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martedì 19 maggio 2026
giovedì 8 gennaio 2026
Giuseppe Zollo / La lezione di Flaubert
1 MAGGIO 2021,
Laure le Poittevin, madre premurosa, preoccupata per l’incerta vocazione letteraria del figlio Guy, lo affida nelle mani dell’amico di famiglia Gustave Flaubert. I pettegoli dicono che Gustave sia anche amante di Laure, separata da anni da un marito che la trascurava.
venerdì 25 ottobre 2019
Un altro classico / "L'educazione sentimentale" di Flaubert
Un altro classico
Gustave Flaubert
"L'educazione sentimentale"
Giuseppe Barreca
sabato 6 agosto 2011
Ci vogliono 250 pagine prima che la signora Arnoux si rechi a casa di Frédéric Moreau; ma non lo fa per amore, perché non sappiamo ancora se lei lo ama mentre, sin dalle primissime pagine, l’autore ci ha rivelato la passione intensa di Frédéric per lei. Flaubert ci dice, infatti, che, quando Frédéric la vede la prima volta, la signora Arnoux per lui è come un’apparizione.
La signora Arnoux dunque è a casa di Frédéric. Ma deve solo chiedergli aiuto: il marito, amico del “ragazzo”, ha avuto sfortuna con gli affari e Frédéric ha disponibilità economiche… inutile aggiungere che il protagonista andrà in soccorso della famiglia Arnoux. Tuttavia la signora in questione non si mostrerà particolarmente riconoscente. Così Frédéric masticherà amaro. La signora Arnoux per il momento rimane irraggiungibile per Frédéric, benché egli la desideri oltre ogni cosa. Quando va via da casa sua, egli si mette a baciare tutte le cose che lei ha sfiorato o toccato.
Il “rivale” di Frédéric, il marito di lei, ossia Jacques Arnoux, è proprio il contrario del Nostro. Quanto Frédéric cerca di apparire sensibile, delicato, misurato, tanto l’altro è grezzo, bonaccione, edonista. Jacques Arnoux tradisce la moglie con una “mantenuta”, Rosanette, ma siamo nell’Ottocento borghese e dunque nessuno dice niente, anzi. L’uomo ha il diritto di tradire; la donna, se lo fa, è una puttana o, per essere più eleganti, una mantenuta.
Anche Frédéric ama la vita godereccia e ogni tanto si getta in essa: partecipa a balli, a pranzi, alle occasioni mondane. D’altra parte è benestante, ha del denaro, degli amici più o meno scapestrati, tutti persi a inseguire sogni artistici, politici o letterari; lui no. O meglio, ogni tanto si cimenta in qualche impresa intellettuale, ma è un inconcludente nato. Ha passioni politiche confuse. La sola certezza è che ama la signora Arnoux, anche se intreccia un’intesa relazione con l’ex amante di Jacques Arnoux, Rosanette, con la quale ha anche un figlio che morirà ancora bebè.
Flaubert tratteggia in modo magistrale il parallelo tra le due donne amate da Frédéric. Rosanette è passionale, campagnola, cinica ma anche tenera, tremendamente sola e spesso povera in canna; la signora Arnoux è il suo opposto: capelli corvini, bellezza pura, portamento nobile che ispira rispetto, è fedele al marito e alla famiglia nonostante i tradimenti subìti. Frédéric le amerà entrambe, ma in modo diverso: Rosanette è amata per la carne, la signora Arnoux per l’anima. E Flaubert ci fa capire che l’unico autentico amore di Frédéric è quest’ultimo, perché non morirà mai, durerà fino a quando la signora Arnoux avrà i capelli bianchi. Eppure i due non avranno mai contatti intimi, solo alcuni baci.
Finalmente, la signora Arnoux un giorno confesserà di amare Frédéric. Prima a se stesso e poi al ragazzo. E siamo già ben oltre la metà del romanzo: i due si conoscono ormai da otto anni. Nel descrivere la nascita di questa passione Flaubert è cauto: egli sembra condividere la “sacralità” del sentimento d’amore, quello provato da Frédéric verso la signora Arnoux. La delicatezza di questa passione, tanto duratura perché unisce corpo e anima, traspare per tutto il romanzo; l’opera diventa allora il racconto di un’educazione sentimentale di un giovane uomo che scopre l’amore giovanissimo e che non abbandona mai un’idea romantica dell’amore.
