venerdì 17 luglio 2015

Esopo / Il cane e la lepre



Esopo

IL CANE E LA LEPRE

Un cane da caccia che aveva catturato una lepre,
un momento la mordeva e un momento le leccava il muso.
<< Ehi, tu >> disse, sfinita, la lepre
<< o la smetti di mordermi, o smetti di baciarmi,
affinché io possa capire se sei un amico o un nemico. >>


Questa favola è adatta alle persone ambigue.



giovedì 16 luglio 2015

Esopo / La cicala e la formica



Durante l'estate la formica lavorava duramente, mettendosi da parte le provviste per l'inverno. Invece la cicala non faceva altro che cantare tutto il giorno. Poi arrivò l'inverno e la formica ebbe di cui nutrirsi, dato che durante l'estate aveva accumulato molto cibo. La cicala cominciò a sentire i morsi della fame, perciò andò dalla formica a chiederle se poteva darle qualcosa da mangiare. La formica le disse: "io ho lavorato duramente per ottenere questo e tu che cosa hai fatto durante l'estate?" "Ho cantato." rispose la cicala. La formica esclamò: "Allora adesso balla!"


Morale: chi nulla mai fa, nulla mai ottiene.






mercoledì 15 luglio 2015

Esopo / La volpe e l'uva


Esopo
La volpe e l'uva

Una volpe affamata vide dei grappoli d'uva che pendevano da un pergolato e tentò d'afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!", disse allora fra sé e sé; e se ne andò. 

Così, anche fra gli uomini, c'è chi, non riuscendo, per incapacità, a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze.



lunedì 13 luglio 2015

Hannah Wilke / Il corpo in dialogo


Hannah photo
Hannah photo

Hannah Wilke

Il corpo in dialogo


GIOVANNA LACEDRA
13 LUGLIO 2015


Una femminista bocciata dalle femministe. Una femminista colpevole di troppa avvenenza. Una femminista che non intende rinunciare alla propria femminilità. Tacciata per il suo fascino distraente, Hannah Wilke – scultrice e performer newyorkese – viene immediatamente guardata con sospetto da una legione di donne che nel 1968 combatte per ridefinire i diritti di genere.

