lunedì 31 luglio 2023

Intervista a Barbara Berardicurti / Folgorata dalla magia dell’Africa

 

To be free


Intervista a Barbara Berardicurti

Folgorata dalla magia dell’Africa

9 GENNAIO 2016, 


Sono riuscito a conoscere l’Africa grazie a Barbara e alle sue opere. A dire il vero entrando nel suo studio, sembra di trovarsi in una di quelle abitazioni coloniali a ridosso delle zone selvagge che in alcuni film ci raccontano storie di epoche passate, ma ancora attuali; forse sono i soggetti trattati e i colori usati che sembrano ingannare l’occhio e con esso anche la mente, ma guardando i quadri di Barbara mi sembra di sentire gli odori, i suoni e le sensazioni di quei posti lontani, magari anche le voci, poche parole sussurrate con un accento che ai nostri giorni diremmo "etnico", o meglio un chiacchiericcio indefinito che sembra provenire da dietro la tela, come se nascosto vi fosse un mondo. Ci accomodiamo sul divano, una limonata in una brocca rende tutto più reale, e le parole iniziano a volare, io inizio a scrivere sulla mia agendina…


Lo studio di Barbara
Ciao Barbara, ho visto le tue opere, raccontami chi sei, da dove arrivi?

Mi chiamo Barbara Berardicurti. Nasco in un paese di montagna in Abruzzo. A 6 anni mi trasferisco a Roma con la mia famiglia e tutt’oggi vivo in questa splendida, ma caotica città. Ho viaggiato moltissimo in tutto il mondo, Ripetutamente in Africa, e ho sviluppato nei confronti di questa terra un rapporto molto particolare.

Vedo che hai fatto cose interessanti, raccontami dell’altro, sono molto curioso...

Ho studiato molto le correnti artistiche che si sono avvicendate soprattutto in Europa. Con particolare riguardo alla mia terra nativa: l’Italia, culla di artisti di grande pregio e spessore. Ho fondato insieme ad altri pittori contemporanei varie associazioni culturali e ho esposto in varie parti d’Italia, ma soprattutto a Roma, nelle piazze del centro storico. Ho gestito per 4 anni, sempre con amici artisti, una galleria d’arte in Via Giulia, strada storica di Roma. Nel 2014 ho partecipato alle fiere di Padova e Genova.

Belle esperienze, ma come ti sei avvicinata all’arte?

L’arte mi ha accompagnato da quando ero piccola. Il mio primo quadro ad olio l’ho fatto a 14 anni e rappresenta l’ambiente contadino dell’Abruzzo. Posso dire che l’arte è nata con me e mi ha accompagnato fino ad oggi in un percorso disseminato di colore. Nata come autodidatta, ho maturato poi l’esigenza di affinare alcune tecniche e ho frequentato per 4 anni un atelier di pittura gestito dal maestro Giovanni Crisostomo. Mi sono quindi avvicinata ancor di più a questo mondo studiando il nudo e disegno dal vero. Successivamente ho frequentato l’Istituto Europeo di Design e ho conseguito il diploma di illustratrice, imparando a utilizzare tutte le tecniche, aerografo, acrilico, acquerello, tempera a gouache e sperimentando vari materiali.

Dimmi a cosa ti ispiri quando fai arte?

Come ho già detto, ho viaggiato molto e sono stata folgorata dalla magia dell’Africa, fonte di grande ispirazione anche per i miei dipinti. Ogni artista penso porti con sé, come background, tutto ciò che è stato fatto nel passato, e penso che ognuno di noi quando si esprime con il colore o con il segno o con la materia, realizzi opere che contengono il proprio vissuto, la propria conoscenza sia dell’arte che della letteratura, con un quid in più che viene dalla nostra creatività, dalla tecnologia, dal mondo in continua evoluzione.

Cosa senti quando fai arte?

Sento il pennello che scorre alla ricerca di qualcosa di più che a volte arriva e a volte no. Sento il colore e la materia che prendono forma e sto bene, ma poi quasi subito sono insoddisfatta e penso che si può fare di più.

Ti definisci legata a qualche corrente artistica, a qualche stile contemporaneo, o ad altro?

Come già ho detto, io penso che con il passato di grandi artisti che abbiamo avuto, soprattutto in Italia, il legame ci sia, anche se non palese, e si esprime senza volerlo con le conoscenze che abbiamo ormai impresse nel dna.

Perché sei un’artista?

Essere artista per me è un concetto, e come tale, è di difficile percezione. Cerco di essere soprattutto me stessa e metto molto del mio essere nelle opere che faccio, ma c’è ancora molto da imparare.

Quali sono le tue migliori opere?

Il mercato del lunedì a Djenne
Il custode della biblioteca a Nouakchott
To be free

Parlaci di queste tue creazioni...