Il personaggio di Frédéric, a tratti, ci appare forse un po’ demodé: attorno a lui, al contrario, la borghesia parigina si dà alle migliori (o peggiori) gozzoviglie, sia in campo sessuale sia culinario, senza curarsi di nulla se non di salvare le apparenze. In fondo solo quello conta. Frédéric invece è diverso, è un’anima di altri tempi: egli cede soltanto per inerzia al girotondo dei balli, dei pranzi luculliani, dello sfarzo, degli abboccamenti da boudoir. Oltre a Rosanette, egli avrà anche un’altra amante, la signora Dambreuse, moglie e poi vedova di un ricchissimo uomo d’affari; ma l’abbandonerà, sulla soglia di un matrimonio assai vantaggioso, allorché la nobildonna offenderà la signora Arnoux, ormai caduta in disgrazia a causa dell’ennesimo fallimento finanziario del marito.
Lo sfondo della storia di Frédéric e della signora Arnoux è la Francia del decennio 1840-1852: un periodo storico travagliato, dove la rivolta contro l’ultimo retaggio del regime monarchico-reazionario, istituito nel 1830, sfocia in un 1848 che dà speranze di democrazia, ma che terminerà, mestamente, nel 1852, con l’ascesa al potere del regime plebiscitario di Luigi Napoleone III, prima Presidente della Repubblica e poi imperatore.
Ma i due protagonisti e gli altri personaggi del romanzo di Flaubert sono solo sfiorati da queste vicende; Frédéric antepone l’amore a tutto. Ha delle passioni politiche fugaci, a differenza di alcuni suoi amici che s’impegnano in politica senza successo. Flaubert tratteggia una società politica di voltagabbana, di approfittatori, di trasformisti e una società borghese dove la ricerca del denaro tende a offuscare qualsiasi valore umano. I fallimenti finanziari di Jacques Arnoux testimoniano la fragilità di un sistema economico e sociale spietato.
Per fortuna Frédéric e la signora Arnoux sono diversi: hanno degli ideali, dei valori, delle passioni; e benché le loro nobili aspirazioni non avranno quasi mai sfogo, essi rimarranno due figure fulgide, brillanti, in mezzo a una Babele di mestieranti, attoruncoli, aristocratici languidi e donne mantenute. È vero che le loro vite porteranno a ben poco: la rovina e la miseria per la famiglia Arnoux, l’assenza dell’amore vero nell’esistenza di Frédéric. Insomma, sono tutti degli inconcludenti, sembra affermare l’autore: Frédéric, le sue amanti, il signor Arnoux.
Tuttavia Frédéric è un uomo inconcludente perché troppo ricco interiormente, perché ha mille possibilità e non è in grado di sceglierne nessuna. Gli altri, come Jacques Arnoux, sono inconcludenti per propri limiti, per meschinità, piccineria. La signora Arnoux, invece, non è inconcludente, ma si staglia come una stella sull’universo oscuro che vegeta sotto di lei. Il bacio che ella darà a Frédéric, l’unico vero atto d’amore fisico tra di loro, eleverà Frédéric, togliendolo dal fango di una Parigi perduta.
La vita impedirà ai due di amarsi per davvero. Il destino, la miseria, li allontaneranno: appena saputo della loro rovina, Frédéric correrà dagli Arnoux, ma non troverà nessuno a casa loro. La signora è in casa, ma si nasconde dietro una porta.