Hannah Wilke. S.0.S.1974
Hannah Wilke. S.0.S.1974


Accanita oppositrice della pressoché inutile funzione sociale della donna, nonché della superficiale e talvolta insulsa immagine che di essa ne ha l’intera collettività, Hannah sceglie di muovere la propria personale contestazione partendo esattamente da lì, da quella stessa immagine che non condivide. Un’immagine di donna-oggetto, donna-usa-e-getta, donna-copertina, donna-manicaretto, donna-come-tu-mi-vuoi, donna-godiva, donna-merce, donna-madonna, esteticamente perfetta, esteticamente appetibile, potenzialmente frivola e indisturbante, utile soltanto a copertine di riviste glamour o a uomini che intendono soddisfare i propri desideri. Donna che si agghinda, donna che si atteggia, donna che si piace, donna che si mette in mostra. È l’immagine di una donna vuota, narcisista e decorativa. Ma è l’immagine dalla quale la Wilke intende partire. Un vero anti-modello per la milizia femminista appena insorta. E che non comprendendo immediatamente il suo atteggiamento, le si scaglia contro.
Personalità di rilievo come Lucy Lippard – curatrice, critica d’arte e attivista – controbattono ampiamente la sua modalità di fare arte attraverso il corpo. Troppo sensuale – dicono –, armata di troppo charme e troppa nudità per poter tenere alta la bandiera degli ideali femministi. A loro detta, Hannah non risponde agli standard convenzionali di femminista agguerrita. Non appare troppo arrabbiata, non ha i “numeri” per combattere contro il sessismo e il maschilismo. E’ troppo bella. Troppo narcisista. Troppo esibizionista. È troppo superficialmente donna per poter essere una femminista. Secondo la Lippard, inoltre, non è una vera artista, poiché non sembra essere realmente impegnata in una lotta di contestazione sociale; piuttosto appare alquanto egoica e accentratrice.
Ma la Wilke, che ha scelto di porre l’accento su una certa ostentazione proprio allo scopo di aprire un dialogo e attuare la propria lotta personale, sa che le cose non stanno così. E infatti, nel 1977, decide di pubblicare un Manifesto indiscutibilmente provocatorio nei confronti di tale integralismo. Il Manifesto prende il titolo di Marxism and Art: Beware of Fascist Feminism. Si tratta di una locandina in bianco e nero che la ritrae in posa, con una camicia aperta che le scopre i seni e un paio di jeans a vita bassa. Mani sui fianchi, sguardo altezzoso, qualche accessorio… e alcuni chewing gum incollati sulla pelle. Il Manifesto viene esposto in una mostra collettiva tenutasi quello stesso anno presso l’Edificio delle Donne di Los Angeles, e voluta dal Center for Feminist Art Historical Studies. In risposta a una sorta di regime totalitario, la Wilke ribatte, quindi, con un’immagine di sé che ricorda quella di alcune modelle in posa sulle copertine di Play Boy. Una notevole provocazione, che le vale una certa celebrità. Ma quei chewing gum incollati alla pelle… cosa significano?
Non è certo la prima volta che ne fa uso. La fotografia utilizzata per il Manifesto è infatti stata estrapolata da una performance realizzata qualche anno prima e intitolata S.O.S. Starification Object Series: An Adult Game of Mastication ( 1974-75), durante la quale l’artista a busto nudo si lasciava ritrarre in più scatti, assumendo pose da vera pin-up. La sua pelle era costellata di tanti piccoli chewing gum forgiati in forma di vagina. Pare che la Wilke, all’inizio dell’esibizione, distribuisse pacchetti di gomme da masticare al pubblico entrante, e che dopo essersi denudata tornasse da quegli stessi spettatori per farsi riconsegnare la gomma masticata. Quindi, sotto i loro occhi stupiti – da brava scultrice e modellatrice quale era stata agli albori della sua carriera – ne modellava la forma. L’ultimo passaggio era dato dall’applicazione di queste gomme-vagine sulla sua pelle. Il chewing gum era stato scelto perché, a suo parere, rispondeva perfettamente all’idea maschilista di donna media americana: masticabile, assaporabile, plasmabile, sostituibile. Esagerando ed esasperando quell’immagine la Wilke mirava a provocare reazioni e riflessioni sul tema. Il corpo dialogante poneva domande e attendeva risposte, mediante una provocazione in chiave pop.
Hannah è sì una femminista, ma non è integralista. Essere femminista significa, per lei, ridisegnare il ruolo sociale della donna, ristabilirne i diritti, ma senza inibire la grazia, la sensualità, l’avvenenza insite in ogni creatura del suo stesso sesso. Essere femminista può e deve significare anche essere orgogliosamente femmina. La sua ricerca si incastona, dunque, tra rivendicazione e riscoperta di una femminilità legittima.