Il mercato del Lunedì a Djennè
È un quadro grande 1 metro x 2. Rappresenta il mio amore per il colore, l’odore, il sudore, che emana la terra nella quale ci sono le nostre radici, magia, colore, calore. Esplosione di sensazioni irripetibili, che ho cercato di trasferire nel dipinto.
Il custode della Biblioteca
Polvere, lume di candela, un uomo vestito di niente, che tutti i giorni si reca in questa splendida, apparentemente povera, ma ricca biblioteca dove sono custoditi libri antichi e pieni di polvere che emanano odori di una cultura passata e diversa. La polvere del deserto che si insinua negli angoli della biblioteca lasciando che il tempo logori quelle pagine antiche ricche di cultura che resta e resiste alle difficoltà oggettive del luogo e che si tramanda di padre in figlio. Il perpetuarsi della vita attraverso la cultura del libro.
To be free
La situazione delle donne in alcune parti dell’Africa è ancora oggi tragica. I tempi tecnologici e moderni mi hanno indicato un altro modo di esprimere il mio amore anche attraverso la denuncia. Una ragazza divisa in due che con speranza cerca di gridare la sua voglia di vivere.

La tecnica, i colori, le scelte dei soggetti?

Uso soprattutto olio, i colori sono i colori caldi che da sempre formano la mia tavolozza. I soggetti vengono dai miei viaggi e dalle mie letture.

Dove vorresti arrivare, come vedi il tuo futuro?

Il futuro è al massimo domani. E domani arriva presto. Così ho aggiunto un piccolo tassello in più al puzzle della vita.

Cosa ti piace di te, da artista?

La mia lealtà, autocritica, creatività, curiosità e voglia di imparare.

Cosa non ti piace di te, da artista?

Qualche volta voglio avere ragione a tutti i costi, sono intransigente e rompiscatole, e qualche volta troppo rigida.

Che reazioni ha avuto il pubblico fino ad ora?

Ogni artista ha il suo pubblico che apprezza ciò che fa e che esprime. Quindi se parliamo di questo pubblico sicuramente reazioni positive. Poi c’è una parte di pubblico al quale non piacciono in particolare i soggetti dei miei quadri e questo pubblico anche se può apprezzare la tecnica non apprezza il genere.

Quale è stato il riconoscimento più gratificante?

Tanti anni fa ho partecipato a un concorso dove non conoscevo nessuno, né artisti, né giuria. Sono arrivata quarta su un totale di 100 artisti. Mi ha fatto molto piacere.

Ti ringrazio, sei stata molto disponibile, è stato un piacere conoscerti e conoscere il tuo mondo, la tua arte.


Giuseppe Del Buono

Giuseppe vive tra Londra, Barcellona e Napoli, cura ed organizza eventi artistici e collettive per artisti emergenti, lavorando sempre molto e con passione e collaborando con altri professionisti curatori d'arte e collezionisti d'arte principalmente contemporanea. Le tre città in cui vive, anche se differenti per diversi e molteplici aspetti, hanno qualcosa che le accomuna profondamente, la frenesia creativa ed operativa che si vede cosi come nel centro della City, anche nelle Ramblas de Barcelona e sul golfo di Napoli.


MEER




giovedì 27 luglio 2023

Sinéad O’Connor, la Polizia: «Morte non sospetta». L’ultimo post per il figlio morto suicida



Sinéad O’Connor, la Polizia: «Morte non sospetta». L’ultimo post per il figlio morto suicida


di Giovanna Maria Fagnani

27 luglio 2023 (modifica il 27 luglio 2023 | 14:28)
Sinéad O’Connor, ritrovata morta mercoledì nel suo appartamento a Londra, a luglio aveva aperto un nuovo account Twitter. La Polizia esclude la morte violenta. La star aveva quattro figli ed era nonna. Il rapporto travagliato con i tre ex mariti

 Sinéad O’Connor, la Polizia: «Morte non sospetta». L’ultimo post per il figlio morto suicida

Sinéad O’ Connor con il figlio Shane in una foto di qualche anno fa

«Felice di essere a casa». Seppur sola e in un appartamento modesto a Herne Hill, uno dei sobborghi nella zona Sud di Londra. A luglio, Sinéad O’Connor era ritornata a vivere a Londra dopo 23 anni e aveva informato i fan su Twitter. Ed è stato proprio qui che la Polizia londinese l’ha trovata, ormai esanime, mercoledì. L’allarme era stato lanciato perché la cantante non rispondeva al citofono e alle chiamate. «Morte non sospetta» è la formula usata dagli investigatori. Segno che le indagini avrebbero escluso la morte violenta. Le ipotesi che restano aperte sarebbero quindi solo quella del malore, oppure di un gesto estremo. Un gesto che, in passato, la star irlandese aveva già tentato più volte di compiere.