Infine, passeranno quindici anni. È il 1867: Frédéric ha vissuto intensamente, ora ha 45 anni. Una sera si presenta a casa sua un’anziana signora, la signora Arnoux, ultracinquantenne. E l’amore dei due si ridesta. Lei ha i capelli bianchi ma Frédéric sembra superare il trauma di vederla invecchiata. Per pochi attimi, mentre essi rievocano i tempi del loro amore che ci fu e non ci fu, ogni cosa torna a essere presente e viva nella loro mente. Si amano ancora, nonostante tutto. E Frédéric le fa finalmente una dichiarazione d’amore come si deve, dopo quasi trent’anni da loro primo incontro, anche se è una dichiarazione d’amore per la donna che la signora Arnoux non è più:
“La vostra persona, i vostri minimi gesti, mi pareva che avessero una importanza più che umana. Il mio cuore si sollevava dietro i vostri passi come la polvere. Voi mi facevate l’effetto di una notte di luna in estate, quando tutto è profumo, ombre dolci, luce bianca, spazio infinito; e le delizie dei sensi e dello spirito erano racchiuse per me nel vostro nome, che io ripetevo, cercando di baciarlo sulle mie labbra. Non immaginavo nulla al di là di questo. Era la signora Arnoux quale voi eravate, con i suoi due bambini, tenera, seria, bella da incantare, e così buona! Quell’immagine faceva sparire tutte le altre. Come se avessi potuto anche soltanto pensarci, alle altre, mentre avevo sempre nel più profondo di me la musica della vostra voce e lo splendore dei vostri occhi”.
Il romanzo di Flaubert è costituito da un succedersi di grandi quadri, rappresentazioni della vita dell’alta borghesia francese della metà dell’800; ma l’autore ristora il lettore, che rischia di sentirsi girare la testa a causa di tanto sfarzo, con episodi di una tenerezza e di una dolcezza struggenti; oppure, Flaubert costruisce piccoli episodi ironici o amari, che arricchiscono la struttura di questo grande romanzo, a metà strada tra romanticismo e realismo.
Penso che molti lettori uomini, a un certo momento, si siano immedesimati in Frédéric. Infatti, al di là delle diverse epoche, è difficile non parteggiare per lui; e chissà se c’è per tutti, per tanti, da qualche parte, una signora Arnoux, un’immagine di purezza, di tenerezza, a metà strada tra la madre e l’amante.
David Levine / Flaubert
lunedì 20 novembre 2017
Emma Bovary compie 160 anni
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| Emma Bovary, collage di Chiara Corio |
Emma Bovary compie 160 anni
Come le donne di oggi s’incontrano o scontrano con questa figura femminile
20 NOVEMBRE 2017,
GIOVANNI ZACCHERINI
“Signori … nessuna donna neanche in altri paesi sussurra a Dio le frasette adultere che riserva all’amante. Voi signori giudicherete questo linguaggio e sono sicuro che non troverete giustificazione a queste parole pronunciate da un’adultera, volutamente introdotte nel santuario della divinità! … l’offesa alla morale pubblica è nelle scene di lascivia ... l’offesa alla religione nelle immagini voluttuose mescolate alle cose sacre ...”, così il pubblico ministero Ernest Pinard, nella requisitoria contro Madame Bovary e che nello stesso anno 1857 pronunciò un’analoga reprimenda contro Le fleurs du mal.
Emma, donna scandalosa, donna perduta, paragonata, per restare nella letteratura italiana, alla dantesca Francesca o alla manzoniana Gertrude, fino ad arrivare al filosofo paroliere Manlio Sgalambro e alla sua Emma Bovary/ Baby blu, poi cantata da Patty Pravo e Francesco Battiato: “Aspetto ancora il mio momento/che presto verrà/Un luogo nel mondo/giusto per ingannare/la freccia che mi ucciderà/… l’ardore dei miei sensi/eternamente ritorna/con severo disordine/la febbre per le membra/la voluttà finale della verità/ o di un colpo di pistola ...”.
A 160 anni di distanza, come vivono e s’incontrano o scontrano le donne di oggi con questa figura femminile che rivela, nella sua sofferenza, tanta parte del nostro disagio esistenziale e la “banalità del male”? “Bovary c’est moi”? Ecco come Emma è riscritta e risognata da donne dei nostri tempi.
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| Ambizioni e miserie di una donna d'altri tempi |
L'aragosta Augusta
Un’aragosta
che si chiamava Augusta
ma tutti la chiamavano Agostina, detta Tina,
e di cognome faceva Bovarì,
si svegliò una mattina
e disse: “Sono stufa di star qui
di camminare sempre sopra il fondo.
