mercoledì 22 novembre 2023

Javier Marías / Tutti i racconti

 



Tutti i racconti, di Javier Marías

di Giordana Restifo

February 7, 2022

Il tempo è l’unica risorsa che abbiamo per poterci dire vivi, questi ultimi anni ce ne hanno dato conferma. Ad alcuni è sembrato che ci sia stato sottratto, ad altri che si sia cristallizzato. Per alcuni la locuzione hic et nunc ha perso di significato o ne ha acquistato uno nuovo: hereafter (da adesso in avanti, più avanti, in seguito, in futuro, nell’aldilà –tratto dal dizionario il Ragazzini 2021 Zanichelli). Javier Marías ci aveva indotto a una riflessione sul valore del tempo già dieci anni fa con il suo Gli innamoramenti (Einaudi, 2012), utilizzando proprio l’avverbio inglese hereafter.

È tornato a farcelo presente con Tutti i racconti (con le traduzioni di Valerio Nardoni, Glauco Felici, Maria Nicola, Paola Tomasinelli), una raccolta pubblicata dalla casa editrice Einaudi nel 2020, della quale è appena uscita la versione tascabile. Sono trenta i racconti che compongono il volume, suddivisi secondo il personale giudizio dell’autore madrileno in “accettati” («quelli di cui ancora non mi vergogno») e “accettabili” («quelli per i quali un po’ di vergogna la provo, anche se non troppa»); ventisei erano stati pubblicati in precedenza in Mentre le donne dormono (uscito in Spagna nel 1990, poi ampliato nel 2000, e in Italia nel 2014) e in Quand’ero mortale (uscito in Spagna nel 1996 e in Italia nel 2001), gli altri quattro, pubblicati anch’essi tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, diventati difficili da reperire, appaiono qui riveduti e, in certi casi, ampliati rispetto agli originali. Rimane fuori dalla raccolta una terza categoria, gli “inaccettabili” («si tratta per lo più di lavori preistorici, ovvero scritti o pubblicati intorno al 1968»), con la certezza, da parte dell’autore, che «è meglio, ve lo assicuro, che nessuno di questi testi riveda mai la luce (non tutti la videro)».

La sua cifra è inconfondibile anche nella forma breve: enigmi, tradimenti, trame e situazioni oscure, inganni e menzogne, richiami al passato e alla nera storia della Spagna.
Leggendo le sue opere aleggia sempre una sensazione plumbea, come se da un momento all’altro la situazione potesse ulteriormente peggiorare; non sempre, però, il lettore scoprirà cosa succederà, perché, come spesso accade anche nei suoi romanzi, il finale non è chiaro, definitivo, la storia non si conclude (si vedano, tra gli altri, i racconti La canzone di Lord Rendall, Una notte d’amore, Un immenso favore e In viaggio di nozze, anche se, per quanto riguarda quest’ultimo, una soluzione potrebbe trovarsi nelle pagine del romanzo Un cuore così bianco – Einaudi, 1999).


Eros e Thanatos

 

«Wise men say only fools rush in
But I can’t help falling in love with you
Shall I say Would it be a sin?
If I can’t help falling in love with you

Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you
».