Possente nella voce, fragile nella vita. Come detto, la cantante irlandese, che combatteva da anni con la depressione, aveva subito, nel 2022, la morte del figlio diciassettenne Nevi’im Nesta Ali Shane O’Connor (per tutti Shane). L’ultimo post sui social, pubblicato dieci giorni fa, era dedicato proprio a lui. «Mio figlio diciassettenne si è tolto la vita nel 2022. Da allora vivo come una creatura notturna non morta. Era l’amore della mia vita, la luce della mia anima. Eravamo un’anima sola divisa in due metà. È stato l’unico che mi abbia mai mai amato incondizionatamente. Sono persa nel bardo senza di lui». Queste le parole, accompagnate anche dalla pubblicazione, successiva del video di un mantra della compassione tibetano, dedicato «a tutte le mamme di figli che si sono tolti la vita».

Il giovane aveva già tentato due volte il gesto estremo e fu ritrovato morto due giorni dopo essere fuggito dall’ospedale psichiatrico da cui era ricoverato. «Shane è il mio terzo figlio, è nato nel 2004 e fu una sorpresa. Suo padre era sposato all’epoca... sono ancora molto affezionata a suo padre» ricordava la cantante nella sua autobiografia pubblicata nel 2021. Un figlio che, fin da piccolo aveva manifestato grandi capacità e «spiritualità». «Aveva tre anni e mi chiese del terremoto che c’era stato quando lui era nel mio pancione. Ero a Malta e in effetti c’era stato un terremoto, ma io non ne avevo mai fatto parola con lui». Shane che a 8 anni viene «dichiarato un genio» per le capacità linguistiche e di pensiero, che, spiega la cantante, «comincia a studiare scienze al college, ma non gli piaceva e quindi l’esperienza non durò molto».

A Sinéad, Shane ricordava «Clint Eastwood: può mettersi in qualsiasi guaio, ma riuscirà a uscirne, è calmo, dolce, affascinante. Avere un figlio come lui è impegnativo. Ma io non sono una madre come le altre. Secondo me da grande farà un lavoro in cui aiuterà le persone». Passaggi di una biografia da cui traspare il fortissimo legame tra i due.

Nel nuovo profilo Twitter (Sinead Marie-Bernarde Aoibheann O’Connor), aperto proprio a luglio dopo che, spiegava lei stessa, uno stalker aveva utilizzato quello vecchio per contattare una fan fingendosi il fidanzato della O’Connor, la star postava immagini di balletti classici e poco altro. L’8 luglio scorso, una buona notizia: il trasloco a Londra. «Ci sono tornata dopo 23 anni di assenza. Sono molto felice di essere a casa. Presto finirò il mio nuovo album, che uscirà all’inizio del prossimo anno», aveva scritto annunciando di avere in programma un tour in Australia e in Nuova Zelanda, Europa e Stati Uniti per l’anno prossim o.

Ma il giorno dopo, il 9 luglio, la cantante si mostra in un video per dimostrare che il suo account non è un fake. Immagini dove appare in tutta la sua fragilità. Svela ai fan il suo piccolo appartamento («è un vero buco»), con mobili modesti e una chitarra appesa alle pareti («ci scriverò delle canzoni»). Sul tavolo un vaso con girasoli donati da un amico. La voce traballa nel racconto, spesso cambia argomento. Ma il pensiero è ancora a Shane. «Purtroppo la morte di un figlio non ti fa bene» sono le parole con cui spiega il suo aspetto poco curato.

Oltre a Shane, la cantante aveva tre figli: Jake Reynolds, Roisin Waters, Yeshua Bonadio. Jake, 39 anni, è figlio della star e del produttore musicale John Reynolds. Jake lavora come chef, così come la sorella Roisin, 27 anni, nata dalla relazione con il giornalista John Waters. Dopo un tentativo di suicidio da parte della cantante (le cronache ne registreranno otto, nell’arco della sua vita), la bambina fu affidata al padre. Oggi è una chef e lavora nell’ambito della pasticceria. Shane era nato invece dalla storia d’amore con il musicista irlandese Donal Lunny. L’ultimo figlio, Yeshua Bonadio, è nato invece nel 2006. Il padre è uno scienziato americano, aveva spiegato la cantante.

Quattro figli e tre matrimoni naufragati velocemente. In un video pubblicato l’8 agosto 2017 su Facebook , Sinéad si sfogava: «Sono da sola, tutti mi trattano male e sono malat a . Le malattie mentali sono come le droghe. Vivo in un motel in New Jersey e sono da sola».

La malattia che le faceva dire, dopo la morte di Shane: «Nessuno segua il suo esempio», ma anche il contrario: «Ho deciso di seguire mio figlio. Non c’è motivo di vivere senza di lui. Tutto quello che tocco lo rovino. Non voglio essere in un mondo senza il mio Shane e senza gli altri miei figli. Non merito di vivere. È colpa mia. Non di un altro. Non è colpa dei miei genitori, della mia famiglia o dei miei figli. Dio mi ha fatta sbagliata». Un’ora dopo questi tweet O’Connor si era poi scusata, rassicurando i suoi fan in allarme: “Scusate, non avrei dovuto dirlo. Sono con la polizia diretta in ospedale. Sono persa senza mio figlio e mi odio. L’ospedale mi aiuterà per un po».

