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lunedì 26 agosto 2019

Intervista di Fernanda Pivano a Timothy Leary / Conversazione senza complessi con un guerrigliero dell'edonismo

  • Timothy Leary

    INTERVISTA DI FERNANDA PIVANO A TIMOTHY LEARY (1973)

    CONVERSAZIONE SENZA COMPLESSI CON UN “GUERRIGLIERO DELL’EDONISMO”
    di Fernanda Pivano
    A torso nudo sui calzoni di tela bianca con un grande “flare”, i capelli grigi tagliati all’inglese come un casco, gli occhi chiari taglienti come trapani e i denti candidi nel sorriso spalancato da superstella: così sbucò Timothy Leary sulla porta della cucina-living room emergendo malioso con la sua controversa reputazione e maliardo con la sua ingombrante celebrità catena di persecuzioni socio-politiche, da una scaletta esterna che collegava alla cucina la sua camera da letto. Non tradì la sua favoleggiata ospitalità neanche in quella casa dell’esilio campagnolo, una delle molte nelle quali abita spostandosi dall’una all’altra a seconda se deve parlare con un avvocato o se deve incidere un disco o se deve incontrare un editore: dovunque vada gli si forma attorno una piccola corte di scrittori o biografi o intervistatori o editori o musicisti con la stessa spontaneità con cui probabilmente si formavano nei palazzotti rinascimentali.
    Verso le cinque, mentre sta disteso su un materassino vicino al fornello della cucina a leggere il giornale o incollare ritagli nello scrapbook che poi uscirà come libro e gli amici stanno attorno dove capita, sul gradino del camino o sulle vecchie sedie di legno o sulle poltrone impagliate o sui tappeti per terra, il posto ambito naturalmente è quello vicino a lui, per vedere che cosa legge o che cosa scrive. Intanto la cucina è intersecata di bambini che corrono urlando o di ragazze che porgono tazze di tè o di caffè o sandwiches di pancetta appena cucinata in fumi odorosi e persistenti: in quella che in un compito in classe all’italiana si chiamerebbe una «comune» e in realtà è soltanto la casa ospitale di un uomo troppo famoso o comunque famoso al di là di quello che per molti sarebbe il limite della possibile sopportazione. Più tardi, quando i bambini sono a letto, si va nella sua stanza: due o tre pagliericci per terra, coperte di pelliccia, un lungo tavolo traboccante di attrezzature elettroniche e una macchina da proiezione da 16 mm. col sonoro, fasci di nastri incisi, un telone steso su una parete inclinata per le proiezioni, tappeti sovrapposti; e un tavolino con un uovo magico bianco-rosa, due campanelli e alcuni campanellini, una tanka tibetana, un rosario d’Oriente, i minuscoli occhiali d’oro usati da James Joyce e conservati in un astuccio duro da reliquia, una mano di legno in posizione ieratica, un sacchetto di velluto a spicchi colorati («soft and tender»), una palla di cristallo rosa: minuscoli oggetti che forse lo hanno accompagnato nell’esilio o forse gli si sono raccolti intorno da una frontiera all’altra, da un Cantone all’altro.
    Fuori di casa, lunghe passeggiate al mattino, con un maglione celeste pastello e l’andatura di un giocatore di polo (corpo elastico ora che nelle prigioni ha preso l’abitudine di fare ginnastica) per andare a mangiare un sandwich di prosciutto o uno ham and egg in qualche bar o in qualche trattoria all’aperto; o in macchina la sera, magari con una camicia di lamé d’argento senza bottoni, per andare a festeggiare in un qualsiasi ristorante rimasto aperto un 52esimo compleanno che a nessun costo va considerato solitario. «Quelli che pensano a me come al “povero vecchio Tim” non capiscono niente. Io sono molto contento, sta per uscire un mio libro e sta per uscire un mio disco con un altro mio libro. Io non smetto un minuto di godere la vita». Il libro è intitolato Escapade e Leary lo ha scritto con la moglie Rosemary mentre era in Algeria, per descrivere le sue esperienze in prigione, le ragioni della fuga dal carcere di San Luis Obispo, California il 12 settembre 1970, l’avventura della fuga, la vita underground coi Weathermen che lo fecero fuggire. Sarà il suo sesto libro dopo Psychedelic Experience (1964), Psychedelic Prayers after the Tao Te Ching (1966), la raccolta di saggi The Politics of Ecstasy (1966), l’autobiografia High Priest (1968) e il diario della prigionia Jail Notes(1970), che però è uscito in una prima edizione non rivista né approvata dall’autore. Prima di questi libri ha pubblicato soltanto saggi scientifici, con titoli come Diagnosi Interpersonale della Personalità o Predizione di Comportamento Interpersonale nella Psicoterapia di Gruppo: dal 1955 al 1958, dopo essere stato per cinque anni assistente all’Università di California, venne nominato Direttore di Ricerca Psicologica all’Ospedale Kaiser di Oakland, California e dopo un anno trascorso in Europa diventò professore nel Centro di Ricerca della Personalità alla Clinica di Psicologia dell’Università di Harvard e mise in pratica un metodo di ricerca che rinviava gli studenti a studiare i problemi (per esempio l’alcoolismo) nel luogo dove nascono piuttosto che nei testi scolastici o nei laboratori.
    Mentre insegnava psicoterapia ad Harvard, durante una vacanza a Cuernavaca, nel 1960, assaggiò i «funghi sacri» e cominciò a sperimentare su se stesso, sui colleghi e su centinaia di soggetti volontari dosi misurate di psilocibina (che è il derivato chimico dei funghi sacri); dichiarò allora che aveva deciso di «dedicare il resto della sua vita di psicologo all’esplorazione sistematica di questo nuovo strumento», dove il nuovo strumento non fu soltanto la psilocibina ma in generale le sostanze psichedeliche, alle quali si aggiunse presto l’acido lisergico o LSD, sintetizzato nel 1938 da un biochimico svizzero che faceva ricerche per trovare un analgesico per il mal di testa. Quando gli esperimenti cominciarono a diffondersi fra gli studenti il professore venne allontanato dall’Università e, già al centro di una vasta attenzione pubblica, organizzò una Fondazione Internazionale per la Ricerca Interna, andando a stabilirsi nella tenuta di Millbrook, vicino a New York, che gli venne offerta da William Hitchcock. La persecuzione sociopolitica iniziò nel 1966, in seguito al dilagare della sua popolarità: la tenuta di Millbrook venne perquisita e Leary venne arrestato per possesso di una minuscola quantità di marijuana, colpa che prevedeva la pena di 16 anni di prigione: questa pena avrebbe dovuto aggiungersi alla condanna di 30 anni di prigione derivata dal suo arresto a Laredo, quando venne trovato addosso a sua figlia qualche grammo di marijuana.