Prendi la mia mano, prendi anche la mia vita intera
recita una delle canzoni d’amore più famose e cult, che ha fatto battere il cuore di donne e di uomini a tutte le latitudini. L’amore è davvero quel sentimento tenero, da sogno, che cantava il Re del rock? Non poter fare a meno della persona amata e, quindi, donarvisi completamente?
Lungi dal voler essere questo un trattato psicologico, sociologico o filosofico sull’amore, d’altronde di romanticismo analizzato, sviscerato, studiato, ne è piena la storia della letteratura e della musica. Anche Erich Fromm, per citarne uno, ha provato a indirizzarci. Con il suo L’arte di amare (Il Saggiatore, 1975), l’autore tedesco instilla più di un dubbio sull’innamoramento e sugli innamorati che «scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine». Ben prima di Fromm, un poeta mondano che risponde al nome di Ovidio, ci ha lasciato un prontuario di tattiche di corteggiamento e seduzione (L’arte di amare, BUR, 2004), dal quale emergono, oltre a un certo maschilismo segno dei tempi (passati o presenti?), velati consigli erotici, attitudini e propensioni alla promiscuità (per le quali venne additato come peccatore e maestro di peccato e, successivamente, mandato in esilio). Nulla a che vedere con gli amori di Javier Marías, anche se qualche punto in comune con il poeta dal sesso in testa non v’è dubbio che ci sia: le loro opere sono pregne di una certa dose di cinismo (un esempio nella raccolta di racconti sono Meno scrupoli o Un senso di cameratismo); riconoscono che la sensualità dovrebbe essere allusiva, utilizzare il linguaggio dei gesti, degli sguardi (il romanzo Così ha inizio il male, Einaudi, 2015), invece di essere esplicita; infine, entrambi hanno intuito che in amore, talvolta, è il sadismo a farla da padrone e, così, ci si ritrova a provare piacere per il dolore dell’amante.
Si potrebbero definire degli acuti interpreti delle debolezze umane.
I personaggi dell’autore spagnolo, come nei romanzi anche nei racconti, sono mossi sovente da passioni disdicevoli, da invidie e vendette (persino autolesioniste come in Gualta), da un erotismo che facilmente sconfina nel feticismo, da tradimenti e labili lealtà (Alla corte del re Jorges), da ossessioni e manie (L’eredità italiana). Amori più umani, quindi, più verosimili rispetto a quelli romantici di Elvis Presley (il paragone è sorto leggendo il racconto Malanimo – un omaggio da parte di Marías per il cantante – comparso per la prima volta nel 1996, successivamente in edizione limitata nel 1998 per i tipi di Plaza y Janés, diventato da parecchi anni introvabile e ora riproposto nella raccolta). Anche se, a dire il vero, la melodia di Can’t help falling in love è basata su un’antica romanza del XVIII secolo intitolata Plaisir d’amour, il cui testo originale ripete senza tregua per gli amanti: «Plaisir d’amour ne dure qu’un moment, chagrin d’amour dure toute la vie» (La gioia dell’amore non dura che un momento, la pena d’amore dura tutta la vita – poiché l’ingrate Sylvie ha lasciato l’innamorato per un altro uomo).
 L’altro grande macro tema ricorrente nelle opere di Marías è quello della morte che convive con quello dell’amore - vanno di pari passo più che in contrasto. Oltre che per morte naturale (come nel triste racconto Quello che disse il maggiordomo o nel romanzo Domani nella battaglia pensa a me), i personaggi muoiono uccisi da un amore estremo (nel racconto Sangue di lancia) o talmente interessato da superare il limite tra pensare di compiere un omicidio e compierlo (nei racconti Quand’ero mortale e Il medico di notte o nel romanzo Gli innamoramenti). C’è anche la morte ordita da personaggi insospettabili e che pensano di poter «sapere nientemeno che l’ordine della morte» (Mentre le donne dormono). Un evergreen che si accompagna a quello dell’esistenza di fantasmi. Presenze che tornano dal passato per sconvolgere la vita di chi li percepisce (Le dimissioni di Santiesteban, Non più amori o Saranno nostalgie – questi ultimi due sono essenzialmente lo stesso racconto riadattato), che si sentono vive pur essendo riconosciute come morte:

 

Pensavo, vedevo, sentivo, dunque esistevo, dunque vivevo, e il giorno dopo mi avrebbero sepolto. Lottai per muovermi, ma non potei. Allora mi resi conto che ero morto, che dopo la morte non c’era nulla, e l’unica cosa che mi restava era di restare chiuso nella mia tomba per sempre, senza respirare, però vivendo; senza occhi,
però vedendo; senza orecchie, però sentendo
.
(da La vita e la morte di Marcelino Iturriaga, scritto dall’autore a quattordici anni, nel 1965).