La vita di Sinéad non è mai stata facile. Cresciuta con la madre, alcolizzata e depressa , dopo la morte di quest’ultima in un incidente d’auto era finita in diversi collegi cattolici, dove sviluppò una relazione complessa con la religione cattolica, detonata poi all’inizio degli anni Novanta quando — ormai famosissima — durante l’esibizione al Saturday Night Live, nel 1992, cambiò senza preavviso le ultime parole del testo di War, di Bob Marley, denunciando la pedofilia in certi ambienti cattolici e strappò davanti alle telecamere una foto di Papa Giovanni Paolo II, al grido di «combatti il vero nemico».Ma, pochi anni dopo, nel 1999 si fece ordinare sacerdotessa di una setta.

Dieci anni dopo, in segno di rifiuto del patriarcato, cambiò nome in Magda Davitt, poi ne scelse un altro ancora, perché si convertì all’Islam e indossò il velo. Metamorfosi di breve durata. In mezzo la diagnosi di bipolarismo, le minacce e tentativi di suicidio, i messaggi deliranti e senza filtri sui social. Le cure e il baratro, dopo la morte di Shane.


CORRIERE DELLA SERA





martedì 25 luglio 2023

WebIntrospections / Intervista a Francesco Bertucci

 

Francesco Bertucci, Look Back


WebIntrospections

Intervista a Francesco Bertucci

9 APRILE 2016, 


Un appuntamento nel cuore di Londra. Sono appena arrivato a Covent Garden dopo un breve tragitto dall'omonima stazione della metro; ci sono alcuni artisti di strada e riesco a passare un po’ di tempo prima di ricevere un messaggio sul mio cellulare, "sto arrivando", e dopo neanche mezzo minuto vedo in lontananza Francesco Bertucci, che risiede in Italia, ma molto spesso si trova a Londra per qualche evento e per il suo legame artistico e passionale con la città. Cominciamo subito a scambiare qualche parola in un pomeriggio inoltrato, avvicinandoci poi a un locale all’interno di Covent Garden: niente domande preparate, è un discorso a ruota libera e così prendo appunti, sottolineo, evidenzio… e racconto.

Corrente artistica personale: WebIntrospections: Web ... anima dell'umanità ... l'umanità ... anima del web. Un pensiero unico, un solo essere umano, espresso in un modo unico: unicità. Molti pensieri, molti esseri umani, espressi in diversi modi: molteplicità. Introspezione della propria anima riflessa in un insieme unico e l'introspezione di un insieme unico riflesso nella propria anima, algoritmi infiniti di un'unica matrice animica: IntrospezioniWeb.

In queste righe è descritta la corrente artistica personale di Francesco Bertucci, che l’autore definisce con il nome di webintrospections – introspezioniweb, ovvero l'interazione tra l’artista e il web, considerando l’intera rete come l’insieme di tutto il sapere del genere umano, sia cognitivo che emozionale; nella rete vengono inserite tutte le informazioni, tutte le sensazioni, tutto ciò che l’essere umano è in grado di fare e di pensare, dal banale calcolo matematico al vibrante romanzo di letteratura, allo stimolante video personale, senza dimenticare lo scambio sociale e le interazioni innumerevoli tra utenti.

Come nel film Matrix, che Francesco dice essere uno dei suoi preferiti, il tutto viene convogliato all’interno della rete, della matrice, dove diventa Anima, forte dell’energia animica di tutti gli utenti, che nel bene o nel male hanno messo la propria forza interiore, in quello che hanno fatto, descritto, creato o semplicemente "postato"; un concetto semplice ma vero, pensandoci bene, che riassume l’evoluzione tecnologica dei nostri tempi e le implicazioni che in un futuro non troppo lontano dovremo affrontare anche se ora sbadatamente sembriamo snobbarle.

Francesco viene dal mondo informatico e creativo della grafica tridimensionale, fatta di poligoni sempre più complessi e di texture che abbelliscono in modo sempre più interattivo e reale quelli che sono i videogiochi, ma non solo: prende spunto proprio da internet e dalla combinazione della ragnatela virtuale con l’intricata rete delle vicende e degli accadimenti della vita reale. Un'immagine si mescola a un sentimento, si combina con un paesaggio, si manifesta con un’emozione e si concretizza su una tela virtuale per finire poi su una tela vera e propria a suon di pennello. La tecnica usata è mista: Francesco parte da un lavoro virtuale e arriva ora a una stampa digitale, ora a un acrilico o un olio su tela, ora a una mescolanza tra la stampa digitale e le tecniche classiche, oppure viceversa da un lavoro su carta, cartoncino, tela, si arriva a un'immagine virtuale che viene a sua volta modificata e rielaborata.

