18 DIC 2013 
di 
Sul finire del 2013, con i tradizionali bilanci di fine anno, si guarda già alla programmazione dell’anno nuovo. Il 2014 proporrà, tra i vari appuntamenti che si susseguiranno nei vari mesi, l’anniversario della Grande Guerra, per alcuni anche Quarta guerra d’indipendenza italiana e per tutti Prima guerra mondiale.
Un anniversario triste, ma che si presta a molte riflessioni e a un susseguirsi di iniziative molto interessanti, proprio in un nuovo quadro europeo e come simbolo di un’Europa capace di porsi e proporsi in chiave argomentata e intelligente sullo scenario mondiale. Non si tratta, infatti, di celebrare una guerra quale dimostrazione di forza e potenza, così come si leggeva in molti manifesti del tempo (non ultimo quello futurista che guardava con ammirazione ai nuovi mezzi, dall’automobile alla mitragliatrice al carro armato), bensì di riordinare fatti e motivazioni per comprendere meglio come siamo arrivati alla storia attuale.
L’anniversario, che coincide con l’inizio del conflitto, anche se non tutti i Paesi hanno aderito alla guerra nel 1914, è occasione, fra le altre, per organizzare tour storico-geografici e attirare un nuovo pubblico, amante o meno del genere. Un'occasione interessante è una visita a Trento, territorio conteso proprio tra le due amiche e poi nemiche del conflitto, l’Austria dell’Impero e l’Italia. Dapprima legati nella Triplice Alleanza, i due regni finiranno per trovarsi su fronti contrapposti, divisi da pochi metri nelle trincee, a contendersi un territorio come quello trentino che voleva per piccola parte diventare italiano, ma che era troppo prezioso per essere ceduto senza battere ciglio.


Trento, città degli irredentisti e di coloro che, dedicando una statua a Dante, volevano ribadire la loro italianità guardando al Poeta di tutti i tempi come al faro della cultura per antonomasia, ospita l’interessante Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, gioiello per i modelli aerei e il più antico museo aeronautico al mondo. Fondato nel 1927 da Gianni Caproni e dalla moglie Timina Guasti (“costretta” a chiamarsi per sempre Caproni per evitare che il cognome portasse sfortuna al più grande progettista di aerei del mondo!), il museo raccoglie ed espone una collezione di aeromobili storici originali di rilievo mondiale; riunisce, inoltre, molte raccolte che documentano la storia del volo in tutti i suoi aspetti, da quella col dirigibile a quella a motore: motori, strumentazioni di bordo, equipaggiamenti in dotazione a velivoli e piloti lungo tutto il Novecento, oltre a innumerevoli testimonianze materiali della pluridecennale attività di officine e fabbriche Caproni. Caproni, infatti, non solo progettava, ma realizzava nelle sue fabbriche i velivoli; lui progettò lo SVA 10 modificato per Gabriele D’Annunzio per la mitica impresa ricordata come il “Volo su Vienna” dell’agosto 1918.
Di questo volo si trovano molti ricordi nel museo, tra i quali uno SVA 10 degli 11 che compirono la trasvolata. Quello del Vate, come noto, è ospitato al Vittoriale, altra tappa interessante nel percorso di ricerca storica legata al centenario del 2014. D’Annunzio volle che il suo SVA per il Volo su Vienna fosse modificato su sua richiesta: non sapeva pilotare, malgrado venisse da tutti definito “poeta aviatore” (dopo la sua partecipazione al Circuito Aereo di Brescia del 1909), pertanto doveva avere un pilota vero con sé al quale affidare i comandi. Poiché non voleva stare dietro al pilota, fu creato per lui un sedile anteriore, notoriamente un “sedile incendiario”, poiché completamente imbottito di carburante, per garantire che peso e distanza potessero essere superati brillantemente, come fu. Giunto su Vienna lanciò volantini (esattamente quarantamila), invece di bombe, per ribadire l’importanza di garantire ai territori la possibilità di diventare nazioni, senza per questo distruggerne altri. D'Annunzio fu l’interprete privilegiato della riscoperta del gesto individuale attraverso imprese che volevano trasmettere messaggi forti e pervasivi. Per il “poeta aviatore” l’aereo era il mezzo idoneo per esprimere le sue valenze artistiche, avendo intuito le implicazioni che il veicolo avrebbe avuto nella vita militare e civile nel corso della storia.