    Da allora lo psicoterapista è passato da una traversia giudiziaria all’altra. In attesa di una conclusione che dovrebbe restituirgli il passaporto, studia, scrive e compone musica elettronica. Il disco che sta per uscire è intitolato Seven Up, con la doppia firma di Timothy Leary e Ash Ra Tempel, diretto da Timothy Leary, arrangiato da Brian Barriti, prodotto da Rolf-Ulrich Kaiser, re­gistrato e mixato da Dieter Dievkes, con effetti bioelettrici di Dennis Martino, «starring» Ash Ra Tempel con Brian Barriti e Liz Elliott; registrato nell’agosto 1972 dal vivo durante il Festival di Berna e mixato nell’agosto-ottobre a Colonia nello Studio Dievkes. Perfino durante l’intervista, anche se in vita sua ne ha dovuto subire migliaia, rispondendo sempre con più o meno pazienza a domande se non identiche molto somiglianti le une alle altre, si comporta come se si divertisse: scrive di suo pugno le risposte su fogli che subito si accavallano tra un piatto dello snack e un pacco di sigarette o si spargono per terra sui tappeti come un inesauribile ventaglio. Quando gli si chiede che cosa si può dire della sua instabile situazione di esule, anche questa risposta la scrive di suo pugno, e finisce per divertirsi a farlo, finché la conclude con lo svolazzo di un gioco, lo humour di uno scherzo, la disinvoltura di uno che è andato di molte orbite — di molti circuiti, Tim? — al di là dell’orbita di chi non ha ancora intrapreso l’ascesa neoplatonica dei sette gradi-livelli-velocità che conducono al codice DNA. Eccola, la sua autobiografia degli ultimi anni.
    PIVANO: Vuoi raccontarci che cosa è successo a Timothy Leary in questi ultimi tempi?
    LEARY: 1969 la Corte Suprema ha liberato Leary e dichiarato illegale la legge sulla marijuana.
    1966 era stato scelto come migliore attore dell’anno di Off-Broadway per le celebrazioni psichedeliche che introdussero luci e musica psichedelica. Protagonista e direttore del film di Hollywood TO TI DO. Quattro dischi, conferenze universitarie, opposizione alla TV alla politica USA contro le droghe. Esponente per le droghe.
    1970 il Governo reagì con 13 arresti: condannato a 20 anni di prigione. Il giudice negò la libertà provvisoria perché «cercatore irresponsabile di piacere». (Leary ammise l’imputazione). Dopo sette mesi di prigione Leary fuggì in un’evasione temeraria e si unì ai Weathermen. Fuggì in Algeria, si unì alle Pantere Nere, dopo tre mesi fu arrestato da Eldridge Cleaver perché «cercatore irresponsabile di piacere». Fuggì dalle Pantere in Svizzera dove fu arrestato dalla Polizia svizzera dietro mandato americano di estradizione.
    Dicembre 1971 il Governo svizzero rifiutò di estradare Leary. Da allora Leary è una persona senza Stato abitante in Svizzera. Nessun Cantone e nessun paese vuole accoglierlo a causa della sua cattiva reputazione. Che cos’è la reputazione? Il diavolo. Il consigliere di Nixon per le droghe ha detto che bisognerebbe «calpestarlo con scarpe chiodate». I funzionari della Magistratura hanno detto che è «il più pericoloso degli uomini viventi». Responsabile di uso di droghe.
    CORRUTTORE DELLA GIOVENTÙ’ ACCUSATO DI TUTTI I DELITTI DEI MITICI UOMINI MALVAGI — CAGLIOSTRO, MEFISTOFELE — TEMUTISSIMO MESSO A TACERE DA VENT’ANNI DI PRIGIONE. MESSO A TACERE IN ALGERIA E IN SVIZZERA. DA ALLORA SILENZIO PER DUE ANNI. ORA ESCLUSIVO PER I NOSTRI LETTORI L’UOMO CHE AGNEW HA DEFINITO «IL PEGGIOR NEMICO DEI VALORI AMERICANI».
    PIVANO: Ti consideri un «cercatore irresponsabile di piacere»?
    LEARY: Spero sinceramente di esserlo. Non vorrei essere un cercatore responsabile di anti-piacere.
    PIVANO: Ti consideri il «peggior nemico dei valori americani»?
    LEARY: È la massima delle mie ambizioni.
    PIVANO: Secondo le religioni indiane (e tu hai dichiarato di esserti convertito all’Induismo) ogni essere umano è Dio, ma per rendersene conto uno deve liberarsi del suo karma, per esempio attraverso un procedimento che è stato chiamato yoga. Si può dire che l’LSD è un procedimento moderno per raggiungere lo stesso scopo?
    LEARY: La filosofia indiana è stata creata più di mille anni fa da uomini saggi. Oggi è un dogma morto, statico, contorto da gente repressiva per impedire la libertà interna ed esterna. Chiunque ti parli di Dio, yoga, spiritualità, ecc. si accinge a spengerti, a disilluminarti.
    PIVANO: Che cosa significa essere Dio? Qual è la differenza tra un uomo che è Dio e uno che non lo è?
    LEARY: Ogni essere senziente è divino, cioè ha l’abilità di creare e controllare la realtà. La società (e coloro che controllano la società, sia democratica sia totalitaria) nega la divinità umana, vale a dire limita e controlla la libertà umana.
    PIVANO: Quando uno ha raggiunto la sua consapevolezza di essere Dio che cosa diventa il suo rapporto con gli altri?
    LEARY: Mi oppongo alla parola «uno». Quando uno o una si rende conto di essere divino o divina il suo rapporto con gli altri diventa esattamente ciò che egli o ella crea. «Divinità» significa accettazione di una responsabilità totale per la realtà di cui si è consapevoli.
    PIVANO: Secondo la definizione convenzionale di «consapevolezza» gli psichiatri dicono che ci sono due livelli di consapevolezza: il sonno e la normale consapevolezza simbolica. Dicono che tutto il resto è follia.
    LEARY: La psichiatria è un pericoloso sistema totalitario di controllo della consapevolezza umana. Gli psichiatri usano il termine «folle» per riferirsi ad azioni umane che non possono capire o controllare.
    PIVANO: Hai detto da qualche parte che ci sono sette diversi livelli di consapevolezza: il sonno e lo stupore, la veglia, la consapevolezza somatica, la consapevolezza sensoriale, il livello cellulare e il livello precellulare. Lo credi ancora?
    LEARY: Tutto ciò che ho detto in passato è pericolosamente invecchiato. Non credere a nulla di ciò che chiunque ha detto in passato. Adesso riteniamo utile parlare di sette circuiti elettrochimici nel sistema nervoso che mediano:
    1) la sopravvivenza biologica;
    2) lo stato emotivo;
    3) la destrezza intellettuale;
    4) i ruoli socio-familiari (sistemazione protettiva dell’uovo-sperma);
    5) rapimenti sensoriali e somatici;
    6) procedimenti neurologici (cioè la ricezione, integrazione e trasmissione delle informazioni al circuito elettrochimico);
    7) memorie e previsioni genetiche e razziali (vale a dire percezioni del codice DNA).
    PIVANO: Vuoi dirci qual è la tua definizione di consapevolezza e qual è il rapporto fra consapevolezza e LSD?
    LEARY: La consapevolezza è la ricezione, integrazione e trasmissione dell’energia attraverso il sistema nervoso a uno o molti dei sette circuiti. Tutte le droghe psicoattive (narcotici, alcool, stimolanti, afrodisiaci che producono rapimento, sostanze psichedeliche, decodificatori di DNA) alterano la consapevolezza in modi specifici. Certe droghe (vale a dire le estetiche e anestetiche) influenzano la ricezione, altre influenzano l’integrazione (per esempio la memoria), altre influenzano l’azione e la trasmissione (per esempio gli stimolanti, gli stupefacenti).