Il suo stile, la sua tecnica personale, le sue opere sono state portate in giro per il mondo e sono apprezzate a livello internazionale; ha realizzato mostre sia in Italia che in molti paesi europei, soprattutto nella capitale inglese, che come dicevamo riveste un interesse particolare per lui; poi un'importante mostra nella capitale russa, ma anche nel lontano Oriente, a Tokyo, e prossimamente nella popolatissima Shanghai; molte sue opere sono tuttora in giro per il mondo, negli Stati Uniti e in Australia, dove collabora anche con il sito italiano di Love Australia; qualcosa si trova anche in Colombia, a Barranquilla.

Ci vuole parlare principalmente del suo Trittico esoterico, che ha avuto un forte riscontro internazionale "dietro le quinte", forse per il tema trattato e per il modo con cui si ricollega all’arte, all’artista, al mondo reale e alla magia, che forse c’entra con tutti e con nessuno.

La pittura e l’esoterismo hanno un anello di congiunzione che è cosa nota: partendo dalle pitture rupestri e dal loro significato simbolico e propiziatorio, via via di seguito in Egitto e nell'antica Roma, e nelle epoche successive, fino al famoso dipinto L'isola dei morti (in tedesco, Die Toteninsel), del pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin (1827-1901), per il quale lo stesso Hitler non badò a spese, facendo collocare l'opera niente meno che nella cancelleria del Reich a Berlino, fino a quando nel 1945 fu sequestrata dall’Armata Rossa come "bottino di guerra" e spedita in Russia; solo in seguito tornò a Berlino e fu esposta all’Alte Nationalgalerie. Il pittore Arnold Böcklin non diede mai spiegazioni in merito al suo lavoro, né tantomeno le diedero Hitler, l’Armata Rossa e quanti volevano possedere il quadro, quindi questo alone di mistero che scaturiva dalla mancanza di informazioni conduceva già di per sé al concetto di segreto, ovvero all’esoterico.

Nemmeno il contemporaneo Francesco Bertucci ci dà spiegazioni o informazioni in merito al suo Trittico Esoterico, composto da tre opere appunto, la prima Horizons, (Orizzonti), la seconda SyncRockTrap (Trappola di Roccia Sincronica), e la terza NoLightsHeads (I non fari), ma pone tutti davanti al fatto compiuto, fornendo solo tre delle posizioni che il trittico può avere e la misteriosa denominazione delle stesse, Soul Position God Amplifies White Energies (Posizione Anima – Dio - Amplifica Energie Bianche), poi Body Position Matter Amplifies Black Energies (Posizione Corpo – Materia - Amplifica Energie Nere), infine Spirit Position Chaos Amplifies Casual Effect (Posizione Spirito - Caos - Amplifica Effetto Casuale). Praticamente a seconda di come i quadri vengono posizionati nell’ambiente riescono a creare un campo di energia con l’ambiente dove si trovano e a favore della persona o delle persone che in quel luogo li hanno posti.

Si può solamente dire che i soggetti delle tre opere, prodotte tutte nel 2013, sono paesaggi di forte impatto a livello interiore, e certo la spiegazione che viene data dall’artista, anche se ridotta a un nome, ci lascia come già pieni di qualcosa, di una energia, di mistero, appunto di una forte carica esoterica, e non c’è bisogno di ragionarci tanto sopra o di porsi delle domande o di trovare delle risposte, si sente, osservando e percependo ciò che dai quadri scaturisce.

Vigilando su questo Trittico Esoterico come su un sorvegliato speciale, e andando sul sito dell’artista si trovano altre opere circondate da un alone di mistero: spesso appare la creatura “Donna” nelle più improbabili facce e sfaccettature… e il tutto va da una tematica classica espressa in vesti moderne, fino alla più spinta ed esasperata avanguardia pura, che non disturba, ma è ben accolta anche dai più attaccati, abbarbicati amanti del cosiddetto “classico”: per la cromaticità, la plasticità e il senso dell’idea, del pensiero che non s’intravede, ma che si “vede”, invece, chiaro, netto, nell’opera stessa.


MEER





sabato 22 luglio 2023

Suzhou – Shanghai / L'esibizione internazionale di Arte Contemporanea

 

Shangai

Suzhou – Shanghai

L'esibizione internazionale di Arte Contemporanea

9 MAGGIO 2016, 

Shanghai è situata sul fiume Huangpu, ed è la metropoli più popolosa della Cina, la più popolosa del mondo intero, il cui comune, o municipalità, viene considerato come una provincia a se stante, visto che i suoi abitanti sono oltre 45 milioni. Viene considerata la capitale economica della Cina poiché è un centro economico, finanziario, commerciale e delle comunicazioni di primaria importanza: il suo porto è uno dei più trafficati al mondo. La città è anche conosciuta con i soprannomi "La Parigi d'Oriente", "La Regina d'Oriente", "Perla d'Oriente", e a riconferma di ciò, un'autorevole indagine pone Shanghai tra le metropoli più alla moda d'Asia.

