mercoledì 19 marzo 2025

Augusto Monterroso / La pecora nera

 


Augusto Monterroso

LA PECORA NERA


In un lontano paese visse molti anni fa una Pecora nera.

Fu fucilata.

Un secolo dopo, il gregge pentito le innalzò una statua equestre che stava molto bene nel parco.

Così, in seguito, ogni volta che apparivano pecore nere, esse venivano rapidamente  passate per le armi, perché le future generazione di pecore comuni potessero esercitarsi anche nella scultura.


Augusto Monterroso

‘La pecora nera e altre favole’

Sellerio editore Palermo, Palermo, 1980, p. 1980


sabato 15 marzo 2025

Tamara de Lempicka

 


Tamara de Lempicka

(1898 - 1980)


Mi piaceva uscire la sera ed avere un bell’uomo al mio fianco che mi diceva quanto ero bella e quanto grande era la mia arte.


giovedì 13 marzo 2025

Benedetti / La gran estafa

 



LA GRAN ESTAFA

Como creían que Benedetti era poco menos que el putas-boy-de-la-Westinghouse, entonces se olvidaron de los supuestos ideales que les hacen creer que son el faro moral del país. De modo que intentaron cambiar la vara de los valores con que debería medirsse al mencionado personaje, e incluso trataron de reescribir su biografía de presunto maltratador de mujeres, tránsfuga político y confeso encubridor de delitos electorales a quien, además, la CSJ investiga por corrupción y tráfico de influencias.

Empezaron, pues, primero a decir que era un tipo pragmático y necesario, después a justificar su indudable clientelismo maquiavélico, y al final a simplemente celebrar su quinto y canibalesco nombramiento en este gobierno, y a regodearse en las triquiñuelas de las que se valdría y los insultos que profería contra sus opositores. 

Todo lo anterior con tal de que se saliera con la suya a como diera lugar un Petro que llegó al poder enarbolando la bandera de acabar con los vicios de la politiquería, pero que a la hora de la verdad no ha hecho sino agravarlos y degradarlos todavía más. 




Sólo una semana después, sin embargo, el parto de los montes con el que contaba el ya acostumbrado pensamiento desiderativo de los fanáticos petristas, dio a luz a su criatura: una miserable ratica asustada.


Le vendieron el alma al Diablo a cambio del diamante Hope, y el Diablo les recibió el alma (y el billete, claro) para terminar entregándoles una morcilla negra.

Perché il pranzo si chiama così?

 

Foto di Triunfo Arciniegas
Ostia, Italia, 2025


Perché il pranzo si chiama così?
Il termine italiano deriva dal latino prandium, da prae, prima, e dium, dies, giorno, da cui ereditano gli aggettivi prandiale e postprandiale, utilizzati soprattutto in ambiente medico. Nella Roma antica era il breve e primo pasto del mattino, consumato appena prima di mezzogiorno.
WIKIPEDIA



domenica 9 marzo 2025

Palazzo Reale / George Hoyningrn-Huene


GEORGE HOYNINGEN-HUENE
Glamour e Avanguardia

dal  al 18.05.2025


Dal 21 gennaio al 18 maggio 2025 arriva a Palazzo Reale una prima assoluta in Italia, oltre 100 scatti iconici con stampe al platino che raccontano l’importanza che George Hoyningen-Huene ha avuto nella fotografia.





Informiamo i visitatori che, in occasione dell'assemblea sindacale programmata per mercoledì 5 marzo 2025, le mostre di Palazzo Reale potrebbero non essere accessibili al pubblico dalle ore 10:00 alle ore 12:30.

Inoltre, a causa dello sciopero generale nazionale di sabato 8 marzo 2025, non sarà garantita la regolare apertura delle mostre, che in ogni caso chiuderanno alle 17:30, con ultimo ingresso alle ore 16:30.

Ci scusiamo per il disagio.

 





Una prima assoluta in Italia, oltre 100 scatti iconici con stampe al platino raccontano l’importanza che George Hoyningen-Huene ha avuto nella storia della fotografia. Influenzato dall’arte classica e dal Surrealismo, è parte della cerchia ristretta di Man Ray, frequenta artisti surrealisti come Salvador Dalì, Lee Miller, Pablo Picasso e Jean Cocteau e collabora con Vogue e Harper’s Bazaar. I suoi scatti testimoniano il vivace contesto culturale dell’epoca, dai Ballets Russes di Diaghilev, a quelli dei ballerini Serge Lifar e Olga Spessivtzeva con i costumi disegnati da De Chirico. 