    PIVANO: Ho sentito dire sovente che l’LSD agisce come una psicanalisi accelerata per raggiungere la propria consapevolezza. I teorici analitici sociali come Fromm dicono che gli analisti, specialmente in America, hanno cercato di usare questa consapevolezza per ricondurre l’individuo al sistema, mentre i discepoli di Jung dicono che il vero successo dell’analisi non sta nella scomparsa dei sintomi ma piuttosto nel raggiungere la propria individuazione nel non identificarsi più esclusivamente nel ruolo sociale imposto dal sistema. Tu che cosa pensi?
    LEARY: Sono d’accordo con tutte e tre le posizioni.
    PIVANO: Hai detto da qualche parte che le «sostanze sacramentali» o «vitamine cerebrali» possono metterci in grado di «usare il nostro cervello» e non soltanto la frazione corticale in cui si accentra la nostra consapevolezza quotidiana, dove la consapevolezza non va considerata nei limiti del nostro ego quotidiano ma va considerata come un’energia che ha numerosi livelli e raggiunge il DNA stesso, il codice della memoria, il codice schema del sistema nervoso; e che i livelli sono soprattutto sette:
    1) sonno intensificato da narcotici;
    2) stupore emotivo intensificato da alcool;
    3) stato di attività mentali apprese, intensificato da stimolanti;
    4) consapevolezza sociale e familiare (senza specifica necessità di droghe);
    5) consapevolezza sensoriale e somatica (accesa, illuminata da marijuana);
    6) consapevolezza neurologica (raggiunta mediante LSD);
    7) il livello cellulare o genetico (lampo precellulare o anima raggiunta attraverso LSD).
    Quando parli di usare tutto il sistema nervoso, intendi dire percorrere questi sette livelli?
    LEARY: Sì.
    PIVANO: Come si possono comunicare questi nuovi livelli della consapevolezza?
    LEARY: Dobbiamo sospendere totalmente il pensare e il parlare condizionati, dobbiamo ricreare nuovi modi di combinare gli elementi del vecchio linguaggio (per esempio, Dada, Burroughs, Fellini) e dobbiamo formare nuovi linguaggi.
    PIVANO: Quali saranno questi nuovi linguaggi?
    LEARY: Il linguaggio della neurologia e dell’elettronica verranno aggiunti ai vecchi vaghi vocabolari delle emozioni, della politica, della religione, ecc. Noterai che in questa intervista ho usato termini come ricezione, immagazzinamento della memoria, trasmissione, ecc.
    PIVANO: Che definizione daresti di te stesso e dei tuoi amici?
    LEARY: Siamo Viaggiatori del Tempo che vivono in sci-fi, giuocando il gioco mitico di Faust contro la CIA e diramando un messaggio di piacere totalmente edonistico ai lettori della rivista «Playmen».
    PIVANO: Che cos’è un Time Traveller, un Viaggiatore del Tempo?
    LEARY: I Viaggiatori del Tempo sono esseri umani che hanno conseguito la comprensione e il controllo del loro sistema nervoso, in modo da poter creare, energizzare e ricreare realtà sia passate sia future. I V.T. sono eterni: possono muovere i loro sistemi nervosi in direzioni infinite per espandere il tempo, rallentarlo, vivere più a lungo minuto per minuto per addensare eternità di esperienza in minuscole unità di tempo registrato o cosiddetto obiettivo. Forse sarebbe di aiuto poter dire a questo punto che le vecchie teorie della reincarnazione sono totalmente false, in primo luogo perché non sono mai state sperimentate dalla gente che ne parla e straparla. In secondo luogo, anche se fossero vere, sono modelli chiaramente pesanti, statici e molto rozzi: «Io ero la Regina di Babilonia e tu eri uno schiavo cristiano», quel genere di sciocchezze. I fatti della realtà sono che la persona in grado di capire il suo sistema nervoso può creare migliaia di vite nel giro di secondi o minuti. La velocità alla quale guidiamo nelle frequenze più basse di ricezione e trasmissione è di 90 ore all’ora. I Viaggiatori del Tempo sono immortali perché possono tendere i limiti dell’esperienza fino all’inizio della vita su questo pianeta, o fino agli inizi delle trasformazioni di energia su questo pianeta, o possono creare il futuro.
    PIVANO: Come si fa a creare il futuro?
    LEARY: La maggior parte degli esseri umani in questo momento vivono totalmente nel passato. Non il passato immediato, ma dentro i limiti pesanti, statici e imprigionanti del passato storico… Quale è definito, per esempio, in Italia dalla Chiesa cattolica e da establishments politici di basso livello. Uno dei segreti dei Viaggiatori del Tempo consiste nel capire che la storia è una totale fabbricazione. Tutto ciò che si insegna a scuola sul passato è una menzogna, è una di molti milioni di interpretazioni della evoluzione umana, che viene liquidata a forza mediante l’educazione pubblica obbligatoria per continuare i sistemi di costrizione e anti-vita e anti-piacere che controllano adesso l’Italia e tutti gli altri Paesi del mondo. Per capire e controllare il futuro è necessario capire che il passato esiste soltanto mentre voi, gli individui, lo definite. Il Viaggiatore del Tempo è in grado di usare il suo sistema nervoso come ricevitore e come deposito, come magazzino, di memorie razziali e personali che sono disponibili come le manopole dei canali su un televisore. Appena la relatività e la totale soggettività del passato è completamente capita, il futuro è visto come l’esatta immagine-specchio del passato. Noi, Viaggiatori del Tempo, in realtà viviamo nel vostro futuro. Immaginiamo un lettore di «Playmen» che guida la sua macchina da corsa in un villaggio primitivo con la musica del registratore a pieno volume: porta il futuro nel passato del villaggio. Gli abitanti non capiscono né possono amare il futuro che viene loro portato, ma una macchina da corsa che trasmette musica da un registratore rappresenta il futuro per qualsiasi paese sottosviluppato del mondo. Un esempio più immediato è la preparazione e disamina di questa intervista… Stiamo «trasmettendo» a voi con l’aiuto di tecnologie, modelli esistenziali, che le generazioni future accetteranno naturalmente come voi ora accettate le vostre macchine da corsa e il vostro whisky.
    PIVANO: Che differenza c’è tra un Viaggiatore del Tempo e un Viaggiatore dello Spazio?
    LEARY: Come Einstein ha dimostrato in modo convincente, lo spazio è il tempo. Lo spazio è il tempo a frequenze e velocità più lente e più pesanti. A noi riesce utile dire che il sistema nervoso ha sette velocità, o sette circuiti, da quella più lenta, pesante e materiale a quella più veloce e più eterea. Fino ai tempi nostri, a parte rarissime eccezioni, il sistema nervoso è stato usato soltanto per trattare problemi minori e scambi di energia a livello materiale. Le dimensioni dello spazio o velocità più basse del sistema nervoso hanno a che fare con la salute, la sopravvivenza biologica, la politica della guerra, l’efficienza intellettuale, la destrezza mentale, il denaro… in rapporto all’accelerazione delle energie dello spazio come ruote, locomozione e viaggio su razzi. L’altra velocità del sistema nervoso più orrendamente restrittiva è quella che riguarda l’imbrigliamento della sessualità nei ruoli familiari e sociali… vale a dire, imbrigliamento del piacere al servizio della famiglia e della società. Una volta che l’essere umano ha raggiunto sul suo sistema nervoso un controllo tale da poter condurre facilmente gli scambi di energia più bassa del denaro, status, stabilità emotiva e sopravvivenza, è possibile calibrare e intonare il sistema nervoso a raggi di energia più rapidi e larghi utilizzabili soltanto per scopi temporali quali la rivelazione e il piacere. Per la divinità neurologica, se vuoi.