 

 

Tutto torna (a Shakespeare)

In molti di questi racconti tornano (che non siano mai andati via?) i personaggi conosciuti nei romanzi di Javier Marías. Amati, detestati, o non considerati, sono presenti e ci dimostrano come nulla sia cambiato nel corso del tempo. C’è Luisa, colei che resta viva, c’è quel matto di Custardoy, che vive di eccessi e di arte (quella di arrangiarsi), e poi c’è lui, lo sfacciato Ruibérriz de Torres, intrallazzino di professione con una volontà da truffatore. Tutti loro, certo insieme ad altri, prendono parte alla piece di Marías e, come nelle opere di Shakespeare, tanto caro all’autore spagnolo, si muovono districandosi tra amori incompresi, non corrisposti, attenuati, sesso che «è il posto più sicuro» perché «si controlla l’altro, lo si tiene immobile e in salvo» (dal racconto Meno scrupoli), suicidi, morti violente, imbrogli e scoperte.
In Shakespeare e in Marías, Eros, dio dell’amore fisico e del desiderio, e Thanatos, figlio della Notte e dell’Erebo e fratello del Sonno, si mescolano fino a creare un tutt’uno, nel quale sono imprescindibili il dolore, l’inquietudine, le perplessità, le apparizioni in forma di presenze spettrali, le convinzioni del passato. Da questo amalgama scaturisce un senso di turbamento che costringe il lettore, o lo spettatore, a interrogarsi sulle primordiali questioni esistenziali. E quando, se non ora?
Non è un caso se nell’incipit di questo articolo è presente quell’avverbio usato da Shakespeare in una delle sue tragedie più note per indicare la reazione che provò Macbeth all’annuncio della morte di sua moglie, poi ripreso dall’autore spagnolo.
Ci interrogheremo, rifletteremo, ci struggeremo. E quando, se non ora? Hereafter.





giovedì 16 novembre 2023

Pablo Neruda / Qui ti amo

 




Pablo Neruda

Qui ti amo 


Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s’affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.




sabato 11 novembre 2023

La vita

 

LA VITA


La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri.

Oscar Wilde



La vita, figlio mio, è come la tua prima partita di scacchi. Quando inizi a capire come funziona hai già perso.

[La vida, hijo mío, es como la primera partida de ajedrez. Cuando empiezas a entender cómo se mueven las piezas, ya has perdido].

Carlos Ruiz Zafón, Il Palazzo della Mezzanotte, 1994




La vita è splendida come un diamante, ma fragile come il vetro.

GK Chesterton









domenica 5 novembre 2023

Biografie / Hannah Arendt

 

Hannaht Arendt, 1933


Hannah Arendt

Hannah Arendt (in yiddish: חנה ארענדט; Hannover, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975) è stata una storica e filosofa tedesca naturalizzata statunitense, una dei più influenti teorici politici del XX secolo. Le sue pubblicazioni spaziano per un'enorme mole di argomenti, ma ancor oggi è maggiormente conosciuta per quelli inerenti alla natura del potere e del male, sulla politica, la democrazia diretta, l'autorità, il totalitarismo. La sua popolarità è associata immediatamente alle controversie sorte attorno al Processo ad Adolf Eichmann, e nel tentativo della Arendt di spiegare come persone ordinarie divengano attori partecipi degli ingranaggi dei sistemi totalitari, che da alcuni fu considerata un'apologia, e per il termine da lei coniato "la banalità del male". Il nome della Arendt è commemorato da istituzioni e riviste devote al suo pensiero, dall'Hannah Arendt Prize per il pensiero politico, oltre che dalle vie e scuole a lei intitolate, e pure su francobolli.

Con la pubblicazione nel 1951 de Le origini del totalitarismo, la sua reputazione di pensatrice e scrittrice fu stabilita e altri cospicui lavori seguirono: Vita activa. La condizione umana nel 1958, Eichmann a Gerusalemme. La banalità del male nel 1963, L'umanità in tempi bui nel 1968. Insegnò in diverse Università americane, rifiutando tuttavia incarichi permanenti. Morì improvvisamente a 69 anni, di attacco di cuore, nel 1975, lasciando incompiuto il suo ultimo lavoro, La vita della mente.