Ormai conosco tutto quanto intorno
e non c’è mai niente di nuovo
sia quando dormo
sia quando mi muovo.
Per questo me ne voglio andare
uscir fuori dal mare.
È presto fatto posso
scalare quello scoglio
che sbuca fuor dall’onda
e sale verso il ciel dall’acqua fonda.”
“Non farlo, Agostina” le disse un calamaro
che da tempo l’amava e sperava
di portarla un dì all’altare.
“Non farlo, non ti devi fidare: il mondo è bello ma può essere cattivo,
non sai mai cosa può capitare.
Resta con me, mettiamo su famiglia
avrò cura di te come una figlia”.
“Come una figlia, vogliamo scherzare?
Io un grande amore voglio trovare
una passione sfrenata e ardente
che mi faccia delirare
per niente di meno mi voglio impegnare
per questo me ne vado via dal mare”.
Offeso il calamaro
per ripiego si fidanzò a una triglia.
Mentre Agostina si arrampicava
e in cima allo scoglio piano saliva
la vide un giovane che pescava
e la mise in un paniere.
Si agitava la povera Tina
inutilmente con tutte le zampe
ma di scappare non c’era modo.
Appena a casa fu messa sul fuoco
che si levava con grandi vampe
dentro una pentola d’acqua bollente.
Che orribile morte povera Tina
che aveva tanto sognato l’amore
non le bastava un affetto sincero
questa volta era cotta davvero
una passione davvero ardente
tragica sorte fu quel che trovò.
(Donatella Bisutti, poetessa)
Dopo un secolo e mezzo, si continua a cadere in Madame Bovary senza più uscirne. Flaubert l’ha costruita con disprezzo, precipitando in un abisso di pochezza la sua bella provinciale stordita di cattive letture, moglie rovinosa, madre pessima, amante insoddisfatta, prigioniera delle proprie menzogne. Eppure si finisce per stare dalla sua parte. È una irriducibile, dice qualcuno, un simbolo di libertà, suggeriscono altri svincolandola dalla ragnatela del bovarismo. Il suo creatore non la condanna sul piano morale, e infatti per questo fu condannato, ma per i sogni di cattivo gusto, le fantasie volgari. Madame Bovary, oggi più che mai, siamo tutti noi? “Non bisogna toccare gli idoli”, scrive Flaubert, “la doratura resta sulle mani”.
(Laura Bosio, scrittrice)
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| Una passione di provincia |
Da adolescente, m'innamorai follemente di un rampollo dell’alta società. Sembrava condividere con me "le cose più belle della vita". Seppi dopo diverso tempo che fui abbandonata perché i genitori gli proibirono di frequentare una ragazza, sì certo per bene, ma con una famiglia priva di solidità economiche certe e non alla loro altezza. Conobbi la disperazione, l'abbandono di questo ragazzo mi risultò insopportabile. L'elaborazione del lutto durò per troppo tempo. Ecco cosa non perdono a Madame Bovary e a me: lo spreco di intelligenza, di creatività, di rispetto di sé e il tempo buttato all'inseguimento di figure maschili tremendamente meschine. Questo è l'aspetto di Emma più radicato nella mia persona e che ancora resiste e persiste. Gli aspetti del bovarismo, invece, quelli che riguardano scalate sociali e desiderio e volontà di frequentare le corti di famiglie ricche e di chiara fama, da molto tempo non mi appartengono più. Curo con vera passione relazioni che comprendono e indagano i luoghi delle affinità elettive. E qui abbandono Gustave Flaubert per indagare le ragioni che mi conducono a Johann Wolfgang von Goethe. Ed è tutta un'altra storia?