    PIVANO: Che cosa intendi per sci-fi?
    LEARY: La sci-fi incomincia quando si capisce che non c’è più passato, che si vive nell’assoluto presente, e che il passato è assolutamente privo di presa. Il passato è disponibile… anzi, c’è un numero infinito di passati disponibili per il diletto e l’istruzione, ma si vive totalmente nel presente e nel futuro. Questo mi è accaduto personalmente una decina di anni fa quando ho capito che i nostri esperimenti a Harvard ci avevano condotto di molto al di là di qualsiasi percezione, sensazione e concezione che fosse stata vissuta prima. All’Università di Harvard, uno dei sommi pinnacoli della cultura occidentale, abbiamo usato droghe e tecniche neurologiche alle quali non c’erano stati precedenti nelle opere scientifiche e filosofiche a nostra disposizione. Non c’erano modelli per il futuro nei quali precipitassimo con accelerazione crescente. Nel momento in cui si fa questa scoperta ci si assume la responsabilità totale per sé e per le realtà che ci si creano attorno. Si capisce che si vive in un futuro creato dal proprio sistema nervoso. A quel punto diventa una contestazione estremamente solitaria. È come se si venisse scaraventati fuori dal Pianeta Terra, fuori dalle pressioni atmosferiche e gravitazionali di questo pianeta, e si precipitasse attraverso cinture galattiche di energia. A questo punto si comincia a trasmettere. A questa punto si comincia a capire la navigazione e le caratteristiche di energia della nuova nave temporale quale è diventato il sistema nervoso. Si comincia a emanare messaggi per vedere chi altri si trova alle frontiere intergalattiche della consapevolezza umana. Si è consapevoli della reale situazione neurologica e di energia nel suo impressionante potere e nella sua solitudine inesorabile. A questo punto si comincia a ricevere i feed-back dagli altri intorno al mondo. In questa intervista cercheremo di mandare messaggi alla sola persona che sta trasmettendo dall’Italia, il nostro amico Federico Fellini.
    PIVANO: Mi hai detto che ti è piaciuto molto il film Roma. Hai voglia di discutete il tuo interesse per l’opera di Fellini?
    LEARY: Noi ascoltiamo con molta attenzione i messaggi che giungono da Federico Fellini. Mentre orbitiamo attraverso galassie staccate da miliardi di anni-spazio da materie terrene, raccogliamo messaggi deboli ma consistenti da Fellini. Credo che abbiamo la chiave di ciò che Fellini sta cercando. È annoiato, eppure ognuno dei suoi films ha mostrato che si considera un Viaggiatore del Tempo, che vive in un mondo di sci-fi, e sta ricreando la sua realtà che, naturalmente, va benissimo. Noi accediamo la sua soggettività megalomane, totale, splendida. Tuttavia, sentiamo che è imprigionato in certe paranoie neurotiche e dì basso livello, che sono emerse in modo particolare in Giulietta degli Spiriti. Comunque, Fellini è al di là della trama, è al di là della sceneggiatura, è al di là della recitazione nel senso antiquato della parola ed è pronto a creare un futuro.
    PIVANO: Prima hai nominato Faust. I tuoi esperimenti ad Harvard ti hanno messo nella posizione di diventare una figura mitica, un mago o una figura diabolica.
    LEARY: Dal punto di vista del Viaggiatore del Tempo, sì. Il Viaggiatore del Tempo, naturalmente, si interessa a ciò che chiamo la storia del tempo. Non abbiamo alcun interesse per Cesare o Hitler o Napoleone, per figure politiche e pubbliche che balzano nell’arena del potere materiale e spostano frontiere e confini artificiali attorno a sé. Studiamo il passato, però, per la storia e la filosofia, la storia del piacere, la storia della libertà umana… la storia della individualità cruda, nuda, totalmente umana… per vedere di chi siamo figli e da quale corpo spirituale e da quali lombi siamo venuti, il passato della nostra razza, la figura di Pan-Dioniso è sempre stata l’immagine diabolica nascosta nelle ombre della storia. Il grande stato di guerra che è esistito durante tutta la storia umana secondo il nostro punto di vista è stato imposto dalle forze del controllo e della restrizione, le forze della responsabilità del lavoro, del sacrificio, della sofferenza, della malattia, della rinuncia, dell’ascetismo, del puritanesimo e così via. Insomma, di tutto ciò che è contro la vita e contro l’intensificazione dell’esperienza e dell’energia. Queste forze hanno sempre controllato la società. Ai tempi nostri sono investite dalla religione cristiana e dalla sua immagine-specchio, il marxismo. In passato sono sempre stati i centri dell’impero e del potere materiale a tentar di distruggere, censurare e zittire i flauti di Pan, il tenero riso del piacere erotico. Tuttavia ci pare che il mito di Pan-Dioniso, ancora nascosto nei nostri bordelli, sale da ballo e caffè, sia completamente fuori moda. La contestazione oggi è tra la figura di Faust e qualunque personaggio temporale si voglia immaginare a capo della CIA contemporanea. Il Dottor Faust, ricorderete, era un filosofo, un intellettuale, che aveva fatto un patto col diavolo in cambio di eterna felicità e saggezza. Noi abbiamo fatto questo patto. Abbiamo chiesto e abbiamo aiutato a far alzare teneramente il velo dell’ignoranza dalla realtà. Ora, questo patto col diavolo naturalmente è molto romanticizzato, una falsa diavoleria creata dagli storici dell’establishment. I fatti della realtà sono semplicemente che Faust sapeva che non aveva niente da perdere. Il paradiso e il Dio che poteva offendere o insultare naturalmente era il Geova della religione gangster giudaico-cristiana. Non si può giuocare la propria anima, ma si può giuocare la propria salute mentale e quelle trame di comunicazione, contatto e sostegno che si sono tessute col passato. Abbiamo lietamente accettato questi giuochi e li vediamo in rapporto al mito faustiano. Chi era Faust? Era un alchimista, era Paracelso, intento a filtrare nuove misture di saggezza e potere neurologico nelle città universitarie dell’Europa centrale. In passato la figura faustiana è sempre stato l’alchimista, il Mago dei Tarocchi, un chimico la cui felice scoperta che E=mc2 (Energia eguale massa per accelerazione al quadrato) è stata lacerata e corrotta dagli specialisti della bomba all’Idrogeno, ma anche un chimico che si occupa ancora dei misteri sciolti di energia, i misteri della creazione e della ricreazione.
    PIVANO: Puoi spiegare perché hai nominato la CIA come la forza che si oppone al mito di Faust?
