venerdì 24 novembre 2017

In Herbis Salus / Tra ambiente, natura e scienza

Farmacopea



In Herbis Salus

Tra ambiente, natura e scienza

12 DICEMBRE 2013, 

“Farmaci insigni possedea salubri e mortali,
ricavati dai succhi delle piante
che produceva la feconda terra dell'Egitto”
(Omero, Iliade)
Fin dai primordi, l'uomo ha guardato alle erbe con interesse, come guidato da un sapere implicito che ne intuiva il potere e il loro influsso sulla vita umana. Ha imparato, con l'esperienza e osservando come si curavano gli animali, a conoscerle, a fidarsene o diffidarsene, riconoscendo il loro il influsso benefico o malefico. La pratica curativa ha sempre fatto ricorso a questo bene della natura e il pensiero primitivo gli ha addirittura attribuito poteri magici, tanto che l'utilizzo di piante o erbe per la preparazione di filtri ed incantesimi si riscontra spesso nelle fiabe, che rappresentano il pensiero mitico dell'uomo.

Rimedi erboristici

La misteriosità della natura ha affascinato l'essere umano che, soprattutto alle origini, ne era in stretto contatto e se ne sentiva parte integrante, quindi, da un uso empirico delle erbe, si è passati ad un approccio scientifico che le classificasse e ne fissasse le proprietà. In questo passaggio da natura a cultura, s'inserisce, nel I secolo d.C., la figura di Dioscoride Pedanio, originario della Cilicia, con il suo De Materia Medica.
L'etimologia del nome Dioscoride ci rimanda ai Dioscuri, figli della libidine di Giove per la bella Leda e il nostro medico farmacologo pare proprio un semidio nel dono che ha fatto all'umanità della conoscenza delle proprietà salutari delle erbe. Una figura la cui storia potrebbe essere romanzata, perché, probabilmente arruolato o costretto ad arruolarsi nell'esercito romano come medico militare, in seguito, per le sue conoscenze e abilità terapeutiche, fu personaggio riconosciuto e apprezzato negli ambienti della Roma bene. E, fortunatamente, di lui non ci è nota solo la fama, ma anche una serie di trascrizioni e semplificazioni di quel De Materia Medica, che già nella Roma imperiale sostituì l'eclettica arte sanitaria del tempo, basata su una spuria sintesi di elementi di origine egizia, etiope, greca, gallica ed è rimasto fino al Settecento il testo fondativo di ogni ricerca e d'uso erboristici.

Antica bottega farmaceutica

L’opera ha una “cornice” cosmogonica che la porta a raggruppare le sostanze mediche secondo una successione storica e gerarchica: i profumi, legati agli dei, vengono per primi, mentre i minerali, legati all’età del ferro, si trovano in chiusura. Ma, oltre a questa visione legata alla cultura del tempo, il testo si connota, al di là della pura descrizione erudita, come una sorta di prontuario utile alle esigenze di medici e farmacisti. La modernità del De materia medica è d'altra parte confermata dalla costatazione che ne deriva buona parte della nomenclatura farmacologica attuale. È significativo inoltre notare che molte delle erbe medicinali studiate nell’opera, come l’achillea, l’aloe, la belladonna, la camomilla, lo zafferano, la malva, la menta, lo zenzero, ecc., sono contenute nell’elenco delle sostanze essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L'arte medica nell'Antica Grecia

Un esempio dell’utilità e della modernità delle sue proposte terapeutiche si ha nell’uso della radice della mandragora, di cui si consiglia l'impiego per “coloro che devono subire un taglio o una cauterizzazione in modo che non sentano dolore, sopraffatti da profondo sonno”, che è una sorta di precorrimento dell’anestesia chirurgica. Questa erba, sempre secondo il medico cilicio, ha anche spiccate qualità afrodisiache (e ce lo ricorda l'omonima commedia di Machiavelli), assieme alla cantaridina (e qui il riferimento letterario d'obbligo è al marchese De Sade), alla menta e al bulbo di orchidea. Al contrario, come antidoto ai bollenti spiriti erotici, Dioscoride consiglia il salice bianco, la cui essenza, l'acido salicilico, secondo lui, può essere anche utilizzata da antipiretico, come avviene ancora oggi con l'Aspirina.
Coloranti naturali

La fortuna e la fama dell'opera, che influenzò la cultura medica, sia cristiana che araba, la fece oggetto di copie, rifacimenti e riduzioni diventando nel Cinquecento e Seicento un vero “best seller”. La novità di questo testo, che seppe mettere in secondo piano gli elementi magico-superstiziosi, per approcciare uno studio scientifico e una sistematizzazione ancor oggi di grande validità, ha fatto sì che si sentisse la necessità di una sua riproposizione e divulgazione. E' nato così il “Progetto Dioscoride” partito dall' Università di Napoli, che custodisce il Codex Neapolitanus del VI secolo, una trascrizione e semplificazione dell'originale che ha lasciato integra la parte erboristica. Il progetto, che ha alle spalle una ricerca ventennale, ha coinvolto, oltre all'ateneo partenopeo, l'Orto Botanico di Napoli, lo Smithsonian Institute, l'Orto Botanico di Berlino, Aboca Museum di Sansepolcro, la Biblioteca Nazionale di Napoli Vittorio Emanuele II, avvalendosi di studiosi di botanica, farmacologia, medicina. Questa preziosa mole di lavoro e di studio ha poi trovato una realizzazione nell’edizione in facsimile del Codex Neapolitanus della Bibliotheca Antiqua di Aboca.
Malva

Nella ricerca di una medicina alternativa, ci affidiamo sempre più spesso all'"eden" delle terapie naturali, con fiduciose incursioni nell'erboristeria. Il patrimonio che ci ha trasmesso Dioscoride e che oggi, grazie a questi studi e a questa pubblicazione possiamo riscoprire, può diventare una volta di più uno strumento che viene proprio incontro all’esigenza, sempre più sentita, di affidarsi a una medicina e a una farmacologia che riscoprano la stretta connessione tra uomo e il suo ambiente originario, per una cura del corpo che integri ambiente, natura e scienza.







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