domenica 10 dicembre 2017

La Collina d'Oro di Hermann Hesse / Essere se stessi al di là delle convenzioni


Opera di Hermann Hesse

La Collina d'Oro di Hermann Hesse

Essere se stessi al di là delle convenzioni

5 MARZO 2014, 

Questa valle appare serena e senza ombre, / nel contempo solida e come i cristalli ariosa, / villaggi, pendii, prati si allineano in immagini festose / quasi solo per diletto / quasi solo per bellezza, / intorno al cerchio di luci variate: / gingillo di pittore e poeta, / il mondo sembra consistere solo di luce …
Opera di Hermann Hesse

Generazioni di giovani hanno meditato e sognato su Siddharta, cercando di cogliere il senso della vita, scandagliando nella propria interiorità. Un viaggio nei luoghi dove questo capolavoro è stato scritto, può farcene gustare ancora di più l’inconfondibile fragranza … E’ il sereno paesaggio della “Collina d’Oro” che con il suo tepore quasi mediterraneo, i suoi colori trasparenti, ma anche l’imponente corona di alte vette che la circondano, sembra inverare il meglio dei paesaggi europei e proprio per questo riuscì a sedurre il tedesco-svizzero Hermann Hesse, che qui si stabilì dal 1919 fino alla morte nel 1962. Ma oltre che una natura generosa, questo lembo meridionale del Ticino ci offre paesi che ancor oggi riescono a far convivere la tradizione con la modernità e il percorrerne i viottoli ci fa gustare un sapore di antico e ci può riservare anche la sorpresa di un intelligente inserto di architettura contemporanea.
In questo invitante contesto scopriamo, presso la Torre Camuzzi della frazione di Montagnola, il Museo Hermann Hesse che, oltre a ricordare la permanenza del grande scrittore del Württemberg, è ricco di iniziative mirate a rendere sempre vive e attuali la sua poetica e la sua “filosofia”. Recentemente è uscito un ricco e pratico libro-guida, Con Hermann Hesse attraverso il Ticino, Armando Dadò editore, che unisce l’elemento biografico con quello letterario, geografico e turistico, offrendoci, assieme a un’illuminante antologia di brani dello scrittore, splendidi itinerari nei luoghi da lui percorsi e amati. Ne è autrice Regina Bucher, anche lei tedesca innamorata del Ticino, attuale direttrice del Museo e della Fondazione Hermann Hesse, che sta promuovendo con conferenze ed esposizioni in tutta Europa il “verbo” dell’autore di Siddharta. Con lei abbiamo approfondito alcuni aspetti della figura e della personalità di Hesse e il suo rapporto con la Svizzera ticinese.

Opera di Hermann Hesse

Hermann Hesse vedeva nel Ticino un sud in miniatura, dove la cultura e la civiltà del centro-nord Europa si coniugavano con la dolcezza del clima e del paesaggio "meridionale". E' questo il fascino che la Collina Oro e Montagnola hanno esercitato sullo scrittore?

Sicuramente è anche questo uno dei motivi che ha attratto Hermann Hesse, così come anche molti altri artisti dal nord, come Hugo e Emmy Ball-Heninngs, Peter Weiss, Karl Hofer, Max Frisch, Friedrich Glauser, Gerhart Hauptmann. Hesse non trascorse in Ticino solo un breve periodo né lo frequentò solo per le vacanze, ma visse ben 43 anni e divenne così la sua patria adottiva, l'unica che aveva (dopo il 1936 non mise infatti più piede in Germania). Questo significa che certamente aveva una relazione forte e stretta non solo con Montagnola, ma anche con il Ticino e la sua gente. Lui stesso disse nel 1930: "Infatti amo anche i ticinesi e non solo il loro paesaggio e il clima.
Opera di Hermann Hesse


Lei ha recentemente pubblicato un testo-guida su Hermann Hesse e il Ticino: nella compilazione di questo libro che cosa ha scoperto di nuovo nel rapporto tra lo scrittore e i luoghi della regione?