Biografia

Arendt nacque nel 1906 da una famiglia ebraica a Linden, oggi un distretto facente parte del comune di Hannover. Quando aveva tre anni, la famiglia si spostò nell'allora capitale della Prussia Orientale, Königsberg, città natale del suo ammirato Immanuel Kant, a causa della salute del padre. Paul Arendt contrasse la sifilide in gioventù, ma al tempo della nascita della figlia sembrava che il morbo fosse in remissione. Invece, egli morì quando la figlia aveva sette anni. Hanna crebbe in una famiglia secolarizzata, politicamente progressista, con la madre, un'ardente socialdemocratica. Hanna completò l'istruzione secondaria a Berlino. Poi, Arendt fu studentessa di filosofia di Martin Heidegger all'Università di Marburgo. Ebbe con lui una relazione sentimentale durata quattro anni. Tenuta segreta, si distaccò dall'ingombrante personaggio, dissociandosi dalla sua adesione al nazismo, non riuscendo tuttavia mai del tutto a cancellare l'amore e la devozione verso il suo primo maestro (vedi anche Hannah Arendt e Martin Heidegger). Dopo aver chiuso questa relazione, Hannah Arendt si trasferì all'Università di Heidelberg, dove si laureò nel 1929 con una dissertazione sul concetto di Amore in Sant'Agostino, sotto la supervisione del filosofo esistenzialista Karl Jaspers. Nel 1933, al momento della presa del potere di Adolf Hitler in Germania, le fu negata la possibilità di ottenere l'abilitazione all'insegnamento nelle Università tedesche, per via delle discriminazioni razziste antisemite del nuovo regime. Lo stesso anno fu arrestata, e brevemente imprigionata, dalla Gestapo, per aver condotto ricerche, considerate illegali, sull'antisemitismo.
Karl Jaspers.

Nel 1929 sposò il filosofo Günther Anders (pseudonimo di Günther Stern), da cui si separò nel 1937. Dopo esser stata rilasciata dal carcere, lasciò la Germania nel 1933 per vivere in Cecoslovacchia e poi in Svizzera, per poi stabilirsi a Parigi, dove conobbe il critico letterario marxista Walter Benjamin. Durante la sua permanenza in Francia, Hannah Arendt si prodigò per aiutare gli esuli ebrei fuggiti dalla Germania nazista a emigrare nel Mandato Britannico della Palestina. Privata della cittadinanza tedesca nel 1937, quando la Germania invase la Francia, Arendt fu detenuta dai francesi come apolide illegale. Nel 1940 sposò il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui nel 1941 scappò, assieme alla suocera, negli Stati Uniti d'America, via Portogallo, con l'aiuto del giornalista statunitense Varian Fry. Divenne attivista nella comunità ebraica tedesca di New York, città che da allora rimase la sua principale residenza per il resto della vita, e scrisse per il periodico in lingua tedesca Aufbau.

Nel 1946, tornò in Germania e si riconciliò con Heidegger. Durante un processo in cui era accusato di aver favorito il regime nazista testimoniò in suo favore.

Nel 1950, divenne cittadina americana. Tra il 1960 e il 1962 seguì il processo di Adolf Eichmann, il criminale nazista organizzatore dello sterminio degli ebrei d'Europa, il piano genocida intrapreso dal Regime hitleriano, scrivendo il celeberrimo reportage Eichmann a Gerusalemme. La banalità del male.

Morì il 4 dicembre 1975 in seguito ad un attacco cardiaco e, dopo la cremazione al Ferncliff Cemetery di Hartsdale, le sue ceneri furono sepolte accanto a quelle del marito Heinrich Blücher al cimitero del Bard College, ad Annandale-on-Hudson, New York.