 

Una mostra Comune di Milano- Cultura | Palazzo Reale | CMS.Cultura

A cura di Susanna Brown


PALAZZO REALE



venerdì 7 marzo 2025

Palazzo Reale / Felice Casorati





Felice CASORATI


Da 15 febbraio al 29 giugno 2025, dopo più di 30 anni, Palazzo Reale torna a celebrare l'originalità di un artista poliedrico come Felice Casorati.


Informiamo i visitatori che, in occasione dell'assemblea sindacale programmata per mercoledì 5 marzo 2025, le mostre di Palazzo Reale potrebbero non essere accessibili al pubblico dalle ore 10:00 alle ore 12:30.

Inoltre, a causa dello sciopero generale nazionale di sabato 8 marzo 2025, non sarà garantita la regolare apertura delle mostre, che in ogni caso chiuderanno alle 17:30, con ultimo ingresso alle ore 16:30.

Ci scusiamo per il disagio.

 



Dedicata a uno dei protagonisti più influenti e riconosciuti dell’arte italiana del ‘900, la mostra Felice Casorati è un’antologica che ricostruisce l’intero arco di attività dell’artista, ripercorrendo le diverse stagioni della sua pittura. Concepita per le sale di Palazzo Reale, l’esposizione raccoglie cento opere di assoluto rilievo, tra dipinti, sculture, disegni e opere grafiche, provenienti da prestigiose raccolte private e da collezioni museali, tra le quali, in particolare la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il museo italiano depositario del più cospicuo nucleo di opere dell’artista.

Cardine del progetto è la stretta collaborazione con l’Archivio Felice Casorati, che ha concesso in prestito dipinti di fondamentale importanza, insieme a incisioni, disegni, sculture, arredi e documenti. L’esposizione valorizza il legame storico tra l’artista e la città di Milano. A distanza di trentacinque anni, Felice Casorati torna a Palazzo Reale, sede nel 1990 di una memorabile antologica curata da Claudia Gian Ferrari, che fu corredata dal catalogo a cura di Maria Mimita Lamberti, con un saggio di Paolo Fossati. In vita, nel corso della sua lunga carriera, l’artista ha attribuito una funzione strategica a questa città, prima in Italia a dotarsi di un moderno sistema e mercato dell’arte.  

La mostra mette in luce anche la vocazione e l’attività poliedriche dell’artista, che si spingono oltre la pittura nei territori di altre arti: dalla scultura alla grafica, dove Casorati ha ottenuto risultati altrettanto alti e originali grazie a una continua sperimentazione, senza dimenticare il disegno, l'illustrazione e la passione per la musica, che lo ha portato a una notevolissima attività di scenografo e costumista. 

 

Una mostra Comune di Milano - Cultura | Palazzo Reale | Marsilio Arte.

A cura di Giorgina Bertolino, Fernando Mazzocca e Francesco Poli.

PALAZZO REALE MILANO



mercoledì 5 marzo 2025

Schopenhauer

 


Schopenhauer

Il segreto fondamentale e l'astuzia primordiale dei preti, su tutta la terra e in tutti i tempi, consistono in quanto segue. Essi hanno riconosciuto giustamente e afferrato bene la grande forza del bisogno metafisico dell'essere umano: ora pretendono di possedere i mezzi per soddisfare questo bisogno asserendo che la parola del grande enigma sarebbe giunta a loro per una via straordinaria, in modo diretto. Una volta che ne abbiano convinto gli uomini, essi riescono a guidarli e a dominarli secondo il loro piacimento. I più intelligenti dei regnanti entrano perciò in alleanza con loro, gli altri ne vengono a loro volta dominati.


Arthur Schopenhauer, O si pensa o si crede



venerdì 31 gennaio 2025

È morta Marianne Faithfull, regina della Swinging London nei Sessanta: aveva 78 anni

 


È morta Marianne Faithfull, regina della Swinging London nei Sessanta: aveva 78 anni


Regina della Swinging London degli anni’60, compagna epica e disperata di Mick Jagger, fenice risorta dalle sue ceneri tossiche, ma anche apprezzata attrice e sempre sicura icona di stile, è morta a 78 anni Marianne Faithfull. «Marianne si è spenta serenamente oggi a Londra, in compagnia della sua amorevole famiglia. Ci mancherà moltissimo» si legge nel comunicato della sua portavoce.

