![]() |
Paul Auster during a promotional photo session in Venice, Italy on September 2, 1996.LEONARDO CENDAMO (LEONARDO CENDAMO)Julio Cortázar (1947-2024) |

![]() |
Paul Auster during a promotional photo session in Venice, Italy on September 2, 1996.LEONARDO CENDAMO (LEONARDO CENDAMO)Julio Cortázar (1947-2024) |

![]() |
| Carmen Naranjo |
4 / 4 / 2024
Lettera all’indirizzo degli uccelli, prima antologia poetica di Carmen Naranjo in traduzione italiana a cura di Tomaso Pieragnolo e Rosa Gallitelli, ambisce a ridurre la distanza tra il lettore italiano e l’autrice costaricana, senza dubbio più nota allo storico e allo studioso della cultura dell’America Centrale grazie alle importanti cariche istituzionali che ha ricoperto […] In relazione alla produzione poetica dell’autrice, definita anche «metafora vivente», possiamo rilevare innanzitutto la straordinaria forza creativa dei suoi versi, forza che non può mai essere disgiunta dalla qualità umana e intellettuale di un’esistenza che ha attraversato, con spirito sempre attento e sempre indignato di fronte alle ingiustizie e le disparità, tutto il suo tempo. Come ci è dato vedere in questa prima antologia italiana, Carmen Naranjo porta infatti nella sua poesia il riflesso delle straordinarie vicende che hanno caratterizzato la sua esistenza, tutta spesa nella realizzazione di progetti culturali che la videro, come s’è detto, ambasciatrice, ministro della cultura, o impegnata in numerose missioni culturali. Fu personaggio molto influente e al tempo stesso molto scomodo, un vero “problema”, come ci ricorda Lourdes Arizpe, riferendo un’espressione della stessa autrice, in occasione dell’important intervista (Interview with Carmen Naranjo: Women and Latin american Literature) realizzata in «Signs: Journal of Women in Culture and Society» (1979, vol. 5, n. 1). Al tempo stesso non si può fare a meno di notare come, pur nella libertà da scuole e correnti poetiche, da lei sempre rivendicata, e nonostante la sua indiscussa originalità, nella poetica di Naranjo risuonino elementi di un vasto panorama di voci affini, non solo quelle dei grandi autori che ebbe modo di frequentare e conoscere personalmente, come Julio Cortázar, Juan Rulfo, Mario Benedetti o Simone de Beauvoir, ma anche quelle che si avvertono nel suo denso fraseggio poetico, tra le quali Rubén Darío, Walt Whitman, Gabriela Mistral, García Lorca (dalla postfazione del Prof. Pietro Taravacci al libro di Carmen Naranjo Lettera all’indirizzo degli uccelli, edito da Edizioni dell’Orso in dicembre 2023 a cura di Tomaso Pieragnolo e Rosa Gallitelli).
da Idioma dell’inverno (1971)
Piove in questa città
piove… pioggia polvere invidia
piove notti e giorni
piove suoni di altre piogge
Metto avorio e non va
in questa città non c’è avorio
metto oro e non dice
in questa città non c’è oro
metto argento e non rima
in questa città non c’è argento
metto l’idioma della pioggia
acqua acquazzone acquitrino
metto paracqua ed ombrelli
metto pioggerella e giungo alla mia città
E non metto nulla
e tolgo tutto
terrazze e luci
balconi e torri
e restano piogge
Oggi piove come sempre
da così presto che non so
come iniziò a piovere
magari sia solo una figura
di rituali grifi d’acqua
che danzano in suono di gocce
fiumi in finestre e calli
occhi turpi dietro l’alba
e la lunga vetrata dell’inverno
con verdi mani reumatiche
Dall’acqua astratta
tappeto d’erba
terrazza d’alghe
uscì questo sogno
di cieli e barche
Io piovo perché amo
piovo verticale il mio ritorno
e non fecondo spighe
a volte piovo chiacchiere
quando non posso piovere
tanta pioggia di tante cose
