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mercoledì 25 giugno 2025

Le strane storie di Robert Aickman

 

Robert Aickman


Le strane storie di Robert Aickman



di WALTER CATALANO
20 LUGLIO 2019


“Le risposte sono quasi sempre insufficienti, quasi sempre ingannevoli…
Alla fine è il mistero che resta, non la spiegazione.”
(Robert Aickman)

Robert Aickman (1914 – 1981) è uno scrittore quasi sconosciuto in Italia, e anche nella nativa Inghilterra viene ricordato, assai più che come narratore, come fondatore e presidente della Inland Waterways Association, l’associazione che curava la preservazione e il restauro delle vie d’acqua britanniche, quell’inland canal system, floridissimo fin dal Medio Evo ma progressivamente caduto in disuso dopo la Rivoluzione industriale. Già questa passione di una vita intera ci rivela qualcosa dell’uomo: un conservatore (in senso politico ed esistenziale) dai gusti antiquari e un eruditus nel senso classico del termine. Per parte di madre Aickman discendeva dal romanziere Richard Marsh (1857–1915), autore di The Beetle, romanzo oggi quasi dimenticato ma che nel 1897 contese al Dracula di Bram Stoker il primato di best-seller dell’occulto. E il fascino dell’occulto e del soprannaturale lo erediterà anche dallo zio Robert che per tutta la vita fu membro della Society for Psychical Research e del Ghost Club, e che sempre dichiarò di credere ai fantasmi: “Credo nella vita dopo la morte ma mi rifiuto di fornire particolari sul significato di queste parole, perché di tutti i tentativi futili e riduzionisti di definizione, questo è il più inutile”. E proprio nell’ambito della tradizione britannica della ghost-story viene collocata nella sua interezza l’opera narrativa dello scrittore: in realtà Aickman ha raramente scritto una ghost-story in senso classico, rifiutando persino di catalogarle usando questa etichetta e preferendo invece il termine strange stories. La sfumatura è fondamentale e i predecessori di Aickman sono ancora più che M.R. James o Oliver Onions, gli evocatori di fantasmi più dubbi ed eretici, come Henry James, Rudyard Kipling,  e soprattutto Walter de la Mare, i cui spettri – se davvero appaiono – risiedono soprattutto nella mente di chi li vede, nello squadernarsi di un interno che diventa esterno dischiudendo le forme che Samuel Beckett definisce “the faint inscriptions of the outer world”.