Hannah Wilke. Intra Venus
Hannah Wilke. Intra Venus

Nata nel 1940 a New York da genitori ebrei originari dell’Europa dell’Est, Hannah inizia la sua carriera artistica occupandosi di scultura. Studia arte presso lo Stella Elkins Tyler School of Fine Art, Temple University di Philadelphia e successivamente tiene laboratori, conferenze e corsi. Nel 1974, fonda un dipartimento di ceramica presso la School of Visual Arts di New York. La scultura resterà il grande amore di una vita e sarà la disciplina che qui insegnerà per diversi anni, sino a quando un linfoma non le impedirà brutalmente di condurre una vita normale. L’uso del corpo come medium giunge in seguito a una serie di mostre in cui espone le sue vagine scolpite in diversi materiali e diverse dimensioni. Il leitmotiv della sua indagine artistica, la vagina, “l’origine del mondo” per dirla alla Courbet, è dunque presente sin dal principio. Viene ritratta in terracotta, ceramica e latex, per poi approdare al chewing gum, quando la pratica scultorea cede il posto a quella performativa. Forme esclusivamente vaginali costituiscono l’elemento modulare del suo repertorio, e già a partire dal 1960, le celebri Vulvar in terracotta vengono esposte a New York, città dove Hannah continua a vivere e dove negli anni si lega sentimentalmente allo scultore pop Oldenburg.
Il passaggio dalla scultura al corpo avviene proprio negli anni in cui la Performance e la Body Art si affermano come nuovi linguaggi artistici prevalentemente usati dalle donne. Il corpo, il gesto, l’azione, il comportamento, divengono medium immediati e inequivocabili, che oltre a rivendicare diritti umani, omosessuali, lotte di genere e antimilitarismo, rovesciano anche le logiche tradizionali del mercato dell’arte. La performance può accadere ovunque. E l’artista è opera d’arte vivente, mutante e ambulante. Come scrive Carla Subrizi nel saggio Azioni che cambiano il mondoLe artiste hanno non soltanto esposto ma hanno indicato con gesti, azioni, forme performative, la condizione culturale della corporeità e con essa dei comportamenti, delle relazioni sociali (…), hanno messo in relazione l’arte con la politica, l’arte con la poesia, l’arte con i lavori manuali e artigianali. E ancora: Non era questione di definire il maschile rispetto al femminile, ma le soggettività a partire dal genere, dal sesso, dalla cultura, dalle storie individuali e collettive. Questo processo di individuazione di soggettività è stato dunque avanzato con forza e con punti di vista teorici e pratici fondamentali proprio dalle donne, dalle molte specificità della “femminilità” non tanto per la definizione dell’essere donna, ma per attivare processi del divenire donna.
Ecco, questa è l’esatta cornice in cui si incastona la figura di Hannah Wilke, che agli sgoccioli della sua vita riesce persino a utilizzare il corpo performante per dialogare con il cancro che la sta uccidendo. Intra-Venus (1992-1993) è infatti il suo ultimo lavoro. Una documentazione fotografica dello stravolgimento fisico che la malattia le genera. Aumento di peso, ferite, perdita di capelli dovuta alla chemioterapia. Hannah si fa ritrarre nuda, con pochi capelli e poi completamente calva. Un approfondimento di questo lavoro è Intra-Venus-Mirror, in cui l’artista pone l’una accanto all’altra, le immagini di se stessa da giovane e di sua madre provata dalla lotta contro un cancro al seno. Intra-Venus è certamente il lavoro più forte della Wilke. Esposto postumo, per volere del marito Donald Goddard, che a seguito della sua morte ne custodì le fotografie, questo repertorio fotografico la mette a nudo in tutta la sua umana fragilità, e in tutto il suo orgoglioso coraggio.

Hannah Wilke. So Help Me Hannah, 1979
Hannah Wilke. So Help Me Hannah, 1979


Tra gli altri suoi lavori che ho il piacere di ricordare, cito Gestures (1974), un video in cui l’artista guarda direttamente l’obiettivo, sfregando o stirando la pelle del viso con le mani e ripetendo una serie di movimenti e di espressioni facciali sempre uguali, e Intercourse With… * (1978) altro video in cui l’artista viene ripresa mentre ascolta una selezione di messaggi lasciati sulla sua segreteria telefonica da persone con cui ha avuto una relazione. I nomi di queste persone sono scritti sulla sua pelle e lei li rivela lentamente, spogliandosi. *So Help Me Hannah, è invece un lavoro fotografico datato 1979, che funge da indagine del proprio rapporto con la figura materna.
Hannah Wilke muore di linfoma il 28 gennaio 1993, nella sua città, New York. La diffusione postuma del suo lavoro artistico è dovuta allo straordinario impegno della sua famiglia, la quale ha istituito nel 1999 l’archivio Hannah Wilke Collection nella città di Los Angeles. Oggi sue opere sono presenti nei più grandi musei di Arte Americana Contemporanea, come il Guggenheim, il Moma, il Whitney Museum di NewYork, sino ad arrivare a Los Angeles e Minneapolis.
WSI


Lady Optical / Bridget Louise Riley
Ketty La Rocca / Il mio corpo dall'Io al Tu
Shamsia Hassani / Street Art in burqa a Kabul
Eleanor Antin / Tra autobiografismo e alterazioni estetiche
Rosalba Carriera / Fino all'ultimo sguardo
Yoko Ono / La bambina dell’oceano diventa una performer
Berthe Morisot / La donna dell'Impressionismo
Suzanne Valadon e la Belle Époque / Dai ritratti all’indagine della nudità
Valie Export / Quando l'arte è autodeterminazione
Francesca Woodman / Alcune disordinate geometrie interiori
Shirin Neshat / Silenzi scritti sul corpo
Jana Sterbak / Sotto la carne
Ana Mendieta / Con il sangue e con il corpo
Hannah Wilke / Il corpo in dialogo
Orlan / La mia opera d’arte sono Io
Pippa Bacca / Quando la performance diventa missione
Regina José Galindo / La poetica della violenza