gocce e gocce di miseria
nella cerimonia del viaggio
sulla memoria dell’acqua
de Idioma del invierno (1971)
Llueve en esta ciudad
llueve… lluvia polvo envidia
llueve noches y días
llueve sonidos de otras lluvias
Pongo marfil y no va
en esta ciudad no hay marfil
pongo oro y no dice
en esta ciudad non hay oro
pongo plata y no rima
en esta ciudad no hay plata
pongo el idioma de la lluvia
agua aguacero aguazal
pongo paraguas y sombrillas
pongo garúa y llego a mi ciudad
Y no pongo nada
y lo quito todo
terrazas y luces
balcones y torres
y quedan las lluvias
Hoy llueve como siempre
desde tan temprano que no sé
cómo empezó a llover
quizás sea sólo una figura
de rituales grifos de agua
danzando en sonidos de gotas
ríos en ventanas y calles
ojos turbios detrás del alba
y el largo vitral del invierno
con verdes manos reumáticas
Del agua abstracta
alfombra de yerba
terraza de algas
salió este sueño
de cielos y barcas
Yo lluevo porque amo
lluevo vertical mi regreso
y no fecundo espigas
a veces lluevo palabrerías
cuando llover no puedo
tanta lluvia de tantas cosas
gotas y gotas de miseria
en la ceremonia del viaje
sobre la memoria del agua
da Nel circolo dei pronomi (2003)
Carmen Naranjo (Costa Rica, Cartago, 1928 – Costa Rica, San José, 2012) fu una delle donne che più influì nello sviluppo della narrativa costaricana; per la chiarezza e l’onestà del suo dettato fu definita mujer palabra (donna parola). Laureatasi in Filologia alla Universidad de Costa Rica, frequentò corsi postlaurea alla Universidad Autónoma de México e alla University of Iowa negli Stati Uniti. Nel suo lavoro come funzionaria pubblica, ebbe l’incarico di ambasciatrice del Costa Rica in Israele, di Direttrice Amministrativa della Caja Costarricense del Seguro Social, di Assistente Direttiva dell’Instituto Costarricense de Electricidad, di Ministra della Cultura, di Direttrice della Editorial EDUCA, di Presidentessa del Consejo Nacional de Educación Física e di Direttrice del Museo de Arte Costarricense. Lavorò inoltre per le Nazioni Unite e per la Organización de Estados Americanos (OEA) in El Salvador, Repubblica Dominicana, Messico e Stati Uniti, e diresse i programmi regionali del Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF). Fu coordinatrice tecnico-amministrativa dell’Istituto Centroamericano di Amministrazione Pubblica (ICAP). Vinse diversi premi nazionali (Premio Aquileo J.Echeverría nel 1966 e 1971, Premio Magón nel 1986) e internazionali (Premio La Orden Alfonso X El Sabio, Spagna 1977, Medaglia Gabriela Mistral in Cile nel 1996). Nel 1991 la Universidad de Santo Domingo le conferì il Dottorato Honoris Causa. Fu la prima scrittrice a entrare nell’Academia Costarricense de la Lengua. Il suo lavoro letterario, spesso accompagnato da filmati che denunciavano la deforestazione, la malnutrizione, la povertà e l’alcolismo, fu considerato sovversivo da alcuni critici, ma Carmen continuò a esercitare un attivismo culturale contro l’apatia e l’ipocrisia, a favore della valorizzazione della cultura in America Latina, integrando la sua ampia produzione letteraria di poesia , narrativa e saggistica, con un’attività politica e sociale incentrata sulla difesa e sulla promozione dei diritti femminili, forgiando una figura di donna leader e creativa. Carmen Naranjo ha affondato la penna nella realtà, con rara capacità di suscitare stupore, empatia e compassione nei confronti dell’essere umano, restituendoci la fotografia interiore di un continente così grande da sembrare inconciliabile, così piccolo da sembrare un’isola. (dall’introduzione a cura di T. Pieragnolo e R. Gallitelli).