Il distretto artistico per eccellenza viene chiamato M50 ed è la zona intorno alla via Moganshan Lu, dove sono concentrate la maggior parte delle gallerie di arte contemporanea, di bar, caffè e spazi artistici; leggermente più piccola come area della 798 di Pechino, è l’equivalente cinese della Vila Madalena di San Paolo, qui infatti si possono trovare graffiti e street art su larga scala. È comunque difficile confrontare questa metropoli con le altre città del mondo e per esprimere giudizi su cosa sia artisticamente rilevante e cosa lo sia meno, bisogna vivere Shanghai a fondo e vivendola ci si rende conto che è una continua scoperta. È una città proiettata verso il futuro, costantemente innovativa, sembra che qui tutto sia possibile e forse lo è: caotica, dinamica, ultra moderna, luminosa, giovanile, ma nello stesso tempo tradizionale, millenaria, con i suoi monumenti che spaziano dall’avveniristico skyline al bellissimo tempio di Jin’an.

Ma Shanghai artisticamente non è solo questo, è anche una perla che conserva tutto il suo fascino orientale: a circa 30 minuti dal centro si trova la cittadina, per così dire, da 10 milioni di abitanti, parte della municipalità di Shanghai, chiamata la "Venezia d’Oriente" per i suoi ponti in pietra, le pagode e gli splendidi giardini; è considerata il giardino di Shanghai, meta turistica importantissima a livello internazionale, tanto da essere patrimonio Unesco, ed è anche il polmone verde della città. Spettacolari sono i saliscendi e le vie a ridosso dei canali, con le pagode che sembrano gondole orientali; in particolare la notte, tutto diviene più affascinante, con le lanterne accese tipiche della tradizione cinese. Suzhou per questo motivo è gemellata con Venezia, forse per un legame ancora più antico tra l’Italia e la Cina che ci porta alla memoria Marco Polo e i suoi viaggi verso questi luoghi meravigliosi.

Le stesse cose hanno pensato gli artisti dell’associazione Artisti Anonimi, quando hanno deciso di esibirsi in Oriente, appunto a Shanghai, grazie alla collaborazione con una galleria locale, e contemporaneamente anche a Suzhou, con la formula in absentia, per portare opere lontano e in più posti nello stesso tempo, appurato che il mercato cinese è molto interessato all’arte contemporanea europea e italiana in particolare. La mostra che si terrà dal 1° al 13 giugno 2016 potrà essere dunque un modo per farsi conoscere, un trampolino di lancio nel mare di curiosità che il cittadino cinese riserva nei nostri confronti, per imparare, per confrontarsi e per capire. A dire il vero nella testa degli organizzatori ci sono idee innovative come la creazione di una mostra permanente di arte contemporanea europea in Cina, essendo ormai risaputo che anche dal punto di vista artistico e del collezionismo la Cina riveste il ruolo di area emergente; aumentano i collezionisti, gli investitori in campo artistico e in tutte le attività correlate, specialmente nell’area di Shanghai e nella zona di Suzhou, dove si possono trovare artisti che risiedono in modo permanente o comunque per lunghi periodi, esibendosi per turisti sia cinesi che internazionali, e vendendo direttamente opere di elevato pregio artistico ed economico.

Questi gli artisti presenti: Alfonso Vacca, Andrea de Angelis, Ariedo Lorenzone, Barbara Berardicurti, BC Photographer, Claudia Salvadori, Donatella Tomassoni, Elisabetta Grappasonni, Francesco Bertucci, Gino Tardivo, Giuseppe Zotti, Laura Carrera, Silvio Forini, Stefano Cocozza, Zrinka Dusper Casella, Zuzana Larisova. Pittori contemporanei, fotografi freelance, artisti di vario calibro si confrontano per la prima volta con il pubblico orientale: la mostra sarà ripresa sui media di settore locali, e per locali si intendono circa 45 milioni di abitanti, oltre la metà dell’intera popolazione italiana per capirsi, stiamo parlando di una mailing list quasi interminabile. Non c’è a mio parere miglior posto per esibirsi in Cina di Suzhou e Shanghai, poiché i cinesi sono avidi di cultura occidentale e amanti dell’arte; lo scenario di Suzhou a ogni angolo e a ogni canale ce lo ricorda, come ce lo ricordano i grattaceli imponenti del centro di Shanghai.

MEER





mercoledì 19 luglio 2023

Il Pinocchio di Garrone nato dalle mani dell’artista gardenese Bruno Walpoth

 



Il Pinocchio di Garrone nato dalle mani dell’artista gardenese Bruno Walpoth

Il «Pinocchio» di Matteo Garrone è uno dei film più visti di queste settimane ha origini gardenesi. Il simbolo del film, il burattino di legno che diventa un bambino, è stato infatti scolpito da Bruno Walpoth, uno degli artisti più importanti della scultura contemporanea in legno della Val Gardena. Walpoth ha realizzato per il film due versioni del Pinocchio di legno, un tronco per la fase iniziale della lavorazione di Geppetto, interpretato da Roberto Benigni, e il burattino completato, che si anima, fino alla trasformazione finale in un bambino vero e proprio. Gli ultimi tocchi alla scultura sono stati apportati sul set in Toscana. 