Esopo / Al lupo, al lupo





AL LUPO! AL LUPO! ESOPO E I LIBRI, AMICI DEI NEURONI


BP4C’era una volta un pastore che faceva pascolare le sue pecore in un prato bellissimo, in una di quelle giornate di primavera nelle quali il sole sembra brillare di più e la brezza ci porta l’odore dei fiori multicolori.
Tutto era pace e calma per il pastore. La giornata si presentava senza nessun problema, l’erba era molto abbondante e fresca, e quindi il pastore praticamente non aveva niente da fare.
Quando era già trascorsa mezza mattinata, udì in lontananza il mormorio di alcune voci e allora, per curiosità, il pastore guardò da dove provenivano e, vide che appartenevano ad alcuni bravi contadini che si davano un gran daffare per lavorare i campi. Allora ebbe l’idea di giocare loro uno scherzo: «Aiuto!Aiuto! È in arrivo il lupo!» gridò loro il pastore.
Ascoltate le grida del pastore, quella brava gente corse armata con i loro ferri del mestiere in aiuto del ragazzo, giacchè sapevano quanto pericoloso poteva essere un lupo affamato. Ma appena arrivarono dove pascolava il gregge, si trovarono soltanto lo scherno e le risate del pastore.
Gli indaffarati contadini accettarono un po’ stizziti lo scherzo pesante del ragazzo e facendo finta di non dare molta importanza all’accaduto, s’incamminarono per continuare i loro lavori in campagna.
Trascorsero così due ore e nuovamente la voce del pastore gridò chiedendo aiuto: «Aiuto! Aiuto! È in arivo il lupo!»
Ma tutto era ancora uno scherzo! Nè lupo nè niente: c’era solo il pastore che rideva a squarciagola della buona fede di quei coraggiosi lavoratori che per ben due volte erano accorsi in suo aiuto.
Però, poco dopo che se ne furono andati i contadini, un ruggito gli raggelò il cuore: c’era un enorme lupo che assaliva le sue pecore! Terrorizzato, il ragazzo urlò chiedendo aiuto di nuovo ai contadini, perchè il lupo gli sbranava tutto il gregge.
Ma i bravi contadini, credendo che si trattasse ancora di uno scherzo del ragazzo, continuarono le loro faccende senza prestargli la minima attenzione.
Assai caro pagò gli scherzi il pastore. La sua mancanza di riguardo verso gli altri procurò la perdita del suo gregge.
Da questa disgrazia imparò la grande lezione che mai dobbiamo dire delle bugie, perchè se una volta dicessimo la verità, nessuno ci crederebbe.
Favolette della sera – Editrice Rubricart, 1986
Morale: chi dà sempre falsi allarmi, non è più creduto neanche quando dice la verità.

Esopo fu uno scrittore greco antico che visse nel VI secolo a.C.. Le sue opere ebbero una grandissima influenza sulla cultura occidentale: le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Della sua vita si conosce pochissimo.

Secondo la tradizione, Esopo giunse in Grecia come schiavo. Sulle sue origini sono state formulate numerose ipotesi, quella più attendibile sembra essere quella che sia di origine africana. Lo stesso nome “Esopo” potrebbe essere una contrazione della parola greca per “etiope”, termine con cui i Greci si riferivano a tutti gli africani subsahariani. Inoltre, alcuni degli animali che compaiono nelle favole di Esopo erano comuni in Africa, ma non in Europa. Si deve anche osservare che la tradizione orale di moltissimi popoli africani (ma anche dei popoli del Vicino Oriente e dei Persiani) include favole con animali personificati, il cui stile spesso ricorda molto da vicino quello di Esopo.

LEGGO E ASCOLTO



domenica 12 luglio 2015

Esopo / Al lupo



Esopo
Al lupo! Al lupo!