(Mariella Busi De Logu, artista)
Madame Emma si era stufata delle cozze alla Tolstoj e non aveva minimamente voglia di prendere la carrozza per raggiungere Rouen dove Monsieur Gustave attendeva per intervistarla. E soprattutto... cosa voleva sapere da lei? Cosa mai voleva raccontare in un libro che nessuno avrebbe letto? Ecco la parola clou, pensò scostando il piatto davanti a sé, le avrebbe chiesto delle sue appetitose avventure sessuali. Rise fra sé per il gioco di parole, per come la tavola la riconducesse al letto e il letto la riconciliasse col cibo. Un connubio un po’ facile ma talmente universale! Libertina di pensiero, ma tutte quelle voci, i pettegolezzi giù in paese su di lei e i suoi mille amanti, erano solo i suoi desideri, o degli esercizi di stile, come avrebbe asserito più tardi Monsieur Queneau. Emma, invidiava la sua musa ispiratrice d’oltremanica, Elizabeth duchessa di Kingston che invece se l’era spassata alla grande. E poi quel suo cognome che sfiorava il maremmano avrebbe mai assunto i toni sensuali di Lady Kingston-upon-Hull? Pigramente indossò cuffia e mantella per andare all’appuntamento. Nessuno, nemmeno Monsieur Flaubert, osò mai rivelarle che non possedeva alcuna carrozza.
(Chiara Corio, giornalista, artista)
Ho conosciuto Emma/Flaubert a venti anni, ho condiviso la sua anima assetata di sogno e anche lei mi ha aiutata a comprendere il nostro innato bisogno di storie e la possibilità della narrazione di riequilibrare le nostre difficoltà funzionali ed esistenziali. Ho approfondito la conoscenza di Emma attraverso gli studi di Speziale Bagliacca che la osserva incontrare i suoi uomini sul terreno del rapporto sadomasochistico: il marito che nella sua imbecillità non la vede compromettersi e distruggersi, gli amanti che approfittano del suo vuoto interiore che la induce nella confusione tra realtà e fantasia. Ho incontrato Emma in Valeria, donna di trenta anni che cercava disperatamente in un uomo un padre che non l’aveva mai vista e amata, consumandosi e sottomettendosi in una relazione segnata da agiti d’ingravescente masochismo pur di non perdere l’amato. Lo spunto di Flaubert per il romanzo fu un fatto di cronaca. Oggi potrebbero esserlo le cronache delle vittime di femminicidio, dalle quali Flaubert saprebbe narrarci e mostrarci come ogni sofferenza o dramma siano sempre iscritti nell’intreccio dei rapporti umani.
(Luisa Crevenna, psicoterapeuta)
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| Emma Bovary e i suoi amori |
Non è facile scrivere di questa figura ormai diventata iconica, credo che forse la cosa più sincera, per me, sia ricordare l'impressione fortissima che provai quando, adolescente, lessi per la prima volta il romanzo. Emma mi parve un'eroina tragica in un mondo meschino e castrante, una donna che rivendica il diritto alla libertà e all' emancipazione. Ancora non sapevo cosa avrei fatto "da grande" ma sentivo che avrei coltivato le mie passioni e non mi sarei arresa alla mediocrità che mi sembrava di avere intorno. Negli anni ho riletto almeno un paio di volte Madame Bovary e il mio sguardo si è fatto più critico nei confronti di Emma. Ho riconosciuto in lei il velleitarismo di chi è sospeso tra un'ambizione smisurata e un destino mediocre senza la capacità di adattarsi alla vita. Certo è però che la sua inquietudine esistenziale, il suo senso di insoddisfazione, il suo "mal de vivre" sono forse responsabili, almeno in parte, del mio essere diventata attrice. Sulla scena i miei sogni avrebbero potuto continuare ad esistere!
(Patrizia Milani, attrice)
Immagino di incontrare Emma Bovary a un tavolino di una caffetteria dallo stile raffinato ed elegante. Un abito di seta azzurra a balze avvolge un fisico asciutto, il corpetto con inserti di pizzi mette in risalto una carnagione chiara ed esalta due grandi occhi neri. Mi guardo: sono vestita in modo ben diverso, classico ma appropriato alla mia era. Due donne, due epoche diverse. Eppure abbiamo avuto in comune l’aspettativa e l’illusione di trovare nell’incontro amoroso la vera realizzazione di noi stesse, scoprire con le lenti dell’innamoramento le bellezze della vita, sentirsi vitali e forti rispecchiandosi nello sguardo interessato di un uomo. Poi provare il baratro dell’abbandono che ti annienta, azzera l’immagine di te stessa. Nonostante l’emancipazione femminile, quante donne ancora oggi cadono in questa trappola, ritenendosi vive e capaci solo perché si sentono al centro dei pensieri di un uomo! L’amore è da sempre il miglior antidepressivo, questo sì! Ma le risorse che l’innamoramento fa emergere sono solo nostre, sono fiori perenni che aspettavano solo di sbocciare!