Il libro descrive 9 itinerari a piedi in Ticino che Hermann Hesse stesso conosceva e percorreva. Esaminare diari, lettere, saggi di Hermann Hesse e identificare i luoghi descritti è stata una ricerca impegnativa ma anche molto interessante. Successivamente sono andata con il fotografo Roberto Mucchiut a scoprire questi sentieri e a verificare se esistessero ancora e cosa fosse cambiato. In più ho aggiunto piccoli approfondimenti con informazioni su amici e su altri temi collaterali. Nuovi aneddoti, insomma, che mi hanno dato una prospettiva diversa sullo scrittore. Hesse era infatti una persona curiosa, ha esplorato molto il Ticino, ammirandone il paesaggio, la cultura, la gente, le chiese. I primi 20 anni lo ha percorso a piedi camminando tanto, poi, più anziano, si spostava piuttosto con l'auto (che guidava la moglie o uno dei figli).

Il pubblico e la cultura locali si rendono conto del tesoro che hanno, ospitando la memoria e la storia di un grande letterato come Hermann Hesse?

Possiamo osservare uno sviluppo. Direi che dopo la morte di Hesse nel 1962 pochi sapevano chi fosse esattamente, e quasi nessuno sapeva che era - e lo è ancora - l’autore di lingua tedesca più letto del Novecento a livello mondiale. Con il Museo Hermann Hesse e la sua ricca attività di eventi, sempre più persone si stanno rendendo conto della sua importanza. Il Comune, il Cantone e altri Enti collaborano sempre di più con il Museo apportando anche un sostegno finanziario. Tra i visitatori vediamo oggi più ticinesi rispetto all'inizio e anche le scuole apprezzano sempre di più le nostre attività. D’altra parte però, è vero che la maggior parte dei visitatori sono pur sempre i turisti.

Quali sono le caratteristiche, le finalità, i progetti e i problemi del museo?

Il Museo è uno dei più visitati del Canton Ticino con circa 15000 visitatori all'anno. Sicuramente è dato dal fatto che Hermann Hesse è conosciuto e letto in tutto il mondo, ma anche il concetto stesso che proponiamo del Museo e la nostra grande disponibilità costituiscono una formula vincente: un ricco programma di eventi, mostre, letture in una atmosfera calda e accogliente, un caffè letterario, una mostra bilingue, visite guidate in inglese, francese, italiano e tedesco, oltre a una grande flessibilità ad aprire il Museo anche fuori orari a gruppi. Tutti questi sono aspetti che ci contraddistinguono e ci fanno apprezzare.

Si è fatta portatrice del "verbo" di Hermann Hesse in Europa, organizzando mostre e conferenze: come viene considerato l'autore di Demian in Europa?

Hermann Hesse è un nome che attrae sempre. Quasi ogni anno organizziamo mostre ed eventi in altri luoghi (ad esempio nel 2012 al Kunstmuseum Bern e a Würzburg/Germania; nel 2013 presso l'Unesco a Parigi, sempre nel 2014 a Stade (vicino ad Amburgo), Bonn e Heilbronn). Negli anni precedenti abbiamo organizzato mostre a Fiesole, a Lucca, ma anche in Spagna, in Giappone e altrove. Tutte le mostre hanno riscosso un ottimo successo e sono state visitate da numerose persone. All'estero molti visitatori scoprono anche Hermann Hesse pittore e di conseguenza, attraverso i suoi dipinti, anche i paesaggi e la bellezza del Ticino.

Lei ha dedicato e dedica la sua attività alla conoscenza e alla divulgazione della personalità e dell'opera di Hermann Hesse: quale pensa sia il suo messaggio più profondo e attuale?

Il suo impegno per la pace, per l'umanità, per la tolleranza, non sono aspetti molto noti ed è impressionante come siano temi attuali per il mondo di oggi. Hesse ha avuto spesso il coraggio di andare contro il sistema e di rimanere fedele alle sue convinzioni (ad esempio già nel novembre del 1914, pochi mesi dopo l'inizio della Prima guerra mondiale, scrisse nella Neue Zürcher Zeitung: "La cultura umana è frutto della sublimazione di impulsi animaleschi in spirituali per opera della vergogna, della fantasia, della conoscenza. Che la vita valga la pena di essere vissuta, ecco il contenuto ultimo e la consolazione di ogni arte, ancorché a ogni esaltatore della vita tocchi pur sempre di morire. Che l’amore sia superiore all’odio, la comprensione superiore all’ira, la pace più nobile della guerra, è cosa che proprio questa nefasta guerra mondiale deve insegnarci, marchiandocene più profondamente che mai". Uno dei messaggi che ha trasmesso con convinzione in tanti suoi scritti come nel Siddharta, nel Lupo della steppa e in altri racconti, saggi e lettere è: sii te stesso, non temere di diventare un outsider, prenditi le tue responsabilità come essere umano.