    LEARY: Ho scelto il termine CIA per rappresentare l’intelligenza più alta della società moderna nel suo tentativo di conservare e accrescere il controllo sui destini umani, in campo politico e in modo più sinistro sulla consapevolezza umana. A volte quella del Viaggiatore del Tempo è una posizione solitaria. Abbiamo sempre cercato gente alla quale parlare per riavere i nostri messaggi di rimbalzo. Un criterio medio di comportamento del Viaggiatore del Tempo è anche quello di non avere segreti. Quando gli agenti della CIA e il personale dello spionaggio marxista ci vengono a chiedere che cosa stiamo facendo, siamo molto lieti di invitarli e dire loro esattamente cosa stiamo facendo, siamo molto lieti di invitarli e dire loro esattamente quali saranno le nostre prossime mosse nello spazio e anzi di invitarli ad assisterci. Questa è la nostra filosofia generale verso questi agenti, perché per noi il livello dell’importanza della posizione geografica e delle manipolazioni dello spazio è piuttosto basso. A proposito, negli ultimi tre anni mi hanno chiesto sei o sette volte di scrivere relazioni per agenti che parevano membri di ciò che viene chiamata la CIA, e io l’ho fatto volentieri, perché non ho informazioni tali da poterli aiutare nelle loro funzioni a basso livello. Il messaggio che ho mandato a coloro che leggevano queste relazioni è: Scioglietevi. Questo è sempre il nostro messaggio. Bisogna che la gente abbia più controllo sulle manopole, sui bottoni. Se questo avvenisse si troverebbero nuove figure di energia in sviluppo, figure di energia che sarebbero in armonia con le aspirazioni più alte e più liete della razza umana, e queste energie ci esploderebbero attorno.
    PIVANO: Tu continui a dire noi. Che cosa intendi per «noi»?
    LEARY: Quando dico «noi» mi riferisco a un gruppo piuttosto vasto di guerriglieri dell’edonismo, fuggiaschi dalla geografia, che viaggiano con noi sul pianeta scambiandosi messaggi e energie. Ci occupiamo qui di ciò che chiamiamo alchimia fisica o chimica della radiazione individuale. Riteniamo che come membri di questa vasta intersetta molecolare avvengono scambi di alta energia che aumentano per tutti noi l’intensità e allargano lo spettro della ricettività. La maggior parte dei membri della nostra molecola qui in Svizzera preferiscono in questo momento restare anonimi, ma posso presentarvi il nome di Brian Barriti noto nei circoli letterari in quanto autore del libro Whisper. Whisper è stato scritto a Londra nella Prigione di Sua Maestà ed è stato portato clandestinamente fuori dalla prigione e diffuso in ciò che noi chiamiamo Timescripts, Scritti del Tempo.
    PIVANO: Ho sentito che ti stai occupando di molti altri progetti. Perché non ci parli di qualcuno di questi?
    LEARY: Oltre a Whisper, una seconda trasmissione lineare della nostra costellazione attuale è un libro intitolato Escapades: The confessions of a Hopefind. Questo libro descrive le mie avventure nelle prigioni americane, la mia fuga, la mia vita underground coi Weathermen, la nostra contestazione al leader negro militante Eldridge Cleaver e la nostra conseguente comparsa qui in Svizzera. Oltre alle trasmissioni lineari tramite libri e interviste come questa ci occupiamo soprattutto della comunicazione elettronica, perché il sistema nervoso opera nel modo più naturale e comodo a livello elettronico. Con l’elettronica troviamo l’immediatezza, la sincronicità, le quote di alta frequenza e una scelta quasi infinita di manopole e quadranti che completano la qualità dell’energia trasmessa. Su questa linea abbiamo appena finito di incidere un disco. Questo disco è un mixaggio del mandala a sette livelli, a sette circuiti, che abbiamo elaborato. È stato registrato in uno studio di Berna con un gruppo rock tedesco. Poi è diventato parte di un Festival religioso che ha energizzato e trasformato la vita di tutti i partecipanti. Verrà messo in circolazione come un album singolo e come un long playing nei prossimi mesi. Il suono, naturalmente, è il messaggio neurologico fondamentale e più elementare. Poiché è connesso con le vibrazioni ricevute dalle membrane vibranti del corpo umano è una delle forme più antiche e più solide con cui vengono passati i messaggi che esorbitano dalle illazioni locali e parrocchiali della mente e della parola. Ora per la massima parte la musica viene usata dall’establishment per rinforzare le sue organizzazioni di accoppiamento sperma-uovo e le sue preferenze economiche e politiche. Nella misura in cui è stata usata finora l’elettronica, essa è stata messa al servizio del tentativo di rinsaldare il potere dei capi militari e economici. Stiamo esplorando adesso il potenziale incredibile dell’elettronica per produrre reazioni piacevoli. Una volta che l’essere umano ha raggiunto lo yoga o l’autodisciplina psicologica delle droghe, la letteratura diventa antiquata. La conoscenza della chimica coinvolge l’ingerimento di piccole quantità di una sostanza appropriata e sostituisce la lettura magari di migliaia di libri o la lettura di diecimila interviste come questa. Stiamo anche facendo un film che tenta di combinare le energie del suono con le possibilità della radiazione della luce. Abbiamo fatto esperimenti di una certa entità col video, ma ci pare che in questo momento la sua tecnologia sia situata in una scatoletta vuota, vale a dire il televisore stesso, perciò è molto ristretto. Fino a quando non sarà possibile liberare il video in dimensioni da technicolor, con larghi schermi più grandi della misura umana, preferiamo lavorare col film. Il video ricrea il super surreale, mentre il film rende possibile il super reale attraverso la sua chiarezza di definizione e la magia dei suoi colori.
    PIVANO: Che cosa stai facendo adesso e che cosa prepari per il futuro che hai discusso con noi?
    LEARY: Stiamo facendo quello che abbiamo sempre fatto. Non dimenticare che siamo stelle, corpi celesti, messaggi radiosi di luce e calore e splendore… messaggi di pura energia programmata in ogni frequenza lungo il grande spettro del nastro. Stiamo bruciando in un bagliore splendente di illuminazione continua, stiamo risuonando attraverso le galassie e già lungo i secoli, su fino alle torri di nuvole del futuro. Il nostro messaggio è quello dell’amore e della speranza e dello humour e della libertà… libertà in ogni forma. Ora questa è una cosa rischiosa. A volte può essere pericolosa. Il nostro messaggio è tale da creare una paura intensa da parte di tutti i tenutari del potere e funzionari dell’establishment, perché se la gente lo ascolta la società deve cambiare. Non c’è paese al mondo disposto a lasciarci trasmettere questo messaggio apertamente e in accordo col permesso del nostro diritto costituzionale alla libertà di parola. Non possono lasciar giungere questo messaggio perché la società cambierebbe drasticamente in pochi mesi. Non c’è soltanto il problema della censura delle nostre trasmissioni da parte della società: anche più forte è la paura che hanno i suoi singoli individui. La società, dopotutto, è composta di quella massa democratica, inerte costituita dalla media delle specie. Sicché il vero problema qui è il terrore di ogni individuo. Se l’individuo riceve le nostre trasmissioni finirà per essere libero dalle paure della sopravvivenza, dai tormenti economici, dalle preoccupazioni dello status sociale e dalle neurosi del ruolo sessuale… da tutte quelle cose che costituiscono la totalità dì come uno si autodefinisce nelle società moderne. Quanto a queste nostre trasmissioni, naturalmente noi le facciamo soprattutto per divertirci. Ma le facciamo anche nella speranza di stabilire un contatto con altri spiriti liberi laggiù… non necessariamente con quelli del presente, ma anche con quelli addietro nel passato e quelli avviati verso il futuro, perché è tutto uno stesso livello-qualità di memorie vibranti, risuonanti, passate lungo i nostri corridoi genetici.