(Maria Teresa Rizzato, psicoterapeuta)
Ho letto Madame Bovary per l’esame di letteratura francese all’Università e ne sono rimasta sdegnata perché in tutto il libro questa donna si dimostra di una vuotezza impressionante. Certo avevo letto i vari saggi di critica che ragionavano sul fatto che lei fosse un soggetto desiderante e moderno, ma per me rimaneva una donna che negava la realtà perché altrimenti avrebbe dovuto fare i conti con il proprio buco nero interiore che cercava di riempire inventandosi amori da fiaba adolescenziale. Soprattutto trovavo, e trovo, tremendo che Emma demandi la realizzazione della propria felicità al marito. Madame Bovary non ha un progetto esistenziale e incamera continuamente oggetti e vestiti per non incontrare il nulla di se stessa. Ho pensato che grazie al cielo io e Madame Bovary eravamo agli antipodi.
(Marina Spada, regista)
Giovanni Zaccherini
Laureato in Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano, ha insegnato materie letterarie, storia, filosofia e storia dell’arte negli istituti superiori. Ha collaborato e collabora con il Comune e il Circolo Filologico milanesi alla selezione e divulgazione di autori e testi inediti e all'organizzazione di eventi culturali.
Giornalista pubblicista, “Premio Guidarello per il giornalismo d'autore” 2010 per la sezione cultura, ha pubblicato e pubblica sulle terze pagine dei quotidiani “Avvenire”, “il Corriere di Romagna”, “il Resto del Carlino”, “La Voce di Romagna”, “Prealpina”, “Varese News” e sui periodici “la Ludla”, “la Piê”, “Libro Aperto”, “Stanza Letteraria” con rubriche di critica d'arte, musica, storia e letteratura. Ha compilato le voci “Dialetto”, “Folclore” e “Proverbi” per l'enciclopedia “Sguardi sulla Romagna” e ha collaborato all’ “Antologia della letteratura romagnola” di prossima uscita.
Ma, al di là di questi sintetici dati, nella mia vita e nella mia professione c’è soprattutto il desiderio di vivere con gli altri quella cultura che ci rende più “umani” e vicini in una comune condivisione. Ricordo le mie prime esperienze, come animatore del Comune di Milano, quando mi aggiravo nelle nebbie delle periferie per ricercare, raccogliere e insegnare a leggere e scrivere agli ultimi analfabeti che venivano dal sud. Poi, gli anni di insegnamento nei licei della Milano “bene”, anzi della Milano “da bere” … situazioni ed ambienti diversissimi, che mi hanno messo in grado di saper apprezzare e godere di culture e persone tanto lontane.
Per questo, anche nella mia attività giornalistica ho sempre rifuggito dallo specialismo e mi è piaciuto scrivere, mettendomi in sintonia con generi e periodi diversi: dall’ultima edizione di “Kind of blue” di Miles Davis, ai concerti grossi di Corelli, ai cori delle mondine. Oppure, cambiando campo, dalle eroine di Crepax, ai tesori della grafica rinascimentale, all’architettura liberty. Ecco, lo scrivere è come un dono, il dono di un piacere condivisibile e condiviso, un essere per sé e per gli altri.
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martedì 17 febbraio 2015
Storie d’amore fra scrittori famosi
Lunedì, 02 Luglio 2012 14:19
A me che Belen ha lasciato Corona per mettersi con quello di Amici, non me ne frega sinceramente un cazzo. E non ho intenzione per tutta l’estate di sorbirmi le sue pseudo storie d’amore, che tra l’altro non sono che scopate sotto i riflettori. Se dobbiamo fare del gossip, allora facciamolo letterario.
Sapevate della storia d’amore tra Alberto Moravia ed Elsa Morante? E del suo tradimento con Dacia Maraini? E chi non si ricorda della memorabile coppia Fitzgerald e Sayre?