Già, la serenità finalmente, dopo una vita certamente ricca ma anche tormentata: perché Marianne Faithfull ha incarnato fin troppo lo spirito dei favolosi 60, dove tutto sembrava possibile, in una spirale attorcigliata di fama e abusi, dove i secondi finirono per bruciarla, detronizzandola e buttandola letteralmente in strada.


Facendo un passo indietro, i natali erano già nobili, perché Marianne, per parte di madre, era la pronipote di Leopold Von Sacher Masoch, aristocratico d’Austria, più celebre per i suoi romanzi erotici Venere in Pelliccia su tutti, da cui si sarebbe generato appunto il termine masochismo.

Che avrebbe sicuramente connotato l’esistenza della discendente Marianna, cresciuta in realtà nei sobborghi piccolo borghesi di Reading, Inghilterra di provincia e scoperta per caso a una festa, diciottenne, dal ruvido Andrew Long Oldham, manager degli allora in rampa di lancio Rolling Stones.

Un incontro folgorante: perché dapprima le avrebbe artisticamente segnato la vita, con il suo brano più celebre As Tears Go By, firmato da Jagger & Richards (e in futuro mai troppo amato dalla stessa Marianne: «Era un ritratto commerciale di me stessa», avrebbe detto anni dopo). Ma, soprattutto,sarebbe diventata la fidanzata di Mick, dopo aver lasciato il marito John Dunbar e il figlio Nicolas, appena nato.

Di li, quattro anni di fuoco: mentre la scopre anche il cinema (recita per Godard in Una Storia Americana e interpreta Ofelia nell’Amleto di Tony Richardson), Marianne troneggia sulle copertine dei tabloid, nelle edizioni dei telegiornali della Bbc, alle feste del jetset (celebre una sua istantanea con Alain Delon), sempre protagonista, incarnando più di ogni altra la rivoluzione del costume che da Londra, la Swinging London, si diffonde nel resto del pianeta.


Segnata dalle droghe: all’inizio fonte di ispirazione per gli Stones. È lei a generare capolavori della band come «Wild Horses» o «You Can’t Always Get What You Want». Ed è lei a scrivere anche «Sister Morphine» insieme agli altri, anche se la paternità della canzone non le verrà riconosciuta se non dopo una lunga battaglia legale.

Ma, appunto, Marianne si brucia: le prime avvisaglie dopo che la polizia la scopre nuda nel 1967 in un appartamento insieme a Jagger, Richards e altri sei uomini. In un mondo apparentemente libero, ma in realtà ancora profondamente sessista, dove, dirà,  «loro figuravano come glamour e io una prostituta e una cattiva madre», la notizia fa scandalo. Nel 1970, la fine: cocaina ed eroina la disintegrano, Jagger la lascia e Marianne inizia a vagare per le strade di Soho.

Si riprenderà solo dieci anni dopo, quando il nuovo fuoco del punk la riscopre e lei regala un album che rimarrà una pietra miliare «Broken English», con la voce ora arrochita dalle sue traversie e in sottofondo i suoni elettro metallici dell’epoca.

È la rinascita per Marianne. Che riprende il volo, smette di drogarsi definitivamente e produce dischi con regolarità, venendo apprezzata da quell’altro folletto disperato di Nick Cave, Beck, Damon Albarn e perfino i Metallica. Mentre la riscopre anche il cinema, superba Maria Teresa d’Austrianella «Maria Antonietta» di Sofia Coppola.

Dovrà affrontare altri malanni: contrae l’epatite e combatte contro un cancro al seno. Ma supera anche questi scogli: negli ultimi anni vivrà a Parigi, alla quale, ferita a morte dedicherà una struggente canzone: «They Come at Night». L’ultimo ostacolo, nel 2020, il Covid: ventidue giorni di ospedale. Ma cosa volete che siano di fronte ai marosi del passato? E ora, Marianne, è finalmente serena.


CORRIERE DELLA SERA


venerdì 24 gennaio 2025

Il poeta Michael Longley racconta le amicizie e i luoghi che hanno ispirato la sua opera nel nuovo documentario

 



Il poeta Michael Longley racconta le amicizie e i luoghi che hanno ispirato la sua opera nel nuovo documentario

12 mesi fa

Il progetto, intimo e spesso toccante, vede il pluripremiato scrittore discutere del suo lavoro e di come questo abbia spesso catturato “persone, luoghi e momenti importanti della sua vita”. Fa parte di un nuovo documentario della BBC sull’Irlanda del Nord che esplora il mistero dell’origine delle poesie.