Hermann Hesse


Lascio la Collina d’Oro nell’incanto del suo misterioso tramonto, convinto di aver scoperto ancora una volta l’originalità e l’attualità dell’arte e del pensiero di Hesse, accompagnato da questi intimi suoi versi: Sul sentiero la felce profuma acre e austera, / già il ghiro nel bosco si sveglia, / … E, suono dopo suono, luce dopo luce, / il giorno si spegne e dagli alberi sgorga, / profumata come resina e miele, greve e densa / la notte, che maternalmente ci placa … Come odora beata la fugacità! / Lo spirito brama il sangue, il giorno / la notte!
WSI

Giovanni Zaccherini


Laureato in Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano, ha insegnato materie letterarie, storia, filosofia e storia dell’arte negli istituti superiori. Ha collaborato e collabora con il Comune e il Circolo Filologico milanesi alla selezione e divulgazione di autori e testi inediti e all'organizzazione di eventi culturali.
Giornalista pubblicista, “Premio Guidarello per il giornalismo d'autore” 2010 per la sezione cultura, ha pubblicato e pubblica sulle terze pagine dei quotidiani “Avvenire”, “il Corriere di Romagna”, “il Resto del Carlino”, “La Voce di Romagna”, “Prealpina”, “Varese News” e sui periodici “la Ludla”, “la Piê”, “Libro Aperto”, “Stanza Letteraria” con rubriche di critica d'arte, musica, storia e letteratura. Ha compilato le voci “Dialetto”, “Folclore” e “Proverbi” per l'enciclopedia “Sguardi sulla Romagna” e ha collaborato all’ “Antologia della letteratura romagnola” di prossima uscita.
Ma, al di là di questi sintetici dati, nella mia vita e nella mia professione c’è soprattutto il desiderio di vivere con gli altri quella cultura che ci rende più “umani” e vicini in una comune condivisione. Ricordo le mie prime esperienze, come animatore del Comune di Milano, quando mi aggiravo nelle nebbie delle periferie per ricercare, raccogliere e insegnare a leggere e scrivere agli ultimi analfabeti che venivano dal sud. Poi, gli anni di insegnamento nei licei della Milano “bene”, anzi della Milano “da bere” … situazioni ed ambienti diversissimi, che mi hanno messo in grado di saper apprezzare e godere di culture e persone tanto lontane.
Per questo, anche nella mia attività giornalistica ho sempre rifuggito dallo specialismo e mi è piaciuto scrivere, mettendomi in sintonia con generi e periodi diversi: dall’ultima edizione di “Kind of blue” di Miles Davis, ai concerti grossi di Corelli, ai cori delle mondine. Oppure, cambiando campo, dalle eroine di Crepax, ai tesori della grafica rinascimentale, all’architettura liberty. Ecco, lo scrivere è come un dono, il dono di un piacere condivisibile e condiviso, un essere per sé e per gli altri.





mercoledì 6 dicembre 2017

La fatica di diventare "grandi" / Una dura prova che coinvolge l'adolescente nella sua totalità



La fatica di diventare "grandi"

Una dura prova che coinvolge l'adolescente nella sua totalità

27 GIUGNO 2015, 

“Non mi sento capita dalla mia famiglia … la mamma non riconosce i suoi problemi, figurati i miei … la nonna ha paura dei ragazzi, ma bisogna socializzare con tutti, invece lei ha paura delle cose che si possono fare, come baciarsi, ecc. In realtà sono cose naturali, io queste cose le vedo, le sento, le vivo e sono costretta a non farle. Sono come in un carcere di massima sicurezza, ma io voglio sperimentarmi … c’è sempre una prima volta, voglio provare cose semplici, buone, non voglio fare la puttana e se corro dei pericoli voglio sapere cosa succede sul mio corpo, non per sentito dire dai telegiornali o da altri … i miei genitori mi devono far provare certe cose, se vado alle superiori e non ho fatto esperienze, le mie compagne mi potrebbero escludere dal gruppo e, conoscendo il mio carattere, mi butterei in situazioni che potrebbero rovinarmi la vita. Ho conosciuto Ricky, è un drogato, mi sono innamorata di lui perché sembra più grande, sono attratta da quei tipi lì … ero una ragazzina normale, ma i miei genitori mi hanno proibito tutto e allora per vendetta mi sono messa in una situazione che è diventata una trappola perché non ce la faccio a togliermi dalla mente Ricky e la sua banda, li voglio conoscere e frequentare come se fossero gli unici della mia razza e della mia lingua … sono sbandata e confusa, non so cosa fare, avrei bisogno di essere capita, ma non blindata…” (Carla, 13 anni)