Noi Osservatori Esterni vi segnaliamo una serie di coppie di scrittori famosi. Quando l’amore si intreccia con la letteratura…
_ Alberto Moravia (pseudonimo di Alberto Pincherle), autore di romanzi quali “Gli indifferenti” o “La Noia” è stato non solo uno scrittore, ma anche un giornalista, un saggista, un report di viaggio e un drammaturgo italiano. Nel 1941 sposa Elsa Morante, considerata da alcuni critici una tra le più importanti autrici di romanzi del dopoguerra. I due si separano però nel 1962 e Moravia si riaccompagna con Dacia Maraini, anch’essa scrittrice appartenente alla cosiddetta “generazione degli anni trenta”. Niente da fare nemmeno questa volta: i due si lasciano e Moravia si sposa, per la seconda volta, con Carmen Llera, di 45 anni più giovane di lui. Mica scemo!
_ “Quando si è innamorati, si comincia sempre con l'ingannare se stessi e si finisce sempre con l'ingannare gli altri. Questo è ciò che il mondo chiama una storia d'amore”, scriveva Oscar Wilde. Chissà se prima o dopo il matrimonio con Constance Lloyd, scrittrice e giornalista inglese, di cui si innamora a prima vista e che sposa praticamente subito, pentendosene altrettanto velocemente. Al termine della loro luna di miele, infatti, Oscar già vacilla sulla sua scelta. Di fronte alla moglie incinta con attacchi di nausea, il suo unico pensiero è quello di non volere baciare una donna (la sua) che è appena stata male. Alla faccia del poeta innamorato!
_ L’immagine di Francis Scott Fitzgerald è da sempre legata a quella di Zelda Sayre. Lui: scrittore e sceneggiatore, considerato uno fra i maggiori autori dell’Età del Jazz del XX secolo e lei: pubblicista e scrittrice statunitense. I due si conoscono durante un ballo a inizio Novecento e Francis rimane subito affascinato dalla sua bellezza e così si fidanzano. Fitzgerald all’inizio della sua carriera presenta un suo manoscritto ad un editore che però rifiuta. Zelda, che non ha assolutamente intenzione di sposare un uomo senza soldi, lo molla di punto in bianco, riducendolo ad uno straccio ambulante (si ubriaca da solo per tre settimane). Cambia idea sul matrimonio solo quando Francis raggiunge la fama con “Di qua dal Paradiso”. Altro che due cuori e una capanna!
Durante la stesura de “Il Grande Gatsby” tra i due iniziano i primi litigi ed incomprensioni, dovuti anche, e soprattutto, alla malattia (schizofrenia) di Zelda.
_ Gertrude Stein, scrittrice e poetessa statunitense, non ha mai negato la sua omosessualità. Nel settembre del 1907 conosce Alice B. Toklas, anch’essa scrittrice. Le due si innamorano e la loro relazione dura per tutta la vita, nonostante i momenti difficili legati soprattutto ai numerosi tradimenti di Gertrude con altre donne. “Autobiografia di Alice Toklas”, scritta da Gertrude e non da Alice, è la manifestazione palese del suo amore per lei.
_ Raymond Clevie Carver Jr., scrittore, poeta e saggista statunitense, nel novembre del 1977 incontra la poetessa Tess Gallagher, se ne innamora e la sposa in seconde nozze (nel 1955 si sposa per la prima volta con Maryann Burk), nonostante il cancro che lo sta consumando.Tess gli rimarrà accanto fino alla fine.
_ Dino Campana, poeta, conosce Sibilla Aleramo, anch’essa poetessa e scrittrice, durante gli anni della prima guerra mondiale. Il loro rapporto è fin da subito tormentato, in parte a causa della diversità dei loro caratteri (lui schivo e appartato; lei mondana e attiva) e in parte a causa della malattia mentale di lui. Il loro rapporto è diventato soggetto cinematografico in “Inganni” (1985) di Luigi Faccini e “Un viaggio chiamato amore” (2002) di Michele Placido. Inoltre, alla loro storia d’amore è dedicata sia la poesia “Sibilla” di Riccardo Savini, sia “Dino e Sibilla” di Daniele Miglio.