In un villaggio viveva un pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore. Si divertiva a fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciava a gridare: "Al lupo, al lupo!" Così tutti si svegliavano e accorrevano per aiutarlo. Ma dopo il pastore burlone rivelava che era stato tutto uno scherzo. Questo scherzo continuò per parecchi giorni, finché una notte il lupo arrivò veramente. Il pastore cominciò a gridare: "Al lupo, al lupo!". Ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo. Così il lupo si mangiò tutte le pecore.



venerdì 10 luglio 2015

Gabriel García Márquez / La realtà

Gabriel García Marquez

Gabriel García Márquez
La realtà 

La realtà è molto più magica di quanto possiamo immaginare. Ho l’impressione che dietro la realtà immediata, quella che vediamo, esista un’altra realtà che solo l’intuizione poetica riesce a captare ed è questo quindi che poi appare fantastico nel libro.


giovedì 9 luglio 2015

Nabokov / La letteratura


Vladimir Nabokov
LA LETTERATURA

«La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzo, gridando al lupo al lupo, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna: è nata il giorno in cui un ragazzo arrivò gridando al lupo al lupo, e non c’erano lupi dietro di lui.»
Vladimir Nabokov, celebre scrittore russo, fa riferimento alla trama della favola nelle Lezioni di letteratura, capitolo “Buoni lettori e buoni scrittori”


mercoledì 8 luglio 2015

Emma Shapplin / La Notte Etterna



Emma Shapplin

La Notte Etterna


You, in whose arms Eternity has placed My life You who dreamed of another world, other flames But I don't know for whom I exist Oh lifeless shore Of my unhappy state Unhappy state ! Like one who no longer sees the sky Your heart is in darkness Like one who looks so much At the eternal night ... Pull me away There above What do you know ? Of bewildered, febrile Waiting Where ... Where are you ? While your exiled captive Awaits you ... But I don't know for whom I exist Oh lifeless shore Of my unhappy state Unhappy state ! Like one who no longer sees the sky Your heart is in darkness Like one who looks so much At the eternal night ... Ah ! Like one who no longer sees the sky Your heart is in darkness My mind wanders, wanders ... Pull me away



martedì 7 luglio 2015

Last Night / Opera prima



LAST NIGHT
Opera prima


Last night il film d’apertura del festival internazionale di Roma, dopo aver fatto molto parlare di sé è finalmente in tutte le sale italiane. Opera prima della regista Massy Tadjedin - americana di origine iraniana - la quale porta sullo schermo le trentasei ore di una coppia innamorata con una pellicola dai toni spiccatamente melodrammatici. Michael e Joanna sono una coppia felicemente sposata, stanno insieme dai tempi del college, lui progetta ristrutturazioni di immobili, lei cerca di riprendersi dal blocco dello scrittore dopo il successo del primo libro. I due sposini conducono una vita agiata nel loro costoso appartamento e ricalcano il perfetto quadro borghese di una giovane coppia. Joanna, interpretata da una sorprendente Keira Knightley, durante una cena di lavoro viene turbata dalla complicità del marito manifestata nei confronti di Laura, sua nuova seducente collega (Eva Mendes). In Joanna prende forma una profonda gelosia che la porta ad affrontare Michael, il quale le confessa l’innocente attrazione provata per la ragazza. La regista mostra particolare cura nel rappresentare il nido d’amore della coppia e impostando da qui le pieghe che prenderanno gli sviluppi futuri del lungometraggio, lasciando aperta la porta del dubbio. La mattina seguente Michael, interpretato dal protagonista di Avatar Sam Wortinghton, si reca a Philadelphia per lavoro in compagnia della bellissima Laura. In Michael nasce la fantasia di concedersi a quell’infedeltà accusata dalla moglie. Aumenta di conseguenza l’attrazione sperimentata da lui verso Laura. Joanna rimasta a New York per cercare di scrivere il libro si imbatte in Alex (Guillame Canet), un vecchio amore. Un attimo e la passione si riaccende.

Last night indaga il gioco di coppia, mostra due punti diametralmente opposti che danno vita a tradimenti e bugie coperti da un velo di ipocrisia il quale sembra caratterizzare la relazione di coppia. Joanna deve affrontare un amore mancato, e rivive la forte passione trascorrendo la notte con Alex sullo sfondo di una fascinosa New York guardiana dei segreti più profondi dei propri abitanti. Non si può fare a meno di notare la forte presenza della musica del compositore inglese Clint Mansell, la quale sottolinea maggiormente, attraverso le proprie cadenze poetiche, l’entropia dei sentimenti, quale ingrediente segreto di questa sublime pellicola. Massy Tadjedin ci mostra gli sviluppi delle due storie che su due piani diversi svelano l’intricato e irrazionale mondo della relazione di coppia. I “saldi” principi di Michael invece vengono minacciati e tentati dalle attenzioni della avvenente collega, che su quel versante si dimostra essere più libera, confondendo il protagonista, e conducendolo ad uno smarrimento di identità. Qui il tradimento è imperniato dalla carnalità al contrario di quello di Joanna che riflette il sentimento profondo, caratterizzato dall’impossibilità dell’appagamento. Cast d’eccezione e tutti all’altezza dei propri ruoli, soprattutto per la giovane Keira la quale incarna magnificamente il ruolo della giovane moglie perfettina costretta ad affrontare l’imprevedibilità del destino.