    Pubblicata su Playmen, anno VII no. 1, gennaio 1973


    domenica 25 agosto 2019

    Fernanda Pivano / Fitzgerald, Faulkner, Hemingway a Hollywood

    • F. Scott Fitzgerald, William Faulkner, Ernest Hemingway

      FITZGERALD, FAULKNER, HEMINGWAY A HOLLYWOOD 

      di Fernanda Pivano


      Il rapporto tra gli scrittori americani e il cinema è sempre stato diffìcile e nella migliore delle ipotesi di odio e amore. Gli scrittori andavano a Hollywood sognando di fare buoni film e, dopo le prime delusioni, cercando di guadagnare il più possibile, anche in questo andando spesso incontro a delusioni. Questo è stato vero un po’ per tutti e ricorderò solo alcuni esempi: quello di Fitzgerald e quello di Faulkner che a Hollywood lavorarono a lungo e quelli di Hemingway, di Jay Mclnerney e di Bret Easton Ellis che con l’industria del cinema ebbero scontri dolorosi e frustranti.
      Francis Scott Fitzgerald nei primi tre anni della sua — diciamo – carriera ebbe un grande successo col cinema. Nel 1920 vendette il racconto Head and Shoulders (Testa e spalle) alla Metro Goldwyn Mayer per duemilacinquecento dollari, una cifra cospicua per quei tempi, e il film fu prodotto in fretta, interpretato da Viola Dana e Gareth Hughes col titolo convenzionale The Chorus Girl’s Romance (L’avventura di una ragazza di fila). Alla stessa Metro vendette il racconto The Off-Shore Pirate (Pirata al largo), anche questo interpretato da Viola Dana con Jack Mulhall (questo secondo racconto era stato ispirato da una ragazza di St. Paul, Ardita Ford, che celebrò il film quando arrivò a St. Paul con una grande festa). Poco dopo vendette un terzo racconto alla Fox Film, Myra Meets His Family (Myra incontra la sua famiglia)-, il film venne prodotto col titolo The Husband Hunter (La cacciatrice di marito) e interpretato da Eileen Percy.
      Due anni dopo, nel 1922, vendette i diritti di B & D (Belli e dannati) alla Warner Brothers per duemilacinquecento dollari, una cifra che sembrò bassissima a Fitzgerald come risulta da una sua lettera di protesta a Maxwell Perkins. Fu interpretato da Marie Prevost e Kenneth Harlan e fu considerato uno dei film più orrendi che si possano ricordare; solo nel 1929 i diritti del racconto vennero estesi al parlato. Nel 1923 vendette per diecimila dollari i diritti di This Side of Paradise (Di qua dal paradiso, 1920) alla compagnia Famous Players per l’interpretazione di Glen Hunter con l’impegno di scrivere la sceneggiatura, ma il progetto non fu realizzato: ancora nel 1936 scrisse alla figlia Scottina che la Paramount possedeva i diritti per il muto ma non li aveva mai usati. Sempre nel 1923 scrisse un soggetto originale, Grit, per la Film Guild, per l’interpretazione di Glen Hunter.
      Ma quelli furono i suoi anni d’oro e Hollywood lo vedeva come uno scrittore dal successo favoloso: Fitzgerald era troppo giovane e troppo trascinato dal suo ingenuo entusiasmo per rendersi conto che la colossale pubblicità all’americana insidiava il suo futuro. Più avanti, diventato in fretta maturo, quando venne a Roma poco dopo il Natale 1924 assisté alle riprese di Ben Hur, diventò amico della protagonista Carmel Myers, che lo aiutò negli anni della sconfitta quando Fitzgerald era diventato, sono parole sue, “un povero diavolo di sceneggiatore”. Fu a Roma che il cinema affascinò Fitzgerald. Molti anni dopo disse: “Il romanzo stava diventando subordinato all’arte meccanica. Mi pareva che il cinema parlato avrebbe fatto diventare anche un romanziere best-selling arcaico come il cinema muto”; e aveva già constatato che la cessione di This Side of Paradise del 1923 lo aveva fatto guadagnare più di quanto avesse guadagnato col romanzo del 1922 The Beautiful and Damned.
      Se ne ricordò più tardi nel suo crescente bisogno di denaro. Parlando di quello che la storia letteraria considera uno dei capolavori moderni, The Great Gatsby (Il grande Gatsby, 1925), disse sfiduciato: “Se mi manterrà senza più bisogno di scrivere porcherie continuerò a fare romanzi. Se no smetterò e andrò a Hollywood a imparare il mestiere del cinema”. E a Hollywood andò, realizzando la sua minaccia, la prima volta nel 1927, due anni dopo The Great Gatsby, invitato da John Considine della United Artists a scrivere una storia di college moderno per Constance Talmadge: il contratto prevedeva tremilacinquecento dollari di anticipo e ottomilacinquecento all’accettazione del trattamento. Fu allora che si invaghì ricambiato di Lois Moran, destinata a diventare Rosemary Hoyt, una delle protagoniste di Tender is the Night (Tenera e la notte, 1934): la Moran lo convinse a fare un provino sperando di farlo diventare il suo coprotagonista in un film.
      Ma il trattamento fu respinto, con sorpresa di Fitzgerald che in questo Lipstick (Rossetto) aveva condensato le sue esperienze di Princeton. Lasciò Hollywood deluso e frustrato oltre che pieno di debiti; e vi ritornò solo nel 1932 quando la Metro Goldwyn Mayer lo invitò a fare una revisione della sceneggiatura di Red-headed Woman (Donna dai capelli rossi) di Katherine Brush.
      Ritrovò il suo patetico entusiasmo per il cinema e per Hollywood e ne descrisse gli splendori e la tristezza nel racconto Crazy Sunday (Pazza domenica, 1932) che compose al ritorno a Montgomery, Alabama. Ma di quei giorni ricordò soprattutto il fallimento e cinque anni dopo scrisse alla figlia: “Mi imbattei in un bastardo che cambiò quello che avevo scritto. Risultato: una cattiva sceneggiatura. Sono partito col denaro ma deluso e disgustato giurando che non sarei mai ritornato”.
      Invece ritornò, non senza sforzi per riuscirci: ritornò nel 1937 (dopo che nel 1936 aveva scritto i drammatici articoli di Crack-up) “con la sensazione di avere nuovi mondi da conquistare”, come disse più tardi. Gli diedero da fare la sceneggiatura di Three Camrades (Tre camerati), con Ted Paramore e il suo lavoro venne intralciato dagli interventi dell’ormai dimenticato regista Joe Mankiewicz che lo riscrisse per tre quarti gettando Fitzgerald nella disperazione e in un nuovo accesso di alcolismo.
      Questa volta a Hollywood rimase tre anni, finché morì nel 1940, confortato dall’amore della cronista mondana Sheila Graham delle molte amarezze e umiliazioni che gli toccò sopportare, quando la sua sceneggiatura di Infidelity (Infedeltà), che avrebbe dovuto essere interpretato da Joan Crawford, non si realizzò e quando non si realizzarono le sue sceneggiature di The Women (Le donne) e Madame Curie. In quei mesi di disperazione scrisse a Perkins: “Vorrei che i miei libri non fossero esauriti. Si potrebbe fare un’edizione popolarissima del Gatsby o il libro non è abbastanza popolare? Morire in modo così totale e ingiusto dopo aver dato tanto…”.