Actualizada 16:11

Nicolas Sarkozy y Carla Bruni, en IbizaGTRES
Ibiza se ha convertido en uno de los lugares predilectos de los famosos para pasar sus vacaciones estivales. Allí, además de sol y playa, parecen encontrar todo lo que necesitan para desconectar de un año cargado de trabajo y escapar de un ritmo frenético. Es el caso de Nicolás Sarkozy y Carla Bruni, quienes en los últimos días han puesto rumbo a la isla pitiusa para disfrutar de los mayores encantos del que parecen haber convertido en su propio paraíso particular.

Nicolas Sarkozy y Carla Bruni, en IbizaGTRES

Nicolas Sarkozy, en IbizaGTRES

Nicolás SarkozyGTRES
https://www.eldebate.com/gente/20220727/nicolas-sarkozy-carla-bruni-escenas-pasion-ibiza.html
![]() |
| Catherine Deneuve |
Le interessa poco il passato (oltre 100 film e molti capolavori) e nemmeno al futuro volge lo sguardo. La più grande diva di Francia vive il momento. In questa intervista esclusiva racconta come ha re-interpretato in chiave pop la vicenda di una (sottovalutata) première dame
Parliamo francese o italiano?». Dopo qualche esitazione, visto che siamo a Parigi Catherine Deneuve passa al francese prima di un «adoro l’Italia» che suona sincero: Deneuve è nota per essere insofferente verso qualsiasi smanceria. Protagonista di capolavori che hanno fatto la storia del cinema francese e mondiale, da Josephine a Bella di giorno, da L’ultimo metro a Dancer in the Dark, la grande attrice che ama molto i film e poco gli oneri mediatici concede a io Donna una rara intervista. In un albergo della sua rive gauche parliamo del nuovo film, Bernadette – La moglie del presidente (al cinema il 25 aprile), del presente che conta più dei 100 film del passato, di serie tv e di quanto le piacerebbe tornare a lavorare in Italia.
Signora Deneuve, La moglie del presidente non è un biopic…
Ah no, certamente, è una commedia, altrimenti francamente non avrei mai accettato di interpretare il personaggio della première dame (Bernadette Chirac, la moglie del presidente francese Jacques Chirac, ndr).
Perché non ama i film biografici?
Non vado mai a vederli, a parte Oppenheimer, che è un gran film, ma infatti Oppenheimer è molto più di un biopic. Mettere in scena la vita di un personaggio conosciuto, raccontare episodi che magari già tutti conoscono, non mi sembra interessante.
Catherine Deneuve è Bernadette Chirac nel film di Léa Domenach.
Per la prima volta ha accettato di interpretare un ruolo ispirato a una persona realmente esistita, la moglie di Jacques Chirac che rimase all’Eliseo dal 1995 al 2007. Come mai?
La moglie del presidente si basa su una storia vera ma poi è autonoma dalla realtà, una commedia totalmente riscritta, peraltro scritta benissimo da queste due donne incredibili che sono così divertenti e brillanti, Léa Domenach (che è anche regista, ndr) e Clémence Dargent. Ho accettato perché la sceneggiatura mi è sembrata formidabile.
Lei sembra avere il gusto di lavorare con registi anche relativamente inesperti. Léa Domenach, per esempio, qui è al suo primo film, e le è capitato altre volte di recente di girare con giovani quasi alle prime armi.
Sì, assolutamente, l’esperienza o la fama di chi fa il film non mi interessano. Tutto dipende dalla sceneggiatura, quello è l’aspetto più importante. Se la sceneggiatura mi piace, non ci sono altri ostacoli. Rimane da conoscersi un po’ con gli autori, vedere se le personalità possono intendersi.
Conosceva un po’ il personaggio di Bernadette Chirac prima del film?
Sì, una première dame che all’inizio, all’Eliseo, stava un passo indietro. Sua figlia Claude si occupava della comunicazione del padre, e lei ha sofferto a lungo di questa complicità tra padre e figlia, si sentiva ancora più esclusa. Poi ha avuto l’idea di impegnarsi nell’operazione “Pièces Jaunes”, cioè la raccolta degli spiccioli per aiutare gli ospedali pediatrici. E si è prestata a un libro (una conversazione con il giornalista Patrick De Carolis, ndr), che è stato un grande successo e così è diventata un po’ più popolare. Credo che per lei sia stata una rivincita importante, almeno nel film è così.
Catherine Deneuve e Michel Vuillermoz (Jacques Chirac).
Nel film ci sono anche momenti meno allegri, quelli che riguardano l’anoressia dell’altra figlia, Laurence.