lunedì 6 luglio 2015

Isabel Preysler / La perla di Manila che ha conquistato Vargas Llosa

Isabel Preysler / Vargas Llosa
1986


Isabel Preysler, la perla di Manila
che ha conquistato Vargas Llosa

Il premio Nobel lascia la compagna di una vita per l’ex moglie di Julio Iglesias. E la storia conquista le copertine dei settimanali di gossip

di Elisabetta Rosaspina

6 luglio 2015



Il tempo di festeggiare le nozze d’oro con Patricia, e via in luna di miele con Isabel: il 79 enne Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la Letteratura nel 2010, ha lasciato la moglie dopo 50 anni; e, il mondo ispanico, a bocca aperta. Dall’olimpo delle lettere e dai manifesti elettorali delle presidenziali peruviane del 1990, lo scrittore è passato alla copertina patinata di Hola!, informatissimo settimanale spagnolo di pettegolezzi che ha spiattellato a puntate la ghiotta notizia del suo amore crepuscolare con l’affasciante «Perla di Manila», Isabel Preysler, 64 anni, origini filippine, ex moglie di Julio Iglesias. Meglio identificabile dalle nuove generazioni come la mamma di Enrique Iglesias.




Anche i premi Nobel, insomma, talvolta perdono la testa e si ritrovano nel bel mezzo di una commedia sentimentale, decisamente più a disagio che nelle loro austere biblioteche o in un’aula accademica. Tallonato dai fotografi, Vargas Llosa ha tenuto botta per alcune settimane: a un party londinese sponsorizzato da Porcelanosa, l’azienda di ceramiche di cui è storica testimonial Isabel, ospite per l’occasione del principe Carlo, la coppia non è passata inosservata. Lui, impettito nel suo smoking ed estasiato come un ragazzino, accanto a lei, già più disinvolta e impassibile. 
Ma quando sono stati di nuovo intercettati a Madrid, pochi giorni dopo, al termine di un pranzetto a due, e poi sorpresi, mano nella mano, durante una romantica scappata a Lisbona, anche per il fantasioso autore di «Pantaleon e le visitatrici» è diventato difficile accampare scuse. E ha finalmente ammesso che, ebbene sì tra loro c’è una relazione e «va a gonfie vele». 

Poco pratico, forse, di come funzioni la macchina del gossip, Vargas Llosa probabilmente non si aspettava che i cronisti si scatenassero a caccia della legittima consorte, ormai evidentemente ex, dei figli dell’uno e dell’altra e di altri parenti di secondo e terzo grado per avere il maggior numero possibile di dettagli sulla nuova, clamorosa love story. 
C’è da dire che, in Spagna, è forse più famosa Isabel Preysler di Mario Vargas Llosa, almeno sotto i caschi dei parrucchieri, dove le riviste a disposizione aggiornano settimanalmente la biografia di colei che mollò nel 1979 l’infedele Julio Iglesias, sorda alle sue promesse di ravvedimento e ai suoi struggenti «se mi lasci non vale», per sposare il marchese di Griñón, Carlos Falcó; e, dopo il divorzio, Miguel Boyer, già ministro dell’Economia nel governo di Felipe Gonzalez. Vedova da nove mesi, Isabel Preysler ha ripreso la vita di società soltanto qualche settimana prima che i giornali fiutassero il nuovo, ghiotto affaire. 
«Ci siamo conosciuti a Saint Louis, nel Missouri, nel 1986 - ha ricordato Isabel - quando, in occasione di una serie di conferenze che lui teneva all’Università George Washington, lo intervistai proprio per la rivista Hola!». Che non ha faticato a ritrovare nel suo archivio foto e testo di quell’incontro galeotto, sì, ma a scoppio ritardato. Le due coppie, Mario e Patricia Vargas Llosa, e Isabel e Miguel Boyer, avevano infatti continuato a frequentarsi amichevolmente in questi trent’anni, senza segnali di variazioni nei reciproci sentimenti. 
Che cosa sia accaduto recentemente se lo chiede di sicuro anche Patricia Vargas Llosa che, il 30 maggio scorso, ha ricevuto le felicitazioni del parentado per le nozze d’oro con Mario, durante una festa in famiglia fotografata e divulgata via twitter dall’ignara nuora della coppia.