Queste appassionate parole di una tredicenne esprimono con estrema chiarezza il forte bisogno di realizzare tutte le spinte esplorative che solleticano il corpo-mente di una ragazzina, ma anche tutte le ansie rispetto all’ignoto che emergono quando ci si affaccia alla vita: sono una comunicazione emblematica di come i ragazzi d’oggi vivano con estrema difficoltà il periodo di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Carla tocca con sconcertante precisione anche i nodi cruciali che fondano la questione adolescenziale: il rapporto coi genitori, il bisogno di sperimentarsi per costruire la propria autonomia, la strutturazione dell’identità di genere, l’innamoramento, il confronto col gruppo dei coetanei insieme alla necessità di essere visti, riconosciuti, guidati in questo percorso di formazione, da adulti di riferimento che siano rispettosi, affidabili e non intrusivi. In realtà l’adolescente è duramente impegnato su tre fronti: quello della relazione col suo corpo, con la sua mente e con l’ambiente.
Le trasformazioni somatiche gli propongono un corpo diverso, sconosciuto, che comporta un lavoro di ricostruzione dell’immagine fisica di sé, in quanto la rappresentazione del corpo infantile è diventata anacronistica. Anche la sessualità incentrata sulla genitalità è esperienza nuova da assimilare, prospetta un modo differente di rapportarsi coi genitori, in particolare con quello di sesso opposto e propone una diversa visione dei coetanei che diventeranno oggetto di fantasie amorose, di desiderio e di legame sentimentale, situazione emotiva che, a volte, comporta delle difficoltà perché può essere causa di ansia e di sentimenti di inadeguatezza. Inoltre, il rapporto con l’ambiente si modifica perché l’allontanamento dal nucleo familiare agevola un nuovo scambio col mondo esterno: assumono importanza le relazioni con i coetanei, con altri adulti significativi, con personaggi che diventano portatori di modelli con cui identificarsi.

L’adolescente si trova attraversato da sentimenti inquietanti, angoscianti ed esaltanti allo stesso tempo, poiché sente il proprio corpo ricco di potenzialità, ma anche carico di pericoli. Le trasformazioni puberali introducono, non solo a un corpo sessuato, ma anche al cambiamento psicologico della persona; diventare adulti è una dura prova che non coinvolge solo la fisicità, ma anche la mente, le emozioni, le fantasie, tutto l’essere nella sua totalità. Possiamo immaginare con quali turbamenti i giovani vivano su di sé queste trasformazioni, con quale ansia, sorpresa, paura, speranza, si vedano cambiare: non possono che provare confusione, desideri contraddittori nel trovarsi a gestire un corpo straniero per forma, dimensione e funzionamento e una mente con pensieri spaventosi, indomabili, che li collocano in una dimensione di precarietà e di insicurezza.
La domanda “Chi sono? Cosa sto diventando?” è il tormentone che accompagna come un fantasma inquietante i nostri ragazzi. Allora capita che, sotto il peso di questa preoccupazione, i giovani si ripieghino su se stessi, non partecipino più con affetto e spontaneità alla vita familiare, non amino parlare di sé, sembra quasi che vogliano escludere gli adulti dal loro mondo, mentre preferiscono instaurare con i coetanei quasi un codice segreto di comunicazione. E’ come se avessero disimparato tutte le regole della buona educazione: mangiano male e in maniera disordinata, non sono gentili, non si lavano volentieri, la loro camera è il regno del disordine, appaiono arroganti, oppositivi, imprevedibili, contraddittori, con sbalzi di umore, a volte sono tristi, altre entusiasti, sono irritabili, iperemotivi, permalosi o anche freddi come un iceberg. Alcuni indossano abiti impossibili, sporchi o tagliuzzati, si fanno tatuaggi, si infliggono buchi per adornarsi coi piercing: tutti segni di riconoscimento e di appartenenza al gruppo dei pari e che fungono anche da seconda pelle protettiva. Danno l’impressione che qualsiasi tentativo di riportarli all’ordine o di far loro compiere azioni sensate, da loro abitualmente snobbate o decisamente rifiutate, possa scatenare una catastrofe.