Nel 1985 a Parigi si tenne un convegno sulle sue opere organizzato da Françoise Collin, filosofa e saggista belga nonché illustre esponente del Movimento femminista francese; questo ciclo di conferenze aprì la strada ad una innovativa interpretazione del pensiero arendtiano.


Filosofia politica



Hannah Arendt difese il concetto di "pluralismo" in ambito politico. Grazie al pluralismo, il potenziale per la libertà politica e l'uguaglianza tra le persone si sviluppano. Importante è la prospettiva di inclusione dell'altro, ovvero di ciò che ci è estraneo. Politicamente, le convenzioni e le leggi dovrebbero funzionare per modalità pratiche e livelli appropriati, quindi tra persone ben disposte. Come risultato dei suoi assunti, Arendt si trovò contro la democrazia rappresentativa, che criticò fortemente, preferendole un sistema basato sui consigli o forme di democrazia diretta.

Spesso tuttavia viene studiata come filosofa, a causa delle sue analisi critiche su filosofi come Socrate, Platone, Aristotele, Immanuel Kant, Martin Heidegger e Karl Jaspers, insieme ai maggiori rappresentanti della filosofia politica moderna come Machiavelli e Montesquieu. Principalmente grazie al suo pensiero indipendente, alla teoria del totalitarismo (Theorie der totalen Herrschaft), ai suoi lavori sulla filosofia esistenziale e alla sua rivendicazione della discussione politica libera, Arendt detiene un posto centrale nei dibattiti contemporanei.

Come fonti delle sue disquisizioni utilizza, oltre che documenti filosofici, politici e storici, anche biografie e opere letterarie. Questi testi vengono interpretati letteralmente e in rapporto con il suo pensiero personale. Il suo sistema di analisi - influenzato da Heidegger - contribuisce a renderla una pensatrice originale, trasversale ai diversi campi del sapere e specialità accademiche.

Hannah Arendt nacque nella parte sinistra della casa d'angolo, al n. 2 della piazza del mercato di Linden, nella zona Linden-Limmer di Hannover.

Molto importante per la filosofa è il concetto greco di "phronesis", ovvero la capacità di giudicare identificata anche con l'intuizione. Per la cultura greca questo concetto era virtù principale dello statista, a differenza della saggezza, tipica del filosofo. Hannah Arendt ritiene che questa capacità rifletta quello che viene definito il senso comune, il buon senso, poiché si basa sulla natura del mondo in quanto realtà comune. Ovvero l'oggettività del mondo viene letta dalla soggettività dell'uomo attraverso i cinque sensi. Il giudizio per Arendt deve essere affiancato al "peithein" ovvero alla capacità del persuadere, che lo statista o il politico devono possedere per entrare in empatia con la comunità. Questi concetti sono esplicitati in Tra passato e futuro (Between Past and Future, 1961), opera in cui viene espressa la concezione dell'uomo come essere politico.


Pubblicistica

I lavori di Hannah Arendt riguardano la natura del potere, la politica, l'autorità e il totalitarismo.

Nel suo resoconto del processo ad Eichmann per il New Yorker (che divenne poi il libro La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme, 1963) Arendt ha sollevato la questione che il male possa non essere radicale: anzi è proprio l'assenza di radici, di memoria, del non ritornare sui propri pensieri e sulle proprie azioni mediante un dialogo con se stessi (dialogo che Arendt definisce due in uno e da cui secondo lei scaturisce e si giustifica l'azione morale) che trasforma personaggi spesso banali in autentici agenti del male. È questa stessa banalità a rendere, com'è accaduto nella Germania nazista, un popolo acquiescente quando non complice con i più terribili misfatti della storia ed a far sentire l'individuo non responsabile dei propri crimini, senza il benché minimo senso critico.

Scrisse anche Le origini del totalitarismo (1951), in cui tracciò le radici dello stalinismo e del nazismo, e le loro connessioni con l'antisemitismo. Questo libro fu al centro di molte controversie, perché comparava due sistemi che alla maggior parte degli studiosi europei - e anche a molti statunitensi - sembravano diametralmente opposti.