Michael Longley
Michael Longley è noto per poesie come Ceasefire e The Ice-Cream Man. Longley, nato nel 1939, ha pubblicato numerose e acclamate raccolte di poesie, tra cui The Weather in Japan e The Stairwell. “I realizzatori di questo film non avrebbero potuto essere più sensibili alle mie poesie”, ha dichiarato il poeta. “Scavano in profondità tra le righe e le illuminano”.

“Con grande sottigliezza suggeriscono il mistero da cui provengono le poesie”.

Considerato uno dei più noti poeti irlandesi, Longley descrive la sua opera come “una serie di poesie d’amore”, come si evince dal documentario. Il filmato cattura momenti cruciali della sua vita, come l’incontro con la moglie Edna, autrice e critica letteraria, mentre studiavano insieme al Trinity College di Dublino, e la sua stretta amicizia con Seamus e Marie Heaney.


Michael e Edna Longley e i loro ospiti hanno assistito alla proiezione di Michael Longley – Where Poems Comes From, organizzata da @BBCnireland. Il film, che offre una visione rivelatrice dei luoghi, delle amicizie e delle esperienze che hanno ispirato il pluripremiato poeta, arriva su @BBCiPlayer domenica 11 febbraio.
Il documentario mette in luce anche la sua esperienza di vita a Belfast al culmine dei Troubles. Sebbene fosse riluttante a scrivere sul conflitto, il documentario analizza come questo lo abbia colpito personalmente e lo abbia portato a scrivere alcune delle sue poesie più stimolanti, tra cui The Ice-Cream Man. Parla anche di come ha trovato la sua voce unica scrivendo di fiori, fauna e paesaggi, in particolare quelli della tranquilla campagna che circonda il cottage di Carrigskeewaun, nel Co Mayo, dove si reca regolarmente. Il documentario si sofferma anche su come Longley si sia ispirato al mondo classico e ai suoi testi, oltre ad essere attratto dalla poesia della Prima e della Seconda guerra mondiale. Quando suo padre fu gravemente ferito durante la Prima Guerra Mondiale, egli imparò a suonare l’armonica in trincea. Questo lo ha ispirato a scrivere Harmonica, che descrive come la sua “poesia preferita”. Adam Low, che ha diretto il documentario, ha dichiarato che è stato un privilegio parlare con il poeta. “Le sue radiose poesie sul mondo naturale sono di grande ispirazione per un regista, e la sua risposta profondamente umana alla violenza politica in Irlanda del Nord – e altrove – è estremamente commovente”, ha dichiarato. “Il suo amore di sempre per il jazz e il suo rapporto con la moglie Edna (‘Sono l’unico poeta che conosco sposato con un critico’) conferiscono al film umorismo e cuore, e la sua energia a 84 anni è semplicemente notevole”.

Il film sarà disponibile su BBC iPlayer dall’11 febbraio e sarà trasmesso su BBC One NI il 12 febbraio alle 22.40.


LESENFANTSTERRIBLES



martedì 14 gennaio 2025

Addio a Oliviero Toscani / iI grande fotografo si è spento a 82 anni


Italian Photographer Oliviero Toscani, in front of his picture "Kissing Nun" at an exhibition entitled "controversy, justice, ethics and photography" in a Vienna gallery, in 2010.

Oliviero Toscani

Addio a Oliviero Toscani: il grande fotografo si è spento a 82 anni

13 gennaio 2025 

(LaPresse) - Lutto nel mondo della cultura. Si è spento all'età di 82 anni Oliviero Toscani. Lo hanno annunciato la moglie Kirsti Toscani con i figli Rocco, Lola e Alí sul profilo Instagram del grande fotografo. "Con immenso dolore diamo la notizia che oggi, 13 gennaio 2025, il nostro amatissimo Oliviero ha intrapreso il suo prossimo viaggio. Chiediamo cortesemente riservatezza e comprensione per questo momento che vorremmo affrontare nell’intimità della famiglia", scrivono la moglie e i figli. Toscani era affetto da amiloidosi, come lui stesso aveva reso noto, ed era ricoverato in gravi condizioni da diversi giorni all'ospedale di Cecina, in provincia di Livorno.