      E infatti quando morì tutti i suoi libri erano completamente esauriti ed è noto l’episodio di Budd Schulberg che disse: “Credevo fosse morto” quando gli offrirono di scrivere una sceneggiatura con lui. Il disastro della sua figura di scrittore andò di pari passo con quello della sua figura di sceneggiatore: veniva sistematicamente sostituito dopo qualche settimana di lavoro e i suoi contratti non venivano rinnovati. Gli diedero l’incarico di fare la revisione di un’unica scena di Gone With the Wind (Via col vento), lo fecero collaborare a Air Raid(Incursione aerea) con Donald Ogden Steward, lo fecero lavorare per una settimana sola alla United Artists. Intanto scriveva disperatamente il libro che uscì postumo nel 1941, The Last Tycoon, tradotto in italiano per una bizzarria editoriale come Gli ultimi fuochi, e soltanto nel 1940 ritrovò qualche rispetto quando Lester Cowan comprò per ottocento dollari i diritti di Babylon Revisited, uno dei suoi racconti più belli, e invitò l’autore a scrivere la sceneggiatura cambiando il titolo in Cosmopolitan. Avrebbe dovuto essere interpretato da Shirley Temple e Cary Grant, ma il film non si fece: fu l’ultima sceneggiatura alla quale lavorò Fitzgerald. Dopo la sua morte, Cowan frugò invano negli archivi di Hollywood per ritrovare i testi scartati di quelle sceneggiature e pubblicarli in volume.
      Il caso di Fitzgerald è drammatico al di là della credibilità. Più placido e nettamente commerciale è quello di William Faulkner. I personaggi dell’avventura di Faulkner sono più o meno gli stessi della saga di Fitzgerald, con Irving Thalberg, ispiratore del protagonista di The Last Tycoon e marito di Norma Shearer, grande eroe della situazione ma già intaccato dalla nuova stella Darryl Zanuck. Tuttavia l’intermediario tra Faulkner e Hollywood fu Howard Hawks, la cui segretaria diventò la ragazza di Faulkner e lo rimase a lungo con alterne vicende, fino a sposare un altro per ingelosirlo e convincerlo a divorziare dalla moglie Estelle. Si chiamava Meta Doherty Carpenter e ha creato sensazione qualche anno fa pubblicando le lettere pornografiche che Faulkner le scriveva quando tornava a Oxford durante le soste del lavoro di sceneggiatore.
      Faulkner cominciò a pensare a Hollywood nel 1931 perché un agente cinematografico gli disse che avrebbe potuto guadagnare cinquecento e perfino settecentocinquanta dollari la settimana scrivendo sceneggiature; e firmò un contratto con la Paramount passando poi nel 1932 alla Metro Goldwyn Mayer. A Hollywood si ubriacò molto e lavorò poco, ma sarebbe troppo lungo enumerare tutte le sceneggiature alle quali partecipò. Il suo rapporto con Howard Hawks cominciò già nel 1932 e diventò un’amicizia che non ebbe mai incrinature.
      Hawks lo protesse nelle sue molte bizzarrie, per esempio quella rimasta famosa della sua residenza: un giorno Faulkner chiese di poter lavorare a casa anziché in studio ma quando lo ebbero accontentato fu per accorgersi che per “casa” non intendeva la villa di Beverly Hills ma la palazzina di Oxford, dov’era ritornato col suo aereo privato, frutto dei proventi hollywoodiani. Per il cinema lavorò alla riduzione dei suoi lavori, per esempio The Sanctuary(Santuario, 1931) e Intruder in the Dust, 1948 – tradotto con un’altra bizzarria editoriale come Non si fruga nella polvere anziché Intruso nella polvere — ma lavorò anche alla riduzione di libri di altri; la riduzione più famosa fu quella di To Have and Have Not (Avere e non avere, 1937) di Hemingway per la felicità dei produttori che videro i due grandi nomi rivali uniti nella pubblicità del film diretto da Howard Hawks.
      Le sue biografie sono gremite di avventure hollywoodiane, per esempio di quella volta che per sei mesi si fece mandare gli stipendi a Oxford senza presentarsi a Hollywood, o di quando in segno di protesta per il divieto di tornare a Oxford si ubriacò per settimane intere fino ad andare fuori coscienza; ma queste storie fanno parte del suo folklore. Hollywood non intaccò mai né l’entusiasmo né le speranze di Faulkner, e dunque non provocò in lui delusioni o frustrazioni.
      Dopo la sua morte si calcolò che negli anni Trenta e Quaranta abbia scritto diciassette sceneggiature, a volte da solo, a volte in collaborazione, fino a coprire duemilacinquecento pagine dattiloscritte. Queste pagine rimasero per mezzo secolo abbandonate negli archivi della Warner Bros e altri studi finché nel 1987 vennero ripescate nel tentativo di farne un volume; e un volume venne anche composto, col titolo Country Lawyer and Other Stories for the Screen, a cura di Louis D. Brodsky, riprendendo testi scritti da Faulkner nel 1943. Nello stesso libro sono raccolte altre due sceneggiature.
      Il suo rapporto con Hollywood finì nel 1945, cinque anni prima del Nobel, quando Faulkner scrisse una lettera di dimissioni a Jack Warner dicendo: “Ho passato tre anni facendo un lavoro (tentando di farlo) che non era il mio forte [in italiano nel testo] e che non ero preparato a fare e perciò ho perduto quel tempo che come scrittore quarantasettenne non potevo permettermi di perdere. E non oso perderne più”. In mezzo furono molte le sollecitazioni esercitate su di lui, perfino una personale di Franklin Delano Roosevelt che nel 1942, mentre Faulkner lavorava con un contratto di trecento dollari la settimana, gli fece scrivere una sceneggiatura intitolata The De Gaulle Story (La storia di De Gaulle), ritrovata nel 1983 tra migliaia di documenti polverosi destinati a finire nell’inceneritore.
      Il rapporto di Hemingway con Hollywood è stato molto diverso. A parte il documentario The Spanish Earth (Terra spagnola, 1938), Hemingway si è occupato direttamente di un film soltanto, per la riduzione di The Old Man and the Sea (Il vecchio e il mare, 1952), ma altrimenti si è limitato a ricevere il denaro delle cessioni cinematografiche dei suoi libri e a infuriarsi vedendo i film che ne sono derivati.
      Ricevette somme importanti per queste cessioni. Il suo agente Donald Friede vendette alla Paramount For Whom the Bell Tolls (Per chi suona la campana, 1940), per centomila dollari: si dice che fino allora nessuna cessione fosse stata pagata tanto, e comunque da allora Hemingway cominciò a pagare l’ottanta per cento dei suoi guadagni per quella che allora si chiamava la Income Tax. Più tardi mi raccontò che David Selznick aveva fatto la riduzione di A Farewell to Arms (Addio alle armi, 1929) del 1957 (quella diretta da Charles Vidor e interpretata da Jennifer Jones, Rock Hudson, Vittorio De Sica e Alberto Sordi) senza dargli una lira, approfittando del contratto liberatorio della prima edizione del film, quella del 1933 diretta da Frank Borzage e interpretata da Gary Cooper, Helen Hayes e Adolphe Menjou; due edizioni che lo mandavano su tutte le furie.
      Considerava disonorevole per uno scrittore scrivere sceneggiature a Hollywood. Quando John Dos Passos passò l’estate del 1934 a Hollywood per scrivere la sceneggiatura di The Devil is a Woman (Il diavolo è donna), interpretato da Marlene Dietrich, scrisse: “Il povero Dos si è fatto ricco”; ma riteneva che lo scrittore suo amico avesse sacrificato la sua integrità.