L'opera però che delinea in maniera esemplare la sua teoria politica venne pubblicata nel 1958 con il titolo Vita activa in cui intende recuperare tutta la portata del politico nella dimensione umana nel tentativo di restituire "una teoria libertaria dell'azione nell'epoca del conformismo sociale", come rileva Alessandro Dal Lago nella sua Introduzione per l'edizione italiana.


Opere

  • Der Liebesbegriff bei Augustin, 1929
Il concetto d'amore in Agostino. Saggio di interpretazione filosofica, Milano, SE, 1992.
  • "Aufklärung und Judenfrage", in Zeitschrift fur Geschichte der Juden in Deutschland, a. 4. (1932), n. 2/3.
Illuminismo e questione ebraica, Napoli, Cronopio, 2009.
  • What is Existenz Philosophy?, 1946
Che cos'è la filosofia dell'esistenza?, Milano, Jaca Book, 1998.
  • Introduzione a Bernard Lazare, Le fumier de Job, 1948
Bernard Lazare, Il letame di Giobbe, Milano, Medusa, 2004. .
  • The Origins of Totalitarianism, 1951; 1958; 1966
Le origini del totalitarismo, Milano, Edizioni di Comunità, 1967; 1989; 1999,; Milano, Bompiani, 1978; Torino, Einaudi, 2004.
  • Rahel Varnhagen: Lebensgeschichte einer deutschen Jüdin aus der Romantik, 1957
Rahel Varnhagen. Storia di un'ebrea, Milano, Il Saggiatore, 1988; Milano, Net, 2004.
  • The Human Condition, 1958
Vita activa, Milano, Bompiani, 1964; Vita activa. La condizione umana, Milano, Bompiani, 1989.
  • Die ungarische Revolution und der totalitäre Imperialismus, 1958
L'immagine dell'inferno. Scritti sul totalitarismo, Roma, Editori Riuniti, 2001.
  • Between Past and Future: six exercises in political thought, 1961; poi 8, con due esercizi aggiunti nell'ed. 1968.
Tra passato e futuro, Firenze, Vallecchi, 1970; Milano, Garzanti, 1991; Verità e politica, seguito da La conquista dello spazio e la statura dell'uomo, Torino, Bollati Boringhieri, 1995.
  • Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil 1963; 1965
La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Milano, Feltrinelli, 1964.
  • Men in Dark Times, 1968
    • Uomini in tempi oscuri: Lessing, Rosa Luxemburg, Papa Giovanni XXIII, Karen Blixen, Milano, Spano, 1968. [trad. parziale]
    • L'umanità in tempi bui. Riflessioni su Lessing, a cura di Laura Boella, Milano, Cortina, 2006.
    • L'umanità in tempi bui. Lessing - Luxemburg - Giovanni XXIII - Jaspers - Blixen - Broch - Benjamin - Brecht - Gurian - Jarrell, Introduzione e trad. di Beatrice Magni, Collana Biblioteca n.24, Milano-Udine, Mimesis, 2023. [edizione integrale]
  • Isak Dinesen, 1885-1962, in "New Yorker", 9 novembre 1968
Postfazione a Karen Blixen, Dagherrotipi, Milano, Adelphi, 1995.
  • Walter Benjamin, in "Merkur", XXII, 1968
Walter Benjamin: l'omino gobbo e il pescatore di perle, in Il futuro alle spalle, Bologna, Il Mulino, 1981; Il pescatore di perle. Walter Benjamin (1892-1940), Milano, A. Mondadori, 1993; Walter Benjamin, 1892-1940, Milano, SE, 2004.