CORRIERE DELLA SERA

Biografia / Rubem Fonseca



RACCONTI

Rubem Fonseca

(1925)

José Rubem Fonseca nacque l' 11 maggio del 1925 a Juiz de Fora, in Minas Gerais. Laureatosi in diritto, iniziò ad esercitare varie attività prima di scoprire la sua vena artistica.
Il 31 dicembre del 1952, iniziò a lavorare come commissario presso il 16° Distrito Policial di Sao Cristovao a Rio de Janeiro. Iniziò un'intensa collaborazione le cui vicende ispirarono molte delle sue opere. Chi conosceva Rubem mai avrebbe immaginato un tale successo nel mondo della letteratura: Fonseca era uno degli allievi più brillanti della Escola de Policia. Trascorse poco tempo in pattuglia, si occupò prevalentemente di relazioni pubbliche all'interno della polizia, fino ad essere esonerato il 6 febbraio del 1958.
Il mese di luglio del 1954 ricevette una licenza per studiare e, in seguito, insegnare alla Fundaçao Getulio Vargas, a Rio.
I coetanei di Rubem Fonseca ricordavano che, in quell'epoca, i poliziotti erano dei giudici di pace, dei pacieri più che delle autorità; lo scrittore svolgeva bene il suo lavoro in questo contesto occupandosi di psicologia.
Zé Rubem, così come era chiamato, si divideva con abile destrezza tra le definizioni legali e le tragedie umane. Valutate le sue particolari doti, tra il settembre del 1953 ed il marzo del 1954, fu selezionato con altri 9 poliziotti per un corso di perfezionamento a New York, ne approfittò anche per studiare Amministrazione d' Impresa presso la New York University.
Dopo esser uscito dalla polizia, Rubem Fonseca fu assunto dalla Light dove lavorò fino a quando non iniziò a dedicarsi integralmente alla letteratura.
Attualmente lo scrittore è vedovo ed ha tre figli. Rubem, inoltre, ama molto la riservatezza e l'anonimato,  dagli amici è descritto come una persona semplice, affabile e di ottimo umore.
Fonseca aveva tra le sua passioni anche quella per il cinema: scrisse diverse trame per film diventati, poi, grandi successi.


Opere


Romanzi:
  • O caso Morel (1973)
  • A grande arte (1983)
  • Bufo & Spallanzani (1986)
  • Vastas emoções e pensamentos imperfeitos (1988)
  • Agosto (1990)
  • O selvagem da ópera (1994)
  • O doente Molière (2000)
  • Diário de um fescenino (2003)
  • Mandrake, a bíblia e a bengala (2005)
  • O Seminarista (2009)
  • José (2011)

Racconti:
  • Os prisioneiros (1963)
  • A coleira do cão (1965)
  • Lúcia McCartney (1967)
  • Feliz Ano Novo (1975)
  • O cobrador (1979)
  • Romance negro e outras histórias (1992)
  • O buraco na parede (1995)
  • Histórias de amor (1997)
  • A confraria dos espadas (1998)
  • Secreções, excreções e desatinos (2001)
  • Pequenas criaturas (2002)
  • 64 Contos de Rubem Fonseca (2004)
  • Ela e outras mulheres (2006)
  • Axilas e Outras Histórias Indecorosas (2011)

Altro:
  • O homem de fevereiro ou março (antologia, 1973)
  • E do meio do mundo prostituto só amores guardei ao meu charuto (novella, 1997)
  • O romance morreu (cronache, 2007)
  • 64 Contos de Rubem Fonseca (Antologia di racconti, 2004)


Premi:

  • Coruja de Ouro per la trama di Relatório de m homem casado, film diretto da Flávio Tambellini
  • Kikito do Festival de Gramado, per la trama di Stelinha, diretto da Miguel Faria Jr.
  • Premio della Associação Paulista de Críticos de Arte per la trama di A grande arte, film diretto da Walter Salles Jr.
  • Prêmio Jabuti
  • Correntes de Escrita (2012) - Póvoa de Varzim - Portugal