_ A Arthur Rimbaud non importava nulla se i giornalisti scrivevano di lui e della sua relazione con Paul Verlaine, anzi, pare quasi che si divertisse a essere sulla bocca di tutti. I due poeti francesi, si facevano, infatti, vedere abbracciati e spesso ubriachi. Tra loro si instaura così una relazione fortemente intima e omosessuale, caratterizzata da innumerevoli spostamenti e vagabondaggi. Ma l’amore si sa, non è bello se non è litigarello e proprio durante il loro ultimo soggiorno a Londra, Verlaine decide di abbandonarlo per tornare dalla moglie e minaccia di uccidersi in caso di esito negativo. Rimbaud, spaventato dalle sue parole, lo raggiunge a Bruxelles ma Verlaine, completamente fuori di sé, spara contro di lui due colpi di pistola che lo feriscono al polso sinistro. Rimbaud lo fa subito arrestare, poi però appena si riprende ritira la denuncia. Nonostante ciò egli viene ugualmente condannato e da questo momento in poi Verlaine cade nella miseria più nera, mentre Rimbaud torna alla fattoria di famiglia.
_ Ted Hughes, poeta e scrittore inglese incontra la poetessa Sylvia Plath durante un party che pubblicizzava una rivista per cui scriveva. Tra i due è subito amore e il 16 giugno 1956 si sposano con una semplicissima cerimonia. La loro relazione sembra andare a gonfie vele, tanto che lo stesso Ted afferma: “La mia vita in questi ultimi tempi è splendida, meravigliosamente guarita rispetto a com'era prima. Il matrimonio è il mio elemento naturale. Anche la mia fortuna prospera grazie ad esso, e così pure quello che produco. Non hai idea di che vita felice facciamo io e Sylvia o forse ce l'hai. Lavoriamo, facciamo passeggiate, ripariamo a vicenda quello che scriviamo. Lei è uno dei migliori critici che io abbia mai conosciuto e comprende perfettamente la mia immaginazione, e anch'io credo di comprendere la sua."Purtroppo la loro felicità si interrompe con le scappatelle del marito e il suicidio di Sylvia che in un ultimo gesto disperato inserisce la testa nel forno del gas. Dopo la sua morte, Hughes si è occupato dei suoi beni letterari.
_ Virginia Woolf, scrittrice simbolo del XX secolo, sposa nel 1912 Leonard Woolf, teorico nella politica. Nonostante ciò, intrattiene diverse relazioni con donne che influenzano profondamente non solo la sua vita, ma anche le sue opere letterarie. Una di queste è Vita Sackville-West, poetessa e scrittrice inglese, famosa per i suoi scritti sul giardinaggio.
_ Henry Miller, autore di “Tropico del Cancro”, si incastra in un triangolo amoroso alquanto strambo. Dopo un primo matrimonio nato “per gioco”, Miller si sposa una seconda volta conJune Edith Smith, danzatrice statunitense, dichiaratamente bisessuale. June è la prima a credere nelle capacità letterarie di Miller e la loro storia d’amore è descritta dallo stesso marito nel romanzo “Trilogia della Crocifissione Rosea”. Durante un soggiorno a Parigi Miller conosce Anaïs Nin, scrittrice statunitense di origine francese, con la quale intrattiene una relazione, che viene presto condivisa anche con la moglie. Nin, infatti, rimane affascinata dall’aurea di femme fatale di June e afferma: “Quando June mi è venuta incontro, ho visto per la prima volta la donna più bella del mondo”.
_ Louise Colet sostiene di essere stata la musa ispiratrice di Gustave Flaubert per la sua“Madame Bovary”. Mica cazzi. La poetessa francese si accompagna a colui che è considerato l’iniziatore del Naturalismo nel luglio del 1846. La loro relazione dura otto anni ma si conclude con l’intromissione di Alfred de Musset, figura emblematica del romanticismo letterario. La Colet descrive entrambi i compagni nei libri “Une histoire de soldat” e “Lui”. Così non fa un torto a nessuno! Tra l’altro lo stesso Alfred de Musset si accompagna a George Sand, scrittrice e drammaturga francese. Insomma: una passione per le letterate!
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