  • On Violence, 1970
Sulla violenza, Milano, A. Mondadori, 1971; Milano, Guanda, 1996; 2001.
  • Crises of the Republic, 1972
Lying in Politics
Politica e menzogna, Milano, SugarCo, 1985.
La menzogna in politica. Riflessioni sui Pentagon Papers, Genova-Milano, Marietti 1820, 2006.
Civil Disobedience
La disobbedienza civile e altri saggi, Milano, Giuffrè, 1985.
Thoughts on Politics and Revolution
  • The Jew as Pariah: Jewish Identity and Politics in the Modern Age, 1978
Ebraismo e modernità, Milano, UNICOPLI, 1986.
L'ebreo come paria, Firenze, Giuntina, 2017.
  • The Life of the Mind, 1978
La vita della mente, trad. di Giorgio Zanetti, a cura di Alessandro Dal Lago, Collezione di Testi e di Studi, Bologna, Il Mulino, 1987.
  • Il futuro alle spalle, a cura di Lea Ritter Santini, Bologna, Il Mulino, 1981, 1995. [antologia di articoli]
  • Lectures on Kant's Political Philosophy, 1982
Teoria del giudizio politico. Lezioni sulla filosofia politica di Kant, Genova, Il Melangolo, 1990.
La tomba di Hannah Arendt al cimitero del Bard College a Annandale-on-Hudson, US-NY.
  • Was ist Politik?, 1993
Che cos'è la politica?, Milano, Edizioni di Comunità, 1995.
  • La lingua materna, Milano-Udine, Mimesis, 1993.
  • Essays in Understanding, 1930-1954: Formation, Exile, and Totalitarianism, 1994
Archivio Arendt
I, 1930-1948, Milano, Feltrinelli, 2001.
II, 1950-1954, Milano, Feltrinelli, 2003.
Antologia. Pensiero, azione e critica nell'epoca dei totalitarismi, Milano, Feltrinelli, 2006.
  • Passione della compassione. Lettere, diari, biografie, inediti 1914-18, Macerata, Quodlibet, 1994.
Prefazione a Hermann Broch, James Joyce e il presente, Roma, Editori Riuniti, 1983.
  • Ritorno in Germania, Roma, Donzelli, 1996.
  • Lavoro, opera, azione. Le forme della vita attiva, Verona, Ombre Corte, 1997.
  • Il pensiero secondo. Pagine scelte, Milano, BUR, 1999.
  • Vor Antisemitismus ist man nur noch auf dem Monde sicher: Beiträge für die deutsch-jüdische Emigrantenzeitung Aufbau 1941-45, 2000.
Antisemitismo e identità ebraica. Scritti 1941-1945, Milano, Edizioni di Comunità, 2002.
  • Denktagebuch 1950-1973, 2002
Quaderni e diari, 1950-1973, Vicenza, Neri Pozza, 2007.
  • Responsibility and Judgment, 2003
Responsabilità e giudizio, Torino, Einaudi, 2004.
Alcune questioni di filosofia morale, Torino, Einaudi, 2006.
  • The Promise of Politics, 2005
  • Arendt und Benjamin: Texte, Briefe, Dokumente, 2006
  • The Jewish Writings, 2007
  • Karl Jaspers, Wahrheit, Freiheit und Friede - Hannah Arendt, Karl Jaspers. Reden zur Verleihung des Friedenspreises des deutschen Buchhandels 1958, Piper, Monaco 1958; tr. it. Verità e Umanità. Discorsi per il conferimento del Premio per la pace dei Librai tedeschi 1958, a cura di A. Bragantini, Mimesis, Milano, 2015.
  • Noi rifugiati, a cura di Donatella Di Cesare, Collana Vele, Torino, Einaudi, 2022.