STREAM 24

Oliveiro Toscani (1942 - 2025)

 


Oliviero Toscani

(1942 - 2025)





lunedì 13 gennaio 2025

Le fotografie di Oliviero Toscani, realismo e provocazione: «Voglio svegliare dall’indifferenza»


 Figlio di un reporter storico del giornale, aveva pubblicato sul «Corriere» la sua prima fotografia: il volto di Rachele Mussolini

«Oggi tutti fanno fotografie, ma nessuno è più un fotografo» aveva confessato Oliviero Toscani, morto oggi - 13 gennaio - a 82 anni, quando presentò la collana «La nuova fotografia» che aveva curato per il «Corriere». Secondo l’uomo delle campagne pubblicitarie per United Colors of Benetton e della campagna choc contro l’anoressia con la modella e attrice francese Isabelle Caro, tutto insomma «era ormai finito». Ma si capiva che non era così, che per lui la fotografia non avrebbe mai potuto dissolversi nel nulla, sarebbe magari cambiata, ma sarebbe sempre e comunque rimasta necessaria. Come avrebbe potuto pensare altrimenti? Lui, figlio di uno dei fotoreporter storici del Corriere della Sera (Fedele, 1909-1983)); lui che a sei anni aveva ricevuto in regalo la prima macchina fotografica (una «Rondine» della Ferrania); lui che a quattordici anni aveva pubblicato (ancora sul Corriere) la sua prima foto, quando, accompagnando il padre che testimoniava la tumulazione di Mussolini a Predappio, aveva «fermato» il volto dolente di Rachele Mussolini; lui che era fratello di Marirosa (1931-2023) e cognato di Aldo Ballo (1928-1994), fondatori dello studio Ballo&Ballo, uno dei più importanti studi fotografici di architettura, interni, design.


Quelli di Oliviero Toscani (nato a Milano il 28 febbraio 1942, studi prima al Liceo Vittorio Veneto di Milano e poi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo) non sono mai stati semplici scatti (termine che disprezzava profondamente) ma racconti per immagini capaci di rompere gli schemipiù consolidati (della fotografia, della moda, dell’impegno sociale). Realismo, semplicità, provocazione, nessuna concessione al virtuosismo tecnico: questo (in sintesi) lo stile di Toscani che oltretutto avrebbe portato la fotografia di moda fuori dagli studi, nella strada, nella vita reale, avvalendosi delle star del momento (Lou Reed, Donna Jordan, Monica Bellucci, Mick Jagger, Federico Fellini, Carmelo Bene) per creare un universo di immagini belle, spontanee, ironiche, ma (soprattutto) piene di significato.


I suoi modelli? Quelli con cui aveva idealmente dialogato nelle 25 lettere ai grandi maestri raccolte in Caro Avedon (Solferino editore, 2020): Richard Avedon, appunto campione di audacia; Helmut Newton, di cui invidiava la capacità di essere all’altezza della propria cattiva reputazione; il padre Fedele, reporter, che gli aveva messo in mano la prima Leica; Diane Arbus, capace di cogliere la delicatezza delle cose brutte; Robert Capa, genio in guerra (ma la sua fotografia di don Lorenzo Milani a Barbiana, pubblicata da L’Espresso nel 1959 regge alla perfezione il confronto con questi mostri sacri).

Nelle fotografie (per Elle, Vogue, GQ, Harper’s Bazaar, Esquire, Stern, l’Uomo Vogue, Donna) e nelle campagne pubblicitarie (la prima per il Cornetto Algida, poi Benetton, Valentino, Chanel, Fiorucci, Esprit, Jesus, Robe di Kappa, Prénatal) scorrono colori, abiti, ma soprattutto volti, corpi, situazioni a volte allegre, a volte tragiche. Così Toscani è riuscito a districarsi «attraverso gli stereotipi della diversità per raccontare il mondo a forza d’immagini impattanti in grado di svegliare dall’apatia e dall’indifferenza» (come quelle per la campagna Nessuno Tocchi Caino). Su temi come l’uguaglianza razziale, la mafia, la lotta all’omofobia, il contrasto al diffondersi dell’Aids, la ricerca della pace,l’abolizione della pena di morte.


Fotografare, per Toscani, era come dipingere: «Bisogna impegnarsi a vedere la forma, gli equilibri e tutto quanto fa amplificare quello che si vuol dire» senza mai soffrire di quello che lui chiamava il complesso del pittore mancato («Perché tappezzare i muri di una galleria per raggiungere 5000 persone se possiamo raggiungerne 100000 con i giornali?»). D’altra parte, era la sua idea, la fotografia resta ancora ( e ancora resterà) un’arma formidabile: «Può far diventare bello un pezzo di m...a e far sembrare brutto un capolavoro dell’arte. L’estetica non conta, quello che conta è che riesca a cogliere l’anima della realtà, sia fatta di cose o di persone».

CORRIERE DELLA SERA