Queste situazioni sono critiche tanto per i genitori quanto per l’adolescente stesso: per non incorrere in inutili lotte che inaspriscono maggiormente i rapporti, è utile capire il significato che sta dietro a questi comportamenti contraddittori. In realtà, esse testimoniano la disorganizzazione profonda del mondo esterno degli adolescenti, che è lo specchio della confusione che si verifica nel loro mondo interno, con tutti i disperati e maldestri tentativi di porvi ordine, e non solo, rivelano anche il bisogno di ritornare al mondo infantile per ritrovare un punto fermo, noto, rispetto al terrore dell’ignoto così imprevedibile e oscuro. La regressione e la disorganizzazione, quando non superano certi limiti, sono, quindi, anche segni di un’adolescenza normale, sono comportamenti specifici di questa fase della vita; ci rimandano alla questione della disarmonia, della confusione, è processo psico-fisico che caratterizza la pubertà e che esprime chiaramente la non omogeneità del percorso di sviluppo.
E’ importante, perciò, che l’ambiente circostante offra ascolto, appoggio, aiuto, orientamento e guida favorendo la comunicazione quando è bloccata pericolosamente; se le relazioni affettive sono congelate o imprigionate in una torre di incomunicabilità, allora la mente e il corpo diventano sofferenti e l’adolescente fatica a crescere o cresce male: occorre aiutarlo nell’impasse evolutiva, cercando di mettersi nei suoi panni, identificandosi con la sua sofferenza e tentando di mettere in parola per lui le sensazioni o le emozioni che non riesce a metabolizzare. Nei casi più complessi e più sofferenti si arrivano a produrre dei comportamenti distonici, asociali o addirittura possono comparire patologie che richiedono trattamenti specifici di aiuto che permettano al giovane di ritrovarsi e riprendere il percorso interrotto per potersi realizzare come persona nella pienezza della sua umanità.
“… ho sognato che mi trovavo in una casa e cercavo qualcosa: vuoi dire che stessi cercando me?”



lunedì 4 dicembre 2017

James Nachtwey / Palazzo Reale a Milano, Italia / 1 dic 2017 — 4 mar 2018


James Nachtwey

1 dic 2017 — 4 mar 2018 presso Palazzo Reale a Milano, Italia

28 NOVEMBRE 2017

Dall’1 dicembre 2017 al 4 marzo 2018 la mostra James Nachtwey. Memoria sarà esposta a Palazzo Reale di Milano. L’attesissima esposizione del pluripremiato fotografo americano, considerato universalmente l’erede di Robert Capa, è laprima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo.

La mostra propone una imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, Memoria rappresenta una produzione originale e la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro. Promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo Reale, Civita, Contrasto e GAmm Giunti, la mostra ha come Digital Imaging Partner Canon ed è realizzata con il supporto di Fondazione Cariplo e Fondazione Forma per la Fotografia.

Organizzate in diciassette sezioni, le duecento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visitatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey. Da El Salvador a Gaza, dall’Indonesia al Giappone, passando per la Romania, la Somalia, il Sudan, il Rwanda, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nepal, gli Stati Uniti (tra cui la testimonianza straordinaria dell’attentato delll’11 settembre 2001) e molti altri paesi e si conclude con un reportage oltremodo attuale sull’immigrazione in Europa: Memoria raccoglie gli scatti con cui il fotografo racconta la crudezza della guerra, la violenza del terrorismo, lo sguardo vuoto della disperazione.


Palazzo Reale

Piazza Duomo, 12
Milano 20122 Italia
Orari di apertura
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica
Dalle 9.30 alle 19.30
Giovedì e Sabato
Dalle 9.30 alle 22.30

Dati mappa ©2017 Google






Daisy Zamora / Gravidanza



Daisy Zamora
GRAVIDANZA



Questa inattesa rotondità
questo perdere i miei fianchi d’anfora
e farmi giara,
è il tornare al fango, al sole, all’acquazzone
e capire come germina il seme
nella calda umidità della mia terra.