ALTO ADIGE




venerdì 14 luglio 2023

Intervista ad Andrea De Angelis / Emozionarsi emozionando

 

Messicano
Andrea de Angelis


Intervista ad Andrea De Angelis

Emozionarsi emozionando

9 FEBBRAIO 2016, 

In una serata fredda ma non gelida, qui ad Ancona, vado a cena con Andrea proprio nella zona del centro storico, lui al telefono aveva insistito per fare l’intervista al tavolo di una trattoria perché cosi si ragiona meglio, perché così si entra in confidenza, insomma detta all’italiana, Andrea è una buona forchetta senza ombra di dubbio. Un bel piatto tipico anconetano come antipasto, viene chiamato i moscioli, apre la serata tra me e Andrea, e dopo qualche gustoso anticipo e qualche battuta qua e là tra un boccone e un altro, inizio a fargli le mie domande per capire il suo punto di vista artistico e il suo modo di interpretare l’arte.

Andrea, ben trovato, raccontaci qualcosa di te...

Mi chiamo Andrea De Angelis, ho 46 anni, vengo da Ancona. Sono amante da sempre della pittura, così 4 anni fa decisi di prendere in mano i pennelli e provare a dare colore alle mie emozioni. Sono autodidatta, non ho frequentato il liceo artistico, ma costantemente pratico corsi di pittura ad olio, acquarello e nudo artistico tenuti da insegnanti professionisti. Mi sento bene e non mi pesa apprendere cose e tecniche nuove, ed esplorare, penso che migliorandomi nell’arte, miglioro anche me stesso e trasmetto una idea positiva su di me a chi mi circonda.

Come ti sei avvicinato all’arte?

Mi ha sempre affascinato, quando da piccolo andavo a trovare mio cugino, passavo le ore a osservarlo mentre dipingeva, era un pittore e un insegnante di arte. Da quel momento in poi non ho più smesso di pensare e appena ho potuto e ne ho avuto l’occasione ho iniziato a concretizzare quello che era stato il mio primo desiderio.

A cosa ti ispiri quando dipingi e cosa senti?

Dipende dal momento e dal periodo, in fondo è questo che contraddistingue un’artista. Tutto viene dall’inconscio, l’emozione viene trasferita su tela da soggetti e colori. Quando faccio arte sento serenità e i miei pensieri svaniscono, tutta la mia attenzione cade sulla tela creando macchie di colore. Non si può esprimere più di tanto a parole quello che si prova, è un rapporto intimo tra la persona in tutto il suo essere e la tela, un dialogare, un relazionarsi in modo diverso con il pubblico e con se stessi.

Ti definisci legato a qualche corrente artistica, a qualche stile contemporaneo, o ad altro?

Solitamente mi avvicino al realismo, amo molto lavorare con la spatola e ho intenzione di provare anche l’iperrealismo.

Secondo te perché sei un’artista?

Perché mi piace emozionarmi emozionando, questa è diciamo la mia frase personale, il mio concreto pensiero che esprime il mio modo di essere e soprattutto il mio modo di esprimere l’arte.

Quali sono le tue migliori opere?

Il particolare del Cristo Crocifisso, omaggio a Velasquez, Scorcio di VeneziaCavallo in riva al mare.

Parlaci di queste tue creazioni...

Il particolare del Cristo Crocifisso è realizzato in olio su tela (35 x50 cm), ed è stato pensato come dono a un’autorità religiosa. Scorcio di Venezia è realizzato in olio su tela (70x100 cm) ed è stato realizzato perché amo Venezia, e perché in quel particolare periodo sentivo la necessità di colori come il verde e viola. Cavallo in riva al mare è realizzato in olio su tela (70x100 cm), la scelta del soggetto è data dall’amore per i cavalli e dal senso di libertà, eleganza e potenza che trasmettono.

La tecnica, i colori, le scelte dei soggetti, come fai?

Le tecniche che solitamente utilizzo sono quelle ad olio e acquerello, amo molto utilizzare colori caldi e sono più attratto da soggetti come il mare e i glicini, perché mi trasmettono serenità e pace dettati attraverso i loro colori.

Dove vorresti arrivare, come vedi il tuo futuro?

Vorrei tra 40 anni avere le stesse emozioni che ho oggi dipingendo. Vedo il mio futuro variopinto.

Cosa ti piace di te, da artista?

Mi piace il fatto di non essere vanitoso e di sentirmi al pari degli altri.

Cosa non ti piace di te invece?

Non amo di me la mia impazienza, vorrei vedere l’opera terminata il prima possibile.

Che reazioni ha avuto il pubblico fino ad ora?

Ho avuto apprezzamenti positivi, naturalmente mi riferisco al pubblico che “naviga” verso la mia corrente artistica.

Qual è stato il riconoscimento più gratificante?

Il giudizio del pubblico e la quotazione che mi è stata data da professionisti del settore (galleristi), non da meno i numerosi premi ricevuti.