È quel che dà forza alla commedia, c’è comunque una base ancorata alla realtà che dà peso al film, che altrimenti avrebbe corso il rischio di disperdersi.
La relazione privilegiata di Bernadette con Nicolas Sarkozy, detestato invece dal marito Jacques Chirac, è molto divertente.
La première dame non aveva un ruolo politico ufficiale; quindi, poteva permettersi uno sguardo più ampio e meno passionale riguardo a Sarkozy. Chirac era fatto così, un uomo che occupava tutto lo spazio e capace anche di eccessi, talvolta.
Lei ha mai incontrato Chirac?
Una volta, tantissimo tempo fa, in municipio, quando ancora era sindaco di Parigi, ma io non sono solita frequentare i palazzi del potere. Sono stata all’Eliseo una sola volta, sotto Mitterrand, per una cena di gala con la regina d’Inghilterra. Ma a parte quell’occasione, preferisco non partecipare ai grandi eventi ufficiali, alle serate.
Però una volta ha preso le difese dell’altro presidente François Hollande.
Hanno scritto che ho firmato un testo in sua difesa ma non è vero, ho solo detto che gli attacchi contro di lui erano ingiusti, senza firmare nulla. È per questo che ormai diffido dei media, con gli smartphone, internet, tutto è diventato spaventoso, ogni parola viene travisata. #MeToo, per esempio, è un movimento estremamente potente, e io preferisco non parlarne più.
#MeToo a parte, il film ha comunque una visione femminista, è la storia di una donna che si libera dal controllo del marito e del sistema.
Sì, ma almeno all’inizio è lei che ha voluto occuparsi dei figli e del marito. Poi la sua personalità è cresciuta, ma lo ha fatto per sé stessa, non per le donne in generale.
Per tornare all’Italia, due anni fa lei ha ricevuto il Leone d’Oro a Venezia per l’insieme della sua straordinaria carriera.
È stato un grande onore, ma certo ho conosciuto l’Italia ben prima. Una volta per esempio (nel 2006, ndr) sono stata presidente della giuria della Mostra.
Preferisce Venezia o Cannes?
Venezia è meno ingessata. Cannes è più internazionale, c’è una forte presenza del cinema americano. Ma poi, ovviamente, la bellezza del luogo è incomparabile, Cannes non vale certo Venezia.
Ci tornerà?
Spero di sì, vado ai festival solo quando c’è un mio film. Ma adoro l’Italia e gli italiani, ho la fortuna di sapere parlare un po’ italiano e di capirlo bene, e questo cambia davvero le cose.
Catherine Deneuve e Michel Vuillermoz nel film “Benardette”.
Gli italiani sono affettuosi? La avvicinano? E le dà fastidio essere riconosciuta per strada?
Quel problema esiste un po’ anche in Francia. Ma insomma, non sono Madonna, la gente non mi salta addosso quando esco dal ristorante, per fortuna.
Lei ha girato oltre 100 film, molti dei quali entrati nella storia del cinema. È capace di avere uno sguardo sulla sua carriera?
No, per niente. Non mi guardo indietro, mi muovo, vado avanti, non sono per niente rivolta al passato. A dire il vero non volgo lo sguardo neanche verso il futuro, mi basta il presente, che è già abbastanza impegnativo.
Non le piace riguardare i suoi capolavori, o parlarne?
No, ho fatto talmente tante cose… La carriera fa parte della mia vita, ma quando mi chiedono dei miei film passati è come se mi volessero mettere un collare e tenermi legata, obbligata a riparlare di quel tal film. Preferisco il presente, tutto qui.
Sarebbe bello che tornasse a recitare in un film italiano.
Mi piacerebbe molto, anche se un tempo era più facile con le co-produzioni. Ma per fortuna ci sono ancora molti scambi nel cinema tra Italia e Francia.
Con quale regista italiano le piacerebbe lavorare?
Tantissimo con Marco Bellocchio, ma credo che ormai lo sappia perché è un cineasta che ammiro molto sin dall’inizio, dai Pugni in tasca in poi. Mi piace la sua forza, la personalità, i temi. Ma anche se parlo italiano non è facile recitare in un’altra lingua, l’accento è comunque una limitazione. Poi mi piacciono molto i film di Nanni Moretti, che incontrerò presto a Roma.
Moretti ha un grande successo in Francia.
Sì, ma non è solo una questione di successo, trovo che Nanni Moretti abbia una grande personalità, i suoi film mi sono sempre piaciuti, Palombella rossa e gli altri. E poi adoro Alba Rohrwacher.
Le piacciono le serie?
Sono un’altra cosa rispetto al cinema, tutta un’altra messa in scena, con molti dialoghi. Con le serie lo spettatore si trova a un’altra distanza. Ma le guardo, certamente, e alcune mi piacciono molto.