Epistolari


  • Eichmann in Jerusalem: Exchange of Letters between Gershom Scholem and Hannah Arendt, in Encounter, 22/1, 1964
    • H. Arendt-Gershom Scholem, Due lettere sulla banalità del male, Roma, Nottetempo, 2007.
  • H. Arendt-Karl Jaspers, Briefwechsel 1926–1969, a cura di Lotte Kohler e Hans Saner, 1987.
    • trad. parziale, Carteggio 1926-1969. Filosofia e politica, a cura di Alessandro Dal Lago, Milano, Feltrinelli, 1989.
  • Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy, 1949-1975 (Im Vertrauen. Briefwechsel 1949-1975, 1995), trad. A. Pakravan Papi, a cura di C. Brightman, Collana La nuova diagonale, Palermo, Sellerio, 1999.
  • Within Four Walls: The Correspondence between Hannah Arendt and Heinrich Blücher, 1936-68, a cura di Lotte Kohler, 1996.
  • H. Arendt, Lettere 1925-1975 e altre testimonianze, Milano, Edizioni di Comunità, 2001. - a cura di M. Bonola, Collana Biblioteca, Torino, Einaudi, 2007.
  • H. Arendt-Uwe Johnson, Der Briefwechsel: 1967-75, Frankfurt, Suhrkamp, 2004.
  • H. Arendt-Hermann Broch, Carteggio 1946-1951 (Briefwechsel 1946 bis 1951, 1996), traduzione di Vito Punzi, a cura di Roberto Rizzo, Collana Miscellanea, Marietti 1820, 2006. - Nuova ed., Marietti 1820, 2021.
  • H. Arendt-Joachim Fest, Eichmann o la banalità del Male. Intervista, Lettere, Documenti, (Eichmann war von empörender Dummheit. Gespräche und Briefe, 2011), Collana Schulim Vogelmann n. 179, Giuntina, Firenze, 2013. [intervista radiofonica]
  • H. Arendt-Kurt Blumenfeld, Carteggio 1933-1963, traduzione di S. Ragno e F. Consolaro, a cura di S. Rapa, Collana Testi, Ombre Corte, 2015.
  • H. Arendt, L'amicizia e la Shoah. Corrispondenza con Leni Yahil, traduzione di Fabrizio Iodice, Introduzione di Ilaria Possenti, Collana Lampi d'autore, EDB, 2017.


Cinema


  • Hannah Arendt (2012) di Margarethe von Trotta, distribuito in Italia da Nexo Digital in occasione della giornata mondiale della memoria il 27 gennaio 2015.
  • Vita Activa: The spirit of Hannah Arendt (2015), documentario scritto e diretto dalla regista israeliana Ada Ushpiz, presentato per la prima volta in Italia nell'ambito del Film Festival Forum - Festival dei Diritti Umani della XXI Triennale di Milano il 7 maggio 2016. Il 20 giugno 2016 fu il primo film ad aprire l'11ª edizione del Festival Sole Luna, un ponte tra le culture presso il cinema Vittorio De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

Bibliografia


  • (ESHannah Arendt. El legado de una mirada, Madrid, Ediciones Sequitur, 2008. Saggi di Fina Birulés, Daniel Mundo, Agustín Serrano de Haro, Dana Vila, Richard Bernstein, Margaret Canovan, Albrecht Wellmer, George Kateb e Jacques Taminiaux.
  • (ESHannah Arendt: Practice, Thought and Judgement, su helsinki.fiURL consultato il 1º giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 23 agosto 2011).
  • Laura Boella, Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare politicamente, Feltrinelli, Milano, 2006
  • Thomas Casadei, Dal dispotismo al totalitarismo: Hannah Arendt, in D. Felice (a cura di), Dispotismo. Genesi e sviluppi di un concetto filosofico-politico, 2 tt., Napoli, Liguori, 2001-02, t. II, pp. 625–673.
  • Mariano Vezzali, Davanti al Novecento, Itaca, Castel Bolognese, 2008
  • André Enegrén, Il pensiero politico di Hannah Arendt, Lavoro, Roma, 2000
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  • Paolo Flores d'Arcais, Esistenza e libertà. A partire da Hannah Arendt, Marietti, Genova, 1990.
  • Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma, 1995
  • Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt. Esistenza e libertà, autenticità e politica, Fazi, Roma, 2006
  • Simona Forti, Hannah Arendt, Mondadori, Milano, 2005
  • Alessio Fransoni, Teoria politica dell'arte. Riflessioni a partire da Hannah Arendt, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno, 2018.
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  • Paola Ricci Sindoni, Hannah Arendt: come raccontare il mondo, Studium, Roma, 1995
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