D’Annunzio è senz'altro un personaggio da approfondire nell’ambito della Grande Guerra, per le sue memorabili imprese, ma anche per il suo contributo letterario. Discusso, spesso poco amato, lo scrittore è stato recentemente celebrato in occasione del centocinquantenario dalla nascita e, finalmente, sollevato da quella sorta di limbo decadentista nel quale veniva spesso relegato. Approfondire D’Annunzio significa, ad esempio, sapere che ha coniato molti neologismi che ancora oggi utilizziamo nel nostro linguaggio o sapere che per lui era stato creato il liquore Aurum. Attorno al nome del Vate sono molte le realtà che hanno ripreso vigore e interesse, in una proposta culturale italiana che non può e non deve trascurare i suoi gioielli, noti in tutto il mondo. Così, parlando di D’Annunzio, veniamo a trovarci a Gardone Riviera, cittadina ridente sul lago di Garda, che ospita il Vittoriale degli Italiani, l’ultima dimora del poeta, sede della fondazione che porta il suo nome e che custodisce gli scritti e i cimeli della sua vita avventurosa, e il Museo del Divin Infante, una collezione di Bambinelli tutta da vedere. E se cerchiamo un'immagine diversa del Garda, dalla Nave Puglia nel Vittoriale appunto, ammiriamo uno dei giardini più belli del mondo, quello del Vittoriale. Qui, presso il teatro che il Vate volle per rappresentare le sue opere, ogni estate viene proposta un’eccellente rassegna di spettacoli. Da Gardone Riviera a Salò il passo è breve, e ci troviamo al Museo del Nastro Azzurro, unico in Italia, che ospita cimeli dall’epoca napoleonica alla Seconda guerra mondiale, di cui D’Annunzio era socio onorario.
Se vogliamo, tuttavia, restare in Trentino, ammiriamo le vie ferrate utilizzate dagli alpini, sistemate per poter comprendere cosa significava la guerra in quota, oggi gite mozzafiato sulle Dolomiti e Patrimonio Unesco. Ecco un orizzonte alto per un conflitto doloroso: nel castello rinascimentale del Buonconsiglio si insediò il quartier generale degli austriaci, per poi diventare sede di fucilazioni e impiccagioni nella cosiddetta Fossa dei Martiri. Lì morì, fra gli altri, Cesare Battisti, in quella che fu la prima esecuzione mediatica della storia. Era così importante per gli austriaci dimostrare di avere catturato un importante e pericoloso nemico, che non solo lo fecero girare su un carro aperto per tutta la città, ma la sua esecuzione venne immortalata da decine di giornalisti accorsi con macchine fotografiche; anche alcuni soldati recavano con sé piccole ed economiche macchine fotografiche.
Le documentazioni fotografiche iniziarono a diventare numerose proprio durante il conflitto e sono molto interessanti quelle che fanno parte delle collezioni Alinari, a Firenze. Del periodo austroungarico di Trento e Trieste abbiamo testimonianze originali e uniche, dai fasti della corte asburgica, alle immagini meno note dell’assassinio dell’erede al trono Francesco Ferdinando, causa della guerra, alla Trieste dell’unico porto dell’Impero. Sono le fotografie che ritraggono la famosa e molto amata principessa Sissi e il consorte Francesco Giuseppe, "Cecco Patata" per gli italiani, destinato ad essere imperatore per decenni e, quindi, testimone di notevoli cambiamenti storico-politici.
I fasti liberty di molti ambienti, dai caffè che animavano l’Italia almeno fino a Roma, alla ventata di novità e spensieratezza che aveva contraddistinto il periodo immediatamente precedente al conflitto, chiamato non a caso Belle Epoque, si ritrovano in filmati apparentemente lontani ma assai moderni. C'è molto da recuperare di quello spaccato di passato, dal Casinò di Arco al Grand Hotel di San Pellegrino Terme, ma soprattutto la curiosità delle persone. Dinnanzi a chi visita i luoghi o legge gli scritti (Niente di nuovo sul fronte occidentale, o le poesie dei soldati Gatti o Ungaretti, ad esempio), è inconfutabile che la Storia sia un tema sempre affascinante. Il coraggio di conoscere e affrontare tutte le fasi del nostro passato ci permette di compiere scelte ragionate e di capire meglio perché siamo così come siamo. Un modo garantito per assicurarci un futuro che a volte pare buio e lontano. Con l'augurio di un migliore anno nuovo, di cuore.

WSI