Abbiamo passato qualche momento insieme, ci hai fatto capire chi sei e come vivi la tua arte e ci hai anche fatto apprezzare la cucina della tua zona, anzi possiamo dire che ci siamo fatti un’ottima mangiata! Grazie.

MEER


martedì 11 luglio 2023

Di cosa parliamo quando parliamo di Raymond Carver / La vita e le opere dello scrittore

 

Raymond Carver

Di cosa parliamo quando parliamo di Raymond Carver

La vita e le opere dello scrittore.

DI EVA LUNA MASCOLINO


Scrupoloso, minimalista, riflessivo. Lo scrittore statunitense Raymond Carver, nato il 25 maggio 1938 a Clatskanie, nell’Oregon, è passato alla storia per i suoi racconti essenziali ma al tempo stesso ricchi di suggestioni, che a partire dagli anni Settanta hanno raccontato un’America nuova, diversa, a cui i lettori non erano ancora abituati. I suoi personaggi svolgono infatti lavori umili, hanno vite apparentemente banali e rapporti altrettanto superficiali, sgangherati, che li portano alla continua ricerca di un equilibrio difficile da trovare. Per capire però come l’autore sia approdato a questa visione della letteratura, è importante conoscere meglio la sua storia e fare un passo indietro.

Raymond Carver Di cosa parliamo quando parliamo d'amore

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore

Quando ha solo tre anni, la sua famiglia si trasferisce infatti nella cittadina di Yakima per via di alcuni problemi economici causati dalla seconda guerra mondiale, ed è in un contesto provinciale e semplice che lui passa l’infanzia e l’adolescenza. Suo padre fa l’affilatore in una segheria, sua madre fa la cameriera, e lo stesso Carver si procura presto i primi lavoretti per dare una mano in prima persona. È in questo contesto che nel 1955 conosce la giovane Maryann Burk, da cui si allontana quando finisce il liceo e raggiunge il padre in California per farsi assumere a propria volta in segheria. Non trovandosi a suo agio in quella mansione, torna però a Yakima due anni dopo e prende la decisione di sposare Maryann, con cui avrà due figlie di nome Christine Rae e Vance Lindsay, e grazie alla quale verrà spronato a portare avanti gli studi mentre si dà da fare in una farmacia come fattorino.

D’altronde, la sua passione per la letteratura non passa inosservata, e Carver coglie allora l’occasione per frequentare i primi corsi di scrittura. Pubblica poesie, racconti, commedie teatrali, e intanto si sposta da una parte all’altra del Paese per proseguire con la sua carriera e formazione, mentre cerca sempre il modo di mantenere dignitosamente la sua famiglia. La grande svolta arriva nel 1967, quando conosce il famoso editor Gordon Lish, che all’epoca lavora da Esquire e con cui nasce uno scambio lungo e complesso: Lish apprezza infatti la penna di Carver e lo sprona a creare nuove storie, ma allo stesso tempo taglia gran parte delle sue descrizione, cambia il titolo dei racconti, stravolge il loro finale. Il risultato è che l’opera di Carver diventa d’un tratto più affilata, più matura, più convincente, anche se al tempo stesso l’autore non sempre condivide le scelte del suo mentore.

Per un certo periodo sembra comunque che la situazione riesca a funzionare: Carver, che si è laureato e ha ottenuto un impiego presso la casa editrice Science Research Associates, raggiunge per la prima volta un buon successo, diventando il simbolo di un nuovo modo di raccontare e venendo considerato un esempio da seguire proprio nel campo del minimalismo. Smette di bere alcol, da cui era stato a lungo dipendente, e prende addirittura la decisione di divorziare da Maryann per sposare la poetessa Tess Gallagher, con cui sente una forte affinità, ma purtroppo la sua fortuna non è destinata a durare. Gli interventi di Lish ai suoi testi lo rendono sempre più insofferente, non si riconosce nello stile che gli hanno cucito addosso, e nonostante i premi e riconoscimenti che riceve si spegnerà insoddisfatto dopo un periodo di malattia che avrà la meglio su di lui il 2 agosto 1988.

Da quel momento le sue raccolte di racconti e di poesie non hanno smesso di essere ristampate e tradotte in tutto il mondo, consacrandolo a maestro della scrittura novecentesca. È proprio dal basso, infatti, che Raymond Carver ha imparato a descrivere le sensazioni e i pensieri dei suoi personaggi, mettendosi allo stesso livello delle loro vicissitudini piccole e quotidiane, che però mettono in risalto le più disparate sfaccettature dell’animo umano. A oggi, peraltro, alcune sue storie sono state pubblicate anche nella versione estesa e integrale che l’autore aveva immaginato in un primo momento, in particolare quelle di Principianti che erano state editate da Lish e intitolate Di cosa parliamo quando parliamo d’amore: sono pagine di grande spessore e sensibilità, che riconfermano il talento di Carver e la sua capacità, anche fra le pagine più buie, di tenere in vita un barlume di speranza.


BAZAAR