      Le riduzioni cinematografiche dei suoi libri furono tredici: la più famosa fu appunto For Whom the Bell Tolls del 1943 (diretta da Sam Wood e interpretata da Gary Cooper e Ingrid Bergman), la più pubblicizzata fu To Have and Have Not del 1944 (diretta da Howard Hawks e interpretata da Laureen Bacall e Humphrey Bogart) a causa della sceneggiatura e dei dialoghi scritti da William Faulkner, la meno nota in Italia The Nick Adams Stories (I racconti di Nick Adams, 1972, postumo), girata a Verona nel 1961 per la regia di Martin Ritt e l’interpretazione di Richard Beymer, Susan Strasberg, Ricardo Montalban, Paul Newman e Eli Wallach. Una partecipazione diretta l’ebbe soltanto in Spanish Earth del 1938, realizzato da Joris Ivens, dove il testo fu scritto da Hemingway, Dos Passos e Archibald McLeish.
      Si deve arrivare alla grande saga di The Old Man and the Sea (con il testo di Peter Viertel, figlio di Salka, la sceneggiatrice preferita di Greta Garbo, riscritto sulla sceneggiatura di Paul Greene) per trovare Hemingway massicciamente coinvolto anche come produttore nella realizzazione del film diretto da Fred Zinneman (che prima della fine abbandonò l’incarico e fu sostituito da John Sturges), per l’interpretazione di Spencer Tracy che ottenne la parte perché era anche coproduttore.
      Per questo film, che risulta prodotto da Leland Heyward, gentilissimo ma ostinato organizzatore dell’avventura, Hemingway si spostò con Mary e tre navi cariche di attrezzature e di operatori per girare le scene della pesca nelle acque del Perù dove i pesci spada sono più grossi che in qualunque altra zona. Nell’aprile 1956 passò un mese a pescare dall’alba al tramonto ogni giorno col mare in burrasca e per due settimane non vide neanche un pesce spada. Solo la terza settimana pescò due pesci spada giganteschi che riuscì a tenere alla lenza per otto minuti per permettere agli operatori di girare la scena. Un biografo ostile, come ce ne sono stati tanti, scrisse a questo proposito che la scena della pesca fu realizzata usando alcune sequenze di un film di Alfred Glasseil e che il pesce spada attaccato alla barca del pescatore era un pupazzo di gomma: delle due notizie è poco attendibile la prima e normale secondo le tecniche cinematografiche la seconda, ma è tale da offendere il regista Zinneman.
      Fu un grande tour de force per la storia della pesca; ma Hemingway scrisse a un amico che non avrebbe mai più avuto niente a che fare col cinema e fino all’ultimo continuò a non scrivere sceneggiature per Hollywood. Il compenso che ricevette per la riduzione e la consulenza di The Old Man and the Sea fu di centocinquantamila dollari; il film costò più di un milione e mezzo di dollari. Agli amici disse che il “damned movie ‘ aveva distrutto tre o quattro mesi della sua “una e unica vita”.
      Non permisero a Hollywood di farli soffrire i due giovani leoni letterari degli anni Ottanta d’America Bret Easton Ellis e Jay McInerney. I film che furono ricavati dai loro due bei libri Less Than Zero (Meno di zero, 1985) e Bright Lights, Big City (Le mille luci di New York, 1984) sono proprio bruttini, ma i due scrittori non si lasciarono coinvolgere più di tanto.
      Quando assistei a New York alla riduzione di Less Than Zero, alla fine del film Bret Ellis mi guardò coi suoi grandi occhioni sconsolati di ragazzo e disse: “That’s not my book, Nanda [‘Questo non è il mio libro’]”; e non mi disse mai altro. La sua era sorpresa più che amarezza. Con la sceneggiatura non aveva avuto niente a che fare, scritta come era stata da un Premio Pulitzer, Michael Cristopher: come poteva un ragazzo di ventun anni competere con un Premio Pulitzer?
      Così venne fuori un filmaccio feuilleton con la sceneggiatura rivista da Jon Avnet e poi da Harley Peyton, diretto da Marek Kanievska e interpretato da Jami Gertz, Robert Downey e Andrew McCarthy. Costò otto milioni di dollari e il produttore Marvin Worth diede a Ellis soltanto settemilacinquecento dollari prima della pubblicazione del libro; il film guadagnò tre milioni di dollari in ottocentosettantun cinema nel week-end della prima.
      Molto più coinvolto fu Jay Mclnerney nella riduzione del suo Bright Lights, Big City, che ha una filmografìa così movimentata da essere divertente. Me la scrisse McInerney stesso:
      “1984: Venduto alla Columbia Motion Pictures. Scrissi io la sceneggiatura.
      “1985: Il produttore si sposta alla United Artists.
      “1986: Sidney Pollack compera il progetto.
      “1987: Pollack assume il regista Joyce Chopra e un nuovo sceneggiatore.
      “1987: Chopra viene licenziato. Nuovo regista James Bridges (quello di China Syndrome e Urban Cowboy)
      “In definitiva è stata usata la mia sceneggiatura originaria.
      “Gli interpreti sono stati Michael Fox, Dianne Weist, Phoebe Cates, Jason Robards.”
      Anche nella vita privata di Mclnerney il film è riuscito avventuroso. Nel settembre 1984 lo scrittore è stato invitato a Hollywood in un albergo di lusso che costava ogni giorno quanto il suo monolocale di studente a Syracuse costava ogni mese ed è stato accolto all’aeroporto con una limousine bianca e condotto nei ristoranti di lusso. Lo fecero tornare un’altra volta per una seconda stesura; ma questa volta non c’erano automobili ad aspettarlo all’aeroporto. Gli fecero scrivere una terza stesura e da quel momento nessuno si fece più vivo. La terza stesura, dice ora McInerney divertito, era quasi uguale alla prima, scritta in sei giorni a Syracuse.
      Il regista è James Bridge, gli attori sono Michael Fox (che ha una somiglianza fisica molto vaga con lo scrittore), Dianne Weist, Phoebe Cates. Il film non rende onore al libro, che è forse il romanzo più rivelativo degli anni Ottanta d’America.
      Questi pochi esempi che ho portato vogliono più che altro mostrare come gli scrittori si sono via via allontanati dall’utopia di poter agire positivamente nell’ambito dell’industria cinematografica. Ormai sono rassegnati a vedere i loro libri completamente distorti nelle riduzioni del cinema e hanno capito che le loro qualità di scrittori non coincidono necessariamente con le capacità di sceneggiatori.
      Sono patetici gli sforzi di Fitzgerald che andava a Hollywood a cercar di imparare le tecniche cinematografiche con l’umiltà di un principiante, rendendosi conto che la sua realtà di autore dei più grandi capolavori del suo tempo aveva poco a che fare con la realtà delle esigenze dei film. Il suo rispetto, il suo fanatismo, il suo amore per Hollywood resero più dolorose la sua delusione, la sua frustrazione, la sua impotenza di fronte alle leggi del cinema. Forse non riuscì a scrivere sceneggiature; certo scrisse attingendo a Hollywood lo stupendo racconto Crazy Sunday e il romanzo incompiuto The Last Tycoon.
      Cinema Nuovo, gennaio 1990